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Tu vuo’ fa l’antiamericano

Il ministro Gentiloni sostiene che "dopo 70 anni dalla Liberazione il quadro è cambiato" e ricorda il costo umano per l'Italia della guerra in Afghanistan, voluta dagli Usa. Spie di un atteggiamento anti-yankee che si rifà vivo a sinistra dopo l'elezione di Trump. Negando la realtà dei fatti...

Gentiloni2

Gli Usa sono il nostro principale alleato, ma adesso c’è Donald Trump. Quanti giorni devono passare prima che la sinistra di governo italiana ritorni al suo tradizionale anti-americanismo? Arrivato Renzi al vertice, anche gli ultimi residui dell’ex Pci parevano del tutto archiviati. Ma con Trump resteranno ancora entusiasti dell’alleato a stelle e strisce?

Dell’anti-americanismo di ritorno della sinistra si inizia a trovar traccia (ma bisogna ancora star molto attenti alle sfumature) nell’intervista che, oggi, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha rilasciato al Corriere della Sera. Si tratta di risposte a tutto campo sul ruolo dell’Europa dopo Trump e sui timori di un nuovo isolazionismo americano. E fra le varie rassicurazioni spuntano frasi come: “La Nato non è un’organizzazione benefica degli Usa, ma una collaborazione fra le due sponde dell’Atlantico”. Sì, una collaborazione, però, in cui una sponda paga e l’altra si fa difendere e al massimo contribuisce con qualcosina: degli 828 miliardi di dollari spesi nel 2015 dai Paesi della Nato il 71% è stato a carico dagli americani.

Gentiloni sottolinea che “La nostra missione Nato più impegnativa negli ultimi 15 anni è in Afghanistan, organizzata in base all’articolo che prevede la comune difesa di un paese sotto attacco. Quel paese sono gli Usa: l’impegno è costato molto, in termini di vite umane, oltre che economici, anche all’Italia”. Letto così, parrebbe quasi che siamo noi a difendere gli Stati Uniti in Afghanistan. Sicuramente stiamo contribuendo attivamente a farlo da quindici lunghi anni. Sicuramente abbiamo lasciato sul terreno 53 nostri ragazzi in divisa. Ma gli Stati Uniti hanno perso 2178 loro uomini e donne in quel conflitto. La guerra in Afghanistan è sostanzialmente una guerra difensiva americana (iniziata dopo l’11 settembre), sostenuta anche da alleati europei, fra cui l’Italia.

“Lo ricordo, non per presentare il conto – dice Gentiloni – ma per rammentare a tutti noi che sono passati settant’anni dalla liberazione dell’Europa da parte degli americani e che il quadro è cambiato”. Eh no, non è cambiato per niente. Perché gli Stati Uniti, assieme ad altre quattro eccezioni europee (Francia, Grecia, Estonia e Polonia) ed una extra-europea (Turchia) sono gli unici a spendere più del 2% del loro Pil per la Difesa. Tutti gli altri investono, in percentuale, circa la metà. Gli italiani l’1,3%, incluso il budget per i Carabinieri. I tempi, dunque, non sono affatto passati. Sono gli Stati Uniti che si svenano per la difesa dell’Europa. “Certo, la difesa europea deve crescere”, aggiunge Gentiloni. Certo che sì, ma ci rendiamo conto di cosa vorrebbe dire rispettare i parametri minimi di spesa chiesti dalla Nato e ribaditi con forza da Trump? Per raggiungere il 2%, il minimo, dovremmo raddoppiare il nostro budget militare. Chi ha il coraggio di proporlo in Parlamento? Chi ne parla con il fronte trasversale che vuole l’uscita dell’Italia dalla Nato, dalla Lega (almeno fino ad oggi) al Movimento 5 Stelle?

Le risposte che Gentiloni ha dato al suo intervistatore del Corriere (Paolo Conti) paiono preparare gli argomenti da contrapporre al prossimo presidente americano. Argomenti che si basano sull’idea che Europa e Usa abbiano raggiunto un piano di interdipendenza paritaria e dunque Trump non ha il diritto, né la possibilità, di dirci “cavatevela da soli, d’ora in avanti”. Ma non è così. Almeno sul piano della difesa, noi siamo al traino degli Usa. Ed è chiaro che in politica estera siamo più che condizionati da questa dipendenza. La differenza fra la teoria delle dichiarazioni (interdipendenza e parità) e la realtà dimostrata dai numeri (dipendenza e inferiorità) finirà per creare i presupposti del nuovo risentimento anti-Usa nella sinistra italiana. In pratica ci stiamo preparando a dire che gli americani sono degli ingrati, che non ripagano il nostro sforzo speso in loro difesa, che, quasi quasi, è meglio tornare a fare il gioco di sponda con i suoi nemici. Anche grazie alla potenza di fuoco mediatica della sinistra, è probabile che gli Usa, nel giro dei prossimi quattro anni, saranno trattati male dalla nostra opinione pubblica tanto quanto lo è la Germania al giorno d’oggi. Ci scommettiamo?

