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L’America migliore

Camera e Senato sono repubblicani, Wall Street non è crollata e Trump ha un piano economico eccellente, che piace anche ai lavoratori. Con buona pace del politicamente corretto è arrivato un uomo libero, ricco di carisma, sprezzante della comune decenza, votato per un atto d'ottimismo mica per sfregio

trump 4Ho atteso inutilmente in questi giorni due eventi, uno obbligato l’altro doveroso, dopo il risultato straordinario delle elezioni americane: il crollo delle Borse accompagnato da disastro del mercato finanziario mondiale, e le scuse accompagnate da ragionata autocritica di giornali e televisioni italiane. Non sono arrivati né l’uno né l’altro, e se per il primo c’è da rallegrarsi, sul secondo tanto vale metter fine a qualunque speranza, sono condannati al declino.

Com’era la storia che Donald Trump presidente avrebbe raso al suolo Wall Street? Non solo è stato eletto presidente, ma Camera e Senato sono repubblicani, e questo primato resta per i prossimi due anni, quando si terranno le elezioni di metà mandato. Pure, il Dow Jones segna un record storico, è in preda a una euforia condivisa da molti attori dell’economia americana. È sempre vero che “it’s the economy stupid”. Per esempio la Union autoworks, che è il sindacato più grosso d’America, con tradizione naturalmente democratica, si dichiara entusiasta della promessa fatta dal neopresidente di rivedere il controverso Nafta, ovvero l’accordo di libero scambio con il Messico e il Canada che fu la punta di diamante della presidenza di Bill Clinton, quando partì la grande globalizzazione, ed ora è il punto dolente della guerra commerciale del Nord America. Dichiara il presidente del sindacato dei lavoratori delle automobili, Dennis Williams, che il Nafta oggi deve essere rinegoziato o cancellato, ed ecco che forse a qualcuno apparirà con chiarezza perché abbiano votato Trump  i lavoratori della Ford, della General Motors, della Chrysler alla faccia di Marchionne, finanziatore della Clinton. Si poteva capire prima? Certo che sì.

Non basta, tra le prime cose che l’amministrazione Trump intende modificare c’è il famigerato Dodd Frank Act, ovvero le regole della finanza, che non hanno funzionato perché checché si sia detto in questi mesi, la crescita economica è molto debole negli Stati Uniti. È una notizia che vale guadagni tra il 5 e il 7% per i titoli dei grandi del credito. Ancora sull’economia, per chi continua a non capire, per chi non ci vuole stare. I boss della hi-tech americano erano tutti con Hillary Clinton, ma non i cittadini, perché i soldi a Silicon Valley li fanno solo i titolari, i quali tengono le sedi fiscali all’estero e dunque fanno una concorrenza sleale alle imprese che rispettano invece le regole del fisco di qualsiasi luogo del mondo, e perché occupano poca gente. Non solo Google, Facebook e gli altri fanno propaganda politica faziosa e impongono buonismo e  politically correct, ma non impiegano. Il Wall Street Journal mostra in un grafico eloquente che l’occupazione in queste grandi aziende di computer ed elettronica è crollata del 40%, e non è stata sostituita da impiego in altri settori. Certamente indietro non si torna, ma le magnifiche sorti e progressive di globalizzazione e digitalizzazione non si sono realizzate, e a meno di sterminarli, quelli messi da parte si incazzano.  Chi ha votato per Trump, chiamateli redneck, chiamateli blue collar, vogliono lavoro, o il meccanismo del capitalismo si inceppa.

Ma se dall’economia si deve partire per capire la crisi e il voto degli Stati Uniti, solo sull’economia non si deve restare. Gli osservatori disgustati, quelli col sopracciglio alzato per tutto l’anno passato, erano incredibilmente non solo i soliti profeti di Repubblica e Corriere, ma anche gli stessi liberali senza paura che si mettevano la parrucca colorata e si sporcacciavano la bocca di rossetto per dirti tutti puttane con il cavalier Berlusconi, salvo riscoprire ora un aristocratico moralismo con il candidato americano, e  farsi piacere Hillary Clinton. Capitanati autorevolmente ma non infallibilmente  da Giuliano Ferrara, scrivono e dicono ora che si è trattato di un gesto di sfregio disperato contro il famoso politically correct. Che è vero solo in parte perché il gesto potrebbe essere allegro e positivo invece che disperato, e il cialtrone in capo come lo chiamano loro, esistere solo nelle loro teste abituate ai giudizi da salotto. Il mondo invece è grande, e l’America ancora una volta ci fa da guida, precede e dà forma istituzionale, di scelta politica coraggiosa, ai nostri tormenti.

