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Renzi vuol farci pagare il Sì della Sicilia

Altre 5mila assunzioni nel pubblico, altri 2 miliardi per la sanità, altri finanziamenti per le periferie. Il tour del premier nell'isola (già regno di sprechi) è all'insegna dell'elemosina di Stato. Obiettivo 4 dicembre...

renzi spesa pubblicaÈ impossibile negare che Matteo Renzi abbia qualità. Da democristiano che era è riuscito a diventare presidente della Provincia di Firenze, quindi sindaco del capoluogo toscano e, di seguito, segretario del Pd e premier. Questi risultati li si ottiene solo se si è abili a navigare tra mille insidie e a ordire trame, a costruire e disfare alleanze con grande disinvoltura. Non necessariamente, però, queste virtù sono utili ad aiutare una società come quella italiana, che sta affogando tra debiti, malgoverno e inefficienze. E raggela il sangue osservare come egli si stia muovendo in questi giorni, mentre lo spread torna a salire e si annuncia una tempesta – sull’Italia e quindi sull’Europa intera – che potrebbe essere assai violenta. Da un lato, Renzi si muove a Bruxelles con le stesse logiche (da volgare politicante) che l’hanno portato alla guida del Paese. Mentre dovrebbe lavorare notte e giorno sul bilancio pubblico alla ricerca di spese da eliminare e organici da sfoltire, è impegnato in un braccio di ferro con l’Unione al fine di gestire alla sua maniera un bilancio dissestato, evitando tagli e austerità. A questo scopo ha annunciato il proprio veto sul bilancio Ue, con l’evidente scopo di giocare alla Ghino di Tacco, e al tempo stesso si muove da un capo all’altro della penisola con l’obiettivo di strappare consensi al “No” e far passare la propria riforma costituzionale. In che modo? Promettendo soldi a tutti.

Esemplare il suo tour in Sicilia, già oggi regno di sprechi e sciupii, ma che – secondo quanto raccontava La Repubblica – sta per ricevere altre generose elemosine di Stato. Davanti a una platea di medici (in una regione che conta 50 mila dipendenti della sanità) Renzi ha ricordato lo stanziamento di altri 2 miliardi per la sanità nazionale, ma soprattutto nel corso della sua visita in Sicilia è stata affermata la necessità di sbloccare l’assunzione di altri 5 mila addetti. Il presidente del Consiglio non ha usato perifrasi nell’illustrare la sua disponibilità a spendere e spandere: ha ricordato i 5 miliardi del patto per l’isola, i 500 milioni dell’accordo tra Anas e regione e, a Catania, dopo che il sindaco Bianco aveva ricordato come Roma avesse destinato più di un miliardo alla città, egli è giunto perfino a correggerlo, aggiungendo alla lunga lista pure i finanziamenti per le periferie. C’è qualcosa di scandaloso in tutto ciò, perché – se l’ipocrisia è l’ultimo omaggio che il vizio riserva alla virtù – appare ormai spudorato questo premier che usa la spesa al solo scopo di comprare consenso. E tutto ciò in una fase storica che vede sempre più vicino il momento in cui il rialzo dei tassi di interesse sul debito costringerà a scelte drammatiche.

Renzi può essere tanto esplicito, “votate come voglio io e vi darò soldi”, anche perché quanti dovrebbero censurare un simile clientelismo sono del tutto silenziosi. Non c’è più sulla scena politica una forza in qualche modo liberale, che abbia il coraggio di criticare la spesa pubblica in quanto tale e che sappia sfidare l’impopolarità tra i beneficiari dell’elemosina di Stato per difendere i diritti dei contribuenti e le regole di una convivenza che non si basi sulla legge del più forte. Oltre a ciò, la stessa Lega – da qualche tempo in cerca di suffragi pure al Sud – non è disposta a puntare il dito contro questa politica che massacra le tre regioni più produttive (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) per inondare di aiuti larga parte del resto del Paese. Il risultato è che i voti della rivolta territoriale sono in una sorta di frigorifero che contribuisce a perpetuare questa grande rapina che danneggia il Nord con la tassazione e massacra il Sud con l’assistenzialismo.

In fondo, il furbetto di Firenze può agire così perché sa bene che i suoi competitor ragionano allo stesso modo e sono determinati a prendere il suo posto per fare qualcosa di molto simile a quello che sta facendo. Quando il default – o qualcosa di simile – investirà l’Italia dovremo allora prendere atto di responsabilità e colpe assai bene distribuite.

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di on 18 novembre 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

13 commenti a Renzi vuol farci pagare il Sì della Sicilia

  1. cerberus Rispondi

    18 novembre 2016 at 08:34

    Cari miei,basta ascoltare quel che ha detto il De Luca in Campania, se vince il si Renzi porta i soldi ,i soldi…
    Siamo sempre fermi lì, fanno i grandi con I soldi degli altri e io sono stanco,molto stanco di codesti personaggi, (SpA assistenti&assistiti ).

  2. Francesco_P Rispondi

    18 novembre 2016 at 08:49

    Anche se regalassimo Renzi e la Sicilia, nessuno li accetterebbe in dono. Questo è il nostro guaio.

