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Sono stato bocciato dalla Crusca perché non dico “la presidenta”

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E sì, lo confesso, sono un ignorante. Mi mancano proprio le basi della lingua italiana, le regole elementari, quelle che un cittadino medio – figuriamoci un giornalista – dovrebbe conoscere. Ma niente. Io ci ho provato, eh. Ci ho messo tutto l’impegno, giuro, per sostenere il test online della Crusca e di Repubblica “Bada a come scrivi” e verificare il mio livello di padronanza dell’idioma natio. Ma sono stato bocciato, e malamente. Degli otto quesiti che mi venivano sottoposti, ne ho azzeccato a malapena uno e la ragione è presto detta. Non avevo ancora acquisito il nuovo lessico anti-sessista, la neolingua boldriniana, che prevede che tutti i termini finora declinati al maschile debbano essere scritti e detti al femminile, se riferiti a una donna. “Ho un appuntamento con… Laura Boldrini”, recita il primo quesito, invitandoci a sostituire i puntini di sospensione con l’espressione “la presidente” o “il presidente”. Viene naturale indicare “il presidente” e invece no, errore rosso, subito segnalato dalla grafica: si dice “la presidente” – mi rimprovera la Crusca – o, perché no, aggiungiamo noi, “la presidenta”.

Vabbè, si sarà trattato di un errore del sistema, penso. Vado avanti. Secondo quesito: “Parteciperanno tre donne: una maestra, una ragioniera e una…”, e la scelta è tra “un avvocato” e “un’avvocata”. Punto su “un avvocato”, ché si è sempre detto così per maschi e donne fino all’altro ieri e così mi hanno insegnato a scuola elementare. E invece altro errore rosso. La risposta giusta secondo la Crusca è “avvocata” (finora lo avevo sentito dire solo nel Salve, Regina, quando si invoca la Madonna, “avvocata nostra”).

Ma lo stillicidio di errori continua (giuro che non ho fatto un compito così scarso da quel 5– rimediato in terza media, ma allora almeno non avevo studiato). “Schermitore” o “schermitrice”? Vado sulla prima, la risposta giusta è la seconda. “La rettrice” o “il rettore”. Indico la seconda, e la risposta giusta è la prima. E così ancora con “sindaca” al posto di “sindaco”, “architetta” al posto di “architetto”, e “viceredattrice” al posto di “viceredattore”. Azzecco solo “una dentista” anziché “un dentista donna”, forse perché anche al maschile la parola “dentista” finisce in “a” e non si può fare altrimenti…

Ma alla fine, dopo essere stato umiliato online dai soloni della Crusca, dopo aver avuto una crisi di coscienza sulla mia padronanza dell’italiano ed essermi convinto che forse quel 9+ avuto in quinta liceo a un tema doveva essere motivato da altre ragioni (che, sotto sotto, la prof ci volesse provare con me e cercasse di ingraziarmi con un voto alto?), ho deciso di fregarmene e di continuare a parlare e scrivere come ho sempre fatto. E che mi bocciassero pure, che mi privassero della cittadinanza per mancata conoscenza della lingua patria, ma io la Boldrini insisterò a chiamarla “presidente” e, se mi gira, Repubblica – giusto per fare un dispetto – la ribattezzerò “Repubblico” e la Crusca, perché no, inizierò a chiamarla “il Crusco”. Sì, al maschile. Tiè.

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di on 19 novembre 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Sono stato bocciato dalla Crusca perché non dico “la presidenta”

  1. Zamax Rispondi

    19 novembre 2016 at 10:02

    Se “rettrice” e “vicedirettrice” vanno bene, non si capisce allora perché “presidentessa” o “avvocatessa”, termini italianissimi da sempre, non vadano altrettanto bene: almeno una certa coerenza, anche nelle corbellerie. E’ curioso poi che i fanatici in questa materia prima ci volessero imporre l’uso generalizzato delle forme maschili, in quanto quelle femminili avrebbero costituito una stigmatizzazione di quello che chiamerò con somma perfidia il sesso debole; e che adesso invece – contrordine compagni! – abbiano scoperto che tale pratica è maschilista, e che bisogna ritornare alla declinazione femminile delle cariche quando in effetti di femmine trattasi, però riveduta e corretta, cioè orribilmente storpiata. Mostri! Ciò detto, faccio solo notare che “la presidenta” è castigliano, cioè spagnolo, non italiano. Traditori!

  2. Zamax Rispondi

    19 novembre 2016 at 10:14

    Uh, mi accorgo adesso che “la presidenta” era una nota ironica dell’articolista. Il resto resta valido.

  3. Enrico Serena Rispondi

    24 settembre 2017 at 07:10

    Che senso ha questo passaggio: “ma io la Boldrini insisterò a chiamarla “presidente” “? Che senso ha il titolo dell’articolo?

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