obama-Otto anni di Barack Obama hanno cementato la tendenza alla deferenza verso il politically correct, il multiculturalismo e il relativismo culturale che già allignano nei college, nelle aziende, nella società americana. Non stupiamoci né scandalizziamoci, ne sappiamo qualcosa anche noi. Basta pensare al trattamento di riguardo riservato a tutti gli illegali che sbarcano sulle nostre coste, tutti i trattati come profughi politici, nessuno come possibile terrorista. A tutti  viene riservato un trattamento di assistenza economica privilegiato rispetto alle sorti di molti italiani.  L’America in questi anni ha lasciato entrare centinaia di migliaia di profughi, ma ha un problema in più, quello di sentirsi una nazione che ha prodotto vittime e di sentirsi in debito con quelle vittime, soprattutto i neri. Qualche mese fa ho letto di una decisione del board della Georgetown University, gloriosa università di Washington, che deciso di consentire accesso privilegiato ai discendenti degli schiavi. Ho pensato: faranno almeno una valutazione di merito, invece no, tra un ragazzo bianco ben preparato e un nero completamente ignorante sono pronti a scegliere il nero e praticare così un presunto lavaggio di coscienza non si capisce perché ancora oggi sporca. Non è neanche una notizia strana, è il clima che si respira in tutti i college in America, accompagnato a un codice di comportamento a dir poco demenziale, quello per il quale non si può dire neanche maschio e femmina perché sono due parole identificative di genere in modo che reca pregiudizio.

Quanto ancora  si può andare avanti così? Quanta deferenza e senso di colpa si possono provare ancora per un passato presunto oppressivo? Quanti gruppi possono presentarsi all’interno e ai confini con gli Stati Uniti con la pretesa di essere vittime nel passato e ancora nel presente? Al Partito Democratico e al mondo liberal stava bene così perché significava avere potere e  perciò l’hanno moltiplicata la tendenza alla vittimizzazione. Com’erano secondo Hillary Clinton, un basket of deplorables, tutti uniti da razzismo, sessismo, omofobia, islamofobia, gli elettori potenziali  di Donald Trump? Da una parte i progressisti amorosi dall’altra i conservatori odiatori? È arrivato Donald Trump, per fortuna, soprattutto dei conservatori del mondo ridotti a vergognarsi di essere tali, perché questa è la verità desolante. Basta leggere molti articoli anche pubblicati dall’Intraprendente in questi mesi scorsi, in cui onesti esponenti del mondo conservatore e liberale sentivano il bisogno di prendere le distanze dalla candidatura; basta vedere come tra i politici del centrodestra, con la sola eccezione di Salvini, o di quell’illuminato di Augusto Minzolini, fossero tutti lì a scandalizzarsi, a dirsi pronti a votare per Hillary; basta ricordare garrule fanciulle elette del centro-destra italiano fotografate ospiti alla convention democratica, non a quella repubblicana, insieme a una liberal senza vergogna come Nancy Pelosi, o autrici di pensosi interviste contro il sessismo di Trump e per la libertà e per la opportunità offerta alle donne con Hillary Clinton, ovvero una donna corrotta, bugiarda, che ha tradito il suo Paese da segretario di Stato, che ha usato la politica per arricchirsi e accumulare potere di influenza e di ricatto. Imbecilli.

Per loro fortuna, ma soprattutto nostra, è arrivato un uomo libero, privo di deferenza, ricco di carisma, sprezzante della comune decenza, pronto a fare il lavoro sporco. Ha avuto tutti rabbiosamente e potentemente contro: il presidente, la first lady, Hillary Clinton, il Partito Democratico l’establishment repubblicano, la comunità internazionale i media del mondo. Perciò la sua vittoria è un prodigio e averla prevista o comunque immaginata come possibile è un piacere e un privilegio. Poiché sono eccezionali le ragioni della sua vittoria, e straordinaria la crisi della nazione, farcela sarà durissima. Gli americani hanno votato contro otto anni di politica di sinistra di Barack Obama, chiedono una vera crescita economica, lavoro, una forte difesa nazionale, law and order, il ripudio di un sistema corrotto e in generale la fine dell’inciucio a Washington. Il Trump della durissima campagna elettorale ha alternato la faccia giustificatamente arrabbiata dell’America negletta con quella lieve dell’America ottimista. Ora che ha vinto tutto,farà bene a mettere da parte la prima delle facce. Ho usato già il termine “happy warrior”, guerriero felice, che viene da una poesia di William Wordsworth e che gli americani usarono per Ronald Reagan. Sono  profondamente convinta che gli americani non abbiano fatto il gesto di sfregio disperato al quale oggi si attaccano gli osservatori italiani per giustificare l’incapacità di comprendere la realtà, credo intensamente che il cuore dell’America, l’essenza dell’America, siano l’allegria, la gioia e la passione, che  questa volta significa liberarsi dalla cappa della deferenza e del politically correct che ti fanno sempre sentire in debito è in colpa. Se sei un guerriero felice, diceva Ronald Reagan, i momenti difficili li superi con la buona volontà e l’ottimismo, lui sconfisse il comunismo…

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di on 12 novembre 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

32 commenti a L’America migliore

  1. Francesco_P Rispondi

    11 novembre 2016 at 18:13

    Gli dei di Soros sono caduti. Chi li adorava oggi è confuso.
    Aggiungiamo alla lista i nuovi Governatori repubblicani del Missouri del New Hampshire e del Vermont di Bernie Sanders. Nel panorama politico ed economico statunitense contano moltissimo.
    In America è avvenuto un cambiamento radicale.
    Ora, da maschio all’antica, mi piacerebbe porre una domanda all’autrice: “quanto può essere credibile agli occhi di una donna una che si circonda di porno-rock-star dopo aver criticato oltre ogni misura i modi ineleganti di Trump nei confronti delle signore”? Sarebbe questa la superiorità antropologica della sinistra?

