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Il Veneto e la fine del regionalismo italiano

Quando si pensa al Veneto, oggi si pensa alla Regione Veneto. Osserviamo alcuni numeri. Nel bilancio della Regione si nota una enorme sproporzione tra la spesa vincolata (13.350 milioni di euro) e quella a disposizione dell’auto-governo veneto (50 milioni di euro). Meno dello 0,4% dei soldi spesi nel nostro territorio sono gestiti dagli eletti dal popolo veneto. Tutto il resto viene concesso da Roma con precisi vincoli di destinazione. Altra osservazione numerica. Considerando che la rappresentanza elettorale in Regione costa circa 10 milioni di euro all’anno, si rileva che questa cifra rappresenta più del 20% dei soldi sui quali essa effettivamente decide. Questi fatti rendono numericamente evidente che il Consiglio Regionale è nella sostanza un ente amministrativo, che realizza al meglio quanto gli impone di fare lo Stato. Questa chiave di lettura affossa nella freddezza dei dati il principio sancito dall’articolo 5 della Carta italiana. Le autonomie ed il decentramento sono declinate quali elargizioni. La Costituzione è utilizzata come un manuale pedagogico, invece di ispirare dai suoi valori alti. Questo regionalismo rappresenta il tramonto di un ideale di promozione dell’uomo, artefice ed interprete della propria libertà.

L’art. 5 della Costituzione “riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”. Intellettualmente disatteso, calpestato nell’applicazione, questo principio fondante capace di subordinare lo Stato alle esigenze della periferia è applicato solo per le 5 regioni a statuto speciale, che ancora una volta ne escono vincenti e legittimate, perché giuste nella sostanza della realtà. Tuttavia non si vuol capire. La campagna elettorale per il referendum costituzionale 2016 è stata incupita da una cappa di sottomissione culturale inquietante. I sostenitori del no e del sì ugualmente deferenti nei confronti di una grande mamma-stato: chi per garantirne i parametri attuali, chi per potenziarli, ma entrambi incapaci di immaginarsi adulti ed indipendenti attori del proprio destino, già oggi. Questa disgrazia di consapevolezza affonda le radici nel fango della cultura statalista: inefficace ed inefficiente, ma ipnoticamente resa indispensabile, rende drammaticamente attuale la fine del regionalismo. Troppi sono convinti che più Stato sia meglio. Passano così gli anni, gli strumenti, la consapevolezza, la storia.

AutonomiaMa non tutto è perduto. Proprio nei territori amministrati dall’ente statale Regione Veneto, arde una fiamma pilota di consapevolezza: l’indipendentismo. È la risposta all’esigenza di libertà di chi, alzando la testa, ha scorto la matrigna nella mamma-stato. Discusso, ammirato, criticato e criticabile è la speranza che rimane per il futuro delle genti e dei territori. Per un futuro che non sia appoggi solo al PIL , ma sia equilibrato da criteri territoriali ed identitari. L’Europa dei popoli rappresenta la proiezione spendibile per un assetto funzionale ed equilibrato, tra economia e qualità di vita. Si sta delineando un regionalismo non più meramente amministrativo, ma identitario e quindi funzionale. Catalunya, Scozia, Veneto danno vigore al diritto all’auto-determinazione attraverso lo strumento referendario. Lo stesso strumento che pesando in Italia il giacobinismo istituzionale, tradurrà in un fatto numerico la speranza di un futuro per i popoli ed i territori. Non per l’assetto costituzionale delineato, ma per la spinta partecipativa e la crescita di consapevolezza dei votanti. I due motori di democrazia diretta che ci porteranno al nuovo regionalismo: l’indipendenza dei popoli!

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di on 6 dicembre 2016. Filed under Veneto intraprendente. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Il Veneto e la fine del regionalismo italiano

  1. Comitato Ultimi Veri Venexiani Rispondi

    6 dicembre 2016 at 09:19

    Ora è tempo che gli Indipendentisti di tutta Europa pensino e costruiscano un FRONTE UNITARIO INTERNAZIONALE con un solo obiettivo: SOSTITUIRE (democraticamente) gli Stati ottocenteschi che, ormai è chiaro a tutti, sono anacronistici e giacobini. Nello stesso tempo condividano l’impellente necessità di rottamarli al più presto, INSEGNANDO E PROMUOVENDO CHI E COSA SONO I “POPOLI SOVRANI”, unica grande vera forza democratica sostitutiva e alternativa, soprattutto in grado di ridisegnare i confini della vecchia Europa, potendo riconsegnarci democraticamente (nel nostro caso) l’agognata ricostituzione delle Terre di San Marco (da Crema a Perasto).
    WSM

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