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Il Cincinnato di Pontassieve

A parte il conductator che finge un ritiro posticcio, sarebbe stato un governo perfetto nel caso di vittoria del Sì. All’indomani della sberla presa, sa di provocazione. E questo, anche grazie a un Pd lacerato, rischia di esser l'autogol definitivo

renzi 3“Gentiloni, gemello diverso”. Il titolo migliore del day after è probabilmente quello di Avvenire. Lo scenario non è né imprevedibile né particolarmente sofisticato: il governo nasce con il marchio del giglio magico appiccicato addosso, guidato da un leader apparentemente privo di qualsiasi carisma, indebolito nei numeri dalla defezione ricercata dei verdiniani, che lascia la patata bollente della sua sopravvivenza alla minoranza del Pd. Come dice qualcuno, sarebbe stato un governo perfetto nel caso di una vittoria del Sì al referendum, con tanto di promozioni per i protagonisti del trionfo mancato. All’indomani della sberla presa da Renzi e dai suoi, invece, ha il significato di una provocazione. Altro che governo di decantazione. Ancora una volta Renzi però, come per il referendum, ha sbagliato a fare i conti. L’unico risultato visibile della gestione del dopo referendum, in realtà, è un’altra sconfitta: il tracollo dell’economia e delle istituzioni, agitato, annunciato, minacciato contro il “fronte del No”, non c’è stato. C’è anzi la possibilità che, dopo lo scontro sulle riforme firmate da Maria Elena Boschi, il sistema possa assestarsi, almeno provvisoriamente, sulla linea di un moderato proporzionalismo che finirebbe fatalmente per mettere nell’angolo, prima ancora delle ambizioni personali, lo stile politico di Renzi. Se fosse così, se sulla legge elettorale, cioè, si registrasse una convergenza significativa, davvero l’atteggiamento propagandistico e muscolare della breve stagione renziana rischierebbe di apparire nient’altro che una parentesi sgradevole alla quale nessuno vorrebbe ritornare. Intanto perché, una volta seppellita la velleità iper-maggioritaria del conducator, qualsiasi ritorno del Cincinnato di Pontassieve sarebbe fuori luogo e la politica tornerebbe ad essere, come è giusto che sia, ordinato conflitto e ragionevole mediazione.

Allora lo schema immaginato a ridosso della sconfitta andrebbe in frantumi: un esecutivo non troppo forte, un primo ministro poco ingombrante, una interregno di breve durata prima del grande ritorno. Nel frattempo, la normalizzazione del Pd, una nuova investitura attraverso le primarie e infine la sfida elettorale in vista di un Renzi-bis, questa volta spinto da un nuovo plebiscito. Nel presupposto, che appare però sempre meno fondato, che la base elettorale di Renzi ci sia già e vada solo mantenuta, quel 40 percento di italiani che hanno detto di Sì il 4 dicembre scorso. Il vero punto debole, l’errore capitale di Renzi, di fronte al quale appare persino saggia l’obbiezione di D’Alema che ricorda come il vecchio Pci, dopo avere incassato il 45 percento nel referendum sulla scala mobile, non andò poi, nelle elezioni politiche successive, oltre il 27 percento.

Era in base a questa presunzione che Renzi, convinto di aver perso il referendum ma di avere vinto una battaglia politica, è apparso, subito dopo il voto, tra i più convinti pasdaran delle elezioni immediate, come Salvini e Grillo ma certamente meno del prudente Berlusconi e, soprattutto, di Sergio Mattarella, che infatti ha prontamente stoppato l’ennesima follia di Renzi. Nel frattempo la torsione della crisi ha avuto l’effetto di creare ulteriori problemi al partito di cui è nominalmente il segretario. Da una parte, condizionando in modo così fortemente negativo la composizione del governo – al punto da essere subissato di critiche anche dai giornali più influenti che lo avevano sostenuto nella campagna referendaria – ha messo sulla graticola proprio il Pd. Dall’altra lo ha fatto apparire come una forza politica sgonfiata: divisa tra il dannunzianesimo dei sostenitori di Renzi a prescindere, incapaci di cogliere il segnale del referendum, e l’inconsistenza della proposta politica delle minoranze interne. Lo scenario sta cambiando rapidamente e il risultato potrebbe essere il combinato disposto del fallimento – dell’inutilità – del partito personale di Renzi e della dissoluzione di ciò che resta del Pd. Matteo Renzi oggi sembra Maximilien de Robespierre alla vigilia di Termidoro: dopo avere fatto giustiziare Hébert e Danton, finì per trovarsi solo con il giovane Saint-Just (un’anticipazione di Luca Lotti?) e venne ghigliottinato nell’indifferenza generale.

