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Il ruggito del coniglio

Dopo l'elezione di Trump Juncker fa già il maestrino: "Perderemo due anni per insegnare al nuovo presidente come funziona l'Europa". Il funzionario mai eletto dell'Eurosoviet vuole dare lezioni al leader del mondo libero. Stia attento perché è l'Ue ad avere bisogno degli Usa e non il contrario...

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«Gli americani in generale non hanno alcun interesse per l’Europa: questo è vero per la classe dirigente e per l’America profonda. Non conoscono l’Europa. Trump ha detto durante la campagna elettorale che il Belgio è un villaggio da qualche parte in Europa. Quindi, bisognerà insegnare al presidente eletto che cos’è l’Europa e quali sono i suoi principi di funzionamento». Questa potrebbe essere la frase pronunciata da qualche stizzito corrispondente di sinistra, deluso dalla sconfitta di Hillary Clinton. Potrebbe essere il commento privato di uno dei tanti razzisti anti-americani (perché è molto diffuso il pregiudizio anti-americano, nel Vecchio Continente, e assume le tinte e i toni del razzismo). Potrebbe essere la sparata di un politico di sinistra, uno di quelli che rispettano gli americani solo ed esclusivamente quando eleggono un presidente nero, perché nella loro mentalità post-sovietica esistono solo gli Usa dei redneck maschilisti, retrogradi e razzisti. E amanti delle armi. Invece no. A parlare non è uno dei tanti razzisti anti-americani, non è un corrispondente fazioso deluso, non è neppure un politico di sinistra. Queste che abbiamo citato sono le frasi pronunciate da Jean Claude Juncker, presidente della Commissione Europea.

Sul rapporto fra Ue e Usa occorre andare con i piedi di piombo. Il nuovo presidente è stato eletto da una maggioranza di americani ormai convinti che il Vecchio Continente sia ormai più un peso che un’opportunità. Il compito arduo delle classi dirigenti europee, d’ora in avanti, sarà quello di convincere l’amministrazione della prima potenza mondiale a considerare l’Europa ancora come un’opportunità. Non la si convincerà mai con frasi come: «Penso che rischiamo di perdere due anni aspettando che Donald Trump termini di fare il giro del mondo che non conosce». E nemmeno come: «Trump ha delle attitudini nei confronti dei migranti e degli statunitensi non bianchi che non rispettano le convinzioni e i sentimenti europei». In quest’ultima dichiarazione, Juncker, forse inconsapevolmente, si è letteralmente tirato la zappa sui piedi. Perché una delle cause della vittoria di Donald Trump è proprio la lotta all’immigrazione clandestina. E uno dei motivi principali dell’attenzione dell’opinione pubblica americana a questo problema è proprio la mala gestione del fenomeno da parte dell’Ue. “Non fare come in Europa” è il tacito suggerimento che gli elettori d’oltre oceano hanno dato recandosi alle urne. “Fare come in Europa”, vuol dire, soprattutto: reprimere il malcontento dell’opinione pubblica con strati di falsa informazione sull’immigrazione e i problemi ad essa connessi, condannare i partiti che si oppongono all’immigrazione illimitata bollandoli come “xenofobi” e, al tempo stesso, non adottare alcuna strategia coerente per affrontare l’arrivo di milioni di persone entro i confini comunitari. Se questi sono i “sentimenti europei” che Trump dovrebbe capire e rispettare, cento volte meglio tenersi il muro al confine col Messico.

Ma soprattutto: il presidente della Commissione non è stato eletto. È un funzionario, un alto burocrate, è nominato per gestire un’amministrazione di un condominio di Stati nazionali. Non è un politico che possa percepire la rivalità dei Repubblicani americani. Non parla a nome di suoi elettori delusi. Eppure si arroga il diritto di sputare sulla scelta degli americani. Già Juncker aveva dimostrato di saper perdere la pazienza in occasione della Brexit, quando, invece di rispettare la scelta democratica di un popolo europeo e farsi l’esame di coscienza su cosa non funzioni nell’Ue, aveva preferito sparare a zero sui britannici. Ma qui siamo ad un livello superiore: Juncker sputa sulla scelta di un popolo che non ha nulla a che vedere con l’Unione Europea. In questo dimostra, sia lui che la classe dirigente che rappresenta, una grande debolezza. Le sue parole di condanna alla Brexit, poi persino all’esito delle presidenziali americane, suonano come il ruggito del topo. E di un topo che si percepisce braccato, per di più: nessuna crescita economica, nessuna risposta efficace al terrorismo jihadista, nessuna politica comune di fronte alla Russia, una difesa che dipende ancora dagli Stati Uniti. L’Unione non sta più assieme perché, evidentemente, ha perso la sua capacità di attrarre. Sta assieme solo per inerzia. Continua a vivere, non grazie a una realtà, bensì in forza di un progetto di Europa a cui non crede più nessuno. E proprio per questo viene ribadito continuamente con stizza. È questa l’Ue che perde i pezzi, a partire dal Regno Unito e ora pure gli alleati, a partire dagli Usa. Farsi un esame di coscienza è doveroso. Insultare il presidente eletto della prima potenza alleata fa solo ridere.

