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La corruzione è di Stato

Chi si stupisce (o finge di farlo) per le vicende Sala-Expo e Raggi-Marra dimentica che il malcostume è ormai endemico e trasversale. L'unica via d'uscita è un dimagrimento drastico del Leviatano

tasse
Con tutto il rispetto per chi si stupisce per le vicende Sala-Expo e Raggi-Marra, e un po’ meno per chi lo fa magari solo su una delle due difendendo l’altra a seconda di come abbia votato: io non sono stupito affatto. Personalmente mi sarei stupito se, da quanto sappiamo delle indagini in corso sugli appalti di Expo dopo la vergognosa stasi della procura di Milano per l’incredibile scontro Robledo-Bruti Liberati (risolto dal Csm a taralucci e vino, come nella peggior politica), l’avviso di garanzia non sarebbe presto o tardi arrivato anche per Sala. E altrettanto personalmente ritengo che scelte come quelle della Muraro, Romeo e Marra, fatte e difese a Roma per mesi da parte della Raggi, siano prove inequivocabili di inadeguatezza nella velocità e capacità di scelta di collaboratori chiave per dare risposte al disastro ereditato da tanti anni di malagestione dei partiti di destra e sinistra nella Capitale.

Ma mi chiedo chi si stupisce della corruzione su che pianeta viva. La corruzione nella vita pubblica italiana è ormai da anni così trasversale ed endemica che non sparisce certo con le persone. Ma solo facendo dimagrire lo Stato. Non vi bastano per capirlo neanche i 9 concorsi nazionali per il reclutamento di allievi nelle forze di Polizia, Carabinieri, Aeronautica, Marina Militare, Capitanerie di porto e Guardia di Finanza, su cui indaga la Procura di Napoli? Se il simbolo e il fulcro di quella che dovrebbe essere la dedizione alla Repubblica, le forze armate e di sicurezza, sono sin dal reclutamento intossicate e pilotate per gli amici degli amici, pensate davvero che la risposta sia cambiare un uomo qua e una donna là? Io no.

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di on 19 dicembre 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

17 commenti a La corruzione è di Stato

  1. maboba Rispondi

    17 dicembre 2016 at 09:00

    Argomento decisivo, ben inquadrato dall’ottimo Giannino. Purtroppo nient’affatto recepito dalla maggioranza degli italiani che votano in massa per il partito che occupa lo stato (PD) e il M5S che pensa di risolvere tutto al grido di onestà!, onestà! Statalisti ridicoli e superficiali quanto mai. Tutti e due succubi ed alleati di quel PdM (partito dei magistrati) che è una, se non la più grande, delle cause di questa situazione. Purtroppo anche le alternative sono zoppicanti (Parisi) o perdenti in partenza (Salvini).

  2. ultima spiaggia Rispondi

    17 dicembre 2016 at 09:18

    Dopo quasi sessant’anni di governi balneari, di cambi di casacca e di razzie, che hanno portato l’Italia dal boom economico allo stato attuale, è difficile che qualcuno (mentalmente non disturbato) possa stupirsi delle vicende “Sala-Expo” e “Raggi-Marra”.
    Il marcio è nel sistema. Va cambiata la Costituzione.

    • Francesco_P Rispondi

      17 dicembre 2016 at 09:41

      E pensare che Renzi con la sua dolce anima nera Boschi era riuscito a fare di peggio!

  3. Luca Rispondi

    17 dicembre 2016 at 09:24

    Chi è stabilizzato è protetto per tutta la vita operativa nello stato o in enti similari vive di poco,non esprimerà mai creativita e possibilità di crescita anche economica.E un soggetto finito è limitato fin dal suo ingresso nell’ente.Invidia e impotenza in una esistenza inutile lo accompagnano .Chiaro che una proposta correttiva pur miserevole per quantità diventa un’occasione per quella sua vita che poco esprime.Si viva Giannino quando sostiene un taglio dello Stato enorme e l’affidamento a persone capaci e ad alto reddito.Per ovvio licenziabili alla bisogna.

