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La neolingua uccide il maschio

Il Codacons, la fantomatica associazione per la difesa dei consumatori, ci ha ormai abituato al suo spararle grosse. Il suo fine, non da oggi, sembra essere solo quello di conquistare qualche titolo sui giornali e di giustificare per questa via stipendio e ruolo del presidente e degli altri dirigenti. Eppure, l’ultima uscita, che pure va inserita in questo contesto, non sembra essere stata fatta senza criterio, pronta come è a conquistare, oltre che le prime pagine, anche  il ventre molle dell’opinione pubblica nazionale (e non solo): quella enorme massa di “cretini di sinistra”, e direi ormai pure della sedicente “destra”, la cui cifra continua a essere il “politicamente corretto” e l’acritica sottomissione agli idòla fori.

Un tempo l’accusa che veniva rivolta a certi atteggiamenti e a certe parole era di “maschilismo“, oggi il termine assurto di moda per esprimere lo stesso concetto è l’esteticamente orrendo “sessismo“. Il Codacons si è subito adeguato ai tempi, insorgendo contro l’allenatore del Torino, Sinisa Mihajlovic, accusandolo di avere usato un linguaggio “sessista” e offensivo delle donne. Commentando una partita, l’allenatore serbo ha infatti detto, in modo linguisticamente efficace, che “non si può essere maschi in casa e femmine in trasferta”. Ora, ad essere offesa dalla nuova “sparata” del Codacons dovrebbero essere in verità tutte le persone, in primo luogo le donne, che conservano un minimo di intelligenza, buon senso, senso della realtà e della storia. A Roma si dice. “ci sei o ci fai?”. E infatti non ci vuole particolare perspicacia per capire che ci sono, tanto per dire, donne “virili” e uomini “femminei”, ove l’aggettivo non vuole stabilire gerarchie ma semplicemente indicare il predominio, in un dato individuo o in un dato momento, di una o di altra delle virtù e qualità umane che ci compongono. E che tutte, nessuna esclusa, fanno la ricchezza e varietà del mondo in cui viviamo.

In certi sport servono certe virtù e si loda perciò, anche in una squadra femminile, il “gioco maschio“. In altre attività, pure ugualmente degne, si lodano altre e diverse sensibilità, che a volte certi uomini hanno più di certe donne, come è perfettamente normale che sia. D’altronde, tutti noi siamo, di volta in volta, più maschi o più femmine, in un senso figurato che nulla ha a che vedere ovviamente con gli orientamenti sessuali (anch’essi pure tutti, in linea di principio almeno, legittimi e accettabili). Certo, il linguaggio fa trasparire a volte connotazioni valoriali che appartenevano ad altre epoche storiche che furono anche di rigido dominio maschile, ma ciò non testimonia altro che esso è forza viva e non un algido algoritmo. D’altronde, come ci ha recentemente ricordato Dino Cofrancesco, la storia non può essere emendata (questo lo può pensare solo il “cretino” appunto) e noi siamo oggi quello che siamo anche e soprattutto in virtù di quello che siamo stati nel passato atavico. Una “riforma del linguaggio”, come quella auspicata persino dalla terza carica dello Stato, sarebbe irrispettosa e artificiale. E, non più riflettendo né la storia passata né le tensioni e contraddizioni del presente, come appunto fa il linguaggio vivente che pulsa nelle nostre anime, finirebbe per assomigliare troppo a quella “neolingua” che popola i nostri più cupi, ma non per questi irreali, sogni o incubi orwelliani.

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di on 3 novembre 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a La neolingua uccide il maschio

  1. sergio Rispondi

    3 novembre 2016 at 17:07

    Sinisa doveva dire : « non si può essere maschi in casa e froci in trasferta »

    • Emilia Rispondi

      4 novembre 2016 at 16:33

      Bellissimo…

  2. Milton Rispondi

    3 novembre 2016 at 18:50

    Sempre piacevole leggere il Prof. Ocone. Grazie.

  3. cerberus Rispondi

    3 novembre 2016 at 20:47

    La neo-lingua di Orwell…..
    la psico-polizia…

  4. Luca Rispondi

    4 novembre 2016 at 09:57

    Nessun commento se non il piacere di aver letto un bell’articolo fatto di” belle” parole.

  5. Epulo Rispondi

    5 novembre 2016 at 10:14

    Ma se domani vado in un negozio di materiale elettrico, posso chiedere una spina con attacco “maschio” e una con attacco “femmina” o sono sessista?

  6. aquilone Rispondi

    5 novembre 2016 at 11:00

    A questo punto bisogna cominciare ad immaginare che se uno si limita a dire che la tale squadra ha praticato un “gioco maschio”, abbia usato un linguaggio sessista, anche se non ha fatto alcun riferimento di contrapposizione al “gioco da donnicciuole”.
    Ugualmente, dire con docezza ad un bambino, “dai, non piangere come una femminuccia” da oggi in poi sarà una esortazione disdicevole.
    Dobbiamo tutti tornare a scuola?
    Che paese di stronzi!

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