  2. Marco Beltrame Rispondi

    11 novembre 2016 at 18:59

    Qualcuno mi spiega cosa ha di liberale questo articolo? E’ da destra sociale, specie per la parte su Silicon Valley che e’ piena di inesattezze (per non dire di peggio). E sulle sedi fiscali all’estero? Dopo su questo stesso giornale si dice che e’ giusto cosi’ perche’ le tasse non devono schiacciare le imprese?
    Questo non e’ apprezzare Trump: questa e’ idolatria acritica.

    • Arcroyal Rispondi

      12 novembre 2016 at 15:39

      cit. “Qualcuno mi spiega cosa ha di liberale questo articolo?”

      Ma secondo te una che rimpiange Gheddafi e che era affiliata a Casa Craxi quando costui sfondava il bilancio pubblico italiano riempiendoci di debiti, creava le condizioni per l’asservimento totale ai paesi produttori di petrolio promuovendo il referendum contro il nucleare e considerava Yasser Arafat un novello Mazzini, una così ci azzecca qualcosa con il liberalismo? Un liberale vero quando cade un tiranno feroce come Gheddafi non ci pensa due secondi a festeggiare. La Maglie invece a distanza di 5 anni, con tutto quello che è venuto ancora fuori sul conto di Muhammar, continua imperterrita a piangerne la dipartita. Guardandosi però bene dall’auspicare l’avvento di un personaggio simile qui da noi: ennesima prova che la madama ama davvero solo la propria libertà, e gli altri che si fottano pure.
      L’aspetto comico dell’articolo è che questo gran pezzo di liberale da degli imbecilli ai repubblicani libertari alla Bush e ai grandi liberali italiani come Giuliano Ferrara perchè osano non riconoscersi nella destra illiberale impersonata da Trump e dai trumpoidi. La Maria Giovanna confonde la propria pancia con idee e pratica del liberalismo. Ridicola.

      cit. “Questo non e’ apprezzare Trump: questa e’ idolatria acritica”.

      La Maglie è il clone di destra della Giovanna Botteri, sinistra corrispondente Rai da New York. La Botteri è ( era ) la groupie dei coniugi Obama ed ha riempito i teleschermi della televisione pubblica con centinaia di corrispondenze che descrivevano solo l’America che piace a lei e ai suoi compagni di lotta, dimenticando o disprezzando qualunque cosa uscisse dagli angusti confini del politicamente corretto. La Maglie è l’esatto opposto: si compiace di essere politicamente scorretta fino ad abbracciare autentiche scemenze, se non delle vere e proprie infamie.
      Va detto però che oggi a 4 giorni dello tsunami elettorale americano, si sente più che mai il bisogno di una come la Maglie in Rai. Lei capisce ed interpreta un America di cui praticamente non c’è traccia nei servizi delle Botteri e delle Ferrario. Se nella televisione di stato c’è spazio per mandare in onda dalla Grande Mela una tizia banale e scontata come Liana Mistretta la quale il giorno dopo la vittoria di Trump si mette a fare delle considerazioni sul tempo asserendo che martedì c’era il sole mentre adesso la giornata è grigia e triste, una come la Maglie andrebbe reinsediata a New York a furor di popolo, se la destra in Italia non fosse solo chiacchiere e distintivo. La Rai non la pagano solo i sinistri, ed anche i destri hanno diritto alla loro dose di propaganda ( che in questo caso si è rivelata molto più vicina ai wishful thinking dei radical chic ).

  3. Menordo Rispondi

    11 novembre 2016 at 19:48

    Non è possibile non complimentarsi con Maria Giovanna Maglie. Dopo aver letto tuttii gli articoli di questi mesi, dopo averli confrontati con quanto riportato via email da amici americani che vivono negli stati dell’America profonda (quella lontana da New York, Boston, Los Angeles per capirsi). Tutto riscontrato perfettamente. Ed è comprensibile che per lei “aver previsto o almeno immaginato la vittoria di Trump come possibile può essere stato un prvilegio”, ma ci lasci dire che è stato un privilegio anche aver potuto leggere i suoi scritti così come pure questo articolo.

  4. aurelio Rispondi

    11 novembre 2016 at 20:08

    Voglio dare atto che è vero ha avuto il mondo contro tranne Maria Giovanna Maglie ed il Direttore Sallusti,forse qualche altro sparuto arrivato dopo a cose fatte,che anche contro noi lettori hanno creduto in Trump e nella sua vittoria.Bravi.