    • orsonero Rispondi

      18 dicembre 2016 at 18:58

      Il suo commento non fa una grinza.
      Lo condivido in pieno.
      C’e’ un trascurabile particolare :
      la mentalita’ del dipendente pubblico
      e’ quella tipicamente meridionale
      con in piu’ una cieca protezione
      sindacale avallata da una
      magistratura filocimunista.

  4. Francesco_P Rispondi

    17 dicembre 2016 at 09:39

    Le vicende di Roma ci dicono che il M5S è pronto a governare “all’ita(g)liana”. Quelle di Milano ci ribadiscono il legame inscindibile fra pubblico e sottobosco affaristico.
    Purtroppo ogni politico o è indagato oppure ha dei collaboratori indagati. Non si può sfuggire a questa regola per via delle leggi e delle norme così artificialmente intricate e oscure che finiscono per favorire l’inefficienza e la corruzione nella pubblica amministrazione.
    Per chi fa politica è perfettamente ipocrita parlare l’onestà, o peggio darsi una patente di onestà, senza pensare di azzerare e riscrivere tutto il corpus legislativo e senza rifare le istituzioni fin dalle fondamenta: in altre parole in Italia serve una rivoluzione.
    Temo che questo potrà accadere solo dopo l’inevitabile default a cui stiamo andando incontro. Allora, quando non ci saranno più neppure i due spiccioli da spendere, la gente accetterà l’idea che il regime corporativo e statalista in cui siamo vissuti, e in cui vivremo ancora per pochi anni, è una truffa come quella del Campo dei miracoli del Gatto e della Volpe.

  5. Emilia Rispondi

    17 dicembre 2016 at 10:26

    Caro Giannino lei dice sacrosante verità. Io qui ho sempre sostenuto che il sistema è marcio ma ho anche detto che il cancro che lo tiene in vita é la burocrazia. Questa non la cambia nessuno senza uno strumento eccezionale. Io vedo solo un colpo di stato ma fatto anche come Dio comanda. Il resto è tutta fuffa.

  6. rosario nicoletti Rispondi

    17 dicembre 2016 at 10:33

    Senza voler ribaltare il senso dell’articolo, è necessario ricordare la farraginosità delle leggi che regolano la pubblica amministrazione. Indagando sull’operato di un amministratore pubblico è facilissimo scoprire errori fatti – possibilmente – in perfetta buona fede e senza nessun vantaggio personale. E questo è un contesto al quale è possibile porre rimedio, a differenza dell’onestà di una collettività, valore ben difficile da recuperare.

  7. adriano Rispondi

    17 dicembre 2016 at 13:33

    Quando i soldi sono di nessuno diventano di tutti.Se al posto di “corruzione” si mette “appropriazione indebita” si passa al film di Sordi “Tutti dentro”.Chi ha qualche conoscenza del pubblico lo sa,come cita Giannino sui concorsi.Mi viene in mente una frase di Funari sulle assunzioni in RAI,” prendiamo un PCI,un DC,un PSI e uno bravo”.Come dice l’articolo l’unico rimedio è limitare l’intervento pubblico all’indispensabile.Non è facile,soprattutto se non si prova di farlo.

  8. casalvento Rispondi

    17 dicembre 2016 at 18:07

    Sistemi caotici

    Il concetto di sistema viene applicato ai campi più disparati, dalla fisica alla biologia, alla sociologia. Tra domini così diversi, emergono similitudini tali da giustificare una visione generale in termini appunto di sistemi. “Ad esempio esistono isomorfismi tra sistemi biologici ed epiorganismi come le comunità di animali e le società umane” (L. von Bertalanffy).

