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Indipendentismo. È possibile allargare la cerchia?

Quanta voglia hanno, gli indipendentisti veneti di lungo e medio corso, di ascoltare i “novizi” e quanto credito sono disponibili ad attribuire loro? Quanto sono interessati, i nuovi, a conoscere e comprendere le storie dei più o meno storici combattenti e leader? E quanto ritengono utile o dannoso, per il futuro del movimento indipendentista (l’aggettivo “veneto” da qui in avanti è sottinteso), che ci sia un determinato passato? Infine: il dialogo, se non l’intesa, tra “vecchi leoni” e nuove milizie, è un obiettivo essenziale? Eventuale? È forse uno spreco di energie? Queste sono alcune delle domande preliminari, di metodo e di merito, che pongo a me stesso, da novizio dell’indipendentismo: preliminari rispetto a una valutazione (almeno un poco) strutturata sulle prospettive dell’indipendentismo stesso.

La sensazione che ho, infatti, è di affrontare uno scrigno antico, che mi attendo sia ricolmo di tesori, ma che potrebbe rivelarsi pieno di vecchi arnesi privi di valore, per la cui apertura appare comunque necessario uno sforzo enorme, che non sono certo di voler fare o di saper sopportare. Intorno ci sono alcuni che, pieni di fede nell’esistenza del tesoro, si affannano ad aprire lo scrigno da più o meno lungo tempo, ma senza successo, anzi forse danneggiandolo un po’. Ecco che arrivano altri, vogliosi di dare il loro contributo: cosa faranno, i cercatori d’oro già all’opera, con questi nuovi venuti?

Fuor di metafora, credo sia interesse di tutti dire come si vedono le cose e ascoltare, con molta franchezza e con altrettanto rispetto, nella convinzione che l’obiettivo sia talmente impegnativo da rendere autolesionista l’esclusione non strettamente necessaria di energie, di esperienze e di contributi. La soglia minima di accoglienza di nuovi indipendentisti non è nemmeno la convinzione che il Veneto indipendente dovrà essere molto diverso dalla Repubblica italiana: pure chi pensa che debba essere una realtà statale invasiva e burocratizzata come l’Italia, solo più efficiente, dovrebbe trovare spazio nel movimento indipendentista. C’è bisogno di tutti, ripeto, e la dialettica tra liberali e statalisti non potrà purtroppo mancare nemmeno nel Veneto indipendente.

-Precisando ciò, ho già in sostanza dichiarato qual è l’obiettivo prioritario che il movimento, a mio avviso, dovrebbe porsi: la diffusione di un messaggio credibile e spendibile, al fine di guadagnare l’attenzione (e, poi, l’adesione) di una quantità importante di popolo veneto. Personalmente, non ritengo che siano strumenti idonei il richiamo nostalgico alla Repubblica Veneta e al “W San Marco” declinato in tonalità nazionalista. Così come sono convinto della dannosità strategica, per la causa indipendentista, del “passaggio” autonomista e di vicende come quella della legge regionale appena approvata sullo status di minoranza.

La via maestra per inviare oggi ai veneti un messaggio credibile si sorregge, a mio avviso, sui quattro pilastri della (1) intollerabilità e (2) irreversibilità della situazione attuale della Repubblica Italiana, da un lato, e della (3) realizzabilità e (4) sostenibilità del Veneto indipendente. Non c’è teorizzazione filosofico-politica che possa persuadere un cittadino veneto medio ad aderire al movimento, se non lo si convince di quei pilastri. Non c’è richiamo alla storia di Venezia, non c’è appello alla lingua e alla cultura comuni che possa funzionare.

D’altro canto, non c’è altra risposta che l’indipendentismo, una volta dimostrata la consistenza di quelle quattro realtà: non ha senso l’autonomismo, e men che meno il regionalismo, quando ci si convince della malattia grave, infettiva e incurabile che ha colpito la Repubblica Italiana. Ma, dimostrato ciò, i timori di molti definitivamente cadranno solo dimostrando pure che c’è il modo non cruento di arrivare all’indipendenza, e a un’indipendenza sostenibile e benefica.

Ad alcuni, questi ragionamenti appariranno banali o modesti, magari perché hanno già una visione del processo indipendentista come evento “in positivo” e non come reazione a una situazione critica che, se migliorasse un poco, diverrebbe dopotutto tollerabile. Ma la realtà del popolo veneto non può essere negata e, oggi, l’indipendentismo è inesistente nella mente della stragrande maggioranza, anche solo come ipotesi pensabile. I Veneti, oltre che pacifici e tolleranti, sono concreti e prudenti. Ma sono capaci di progettare le imprese più ardite e di sostenerle con energie illimitate, che comprendono creatività e coraggio. Non troveremo mai, però, un popolo veneto disposto a sostenere progetti che considera utopistici o elaborati da idealisti scollegati dalla realtà, se non addirittura da gente spiantata che non ha nulla da perdere.

Troviamo i sistemi, le parole e le persone per parlare ai Veneti dei “quattro pilastri”, e avremo un popolo disponibile a fare tutto quanto serve per ottenere la libertà.

8 dicembre 2016, festa dell’Immacolata Concezione della B.V.M.

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di on 15 dicembre 2016. Filed under Veneto intraprendente. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Indipendentismo. È possibile allargare la cerchia?

  1. Padano Rispondi

    16 dicembre 2016 at 09:59

    Chiaro, lineare, sintetico ma esaustivo.
    Bellissimo articolo.

    Solo una considerazione, sul punto 3), il pilastro della realizzabilità non può prescindere da una valutazione della “cooperazione” della Repubblica Italiana: temo che l’atteggiamento di questa sarebbe dissimile da quello del Regno Unito, e un pò più intransigente di quello del Regno di Spagna.
    Il comportamento della magistratura, evidenziato più volte, non lascia dubbi sul fatto che la Repubblica non esiterebbe a ricorrere all’uso delle forze armate.
    Se permane ancora qualche dubbio, basta leggersi i forum meridionalisti, questi effettivamente popolati, in gran parte, da membri delle forze armate e dell’ordine.
    Non sto invitando all’insurrezione armata, anzi: ma la valutazione
    di strategie efficaci di azione non violenta e legali (ad es., sciopero dei redditi e dei consumi, al fine di abbattere il gettito IRPEF e IVA) dovrebbe costituire parte integrante del programma dei 4 pilastri.

  2. Comitato Ultimi Veri Venexiani Rispondi

    17 dicembre 2016 at 10:11

    Forse uno dei pochissimi progetti democratici in grado di risolvere l’Indipendenza del Veneto e di riunificare il suo Popolo. Una via sicuramente lunga ma fattibile e con una alta percentuale di ottenere la Libertà.
    https://m.facebook.com/popoliliberi/

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