  3. ultima spiaggia Rispondi

    18 novembre 2016 at 09:29

    Siamo un paese senza futuro, governato da arrivisti senza scrupoli.
    Ieri sera, su rete 4, il programma “dalla vostra parte” ha mostrato cose ALLUCINANTI.
    Sono state denunciate palazzine senza agibilità, requisita dai prefetti per ospitare clandestini, in barba a tutte le leggi vigenti; si è parlato di zone franche dove neppure la polizia ha il potere di entrare; infine sono arrivate le drammatiche testimonianze della gente derubata e percossa dalle “risorse” che stiamo importando.
    Ad un certo punto mi sono chiesto se ero Italia o in Honduras, il paese più povero con il tasso di criminalità più alto.

  4. maboba Rispondi

    18 novembre 2016 at 11:01

    L’autore descrive molto bene la nostra disgraziata situazione: nessuno denuncia ostatalismo perché tutti gli attori politici in campo sono”statalisti” per motivi di convenienza elettorale. Anche quella che pareva meglio disposta, la Lega, è silente su troppi punti. Siamo messi male e andrà anche peggio. Dopo la vittoria del sì aspettiamoci un’altra valanga di tasse, mascherate o meno che siano.

  5. sergio Rispondi

    18 novembre 2016 at 12:59

    Silvio Berlusconi in confronto a questo è un pivellino

  6. Milton Rispondi

    18 novembre 2016 at 14:40

    ARTICOLO DA INCORNICIARE, DA DIFFONDERE OVUNQUE ED A CHIUNQUE, DA LEGGERE NELLE SCUOLE SUPERIORI E NEI CONVEGNI, DA USARE COME INCIPIT PER DIBATTITI TELEVISIVI.

    MA C’E’ QUALCUNO (in RAI, MEDIASET, LA 7) CHE INVITI IL PROF. LOTTIERI AD UN DIBATTITO ???

  7. Emilia Rispondi

    18 novembre 2016 at 15:19

    Stiamo a lamentarci sempre. Non ci sta bene niente. E cosa vogliamo più dalla vita. Im questi giorni in Campania tanti dipendenti regionali stanno ottenendo il salto di ruolo per evidenti ragioni pensionistiche. In più hanno in programma di far causa allo stato per essersi dediti 30 anni a non fare un cazzo (si chiamano cause di servizio). De Luca paga adesso le sue promesse elettorali.
    Mi chiedo quando prendiamo coscienza dello sciopero fiscale?

  8. Emilia Rispondi

    18 novembre 2016 at 15:20

    Dediti sta per seduti

  9. Luca Rispondi

    18 novembre 2016 at 19:13

    L’ ottimo come sempre Lottieri è pur sempre alle volte poco gradito in dibattiti pubblici.Competenze e verità mal si accompagnano alle dedizioni ed alle dazioni acrobatiche e pericolosissime di Renzi e renzianetti.

  10. adriano Rispondi

    20 novembre 2016 at 13:08

    Renzi è un giovane vecchio democristiano e si comporta di conseguenza.Nulla di nuovo o di sorprendente.Di sorprendente c’è,anche qui,il “debito”.”..in una fase storica che vede sempre più vicino il momento in cui il rialzo dei tassi di interesse sul debito costringerà a scelte drammatiche.”Se per noi saranno drammatiche chissà che tragedia sarà in Giappone ,dove il debito è il doppio del nostro.Come dice ?A loro frega niente?Ma guarda un po’.Con una moneta propria il “default o qualcosa di simile ” semplicemente non esiste perché esiste la libertà di stampa.L’unico rischio è l’inflazione ma visto che gli attuali geni della finanza stampano anche loro senza smuoverla è come fasciarsi la testa prima di romperla.Se avessimo la “liretta”,il debito affidato al risparmio interno,la banca centrale che eventualmente acquista ciò che il mercato non vuole come una volta,non ci sarebbe alcun disastro.Quindi,a mio parere,il disastro è un altro.Indovina quale.

  11. Angelo Rispondi

    21 novembre 2016 at 15:03

    Articolo corretto, tranne sul finale che punta il dito contro la Lega (che strano), peccato che Salvini sia il primo a dire di votare NO e a fare la guerra contro Renzi, cosa dovrebbe fare di più? Mandare a fanculo il sud dove già lo stanno massacrando e perdendo altri voti? Pensateci voi a fare i leghisti una volta ogni tanto anzi che stare dietro a trovar sempre da dire a chi ci mette la faccia!

  12. CESARE SANITA' GOSS Rispondi

    21 novembre 2016 at 19:18

    Se non mi sbaglio Calderoli ha denunciato Renzi per il voto di scambio. Calderoli se non mi sbaglio è un leghista!

  13. Giovanna Ferrari Rispondi

    24 novembre 2016 at 09:57

    Mi pare di avere letto che se vince il sì,la questione degli immigrati diverrà competenza del governo.
    Vi pare poco?
    Ci vuole poco a capire che i prefetti saranno liberi di confiscare ogni spazio disponibile pubblico e privato per alloggiare clandestini e non, i quali la faranno da padroni a casa ns.
    Noi Italiani e italiane dovremo subire e tacere.
    Chi voterà sì avrà anche questa responsabilità.

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