Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Tutti gli affari (e i segreti) delle coop rosse

coop_rosse

Non ci immaginiamo neanche quanto il business delle coop sia ampio e quanti soldi si muovano attorno a queste vere e proprie holding che dietro alla bella faccia pulita dell’agire sociale e del mutualismo maneggiano risorse economiche impressionanti. Ma impressionanti è dir poco. Infatti come si evince dal libro di Antonio AmorosiCoop Connection” presentato mercoledì sera a Ferrara, su iniziativa dell’associazione “Attiva Ferrara”, il fatturato complessivo ammonterebbe a 151 miliardi, vale a dire l’8% del Pil, ovvero più del Pil complessivo dell’Ungheria e come la somma dei Pil di Slovacchia, Croazia e Bulgaria. Un impero da più di un milione e duecentomila dipendenti.

Ma cosa ancor più grave è la provenienza di questi soldi. Il senso comune ci porterebbe a pensare che il fatturato delle cooperative rosse sia da attribuire agli incassi dei supermercati. Ma non è così, spiega Amorosi nel suo libro: tramite diversi escamotage e costituzioni di società, fanno fruttare il loro danaro grazie agli affari in borsa. Ben 889 milioni di euro fruttano gli affari borsistici. Mentre i supermercati “solo” 240 milioni. Per non parlare dei libretti “prestito sociale”, attività che le cooperative potrebbero fare, ma non nella forma della raccolta del denaro a vista, e che arrivano ad un capitale complessivo di 10,8 milioni. Ma se consideriamo che 1 italiano su 3 va alla coop e 1 su 5 ha la card, tutto torna. O forse no. Come ha spiegato Amorosi, la grande forza delle coop sono stati gli spot pubblicitari che negli anni si sono succeduti, che hanno fatto passare il messaggio che alla coop ci si sente tutelati, come essere a casa. COPCoop.inddPer quanto riguarda il regime fiscale al quale le coop sono sottoposte lo scenario è impressionante: si apprende infatti dalla presentazione del volume che le società mutualistiche sono tassate solo su una parte del fatturato complessivo, per arrivare ad esenzioni totali o quasi. È incredibile. È un sistema oscuro che non si conosce e che per la prima volta Amorosi cerca di spiegare. Tra l’altro non tralasciando un sistema corruttivo con il quale il sistema cooperativistico agisce su amministrazione pubblica, imprenditoria e uffici amministrativi. “Il sistema Emiliano”. Ecco cosa ci ha raccontato l’autore…

Lei è stato assessore alle Politiche Abitative al comune di Bologna: cosa significa vivere dall’interno queste dinamiche inerenti a coop rosse e politica?

«Diciamo che ho vissuto queste cose da un punto di vista prima esterno poi interno. Nel senso che rivestire un ruolo istituzionale ti rende osservatore da un punto di vista privilegiato. Nel senso che tocchi con mano la realtà. È come essere in un film del quale sei attore e regista».

Qual è stato dunque il motivo principale della stesura del libro?

«Il libro nasce dall’esigenza di raccontare un mondo che non si conosce. Portando la mia esperienza e avendo avuto la grande opportunità di fare l’assessore e quindi andando a fondo nella descrizione del fenomeno è soprattutto delle dinamiche interne».

Quanto ha impiegato a completare il volume?

«Il lavoro ha richiesto un periodo intenso di ricerche e approfondimenti, per cui direi circa un anno».

Questo libro è figlio di Tangentopoli?

«È figlio della parte che non si è vista dell’inchiesta milanese del ’92. È figlio della parte vincente, ovvero del racconto di una realtà che non potevamo nemmeno immaginare. La realtà che non si conosce. Perché ci hanno sempre fatto credere alla logica spottistica di “persone oltre le cose”».

È il consociativismo?

«Il consociativismo è come l’aria che respiri nel libro. Ma questo problema non c’è quando si parla di un mondo chiuso e ristretto come quello delle cooperative del quale anche i nemici possono far parte. Se si guarda ad esempio all’evoluzione dell’imprenditoria italiana si capisce tutto. I grandi imprenditori sono andati con il “cappello in mano” a chiedere di poter partecipare ai grandi appalti delle cooperative, proprio grazie alla forza di queste ultime. Basate principalmente su una logica che parte dal locale e che si estende su larga scala al nazionale. Nel libro racconto la storia dei grandi appalti. Lo Stato ha una disponibilità di 280 miliardi e per il 75% sono stanziati fra centro e nord Italia. Dove stanno i grandi imprenditori, le cooperative e la mafia. L’unica mosca bianca che si distingua da questo sistema, oltre a Luxottica, è Esselunga e Caprotti».

A seguito della pubblicazione del libro ha ricevuto minacce?

«Minacce vere e proprie no. Diciamo lettere minacciose, che non si sono ad oggi trasformate in querele o altro».

Anonime immagino…

«No, firmate da persone coinvolte nel libro».

Progetti per il futuro?

«Beh, ne ho diversi. Il libro è già stato adottato per uno spettacolo teatrale, per arrivare a colpire , in maniera diversa, un pubblico più vasto su questa problematica».

Future pubblicazioni?

«Ho qualcosa in cantiere, ma ci vuole tempo e soprattutto un grande impegno nell’ambito della ricerca, insomma ancora tutto da definire».

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 26 novembre 2016. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Tutti gli affari (e i segreti) delle coop rosse

  1. Luca Rispondi

    26 novembre 2016 at 15:09

    Si queste strutture protette da protettori andrebbero eliminate.Il mercato è’ altra cosa.Si provveda a permettere competere alla parie non con privilegi con le altre aziende non trascurando che quella che vivono le coop ed i loro clienti e’ di un’ economia falsata .

  2. rosario nicoletti Rispondi

    26 novembre 2016 at 17:07

    Un serial di successo di qualche anno fa era intitolato “la piovra”, con allusione alla mafia. Ma non è questa la realtà: i tentacoli che stringono l’Italia sono quelli delle Cooperative ed dei Sindacati. Quei poveri gonzi della destra, quando erano maggioranza, dovevano occuparsene.

  3. Lancierebianco Rispondi

    26 novembre 2016 at 22:37

    Le coop sono il cancro del libero mercato e del economia. Ma non morranno mai essendo collettori di mazzette a trecentosessanta gradi. D’altronde L’ Italia e’ un paese illiberale e corporativista. Che tristezza!!!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *