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Tranquilli, in ogni caso non ci fa votare

Anche vincesse il No, Mattarella ci vuole appioppare un Renzi-bis o un governo tecnico. Ma guai a elezioni anticipate. In questo assomiglia sempre più a Napolitano. Forse perché sa quanta forza hanno i cittadini quando decidono liberamente. Vedere Brexit e Trump...

capo stato

L’esercizio del potere rende tutti uguali coloro che lo esercitano. Sarà forse per questo che, un anno e mezzo dopo la sua elezione, Sergio Mattarella si sta sempre più trasformando nel suo predecessore, in una sorta di identificazione per cui “i figli” diventano simili ai “padri” e ripetono le loro gesta, nel bene e nel male. Per farla breve, l’attuale capo dello Stato pare essersi ridotto alla copia di Giorgio Napolitano: partito in sordina, in modo defilato, quasi da comparsa silente, sparring partner debole del plenipotenziario Renzi, ora Mattarella ci ha preso gusto, esercita più influenza, fa sentire la sua voce o, meglio, lascia intuire il suo pensiero e lo fa pesare. Convoca spesso il presidente del Consiglio al Quirinale per dargli dritte, gli fa capire cosa non gli piace di questa campagna elettorale, contesta i toni e il livello dello scontro, ed esprime talora il suo dissenso, fuoriuscendo dai confini impostigli dal ruolo.

Ma soprattutto, come colui che lo ha preceduto, Mattarella porta avanti una convinzione: gli italiani non devono votare. Mai, e poi mai. Davanti alla prospettiva plausibile della sconfitta dei Sì al referendum, e allo scenario di un ritorno alle urne degli italiani per scegliersi un nuovo Parlamento e dunque un nuovo governo, Mattarella ha opposto il suo “Non ci sto”. Lui preferisce, in ogni caso, un Renzi bis, sebbene con un esecutivo ammaccato e depotenziato, o al più un governo tecnico. Ma mai elezioni anticipate.

No, da un decennio a questa parte, non stanno proprio a genio le elezioni ai presidenti della Repubblica. E non tanto perché così rischierebbero di andare al potere i grillini, che loro proprio non sopportano (ricambiati). Ma perché, più in generale, gli italiani tornerebbero padroni del proprio destino, eserciterebbero finalmente il loro sacrosanto diritto di autodeterminarsi, rivendicherebbero quel codicillo ignorato della Costituzione secondo cui “la sovranità appartiene al popolo“. Niente da fare, sotto il regno di Giorgio Napolitano, di quel diritto abbiamo goduto molto raramente: nonostante si siano alternati cinque governi durante il suo Novennato (Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi), gli italiani sono confluiti alle urne due sole volte, la prima scegliendo davvero (nel 2008), la seconda lasciando che a decidere fosse lui, Re Giorgio (ci impose Letta, senza che quel tale fosse a capo di una qualsivoglia coalizione). Senza parlare dei governi tecnici, da lui non solo avallati, ma voluti, come il tremendo esecutivo Monti, o di quelli figli di faide interne al Pd, come dimostra la presa del potere da parte di Renzi. Niente a che fare col voto popolare, comunque.

E ora quello spettro chiamato “elezioni” inquieta anche lui, Mattarella. Il voto lo vorrebbe perfino Renzi, in caso di vittoria del No, perché avrebbe l’immediata occasione di rifarsi, di testare il gradimento degli elettori, sfruttando le Politiche come un’occasione di riscatto e di rivincita dopo la débâcle del referendum. Quasi il ritorno di un’andata persa male, in una gara a doppio turno e a eliminazione. E lo vorrebbero, il voto, plausibilmente i Cinque Stelle, probabilmente i leghisti, e sicuramente gli italiani, che non si accontentano più di votare Sì o No, ma vorrebbero per una volta mettere la croce anche sul partito che sostengono, sul simbolo o sul nome del candidato premier che sognano alla guida del Paese… Ma il capo dello Stato preferisce di no, anche perché conosce gli esiti dirompenti che possono avere le elezioni in Paesi davvero democratici, come la Gran Bretagna o gli Usa, dove il responso popolare – e Brexit e vittoria di Trump lo dimostrano –  è in grado di capovolgere le previsioni e i desiderata delle élite, dell’apparato finanziario e delle tecnocrazie; e dare uno schiaffo morale a chi vorrebbe decidere al nostro posto.

Un’altra cosa, in realtà, ce l’ha in comune Mattarella con il suo predecessore. Ed è lo schierarsi di entrambi per il Sì, Napolitano in modo smaccato e plateale, Mattarella in maniera più velata, anche se perciò ancor più ambigua, visto che per conoscere la sua posizione abbiamo dovuto aspettare le rivelazioni di Eugenio Scalfari, un po’ come capitato con il pensiero di Papa Francesco…

Entrambi per il Sì, entrambi contro il voto. Qua mi sa che, anziché riformare l’articolo 70 della Costituzione sul bicameralismo perfetto, il presidente della Repubblica stia studiando un modo per abrogare l’articolo 48, quello che garantisce “il diritto di voto” e riconosce “il suo esercizio” come “dovere civico”. E alla fine nacque il partito del “No Voto” guidato da Napolitano e Mattarella.