  5. Andrea Rispondi

    11 novembre 2016 at 20:09

    Sinceramente fatico a comprendere questa infatuazione per Trump. Su queste colonne Corrado Ocone ha scritto che dei due candidati, entrambi pessimi, il meno peggio per l’Europa e il mondo era la Clinton perche’, almeno, crede nei valori occidentali: atlantismo, difesa comune, liberalismo eccetera. Questo rischia, in poco tempo, di mandare tutto all’aria. Non a caso al Cremlino sono molto soddisfatti secondo la logica del tanto peggio per l’Occidente, tanto meglio per noi. Certamente Trump va visto alla prova, ma sinceramente avrei preferito evitare questo esperimento. E il paragone con Reagan e’ sbagliato. Reagan fu un grande presidente idealista, che credeva nella liberta’. Questo e’ un businessman che pensa di gestire il paese come un’azienda ed e’ pronto a scendere a patti con il diavolo pur di far quadrare i propri conti che non e’ detto siano anche i nostri. Spero di sbagliarmi, ma c’e’ da essere preoccupati. Ed avrei piacere che L’intraprendente non scadesse al livello becero di certi giornali della destra, si fa per dire, italiana. Possibile che noi liberali siamo solo quattro gatti?

    • Arch Stanton Rispondi

      12 novembre 2016 at 11:28

      Dal mio punto di vista non c’è infatuazione, ma tra i due mali penso che valga la pena di provare Trump. Gli illiberal americani hanno creato in USA un clima da caccia alle streghe, non si può più dire nulla che non sia politicamente corretto, i controllatori di sillabe sono dappertutto, anche dire “maschio o femmina” è diventato sintomo di intolleranza. Hanno sbagliato la politica estera, abbandonando l’Iraq causando la presa di potere dell’Isis e creando il caos in Libia e Siria senza pensare al dopo. Tutte cose pagate con milioni di clandestini e con il terrorismo in Europa. Clinton è sul libro paga di Arabia Saudita e Qatar per 30 milioni in cambio di favori, era invotabile.
      Non ho pregiudizi su Trump e aspetto per giudicare.

  6. lombardi-cerri Rispondi

    12 novembre 2016 at 08:07

    Vogliamo smetterla una buona volta di ragionare per targhe come destra, sinistra , liberale, liberal, ecc ?
    Ragioniamo solo per contenuti .Diversamente viene il sospetto che chi ragiona per targhe abbia limitate capacità di logica.
    Quanto scritto nell’articolo lo condivido senza pormi il problema se l’A sia di destra , di sinistra, di centro o di mezzala e, sopratutto , senza impegnarmi per fede a condividere acriticamente tutto ciò che mi proporrà in futuro.

  7. adriano Rispondi

    12 novembre 2016 at 10:25

    Per quanto mi riguarda,semplicemente,non ricordo una affermazione di Trump che non possa essere condivisa.Questo basta e unito ai disastri dell’amministrazione precedente,di cui la Clinton è partecipe,giustifica la scelta obbligata.Trump è “liberale” perché è riuscito a battere chi non lo è e che avrebbe continuato a combinare danni.Non credo che sia merito da poco.Basta guardare alla reazione degli sconfitti.Si deve assistere allo spettacolo allucinante di gente che manifesta contro il voto.Roba da quarto mondo.L’avventura è comunque solo all’inizio e non sarà facile,sperando che non ci siano “incidenti”.Alla fine si valuteranno i risultati ma l’inizio,a mio avviso, promette bene.

    • Marco Beltrame Rispondi

      12 novembre 2016 at 15:14

      Potrei citare ad esempio le sue richieste di protezionismo (da vedere se poi andranno in porto o meno…) per citare cose che un liberale non può condividere.

      • Arcroyal Rispondi

        12 novembre 2016 at 15:51

        Non starei a perdere tempo a discutere di liberalismo con adriano che ne ignora i fondamenti, perduto com’è nelle vie di Mosca e di San Pietroburgo. Per mesi adriano ha rotto gli zebedei sulle delizie della democrazia diretta. Adesso vorrebbe sparare sui manifestanti anti-Trump in nome del sacro rispetto del risultato elettorale, ma non dice una parola una sui quattrocentomila voti popolari in più presi dalla Clinton. Essere liberali significa anche essere seri e coerenti con sè stessi, e adriano come ogni buon trumpoide putleriano proprio non lo è.

      • adriano Rispondi

        12 novembre 2016 at 17:56

        Se per protezionismo si intendono degli interventi per bilanciare il gioco scorretto della Cina forse non saranno liberali ma sono sacrosanti.Le etichette non bastano quando si tratta di fare i propri interessi.All’amico Arcroyal vorrei dire che,nella mia ignoranza,non sapevo che Clinton avesse preso più voti ma la legge elettorale è quella.Non riconoscerne il risultato a me non piace.

        • Marco Beltrame Rispondi

          12 novembre 2016 at 19:09

          L’errore e’ stato far entrare la Cina nel WTO. Le cose non si risolvono pero’ pensando di tirare su un muro commerciale. Anche perché il mercato se ne frega alla fine se i prodotti sono Cinesi, Uzbeki o della repubblica Ceca.