    Le teorie generali dei sistemi parlano di sistemi chiusi e sistemi aperti, non che io sappia di sistemi caotici. Quando si osservano le società umane e ci si imbatte nella società italiana, ci si rende conto che il suddetto paradigma dei sistemi, nella sua impostazione classica basata sulla distinzione tra sistemi chiusi ed aperti, è insufficiente a spiegare un caso così anomalo. Non essendo un cultore delle teorie dei sistemi, è con grande imbarazzo che mi vedo costretto a proporre la revisione della teoria generale, in favore di un suo ampliamento, che consenta di spiegare il fenomeno Italia. Credo che allo scopo sia necessario introdurre nella teoria una nuova categoria, quella dei sistemi caotici. Contraddizione in termini, in quanto caos è non-sistema. Credo invece che in Italia il regnante caos sia proprio sistematico. Mi dispiace (e chiedo profondamente scusa alla comunità scientifica) turbare i lavori teorici sulle complessità organizzate, ma non vedo altri modi per spiegare il curioso caso Italia.

    L’organismo Italia è costituito da componenti elementari, gli esseri umani, gli individui, che però a sé stanti non hanno consistenza e rilievo. Non li caca nessuno, per dirla con il linguaggio indigeno. Praticamente non esistono. Le prime componenti significative sono le loro aggregazioni operative, i gruppi o clan. Le famiglie biologiche, ma anche le famiglie mafiose, gli ordini professionali o religiosi, o le associazioni sportive, i partiti politici, sono tutte aggregazioni di primo livello.

    Ad un livello superiore dovremmo trovare le istituzioni. Questo è il salto che in genere trasforma un aggregato umano in società umana e che in Italia però sembra non essere mai avvenuto. Nelle istituzioni infatti le aggregazioni di primo livello si sciolgono e decompongono, quindi scompaiono sostituite appunto dalle istituzioni stesse. Ma in Italia questo non accade: nelle istituzioni ufficiali i clan rimangono presenti ed attivi, fino a vanificarle. La differenza tra clan e istituzioni sta nel grado di complessità dei rapporti in essi possibili. Nei clan e nelle loro relazioni i rapporti sono elementari, primordiali: bbuono/no-bbuono, amico/nemico, sinistra/destra. Nelle istituzioni i rapporti sono variegati, ricchi di forme e ruoli: le specializzazioni si possono sviluppare, arricchendo, anche economicamente come ci ha spiegato Adam Smith, le comunità umane. Viceversa nei rapporti primitivi dei clan esistono solo attitudini predatorie, non quelle collaborative e specializzate tipiche delle società umane istituzionalizzate.

    Quindi l’unica forma di relazione tra i gruppi sociali è il conflitto. L’Italia conosce solo i conflitti, è fatta di conflitti. E’ l’unica forma di relazione nota. La si apprende all’interno del clan primario, la famiglia, la si apprende col latte materno. Il caos, il conflitto sono l’unica dimensione esistenziale, il senso della vita. Lotta continua sarà! Amen.

    Una miriade di clan (non istituzioni integrate collaboranti!) opera nella gestione (non superamento!) degli innumerevoli conflitti tra i clan, compresi gli stessi clan che dei conflitti si occupano (organi di giustizia), in quando essendo la nostra una società disarticolata, piatta e disponendo quindi di un solo livello, anche essi sono inevitabilmente presi dal vortice dei conflitti. Ogni giorno i mass media ci coinvolgono emotivamente nei conflitti istituzionali (ai quali essi stessi in quanto clan partecipano attivamente), mostrandoci le cosiddette ‘istituzioni’ in conflitto tra loro (in realtà clan con ruoli istituzionali, presentati ipocritamente come super partes, ma percepiti e fatti percepire via, via, come amici o nemici). Insomma il teatrino della politica, che come una telenovela ci cattura e ottunde. In definitiva la dinamica sociale italiana opera esclusivamente al primo ed unico livello: non esiste un livello superiore, istituzionale, che lo trascenda. Non ne siamo culturalmente (geneticamente?) capaci. Così è.

    Una spiegazione di ordine storico può trovarsi nei ripetuti e falliti tentativi di creazione dello stato italiano, dai primi tentativi dei longobardi (del nord e del sud), ad oggi, sempre e con successo ostacolati dalle rivalità dei vari signori, a cominciare dalla Chiesa.

