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Fidel Castro, l’uomo che ha affamato tutte le donne della Isla

È noioso e pure retorico chiedersi quale sia il segreto di un seduttore quando il seduttore è un uomo potente, ricco, un capo di stato, un dittatore. Definitivo e tranchant fu Trump nell’ammettere che il successo è un buon conduttore di seduzione, amplificando gli spasmi nevrotici delle femministe e dei “vorrei ma non posso” strumentalizzati dai suoi detrattori. Berlusconi è stato addirittura distrutto sul piano politico e dell’immagine internazionale da una magistratura che gli spiava d’ufficio i festini privati e lo condannava senza che nessuna donna lo avesse denunciato, evidentemente tutte soddisfatte e rimborsate. Più intrigante è il supposto fascino di un tombeur de femmes squattrinato (all’inizio) e innamorato di se stesso e della revolución, nella fattispecie Fidel Castro, e che tipo di donne ne fossero attratte e perché.

A differenza di altri seduttori seriali, come ad esempio l’ometto Mitterrand (socialista quanto basta per essere ammirato persino dalla nostra stampa sinistra e moralista col Berlusca), Fidel era un pezzo d’uomo forte e prestante, a detta delle sue amanti sempre fresco e pulito ma mai profumato, di una virilità nuda e pura come i suoi Puros, motivo di per sé sufficiente a smuovere i sensi e far perder la ragione a molte femmine.

FILES-CUBA-CASTRO-OPINIONMa c’è di più. Le donne Fidel doveva scacciarle come mosche, pare gli si offrissero spontanee anche molte vergini, che non avendo null’altro da donare alla causa contribuivano col loro bene più prezioso, figuriamoci cosa accadeva alle innamorate degli ideali, alle invasate di vendetta verso Batista, alle speranzose in qualche vantaggio per sé e la propria famiglia in tempi di razionamenti. Checché ne dicano le femministe, sono le donne a far di un potente un tombeur, uscendone spesso azzoppate seppur spinte da tanta sana autodeterminazione. Due su tutte hanno contribuito a rafforzare il mito, non tanto del seduttore ma della tenacia femminile nell’ottenere i desiderata frullando uterinamente le illusioni con la realtà. La bellissima Naty Revuelta nasce nella Cuba bene, sposa un affermato chirurgo e, come spesso accade nelle buone famiglie, galleggia in un mare di benessere e noia. Non si capisce se si innamori prima della rivoluzione o di chi la rappresenta, questione ininfluente nel caso di un Fidel totalitario anche con se stesso. Per Naty è una scossa elettrizzante, sostiene la revolución finanziariamente e con appassionato impegno personale, una vera manna per Castro, che divide con lei qualche letto, molti scambi epistolari e tutti i libri che lei gli manda durante i mesi di prigionia.

La musica cambia con la messa in fuga di Batista, è il trionfo e la fine del loro rapporto esclusivo: Fidel è fedele quanto un bel giovanottone conteso da una esaltata folla femminile in visibilio. E soprattutto pronta a quel sacrificio che Naty aveva inizialmente dribblato, separandosi dal marito e dal benessere troppo tardi, indossando la mimetica solo quando Fidel era già contornato da donne attivissime con lui sui monti della guerriglia, a letto e nel suo quartier generale dell’Hilton a L’Avana. Di queste pasionarie una su tutte segna Fidel, la storia cubana e persino il femminismo nella Isla: Celia Sànchez Manduley. A differenza di Naty, Celia non è bella né elegante: gambe secche, petto piatto, naso acquilino e soprattutto mises militari colorate e grottesche che definire mimetiche è ridicolo: spicca a distanza per pacchianità. Unico vezzo la catenella alla caviglia sopra lo stivalone o i tacchi a spillo sotto l’uniforme.

Ma Celia è di un’intelligenza, di una precisione e di una caparbietà inconsuete, e a differenza di Naty, che strisciò dietro a Fidel per una vita offrendogli le sue grazie spesso rifiutate, i suoi soldi (accettati eccome) e addirittura una figlia nella speranza di legarlo a sé, Celia è troppo brillante e volitiva per sacrificare se stessa all’amore. O a un figlio. Lei vuole Fidel e sa a quali condizioni legarlo a sé in modo duraturo. Come? Modellando i propri bisogni e i propri desideri in maniera da accontentarlo, crede in lui con lo stesso ardore con cui Castro crede in se stesso. Accetta ogni suo amore passeggero o duraturo e si preoccupa persino di far pervenire i regali alle amanti, rimarcando così la sua presenza anche tra le donne di Fidel.

Inoltre offre il massimo della affidabilità su tutti i fronti, militari, di strategia e di relazioni, guadagnandosi la posizione di braccio destro e consigliere del dittatore, e allo stesso tempo stando sempre a un passo dietro di lui, nella penombra.  L’annullamento personale per un amore o una causa è una scelta personale non criticabile, quando è frutto di libertà. Ma se sia questo il modello di emancipazione femminile in un Paese dove Fidel stesso ha sempre ammesso di dovere tanto, quasi tutto, alle donne che lo hanno amato e sostenuto, è una bella domanda. Il progetto castrista ambiva al comunismo estremo, alle donne non era vietato nulla più di ciò che era vietato agli uomini, parità massima e però, a quanto risulta, anche massimo sfruttamento. A differenza delle donne che si concedono ai potenti ricevendo in cambio favori, regali, raccomandazioni e tutti quei deplorevoli scambi, nel comunismo la donna non si abbassa al do ut des, dà tutto e basta, che siano beni, proprietà o la propria giovinezza, offerta indirettamente alla causa e direttamente al conquistador in un amore condiviso col resto della patria e con l’aggravante del fanatismo legato a un ideale sociopolitico.

“Sono nata per migliorare la posizione di mia madre presso Fidel”, ha ripetuto in varie occasioni Alina, la figlia della tristemente devota Naty e di Fidel. “Tua madre ha un difetto. E’ troppo buona. Non essere mai buona con un uomo”, così Fidel ad Alina riferendosi a sua madre, in un moto di sincerità con intenti educatori. Sapeva bene quanto le donne siano capaci nella migliore ipotesi di illudersi e nella peggiore di annullarsi per amore. E da raffinato stratega ha fomentato e sfruttato tutta la dedizione delle sue misere amazzoni. E la pochezza di un comunista esaltato sta nell’aver affamato tutte le donne della Isla, comprandosi l’amore di qualche migliaio di disperate nutrite a proclami e con qualche paella di consolazione.

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di on 12 dicembre 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Fidel Castro, l’uomo che ha affamato tutte le donne della Isla

  1. Luca Rispondi

    12 dicembre 2016 at 10:32

    Un pezzo che è poesia ,chiarificazione,visione e sintesi perfetta di cosa sia il potere e la fascinosita’ che produce.Castro e’ un dittatore pur sanguinario e repressivo che nel nome della rivoluzione ha ucciso,affamato. E Noè contempo ha fatto lo sciupafemmine alla faccia degli americani che consumavano lussuria e ricchezza in quei luoghi prima del suo disastroso avvento alla tirannia.

  2. Padano Rispondi

    12 dicembre 2016 at 11:24

    Le cubane sono vere donne. Donne che amano.

  3. Sergio Andreani Rispondi

    17 dicembre 2016 at 15:15

    E’ un po’ di tempo che non scrivete le stesse idiozie su Assad e i russi: la perdita di Aleppo vi ha attapirati ???

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