        • Arcroyal Rispondi

          13 novembre 2016 at 13:33

          @ Adriano

          cit. “All’amico Arcroyal vorrei dire che,nella mia ignoranza,non sapevo che Clinton avesse preso più voti ma la legge elettorale è quella.Non riconoscerne il risultato a me non piace”.

          E infatti Hillary Clinton che quando si è candidata conosceva bene le regole del gioco, appena saputo che Trump aveva ottenuto più di 270 grandi elettori si è congratulata con lui ed è uscita di scena con eleganza, anche se qua sull’Intraprendente annegato in un trumpismo che ottunde le menti, la Federica Dato ha trovato modo di rinfacciargli la mancanza di fair play. La questione dal punto di vista formale è risolta: il 19 dicembre i grandi elettori eleggeranno ( quasi ) sicuramente Donald Trump 45° presidente degli Stati Uniti. Però dal punto di vista sostanziale resta che nel sistema elettorale americano si è aperto un buco di credibilità che si allarga ogni giorno di più. La conta dei voti nei singoli stati continua. Mancano da scrutinare diversi voti espressi per posta soprattutto in California e a New York. Mercoledì Clinton aveva duecentomila voti in più, giovedì quattrocentomila, venerdì erano seicentomila, nel momento in cui scrivo siamo arrivati a

          Clinton 61,177,458
          Trump 60,477,537

          Secondo alcuni esperti il distacco aumenterà ancora e alla fine Hillary potrebbe aver preso più o meno i voti di Obama nel 2012. Ma ha perso le elezioni perchè contano i grandi elettori e non i voti popolari. E qui si apre il baratro. Molti mass media americani che passano oggi come squallidi strumenti nelle mani della ‘corrotta megera’ con alto senso di responsabilità hanno messo il silenziatore alla questione perchè già il clima politico è al calor bianco e se si iniziasse a battere su questo aspetto delle elezioni, non si sa cosa succederebbe. Ma se ti fai un giro per il web scoprirai che più passano le ore più chi ha perso trova molto, ma molto difficile digerire che Trump pur avendo preso meno voti, vada comunque alla Casa Bianca. Immaginiamoci cosa succederebbe se in Italia gli elettori lombardi e veneti, i più grandi contribuenti del paese, scoprissero che Salvini ha preso più voti, ma la Boldrini è eletta presidente del consiglio perchè al sud i voti contano di più. Tu davvero lo accetteresti senza colpo ferire?

          Sui siti di informazione americani più vicini ai democratici viene poi continuamente ricordato che nel 2012 Donald Trump avendo pensato ( malamente, come spesso purtroppo gli capita ) che Obama avesse perduto nel voto popolare pur conservando la presidenza, con il suo proverbiale senso della misura scrisse un tweet incendiario

          ” Il collegio elettorale è un disastro per una democrazia. Noi dovremmo marciare su Washington e fermare questo imbroglio. Il paese è completamente spaccato! “.

          Lungi da me difendere gli sfasciacarrozze allevati nei campus universitari americani all’idea che “o voti come noi o sei un fascistarazzistaxenofobokukluxclan”. Con quelli la polizia dovrebbe usare i proiettili di gomma sparati ad altezza d’uomo in modo da spaccargli le costole perchè con la democrazia liberale non c’entrano nulla.

          Ma prova per un momento a metterti nei panni di un comune elettore democratico di New York, uno di quelli che versa dollari su dollari al tesoro americano, più sicuramente di un agricoltore del Michigan, e che scopre che il voto di Homer Simpson residente a Springfield conta più del voto di Madonna Luisa Veronica Ciccone residente a Manhattan. Il concetto che i voti sono tutti uguali e che nessuno è più uguale di un altro sta alla base dell’idea stessa di democrazia dai tempi dell’Atene periclea, e quando si assiste ad un così plateale stravolgimento di questo elementare principio sono sempre guai seri. Figuriamoci nelle circostanze in cui si trova l’America oggi. Finora in più di due secoli era capitato solo 5 volte che la maggioranza dei voti popolari fosse diversa dalla maggioranza dei grandi elettori. E la divergenza più clamorosa capita proprio in una delle elezioni più divisive che si ricordino.

          Forse sarebbe quindi il caso che quando stigmatizzi chi protesta contro il risultato delle elezioni tenessi a mente che molto probabilmente se fosse toccato a te di perdere pur conquistando più voti saresti incazzato abbestia, e che a parti invertite Trump come annunciò nel 2012 avrebbe già cominciato a distribuire M16 tra i suoi sostenitori.

          Alla luce di quanto sopra anche gli adoratori della Sibilla Maglie, questo potente oracolo assiso nelle lande intraprendenti forse dovrebbero cercare di non allargarsi troppo. La grande veggente ha colto perfettamente gli umori della Rust Belt e delle zone rurali degli Stati Uniti, ma non si può dire lo stesso per quanto riguarda la maggioranza degli americani che vive nelle grandi città della East e della West Coast.

