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Occhio che Putin ci ripropone la cortina di ferro

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Non hanno bucato il video, ma le elezioni presidenziali svoltesi domenica 13 novembre in Bulgaria e in Moldova hanno segnato una svolta importante. In Bulgaria ha vinto Rumen Radev, un ex militare neofita della politica entrano in scena nelle fila del Partito Socialista. Ai vertici istituzionali della Moldova è invece stato eletto Igor Dodon, sospinto pure lui dal Partito Socialista. Il tratto politico che li accomuna è, oltre al socialismo, l’essere filorussi. La svolta di sinistra dei due Paesi est-europei è dunque anche una rivolta contro l’Occidente. E, ovvio, viceversa.

Proprio non è il caso di strapparsi ingenuamente le vesti gridando al ritorno della Guerra fredda e temendo i cosacchi nelle nostre piazze, ma è un dato di fatto altamente significativo che due tasselli dell’ex spazio geopolitico sovietico tornino a infeudarsi alla Russia. Certo, con tutto il rispetto per la Bulgaria e per la piccola Moldova, non stiamo parlando di colossi strategici in grado d’impensierire i Paesi confinanti, ma è il dato politico, e pure culturale, quello che importa. La Russia esercita cioè un fascino crescente sul alcuni Paesi sovrani in territori ex sovietici, ma soprattutto affascina i partiti di sinistra e antioccidentali di quei Paesi.

Inutile girarci intorno. Quel che più divide oggi l’Ovest e l’Est è il confine della NATO. La Russia si sente minacciata dall’Alleanza atlantica che preme (o sembra premere) ai suoi confini perché a quei confini, che visti da occidente sono confini baltici, polacchi e ucraini, preme (o sembra premere) quella Russia che è percepita come una minaccia proprio perché preme temendo di essere premuta, e così via in un nastro di Moebius infinto. I filorussi giudicano intollerabile il tentativo della Nato di espandersi verso oriente e i filo-occidentali ritengono insopportabile il tentativo russo di condizionare la politica di Stati ex sovietici che forse Mosca non si è mai completamente convinta a lasciar andare, o addirittura di annettersi pezzi di Ucraina. In questo scenario tesissimo la sola novità possibile la può portare il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump, deciso a ricucire quanto più possibile il rapporto tra Occidente e Russia, riaffermando al contempo l’imperium statunitense. È infatti falso dire che Trump indebolirà la Nato. Come ha ricordato il segretario generale Jens Stoltenberg a Bruxelles, «il presidente eletto Donald Trump ha dichiarato durante la campagna elettorale che è un grande fan della Nato».

La Nato, infatti, Trump cercherà di rafforzarla nella misura in cui essa serve l’interesse occidentale e per questo tramite anzitutto l’interesse statunitense, ma lo farà con un’idea nuova. Quella che chiama in causa la responsabilità degli Alleati stessi, i Paesi membri dell’Alleanza, i quali, invece che continuare a lasciarsi gestire da Washington, spese comprese, saranno chiamati a metterci del proprio. Per esempio per quel che riguarda le enormi spese di gestione. Il che ha più a che fare con la riforma del welfare (un “welfare internazionale”) che con il ritiro ideologico dall’idea Occidente, e magari pure con l’idea sacrosanta che ognuno è sovrano a casa propria e pertanto paga le bollette. La Nato di Trump sarà insomma diversa dalla Nato di Barack Obama e di Hillary Clinton soprattutto là dove cercherà di dare alla Russia meno scuse per gridare al lupo; al contempo, sarà la Nato di sempre per quanto riguarda le ragioni per cui è nata ed esiste.

Quello che però irrita sempre è il doppiopesismo. Perché mai l’espansionismo della Nato viene considerato comunque una provocazione mentre l’espansionismo russo è giudicato sempre legittimo? Forse in nome di una specie di “sindrome di Versailles” (di cui si fanno interpreti adesso anche i socialisti filorussi di Bulgaria e Moldova), e cioè l’idea che la perdita, dopo il 1989, dei territori usurpati a suo tempo dall’Unione Sovietica, ma anche del  e satelliti, sia un’onta intollerabile ai danni della Russia la quale avrebbe dunque il diritto intrinseco di riprendersi il proprio lebensraum?

