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Salviamo l’Europa dagli Eurointellò

All'urlo di "è tempo di mobilitarsi per fermare i populisti" in tutto il Continente, su Repubblica sbarca l'ennesimo appello di bella gente che non rappresenta nessuno e che crede di doverci guidare. Non han capito nulla di Trump, della Brexit e quindi di noi, eppure...

europaIl compito dello studioso, o più genericamente dell’uomo di cultura (definizioni da preferire a quella di “intellettuale” gravata da un’ipoteca politicista che non ha più molto senso), dovrebbe essere quello di comprendere e aiutarci a comprendere il mondo. Quando si arroga invece il compito di farci da guida, di “educarci”, di lanciare “moniti”, di indicarci la via giusta e le “magnifiche sorti e progressive“, o quando semplicemente vuole essere “coscienza civile“, egli, ne sia consapevole o no, comincia a rendere un cattivo servizio alla scienza e anche a quella democrazia che dice di voler servire. È la retorica dell’ “impegno civile”, che si sostanzia di appelli e che, serve, al ceto degli intellettuali, che in quanto tale svolge un ruolo importante ma non privilegiato rispetto ad altri della società civile, per autoriconoscersi e affermarsi.

Queste considerazioni vanno tenute in debito conto per dare un giudizio sull’ennesimo appello di intellettuali (e politici-intellettuali) di cui ha dato ieri notizia Repubblica. Ora, a parte il fatto che la presenza di Roberto Saviano come firma italiana indispone alquanto, non avendo Saviano a nostro avviso particolari credenziali culturali ed essendo la sua attività volta quasi esclusivamente a curare la sua immagine di “eroe civile”, e di “vittima” sacrificale del male camorristico (un “eroe di carta” come prontamente ebbe a definirlo Alessandro dal Lago); ora, a parte ciò, il testo in questione si segnala per l’inconsistenza delle analisi e delle proposte, per una difesa dell’Europa astratta e velleitaria. In essa si mettono insieme i fenomeni i più disparati del nostro mondo in movimento, da Trump alla Brexit, per affermare una visione del mondo precostituita e già da sempre data. Una visione di cui i firmatari dell’appello si fanno garanti per conto terzi, parlando di un popolo che non conoscono e che in fondo disprezzano. E definendo populisti tutti coloro che i bisogni reali di quel popolo, in modo certo confuso e contraddittorio, cercano di interpretare. In base a un’idea di progresso unidirezionale e con contenuti già stabiliti da sempre (l'”intellettuale” Obama nel suo discorso di Berlino una volta tanto ha colto il punto), si difende a spada tratta l’Europa ma si vorrebbe che essa rimuovesse le cause della sua “crisi” sviluppando un progetto welfaristico e statalistico. Cioè proprio quel progetto che al popolo che lavora e non è assistito non interessa, o che, per meglio dire, disprezza. Si vorrebbe cioè curare il paziente aumentando la dose di veleno e non passando al’antidoto.

Certo, il sentimento europeista è una gran bella cosa, che va sicuramente promossa e coltivata, ma esso deve muoversi lungo un asse liberale e federale (come in qualche modo i Padri Fondatori avevano immaginato influenzati anche da Hayek) e non accentratore e burocratico come si è andato forgiando negli ultimi decenni. Un asse che esalti e non mortifichi le libertà occidentali, che non possono essere sostituite, perché contraddizione nol consente, dai cosiddetti “diritti“. Ma, d’altronde, gli intellettuali queste cose non possono dirle perché sono parte anch’essi di un unico “sistema”: un sistema politico-burocratico che regolamenta per legge ciò che gli scienziati empirici elaborano nelle università e che serve soprattutto ad essi per acquistare prestigio sociale e consulenze ben pagate. Secondo il perverso schema del potere liberal, per cui le élites non si creano dal basso attraverso e nella competizione ma si riproducono per cooptazione e si confermano per esclusione a priori.

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di on 19 novembre 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Salviamo l’Europa dagli Eurointellò

  1. Andrea Rispondi

    19 novembre 2016 at 10:39

    Giustissimo. Cio’ non toglie che Trump, tanto per fare un esempio, sia un personaggio a prima vista a digiuno dei valori liberali. L’accordo tattico con la Russia autoritaria per risolvere il nodo siriano che sta creando non pochi problemi all’Europa, vedi l’immigrazione di massa da quel paese, non deve farci dimenticare che, al momento, ancora non sappiamo nulla della sua strategia. Difendera’ l’Europa dall’influenza russa? Ribadira’ che i valori occidentali non sono negoziabili? Certo, anche l’Europa dovra’ aiutarlo, cominciando ad allargare i cordoni della borsa per finanziare la NATO, ma al momento qualche dubbio ci pare lecito. Speriamo, ovviamente, di sbagliarci.