          • aquilone

            13 novembre 2016 at 22:21

            Caro Arcroyal, senza polemica, il valore del voto di un lombardo e quello di un residente in un’altra regione italiana non può reggere il confronto con il voto espresso da cittadini di Stati diversi ancorché federati. Si tratta di Stati, non di Regioni. Ma a parte questo, sul quale si può polemizzare all’infinito, ti domando: ma secondo te, nel caso tra cent’anni ci fosse in europa l’elezione del suo presidente, si voterebbe con un proporzionale secco o si voterebbe all’americana, cioè secondo una graduatoria d'”importanza” tra gli Stati membri già dalle necessarie primarie? In fondo mi sembra che già l’inutile (consentimelo) parlamento europeo venga eletto dai vari Stati. Ciascuno elegge i propri, in numero proporzionale ai suoi abitanti. Per cui, alla fine, l’elettore francese o italiano conta assai di più di quello danese perché manda al parlamento un maggior numero di inutili (consentimelo) parlamentari. Se invece vi fossero liste con gli stessi nominativi per tutti i paesi, finirebbe che al parlamento europeo siederebbero solo tedeschi, francesi, italiani e qualche spagnolo. Insomma, ciò che voglio dire, la “democrazia proporzionale” è inattuabile quando ci si deve destreggiare tra Stati federati.
            Se sbaglio correggimi pure. Saluti

          • adriano

            14 novembre 2016 at 13:22

            Come dicevo non ero a conoscenza di questi risultati.Mi ero fermato ai grandi elettori perché per me la partita era chiusa.Il ragionamento,mio,è ora,quindi, modificato.Poco.Chi manifesta non può farlo contro il voto.La legge si conosceva e anche i risultati apparentemente non compatibili.Lo si può fare per il futuro ma se si può dire “non è il mio presidente”,invitare i grandi elettori a cambiare idea non è accettabile.Inoltre il sistema maggioritario,che personalmente preferisco,applicato ad uno stato federale ha una sua logica.Ogni stato conserva la propria individualità.Il diverso peso deve dipendere dal numero dei grandi elettori.Ora capisco le parole del portavoce della Clinton quando invitava i sostenitori ad andare a casa e che sarebbero stati contati i voti.A suo tempo mi sono chiesto.”Ma di cosa parla?Ha perso.”Capisco anche chi in California chiede la secessione nel 2019.Quella strada è proponibile,anche se,a mio avviso,pericolosa.Nel mondo c’è bisogno di una America forte,non di uno spezzatino.Continua a preoccuparmi chi manifesta senza testa.Mi piaceva di più l’America che accettava,a malincuore naturalmente, di perdere,come fece McCain dopo la sconfitta tacitando chi rumoreggiava fra i suoi contro Obama, e lo fa perché capisce che bisogna farlo.Per concludere,tutto si può proporre e non so quale strada sceglieranno gli americani ma a me questo loro sistema non dispiace perché,come dicevo,mi sembra garantisca equilibrio fra gli stati membri.Si può rivedere,stravolgere preferirei di no.

  8. Arch Stanton Rispondi

    12 novembre 2016 at 11:17

    Qualcuno per piacere mi scriva i nomi degli esponenti di Forza Italia che sono andati alla convention democratica a tifare per Hillary Clinton.

    • Arcroyal Rispondi

      12 novembre 2016 at 15:58

      Stai preparando le liste di proscrizione? Carino. Mi sa che pure tu sei pronto per un viaggio di solo andata per Mosca. Tu sei un ‘liberale’ della scuola di Giulietto chiesa che l’altra sera ospite nella gabbia di Paragone in diretta da Teheran dove era gradito ospite del Ministero della Cultura e dalla Guida Islamica, berciava contro la Clinton con i toni alla Vyshinsky che qui sull’Intraprendete gli dedica l’inquisitore Respinti. E godeva come un pazzo per l’elezione di Donaldo come una Maglie qualsiasi.
      Tra articoli e commenti vari l’Intraprendente si sta attrezzando per sostituire degnamente la Padania salviniana.

      • Arch Stanton Rispondi

        13 novembre 2016 at 00:58

        Vedo che non hai capito un tubo, voglio solo essere informato su chi voleva che vincesse una persona profondamente corrotta, “negligente” (definizione FBI, responsabile per la politica estera disastrosa, per la nascita dell’Isis, per il diffondere del terrorismo nel mondo, per il suo femminismo stancante, per la sua antipatia.
        Sono troppo filoamericano per volere Hillary Clinton presidente.

        • Arcroyal Rispondi

          13 novembre 2016 at 13:49

          Sì sì, la conosco bene quella tiritera lì. Giulietto da Teheran l’altro giorno l’ha ripetuta più o meno negli stessi termini concludendo con una grande dichiarazione di ammore per il popolo americano. Anche lo zar, il faraone d’Egitto e il sultano di Costantinopoli sono stati ben felici di non dover sperimentare il dominio della strega cattiva. Siete in tanti a questo mondo ad essere così “filoamericani” da non voler vedere l’America finire tra gli artigli di una donnaccia simile, una che considerava tutti quei signori lì incompatibili con l’idea di libertà per cui nell’ultimo secolo hanno combattuto milioni di cittadini della Repubblica stellata.