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di on 19 novembre 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

11 commenti a Tu vuo’ fa l’antiamericano

  1. adriano Rispondi

    19 novembre 2016 at 17:59

    Non sapevo che la lega volesse uscire dalla Nato.Se è vero, sbaglia.Le contestazioni americane sono più preoccupanti di quelle europee.Se è vero, preoccupa il divieto dei pompieri di esporre la foto del presidente,preoccupano le dimostrazioni nei campus e altrove,preoccupano,se sono vere,le dichiarazioni di esponenti della comunità ebraica.C’è qualcosa di cambiato e non solo nel verso giusto.Una volta quando chi vinceva era l’opposizione non succedevano sconquassi.Oggi da tutte le parti si attaccano i diritti del voto.Con la Brexit che non va bene perché voluta dai vecchi,con l’Austria che rivota per i brogli postali,con Trump che non può essere presidente anche se ha vinto,con il nostro referendum che si cerca di truccare in tutti i modi anche evocando l’apocalisse.L’Europa conta niente e quello che dicono i suoi rappresentanti conta meno ma scoprire che c’è qualcuno da qualche parte a cui non piace il il suffragio universale,i suoi risultati e trova anche chi è disposto a dirlo apertamente è un brutto segnale,anzi il più brutto perché il voto alla fine è l’unico diritto che c’è.

  2. Franco C. Rispondi

    19 novembre 2016 at 18:21

    Io non ci scommetto niente perchè Lei, signor Magni, ha già vinto.

  3. Zamax Rispondi

    19 novembre 2016 at 19:06

    In Europa, ma principalmente in Francia sta succedendo la stessa cosa. Il fatto è che la sinistra, senza più la minaccia dell’ “Impero del male”, con l’arrivo di Obama ha riscoperto quell’occidentalismo su cui prima aveva sempre sputato sopra. Occidentalismo, però, da declinare e da “esportare” alla propria maniera liberal-progressista, cioè cripto giacobina: clima, gender, pseudo-diritti umani, anti-cristianesimo, libertinismo non sano “liberalismo”, voglie neanche tanto riposte di creare un informale “comitato di salute pubblica” mondiale. La Francia, che ai tempi di Bush e della guerra in Irak (è un errore accomunare quest’ultima con la politica americana verso le primavere arabe, il quanto il quadro internazionale era completamente diverso), che ai tempi di Bush, dicevo, faceva la fronda e che si ritagliò, nei suoi sogni di grandeur, un ruolo da “tutore dei paesi non allineati”, per dir così; la Francia con Obama sposò entusiasticamente questo nuovo Occidentalismo e la sua politica medio-orientale da estremamente guardinga si fece aggressiva e intransigente, anche se beninteso molto spesso doppia. Con l’ “isolazionista” Trump, credo per forza di cose, si ritornerà invece ad un Occidentalismo sensato e più sano.

  4. Luca Rispondi

    19 novembre 2016 at 19:20

    Gentiloni ,ed è’ tempo accada,si prepari aprendosi un qualche vaffa dall’America che magari lo aiuta a capire qualcosa.

  5. lombardi-cerri Rispondi

    20 novembre 2016 at 07:19

    E’ l’atteggiamento tipico di tutti quelli che campano a spese altrui.
    Sono LORO in credito, per motivi che si inventano, istante per istante, al momento del bisogno……….

  6. cerberus Rispondi

    20 novembre 2016 at 08:30

    Rivedremo sui muri le scritte “via gli ameri-kani”?
    Poveri,vetusti e anacronistici pseudo-compagni, umiliati da un voto popolare che doveva essere il loro voto.
    Hanno venduto il loro credo per il denaro e ora non si capacitano dell’accaduto. Ipocriti senza storia.

  7. orsonero Rispondi

    20 novembre 2016 at 11:44

    Gentiloni chi ?
    Quello che e’ andato all’aeroporto
    ad accogliere e baciare le due
    Vispe Terese riportate a casa con
    aereo militare dopo aver pagato
    un riscatto milionario ?

    • Ernesto Rispondi

      20 novembre 2016 at 15:17

      A proposito, che fine hanno fatto le due sciacquette commie fiancheggiatrici di ISIS?

  8. stanco Rispondi

    20 novembre 2016 at 14:23

    QUANTE PAGLIACCIATE.

  9. Menordo Rispondi

    20 novembre 2016 at 19:01

    L’Antiamericanismo italiano è cosa ormai consolidata da anni. Ci si è dimenticati della liberazione (commemorando unicamente i partigiani che da soli non avrebbero liberato proprio nessuno), ci si dimentica che molte aziende multinazionali americane hanno dato lavoro a tanti italiani, ci si dimentica delle commesse di lavori che tuttora aziende americane danno ad aziende italiane, ci si dimentica che tanti italiani hanno trovato lavoro e lavorano negli USA. Insomma…l’antiamericanismo è imperante in Italia quindi le dichiarazioni di Gentiloni non scoprono nulla di nuovo. Ma adesso c’è un fatto veramente nuovo. Ed è che mentre finora gli USA investivano e spendevano in Italia (anche in Difesa), con Trump tutto questo verrà drasticamente ridotto. Gli Americani non spenderanno più PER l’Italia. I loro soldi serviranno a loro stessi e l’Italia dovrà pedalare da sola (o se li faccia dare dalla Germania o la Russia che non ce l’ha o dagli Arabi). Quindi se un cambio ci sarà sarà un bene per gli Americani, gli Italiani continueranno ad essere antiamericani come lo sono già adesso. Peggio per chi ??? Non certo per gli Americani.

  10. Padano Rispondi

    21 novembre 2016 at 11:08

    In effetti sarebbe ora di azzerare tutte le nostre missioni all’estero. Si risparmierebbe un sacco di soldi.
    Sto Paese ha bisogno di ricominciare a imparare a lavorare, non di giocare con i soldatini per farsi bello agli occhi dei Merigani.

    Ps: che la Grecia spenda per la Difesa il 2% del PIL non è assurdo, è… singolare…

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