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di on 16 novembre 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Occhio che Putin ci ripropone la cortina di ferro

  1. Zamax Rispondi

    16 novembre 2016 at 09:11

    Ma che dice Respinti? Come fa a non accorgersi che le vittorie dei due candidati socialisti sono il risultato di quello stesso occidentalismo malsano e pervertito che ha portato al successo Trump negli USA? Con il crollo del comunismo, un po’ alla volta, il progressismo radicale si è impadronito di quell’idea dell’Occidente su cui prima sputava sopra, per declinarla alla sua maniera: è così che i filo-sovietici di una volta sono diventati i russo-fobi di oggi. Ciò ha impedito uno sviluppo storico naturale e necessario: la cooptazione della Russia nel sistema cristiano-occidentale, di cui ha sempre fatto parte, seppur in senso molto lato, nel gran teatro del mondo. Lasciamo alla Russia la sua sfera d’influenza e noi teniamoci l’Europa in senso stretto, dai paesi baltici alla Moldavia. Il “deal”, per usare il linguaggio di Trump, la storia l’aveva già scritto. E l’Occidente allargato alla Russia avrebbe potuto affrontare i problemi di oggi senza perdere assurdamente tempo ed energie in questo assurdo conflitto. Ed è naturale, inoltre, che proprio questa alleanza sarebbe stata, fatalmente, un’opportunità per influenzare in modo intelligente gli sviluppi politici in Russia. Non capisco come parte del mondo “conservatore” abbia potuto accodarsi a questa follia.

    • Zamax Rispondi

      16 novembre 2016 at 09:15

      “quello stesso occidentalismo malsano e pervertito che ha portato al successo Trump negli USA?”
      Per reazione, s’intende…

  2. Franco C. Rispondi

    16 novembre 2016 at 12:21

    I russi sono poco più di centoquaranta milioni ed abitano un territorio di diciassette milioni di km quadrati. Hanno terra in abbondanza!
    Qualcuno si ostina a credere che ci vogliano invadere. Casomai hanno la necessità di non essere invasi. Se dipendesse dagli USA e dalla massoneria europea verrebbero sommersi da milioni di africani (e molti di quelli presenti in europa sono stati portati qui anche per questo) per la realizzazione del piano Kalergi e per impadronirsi poi delle immense ricchezze del loro territorio.
    L’ Unione Sovietica si che voleva invaderci, ma era l’ ideologia comunista che li spingeva. E, senza gli USA, non avrebbero fatto fatica perchè avrebbero potuto contare, solo in italia, su una buona fetta di popolazione che non aspettava altro, (solo quelli che votavano il PC erano più del 30 %).
    Proprio quelli che ora hanno fatto il salto della quaglia e sono saliti sul carro di letame di obama e della hillary.

  3. Mirko Zanette Rispondi

    16 novembre 2016 at 15:31

    Ma come si fa a sostenere certe tesi?
    Come si può scrivere che “i filo-occidentali ritengono insopportabile il tentativo russo di condizionare la politica di Stati ex sovietici che forse Mosca non si è mai completamente convinta a lasciar andare”??
    Invece la maidan ucraina sponsorizzata da Soros, Nuland e compagnia cantante, non è ingerenza? Peccato che PRIMA avviene l’ingerenza americana a migliaia di km dalle sponde americane, e solo DOPO avviene la risposta russa in prossimità dei propri confini. Inoltre la NATO si connota chiaramente come super entità militare occidentale in chiave più offensiva che difensiva. Trovo sia da paraculi pensare che includere i paesi ex sovietici nella NATO sia un’attivià di cui i russi non si debbano impicciare. Ovvio che se gli piazzi i missili sul confine, questi si sentano minacciati, no??

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