          Quanto a me, sono di orizzonti più limitati e forse provo un amore meno acceso verso l’America di te, Putin, Erdogan e Al Sissi. Alle standing ovation nella Duma russa preferisco le parole di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera di ieri:

          “Qualcuno lo ha paragonato a Ronald Reagan (l’America conservatrice, eccetera, eccetera). Niente di più sbagliato. Donald Trump è l’opposto di Ronald Reagan e anche se annacquerà — come sicuramente dovrà fare — i suoi propositi, molto difficilmente gli storici del futuro potranno trovare consonanze fra la sua Amministrazione e quella che fu dell’ex attore ed ex governatore della California: colui che ricostituì la potenza dell’America dopo il Vietnam e il Watergate, che mise con le spalle al muro l’Unione Sovietica favorendo così indirettamente l’ascesa di Mikhail Gorbaciov e del suo gruppo, che restituì ottimismo e fiducia in se stesso e nei propri principi liberali non solo al suo Paese ma al mondo occidentale nel suo insieme. Trump è un’altra cosa: esprime il desiderio di tornare a quella tradizione isolazionista che prevalse nell’America fra le due guerre mondiali, la volontà di porre termine alla «grande anomalia» che è stata, rispetto alla storia americana passata, la partecipazione permanente agli affari mondiali dopo il 1945, l’esercizio di un’egemonia internazionale fondata sui due pilastri delle alleanze militari (la Nato per prima e, con essa, il cruciale rapporto politico-militare con l’Europa) e del libero scambio. Già con Obama, all’inizio del suo primo mandato, nel mezzo della più grave crisi economica del dopoguerra, e dopo gli interventi in Afghanistan e in Iraq, una certa vocazione isolazionista, e una volontà di allentare i tradizionali, speciali rapporti con l’Europa, si erano manifestate. Ma nulla di paragonabile a quanto Trump ha promesso di fare”.

          E mi preoccupo non solo per l’America, ma per l’intero Occidente.

          Una nota finale su Forza Italia. Quando Trump dichiarò di voler sbattere in galera la ‘megera corrotta’ ( e i suoi sostenitori per settimane gli fecero eco urlando “Lock her up!”) così, senza uno straccio di processo, senza la benchè minima sentenza di colpevolezza, con toni analoghi a quelli che si ascoltano nei discorsi di un Maduro in Venezuela o nei comizi di Beppe da noi, ecco un elettore di Forza Italia che al garantismo ha sempre dato una qualche importanza, non avrebbe avuto un attimo di esitazione a votare la ‘puzzona’. Anche perchè chi pronunciava quelle parole è tutto tranne uno stinco di santo.

      • unione sovietika europea Rispondi

        13 novembre 2016 at 17:24

        potreste pubblicare il link in risposta ad Arch Stanton?

  9. Giuseppe Zabatta Rispondi

    12 novembre 2016 at 16:15

    Brava, questo è l’unico apprezzamento che si può fare ad una professionista che su Trump, e non solo, ha saputo leggere con una lucidità impressionante. Tutto il resto è,verrebbe di dire, “chiacchiere e distintivo”.

  10. cerberus Rispondi

    13 novembre 2016 at 17:48

    Articolo ineccepibile ma il nostro giacobinismo italiota ci porta a parlare di Mosca / comunisti/fascisti etc etc.
    La nausea per il dorato mondo ideale progressista si è imposta con il voto di persone che si sono trovate in difficoltà economiche per questa globalizzazione spinta ,senza pudore,senza rispetto per il mondo del lavoro.
    Tutto il resto è arabesco bizantino.

    • femine Rispondi

      14 novembre 2016 at 12:16

      Così in breve è detto tutto e lo condivido. “tutto il resto è noia”

    • Emilia Rispondi

      14 novembre 2016 at 12:59

      Condivido pienamente. Il mondo progressista sta agli interessi del popolo come il ladro sta agli interessi del derubato.

  11. Arcroyal Rispondi

    14 novembre 2016 at 19:58

    Adesso vedo di trovare un pò di tempo per buttare giù un paio di righe succinte alla mia maniera in risposta ad Aquilone ed Adriano che a volte si beccano i miei sfottò ma che sono senz’altro persone con cui si può andare al di là del tifo da stadio. Stasera sono purtroppo un pò nelle curve perchè impegnato in un importante evento culturale, la finale di Pechino Express: sono raccolto in preghiera per la vittoria della mia guida spirituale Tina Cipollari. Spero che vada meglio che con Hillary.

    Però prima di sbrodolare l’ennesimo post prolisso, saccente e saputello devo chiedere umilmente scusa alle Loro Signorie che mi hanno preceduto e che hanno dato evidenti segni di fastidio perchè nelle pagine dei commenti di un giornale di opinione ci si è permessi di andare al di là delle gare di rutto libero.