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di on 16 dicembre 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a Il Cincinnato di Pontassieve

  1. Luca Rispondi

    14 dicembre 2016 at 08:54

    Sembra di essere in una barzelletta e suamo in un regime che ci sta uccidendo per mantenere impiedi un ragazzotto ed un sistema superato da storia,incapacità di governo e soffocamento di democrazia.Lotti però è lì per resuscitare Renzi non per ghigliottinarlo.Questi sono su strinsi furbi,ma furbi assai mica solo toscani.

  2. ultima spiaggia Rispondi

    14 dicembre 2016 at 09:21

    Non parlerei di provocatori, ma di “onorevoli” parassiti assetati di potere; di miserabili opportunisti incollati alle poltrone per maturare la pensione.
    Siamo al quarto Governo imposto da due Presidenti eletti da parlamentari che nessuno a votato. Il che significa che non siamo in una democrazia compiuta, ma in una dittatura mascherata da parlamentarismo di facciata.

  3. Giovanni Rispondi

    14 dicembre 2016 at 12:37

    Il presidente della repubblica dovrebbe essere garante della costituzione e della spovranità popolare ed invece abbiamo un esercizio di un presidenzialismo che la Carta non contempla.Ricordo che gentiloni fu imposto al governo renzi, proprio da napolitano e oggi ce lo ritroviamo presidente del consiglio.Mattarella degno erede di napolitano.

  4. aurelio Rispondi

    14 dicembre 2016 at 16:06

    Siamo un luogo irregimentato ed avvinghiato a gente che vive di Stato e che non lascerà mai all’etica del mercato la possibilità di risolvere i problemi enormi e da fallimentaristi che questi statalisti pericolosi hanno cagionato al paese ed a noi che lavoriamo.Richiamo l’ottimo giornalista al fatto che qui non vi è solo la probabile dissoluzione del pd ma del paese ,quello operativo,tutto.Siamo al si salvi chi può .

  5. Emilia Rispondi

    14 dicembre 2016 at 17:36

    Riprendo da quello che scrive Aurelio: siamo alla dissoluzione del paese. Ma chi un giorno prenderà il posto di questi soggetti? Vedo Grillo e Salvini e non sono ottimista. Qui da noi anche i generali sono delle checche. Avrei un’idea: Assoggettiamoci alla Merkel e chi s’è visto s’è visto.

  6. sergio Rispondi

    14 dicembre 2016 at 20:07

    Amalia Signorelli antropologa → https://youtu.be/VJ-P03rNal0
    Valeria Fedeli, ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
    (e con la tessera del Partito giusto) → https://youtu.be/jG13vcSVeac

  7. lombardi-cerri Rispondi

    15 dicembre 2016 at 07:22

    Questo dimostra , se mai ce ne fosse stato bisogno, che Renzi non è intelligente. E solo un furbo , giocatore di poker disperato che bluffa ad ogni passo nel tentativo che “gli arrivino le carte buone”.

  8. cerberus Rispondi

    15 dicembre 2016 at 13:37

    Seguendo qualche dibattito politico in tv vedo ancora quei sorrisini di sufficienza sui volti ipocriti dei renziani & C. Questo mi dice che la batosta post-referendaria non è bastata e i signori in questione sono straconvinti di essere il meglio del paese italiota. Il governo attuale, che io rifiuto totalmente, dice di essere utile alla nazione…
    Mi chiedo cosa deve ancora accadere per far capire ai traditori degli italiani che non sono graditi e che devono sparire dalle poltrone del palazzo. Sono una accolita molesta di traditori del popolo e come tali devono essere trattati.

  9. stanco Rispondi

    16 dicembre 2016 at 13:11

    E’ inutile fare un governo in tempi stretti se poi ci si ritrovano i soliti incapaci. Gentiloni si e’ prestato, come solito, ad un governo fantoccio screditato immediatamente dal popolo. se il premier ha un po’ di fiducia in se stesso deve rassegnare immediatamente le dimissioni, ha gia’ dimostrato la sua sudditanza.

  10. alema Rispondi

    16 dicembre 2016 at 19:21

    Tra un anno Renzi sarà il nuovo presidente

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