  2. Pierluigi Rispondi

    19 novembre 2016 at 11:04

    Per me han capito:sentono che qualcosa è cambiato e che la terra incomincia a tremare sotto i loro piedi. Per questo sono passati alla difesa attacco.
    E, purtroppo bisogna riconoscerlo, sono bravissimi a produrre difese immunitarie efficacissime. Sanno come aggredire le debolezze della gente, far leva sui sentimenti più profondi e vulnerabili: sono appunto dei veri populisti.

  3. sergio Rispondi

    19 novembre 2016 at 11:17

    un tempo ci pensava la peste a resettare un po’ le cose
    e a decimare le giulive cicale

  4. Luca Rispondi

    19 novembre 2016 at 12:09

    Grande verità,le elites non si producono dal basso né in momenti storici particolari.I bravi a pensiero unico conforme è conformante ore altri vengono cooptati ad arricchire la schiera baronale elitaria.Loro si dicono di sapere ed indicare,loro appaiono e ci suggeriscono,loro che tra loro si ritengono lanterne illuminanti.Si ,pur nelle loro intelligenze,non sono certo indicatori o fari per le nostre umili vite

  5. Francesco_P Rispondi

    19 novembre 2016 at 14:03

    Senza i soldi delle nostre tasse cosa sarebbero coloro che si autodefiniscono intellettuali perché privi di intelletto? Sarebbero semplicemente dei disoccupati, inadatti a compiere qualsiasi lavoro manuale o di concetto.
    Per certa gente la Torre-di-Babele-di-Bruxelles significa la possibilità di guadagnare soldi che non meritano.

  6. cerberus Rispondi

    19 novembre 2016 at 17:10

    Migliaia di cervelli (!) Dem -progressisti sono in fermento per fermare chi non vuole essere come loro. Questo mi dice che il colpo assestato dai fratelli americani a suddetta gente è profondo e destabilizzante. Ora sta ai nostri comportamenti,a partire dal 4/12,essere univoci e decisi. I distruttori dell’occidente hanno molti soldi e molto potere ma di fronte a grandi masse che si oppongono hanno armi spuntate,io spero che il referenzum, il voto francese, poi quello tedesco e l’austriaco diano il colpo di grazia a certa gentaglia che ci ha venduto alle banche alla finanza spietata e alle multinazionali. Lo spero vivamente perché io non voglio vivere in un occidente con le brache calate e sempre a 90°. E lo spread pilotato ad arte se lo infilino dove non batte il sole.

  7. Milton Rispondi

    20 novembre 2016 at 15:40

    L’ottimo Corrado Ocone coglie perfettamente la situazione e rimane uno dei pochissimi “uomini di cultura”, come Carlo Lottieri, che proprio per questo sono osteggiati ed estromessi da qualsiasi dibattito televisivo che li farebbe conoscere dal grande pubblico.

    Se Berlusconi fosse anche minimamente liberale avrebbe il potere di fare qualcosa, almeno sulle sue TV.

  8. step Rispondi

    21 novembre 2016 at 13:39

    Sono d’accordo con l’articolo. La cosa ridicola è che certe persone si spacciano per intelligentoni e poi non capiscono né tanto meno sanno spiegare i fenomeni. Un po’ per imbecillità congenita e un po’ perché sono fermi alle categorie degli anni ’70. Tutto quello che non capiscono lo chiamano populista. Se gli fai vedere un’equazione matematica la guardano e gridano “populista” all’equazione! È il solito vecchio metodo di criminalizzare il nemico politico nonché di togliergli legittimità, guai a scendere nel merito e guai anche ad argomentare. Evidentemente se si entra nel merito le cose (per l’Europa e per il cosiddetto “progresso”) non vanno poi tanto bene.

    Solo due precisazioni, che mi vengono in mente leggendo il pezzo del bravo Ocone. Non è detto che debba esserci per forza una Europa. E non è detto che debbano esserci per forza delle élites. Lasciamo decidere alle persone. Io privatizzerei tutto e la farei finita così. Ma se proprio deve esserci una cosa pubblica, della sua destinazione facciamo decidere a tutto il “pubblico”.

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