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Mettiamo mi piace alla libertà

Tribunali tedeschi e napoletani chiamano in giudizio Facebook per non aver rimosso post considerati razzisti e offensivi. Ma così si regola dall'alto la libertà di comunicazione e soprattutto non si tiene conto che la responsabilità è sempre individuale

zuckerberg

Ho sempre pensato che gli ultimi trent’anni siano stati un’età di progressi incredibili per la specie umana. E che solo una illusione prospettica ci fa parlare di crisi o decadenza, o di un rallentamento del ciclo. Si è trattato, in primo luogo, di progressi nell’informazione e nella comunicazione, cioè in ciò che l’uomo ha di più proprio e che più lo distingue dalle altre specie animali. Qualcosa che è intimamente legato alla libertà di pensiero e espressione, e quindi alla libertà senz’altro. Certo, dietro una macchina potente come Facebook, ad esempio, c’è il genio e l’inventiva di una singola persona, ma non si può dimenticare però che il più grande network sociale si è anche sviluppato per virtù propria, in modo non eterodiretto o peggio pianificato. È cresciuto quasi come elemento concreto e palpabile di quel meccanismo, fatto di correzioni e adattamenti, che i teorici del liberalismo hanno indicato come “ordine spontaneo”. Il fatto che gli Stati, i governi, la politica se ne siano tenuti fuori, e così anche l’ordine giudiziario, il fatto cioè che esso abbia rappresentato quasi un’oasi felice per le nostre esistenze sempre più irregimentate, non ha fatto altro che mostrare, in definitiva, le possibilità intrinseche alla libertà umana quando non sia imbrigliata o castrata da regolatori e “correttori” sempre più o meno interessati.

Non sono perciò buone notizie quelle che giungono dalla Germania e da Napoli, ove giudici diversi hanno, per diversi motivi, chiamato in giudizio la società di Mark Zuckerberg per non avere rimosso immediatamente, senza attendere l’intervento dell’autorità giudiziaria, alcuni post pubblicati dagli utenti. Si trattava di contenuti istiganti, nel primo caso, all’odio razziale, e offensivi di una persona che si è poi si è tolta la vita, nel secondo caso. Ora, a parte la pericolosità di affidare a una società di privati e non all’autorità pubblica il cosiddetto “controllo della legalità“, soprattutto quando questo va a incidere con la libertà fondamentale di espressione che tocca a ogni essere umano; ora, a parte questo, quello che ci sembra sintomatico è che, richiamandosi a nobili e condivisibili principi, le due sentenze sembrano invocare i legislatori, anche politici, a regolare dall’alto la comunicazione e ad esercitare un controllo e una censura su tutto quel che si dice.

Sarebbe la fine per Facebook, per gli altri network, e in genere per tutto quanto di bello e libero abbiamo sperimentato in questi anni grazie alla rete. Il fatto è che, dietro questa mentalità regolistica che ogni tanto affiora. c’è uno spregio della libertà e responsabilità umane. Certo, la libertà fa correre dei rischi e molti individui non la esercitano con responsabilità ma a discapito degli altri. È a loro che è imputabile la colpa, che è sempre individuale, non certo a chi la loro libertà permette di esercitarla, o caso mai a un’entità astratta come “le multinazionali“. Il meccanismo della sanzione sociale, se funziona, prima, e quello della sanzione penale, poi, dovrebbero essere di per se più che sufficienti a regolare ogni misfatto, che è sempre dietro l’angolo e che è insito non nel web ma nella vita umana. Ogni passo ulteriore, anche se ben intenzionato, è un passo verso la “società chiusa” e il controllo statale sulla nostra libertà. La libertà di tutti noi, cioè anche della stragrande maggioranza delle persone che la usa con la dovuta responsabilità. Anche se non vorremmo che alla fine, dietro questa esplicita richiesta di censura, ci fosse anche il solito pregiudizio contro il mercato e il capitalismo: mercato e concorrenza di idee, in questo caso, ma pur sempre elemento detestabile per chi non concepisce che possa esistere altro se non la sua verità.

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di on 8 novembre 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a Mettiamo mi piace alla libertà

  1. lombardi-cerri Rispondi

    7 novembre 2016 at 07:40

    A Napoli la tentazione di sfruttare situazioni per fare soldi, è troppo forte!
    Alla dolce fanciulla chi gli ha detto di filmarsi in un atto intimo e, sopratutto di distribuire il filmato ad amici e parenti?

    • fabrizio Rispondi

      7 novembre 2016 at 10:49

      ottima sintesi Ing., concordo con Lei 100%

  2. Alfonso Rispondi

    7 novembre 2016 at 09:44

    Andiamoci piano con Facebook. Ci sono stati casi anche palesi di censura da parte dei suoi vertici. Altro che libertà di espressione.

    • OldFashioned97 Rispondi

      7 novembre 2016 at 11:22

      Sottoscrivo. Ed oltre ad essere un grande censuratore Facebook pubblica pubblicità, notizie ecc.. secondo ‘algoritmi’ palesemente sinistrorsi.

  3. orsonero Rispondi

    7 novembre 2016 at 11:27

    articolo magistrale dott.Ocone.
    Lo condivido al 100 per 100.

  4. aurelio Rispondi

    7 novembre 2016 at 12:30

    Ma pensa te alla limitazione che deriverebbe da quattro ideologizzati.Quei social hanno incidenze potenzialmente negative ma fanno vivere la libertà pur antipatica quando capita,eppoi senza non avremmo l’elettorato ed il mondo delle decisioni che accompagna il successo e la strutturazione dei grillanti dove con quarttro i click vai parlamento a gridare onestà.

  5. cerberus Rispondi

    7 novembre 2016 at 21:37

    Credo che FB vada usato consapevolmente e a piccole dosi. Lo paragone rei al coltello che tutti abbiamo in cucina,il suo uso è legato alla mano che lo impugna.
    Se poi una persona mette la propria vita in quella piazza virtuale non può pretendere che le persone che vanno a “sbirciare” siano tutti grandi amici,esistono le persone buone ma anche le malvagie.
    Conoscere il mezzo che si usa può aiutare a non farsi del male.
    E poi,sinceramente,non credo che i guru di FB & simili siano tutti dei saggi in grado di scindere il bene dal male,il potere che hanno è enorme e questo non mi piace….

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