    Una spiegazione culturale dovrebbe esserci. Profilo matriarcale delle culture mediterranee, padre infantile e madre irresponsabile?

    Una spiegazione biologica? Nel DNA? Chissà?

    Inoltre il sistema Italia è sistema chiuso, nel senso della teoria generale dei sistemi. Vuol dire che non avvengono scambi in entrata o uscita con altri sistemi. Lo stato italiano fa parte della comunità europea, ma non si vedono assorbimenti culturali, né esportazioni di valori domestici verso gli altri paesi della comunità (per loro fortuna!), come dimostrano le numerose e croniche inadempienze verso le normative comunitarie. La nostra presenza in Europa è di facciata, non sentita né vissuta profondamente. Quindi non c’è da sperare in una contaminazione positiva della nostra cultura. Sistema chiuso. Altre speranze di evoluzione dal caos non ne vedo.

    Per fortuna!!!

    Immaginate se un giorno per miracolo cessasse la litigiosità nazionale. Sarebbe un vero disastro economico e sociale: un esercito di avvocati, magistrati e poliziotti disoccupati, le amministrazioni nazionali e locali vistosamente ridimensionate, i commercialisti a spasso, mediatori e faccendieri scomparsi, e così via per tutti i professionisti e operatori del caos, praticamente quasi tutti gli italiani.

    Ebbene sì, abbiamo bisogno del caos! Amen.

    • aquilone Rispondi

      18 dicembre 2016 at 10:19

      Bravo, trovo il tuo un ottimo sforzo per cercare di spiegare, direi quasi scienficamente e originale, il caso italia

    • ultima spiaggia Rispondi

      18 dicembre 2016 at 11:33

      Superlativo! È stato un piacere leggerLa.
      Mi auguro che “L’organismo Italia… costituito da componenti elementari, gli esseri umani, gli individui, che però a sé stanti non hanno consistenza e rilievo. Non li caca nessuno, per dirla con il linguaggio indigeno”, prenda atto che il “sistema caotico”, ovvero il “non-sistema”, non funziona.

    • Emilia Rispondi

      19 dicembre 2016 at 09:04

      Non sono affatto d’accordo che il caos è un non-sistema, anzi è il sistema per eccellenza. E’ il sistema ordinato che assume generalmente un equilibro precario.
      Quanto al fatto che in Italia è impossibile la creazione di uno Stato “normale” non imputerei la colpa ai clan e/o tribù ma solo alla deprecabile convinzione di alcuni notabili del passato che la penisola italica avrebbe avuto più fortuna instaurando un unico organismo.
      I più grandi successi di questo popolo si sono verificati prima dell’Unità d’Italia.
      L’unità d’Italia è stata l’anteprima di un’altra unità, quella europea, che con il segno del poi sappiamo tutti come è andata.
      Popolo clan e tribù per quanto mi riguarda sono assolti.

  9. Emilia Rispondi

    19 dicembre 2016 at 09:04

    senno e non segno

  10. LUCANO Rispondi

    19 dicembre 2016 at 11:19

    una tiritera moralistica da Giannino …. mah….!!!!

    • Corrado Rispondi

      19 dicembre 2016 at 19:39

      Vabbè e allora facciamocela fare dal Federico…

      http://www.panarchy.org/bastiat/stato.1848.html

      😉

      c

      • Milton Rispondi

        20 dicembre 2016 at 18:23

        Molte grazie per il link.
        Ma non illudiamoci, la maggioranza degli italiani vorrebbe ancora più Stato, dimenticando sia gli antichi insegnamenti di Bastiat sia i più recenti, sulla stessa scia, di Milton Friedman e delle fulminanti battute di Ronald Reagan e di Margharet Thatcher:

        – lo Stato non è la soluzione, lo Stato è il problema.

        – non esistono le risorse pubbliche, esistono solo le risorse pagate dai contribuenti.

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