    Colgo l’occasione per rivolgere una richiesta alla Gentile Direzione dell’Intraprendente. Non si potrebbero mica aprire 2 nuove sezioni fisse? Una la si potrebbe chiamare ‘Baci Perugina’ un luogo dove i cerberi stufi di inutili “arabeschi bizantini” possano trovare commenti dello spessore più consono alla loro indole, e cioè le frasette con cui si avvolgono i cioccolatini. E poi una bella ‘Pagina Metereologica’, non nel senso delle previsioni del tempo ma dei meteorismi intestinali, dove le Emilie potrebbero emettere le loro raffinate proposte ( come dimenticare l’appassionato “Sterminiamoli tutti!” rivolto alla Clinton e ai suoi elettori gridato sotto la ghigliottina allestita dalla nobildonna svizzera Laura Zambelli del Rocino? ) e dove le femine possano alitare i loro stati di noia ( purtroppo molto frequente visto che ogni 3×2 la Gentile Signora sbadiglia a bocca larga un “tutto il resto è noia ” ).

    Vi ringrazio della cortese attenzione e attendo fiducioso una veloce soluzione ai problemi di queste povere bestie in affanno in mezzo a pensieri troppo complicati.

    • femine Rispondi

      15 novembre 2016 at 11:45

      L’esimio pensatore ha nuovamente meditato e sentenziato: chi non la pensa come lui è, a dir poco, un negletto non meritevole di riguardo alcuno. Per quanto mi riguarda io, come si usava nella mia infanzia di montanara, sono una scema di guerra data la mia veneranda età.
      Per mio divertimento verbale, ebbene sì, “tutto il resto è noia”
      Abbia una buona giornata…

    • Milton Rispondi

      15 novembre 2016 at 17:53

      Sei uno stronzo.

      • Arcroyal Rispondi

        16 novembre 2016 at 10:55

        Milton, ma prima di sclerare, non hai pensato per un secondo che se sono intervenuto tanto duramente è perchè ci sono dei precedenti che ti sono sfuggiti? La Signora che adesso si atteggia a povera vecchina dedita alla pastorizia sugli altopiani carsici è da mesi che sbadiglia al termine di interventi che non le aggradano. Adesso presenta queste esternazioni di una noia mortale come moti di ribellione da parte di una popolana di umili origini contro gli intellettuali che pensano di aver ragione solo perchè hanno letto un paio di libri. Ma come si capisce facilmente quando la si segue con un minimo di attenzione tedio e fastidio le sorgono spontanei solo in presenza di commenti che non condivide ( e a cui non sa rispondere ). Quando invece c’è una sfilza di interventi perfettamente intonati alle sue intime corde, è lì a spellarsi le mani dalla soddisfazione.

        Questo articolo della Grande ( Immensa ) Maria Giovanna è fondamentalmente rivolto a dare dell’imbecille a chi di fronte all’avvento di Trump non si è buttato in ginocchio ad ammirare la sua solare bellezza: la femine tanto sensibile a chi è affetto da un ingiustificato senso di superiorità ha avuto qualcosa da ridire al riguardo? Poi, caso mai non bastasse, vatti a guardare il rogo della strega cattiva organizzato dalla Zambelli Del Rocino nel suo ultimo articolo. Magari anche tu finisci per concludere che una che si accoda a chi in democrazia invoca stermini, fucilazioni e galera per gli sconfitti in libere elezioni, è solo un’infame che non merita alcun riguardo.

        La svolta trumpoide dell’Intraprendente segnata dalla pubblicazione acritica degli articoli di quest’altra madamazza intollerante e nostalgica delle dittature che è Maria Giovanna Maglie sta lentamente estinguendo i lettori che ai valori liberali danno ancora una qualche importanza. Quando rimarranno solo putleriani e gheddafiani di ogni risma, vedrai, Milton, che spariranno anche gli ultimi miasmi degli stronzi come me, e sarà tutto un prato fiorito di primavera con le femine che balzano liete tra le rocce che affiorano.

        • Milton Rispondi

          16 novembre 2016 at 16:41

          Visto il tono civile di questa tua risposta ritiro il mio “sei uno stronzo” per sostituirlo con un “ti comporti come uno stronzo”.
          Ho anch’io questa tua tendenza: mi infastidisco e mi irritano le opinioni troppo distanti dalle mie, ma a differenza tua mi controllo e cerco di non eccedere con argomentazioni insultanti ed offensive.
          Ad esempio sono in totale disaccordo con le tue tesi sulla Maglie, su Trump, sulla Clinton ecc. ecc. ; non le ho contestate per mancanza di tempo, ma le ho lette con interesse in quanto documentate e ben espresse.
          Ultimo appunto: si può essere liberali anche in disaccordo con te.

  12. step Rispondi

    15 novembre 2016 at 15:13

    Juncker: “Trump mi preoccupa”. Buon segno.

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