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La banalità del male islamista

Sono dei cretini. E noi finiamola di prenderli sul serio sforzandoci di affinare analisi sofisticate con cui sublimare la nostra rabbia. A volte, arrivando persino al limite pericoloso in cui la spiegazione si confonde con il giustificazionismo. Ci uccidono il 14 luglio e nei mercatini di Natale, sparano durante i concerti e negli stadi, ma i loro obbiettivi si sono ormai consumati in una macabra routine. Non hanno nessun disegno, nessuna strategia che possa spiegare il nihilismo della loro violenza. Anche loro avrebbero dovuto capirlo da un pezzo: a piantare i loro simboli nella piazza del Vaticano non ci arriveranno mai e il loro Califfato, messo in piedi nelle frattaglie di una terra di nessuno per colpa del risiko penoso di Putin e Obama, può solo consumare la sua agonia seminando la strage in quello che dovrebbe essere il suo popolo.

Scagliare un tir tra la folla che pensa a svagarsi è la cosa più facile di questo mondo. Vile e primitiva. Non serve nessuno sforzo per selezionare le vittime, non c’è da approntare nessuna tecnologia, non è necessaria nessuna pianificazione logistica. L’11 settembre fu altro: minaccioso e terribile per la facilità con cui venne colpito il cuore dell’Occidente (Usaunder attack: un incubo ancora oggi), per il sincronismo delle azioni, per l’utilizzo degli aerei, per il valore dei simboli colpiti, per l’effetto mediatico delle Twin Towers che si accartocciavano davanti agli occhi del mondo intero. Ci sfiorò allora l’idea che la civiltà tecnologica, la costruzione del villaggio globale delle comunicazioni, l’intelligenza stessa della modernità potessero rovesciarsi contro di noi nella sfida finale. Non fu così. Da allora sono passati quindici anni e, più che per i successi di intelligence e apparati militari, ad afflosciarsi è “la geometrica potenza” del terrorismo islamico.

Noi che abbiamo vissuto la tremenda stagione dello stragismo e delle Brigate rosse lo possiamo comprendere meglio. Là c’era un obbiettivo, una strategia, l’intento di interagire con la politica, di “colpire il cuore dello Stato” puntando a disarticolarlo. C’era una perversa ideologia che pure poteva contare sul consenso attivo di pochi e, a volte, con la neutralità di molti di più (“né con lo Stato né con le Br”, il “partito della trattativa” sul caso Moro, i “compagni che sbagliano” ecc.). Temi che alimentarono il discorso pubblico, con complicità rilevanti, soprattutto a sinistra, e che richiesero un impegno culturale e una battaglia politica forte. Ma qui, dei macellai di Nizza o di Berlino, che cosa si potrebbe dire? Di che cosa si potrebbe parlare con loro? Dovremmo limitarci ad avvertirli che ad accoglierli, dopo la loro tragica bravata, non ci sarà nessun paradiso, nessuna vergine accomodante. E’ piuttosto probabile che trovino invece qualche diavolo dalla coda caprina, con in mano un forcone. Pronto a usarlo con gli eroi della jiahd. Come avrebbe detto George Brassens, “non dico come, non dico dove”.

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di on 23 dicembre 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a La banalità del male islamista

  1. sergio Rispondi

    23 dicembre 2016 at 11:10

    questi non nascono imparati,
    vengono ‘istruiti’ nelle loro moschee da religiosissimi Imam

  2. Franco C Rispondi

    23 dicembre 2016 at 18:32

    Uno di questi abissali cretini è stato asfaltato a Sesto San Giovanni.
    Che delusione per lui che si aspettava di essere dilettato da una schiera di semprevergini nell’ aldilà. Troverà invece qualche satanasso che lo delizierà col suo forcone “per vas nefandum”.
    Purtroppo la razza dei cretini abissali non si estingue con lui. Leggo infatti che la capogruppo grullina a Biella, Antonella Buscaglia, si inorridisce per chi gode dell’omicidio del terrorista che è sempre un uomo.
    Se questo è un uomo, e se questa è una donna, la mia già grande stima per i cani si accresce sempre di più.

  3. ultima spiaggia Rispondi

    23 dicembre 2016 at 18:58

    Credere in Dio è un atto di fede, ma credere che questo “dio” ragioni come un uomo e che il “paradiso” sia una bolgia di vergine accomodanti… beh, mi sembra eccessivo.
    Pertanto non sopravvaluterei la “logistica” dell’11 settembre, come non sottovaluterei il terrorismo “fai da te”. Sempre di pazzi furiosi si tratta.
    La cosa più tragica è che se loro sono pazzi, noi siamo scemi.
    Il terrorista di Berlino, di cui tutti conoscevano l’estrema pericolosità, ha potuto scorrazzare indisturbato per mezza Europa. Anche dopo l’attentato ha continuato a salire e scendere dai treni con la pistola in tasca. Dove cazzo erano i “severi controlli”? Perché è ritornato in Italia? Quanti altri terroristi ospitiamo?
    E ancora: Perché i due poliziotti hanno avvicinato una persona sospetta senza le dovute precauzioni? È un miracolo se sono ancora vivi.

    • sergio Rispondi

      24 dicembre 2016 at 09:34

      ma tu, o italico indigeno,
      non ti sbagliare a conferir
      la differenziata raccolta !
      multe e sanzioni e guai, a te !

  4. cerberus Rispondi

    23 dicembre 2016 at 21:18

    Non ne devono più entrare in italia e si deve fare uno screening di tutti i muslim presenti sul nostro territorio.
    Basta con la comprensione e con la puttanata del pensiero multiculti.
    Basta con l’accoglienza forzata.
    Basta con i progressisti italioti traditori e ipocriti che appoggiano la mondezza islamica.
    BASTA FECCIA ISLAMICA IN ITALIA.

  5. Lancierebianco Rispondi

    24 dicembre 2016 at 06:52

    Cerberus
    sono d’accordo con te. Ma purtroppo il business dei ” migranti ” è più lucroso di qualsivoglia mercato fanno affari i partiti, i politici, le mafie, le coop di qualsiasi colore….la vedo dura.

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