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di on 24 novembre 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Tranquilli, in ogni caso non ci fa votare

  1. Emilia Rispondi

    24 novembre 2016 at 16:49

    Io non avevo dubbi. I moderati dovrebbero fare mea culpa di tutto quello che è successo in questi anni. Oggi abbiamo 2 vie, Renzo o Grillo. A meno che non esce qualcuno inaspettatamente siamo fritti.

  2. Carlo Rispondi

    24 novembre 2016 at 17:17

    Mi sia consentito di esprimere un pensiero…. Se vince il NO, l’attuale Costituzione resta vigente. Ebbene, l’attuale Costituzione prevede che l’Italia sia una Repubblica Parlamentare: ergo, il Presidente della Repubblica ha il dovere costituzionale di verificare se nelle due camere vi sia una maggioranza per un governo. Solo se non vi saranno queste condizioni, allora il Presidente della Repubblica scioglierà il Parlamento e chiamerà alle urne i cittadini…. con un piccolo particolare: con quale leggi elettorali voteremo?
    Conclusione: trovo questo articolo assurdo, con tutto il rispetto per il suo autore

  3. adriano Rispondi

    24 novembre 2016 at 17:36

    “…,che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”Tutto regolare.Il presidente fa parte delle “forme” e anche dei “limiti”.Infatti il popolo “sovrano” non può decidere di votare perché lo fa lui.Mi auguro che vinca il no.In questo caso negare il voto anticipato avrà effetti dirompenti nelle elezioni previste dalle “forme” per il 2018.A meno che i “limiti” non trovino la maniera di rimandarle,cosa da non escludere.Quindi nulla di male.Il botto sarà più fragoroso.

  4. ultima spiaggia Rispondi

    24 novembre 2016 at 18:12

    L’ho sempre detto e lo ripeto: il cancro dell’Italia è alla radice, è congenito, è nella costituzione, scritta contro il popolo, a favore della classe dirigente. Lo dimostra il punto di non ritorno in cui siamo arrivati. Ci vuol tanto a capirlo?
    Oggi la Carta (igienica?) è ad uso e consumo di Mattarella e di Renzi, come ieri lo è stata di Napolitano e di Monti e di Letta. Il popolo non conta un cazzo, non ha mai contato un cazzo, serve solo a pagare le imposte per mantenere gli stipendi, le pensioni d’oro e i vitalizi agli usurpatori della democrazia.
    «La Costituzione più brutta del mondo»
    file:///Users/nomecognome/Desktop/racconti/La%20Costituzione%20più%20brutta%20del%20mondo.webarchive
    «La Costituzione italiana, un residuo delle colonie sovietiche»
    http://www.miglioverde.eu/la-costituzione-italiana-un-residuato-delle-colonie-sovietiche/

  5. Luca Rispondi

    24 novembre 2016 at 23:33

    Anche questo si è piazzato pur non avendone il bisogno ma fa parte di quella schiera che sa che se escono dal governo non ci torneranno ore un bel po’ di anni.Non non farebbe vorptare comunque.

  6. Luca Rispondi

    25 novembre 2016 at 09:49

    Ma poi, loro che tanto hanno enfatizzato il voto dei giovani contro la Brexit e Trump, hanno mai ragionato sul fatto che i venticinquenni di oggi NON HANNO MAI VOTATO per elezioni politiche! Ancora non li hanno mai fatti votare! E probabilmente arriveranno fino a 27/28 anni prima di poter entrare nelle urne!

  7. step Rispondi

    25 novembre 2016 at 14:53

    Vedi Irlanda, Francia, Olanda, e ultimamente Austria. I “democratici e progressisti” fanno votare fino a che non vien fuori il risultato che vogliono loro. Oppure, come in Italia è successo spesso, non si vota fino a quando non si è sicuri che l’aria è favorevole al vento progressista, alla tecnocrazia europea. Di una tale violenza anti-democratica sono complici quasi tutti i Presidenti della Repubblica che abbiamo avuto, Mattarella dovrebbe essere in questo solco, anche se si espone meno dei predecessori. Il caso tipico comunque è Napolitano: fa ribrezzo pensare che un figuro del genere sia in politica dal 1953, anche nel senso che vive di politica. Spero che in Austria vinca Hofer e che nelle varie nazioni il paese reale riprenda in mano la situazione, come sta parzialmente avvenendo in USA e in GB. E mi auguro che si riformi l’Impero Austro-Ungarico, magari con una bella annessione verso sud…

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