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di on 12 novembre 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

19 commenti a Il ruggito del coniglio

  1. rosario nicoletti Rispondi

    12 novembre 2016 at 17:15

    Questi strani personaggi che abbiamo messo a capo dell’EU andrebbero cacciati all’istante. L’unica scusante per Junker può essere l’abuso di alcolici. Nel caso di Schultz – le cui parole sono ancora più fuori luogo di quelle di Junker – non può valere la stessa scusante. Cosa aspetta la nostra brava maestrina che governa l’Europa a licenziarli?

    • lupopz Rispondi

      12 novembre 2016 at 19:03

      abbiamo?

  2. cristiano Rispondi

    12 novembre 2016 at 17:17

    Der trinker ha esternato……
    infatti alla guida di questo cesso di europa lui e i suoi accoliti stanno facendo bene….si,molto bene.
    spero che vengano spazzati via dai gretti e ignoranti populisti.

  3. Giulia Di Giovanni Rispondi

    12 novembre 2016 at 17:26

    L’Europa non esiste, perché mai Trump dovrebbe interessarsene? Lui si occupa di cose concrete e reali, l’Europa è solo una farsa, tragica, ma farsa.

  4. Emilia Rispondi

    12 novembre 2016 at 17:27

    Questo va eliminato.

  5. adriano Rispondi

    12 novembre 2016 at 17:41

    Fa anche piangere.Non c’è solo il muro,che probabilmente non si farà.C’è anche il bilanciamento dell’onere dell’alleanza,oggi a carico prevalente degli USA.E’ ora di cominciare a crescere ed assumersi le proprie responsabilità.Anche in questo Trump ha ragione e non saranno gli squittii di Bruxelles a fargli cambiare idea.

  6. ultima spiaggia Rispondi

    12 novembre 2016 at 17:57

    È così cretino che non ha capito come funziona l’America

    • Ernesto Rispondi

      12 novembre 2016 at 20:37

      Però da primo ministro del Lussemburgo capiva benissimo come si crea un sistema di evasione ed elusione totale a favore dei suoi amici miliardari comunisti, magari svizzeri, magari di origine italiana. Poi, deve aver dimenticato.

    • Ernesto Rispondi

      12 novembre 2016 at 20:39

      Ascoltando la voce, impastata e incerta, è evidente che si tratta di una persona sotto l’influsso pesante di sostanze psicotrope. L’alcol mi sembra spiegazione troppo blanda.

  7. orsonero Rispondi

    12 novembre 2016 at 21:40

    Ha parlato l’ubriacone.
    …….me ne faro’ una ragione.

  8. Luca Rispondi

    13 novembre 2016 at 00:14

    Questo è Nin bell’invidioso mezzosinistro che parla,parla.Prima o poi i conti con l’America li farà anche lui.Si cominci a comprare secchiello e paletta.

  9. cerberus Rispondi

    13 novembre 2016 at 09:04

    Non gli affiderei nemmeno il mio cane da portare ai giardini (anche perché sono pieni di suoi cari amici muslim).
    Ma cari signori il momento è giunto e il 4/12 si deve votare perché non c’è quorum, chi vince vince,punto.
    Il mio NO unito a tanti altri può dare l’inizio al cambiamento.
    Basta ipocriti progressisti, basta con tizi arroganti come il beota in questione. Inutili dannosi & costosissimi.

    • Emilia Rispondi

      13 novembre 2016 at 17:18

      Anche il mio NO

      • gastone Rispondi

        14 novembre 2016 at 17:57

        ANCHE IL MIO NO

  10. aquilone Rispondi

    13 novembre 2016 at 11:48

    L’europa sta ancora in piedi, e lo resterà ancora a lungo, semplicemente perchè gli stati che ne fanno parte sono indebitati fino al collo e temono la reazione di grandi gruppi finanziari che in 24 ore li farebbero fallire. Solo l’Inghilterra aveva ancora la forza economica per uscirne, ma qualcosa alla grande finanza ha dovuto comunque pagarlo … e ancora ne pagherà. Anche la Germania potrebbe avere la forza per uscirne, ma al momento non le conviene (forse è l’unico stato cui non conviene) e quindi si batte per tenerne insieme i cocci. Quando avrà la convinzione che uscendone ne trarrà vantaggi ancora migliori, facendo contemporaneamente fallire tutti gli altri stati della congrega, lo farà. Senza pietà. Ma sappiate che dall’europa no si esce, siamo presi per le palle dalle finaza mondiale

  11. Albert Nextein Rispondi

    13 novembre 2016 at 14:57

    Classificazione dell’uomo a Napoli.
    Ommo.
    Mezz’ommo.
    Omm’emmierda.
    Quaquaraquà.
    Juncker.

    • gastone Rispondi

      14 novembre 2016 at 17:59

      MI PIACE

  12. Alfonso Rispondi

    13 novembre 2016 at 16:25

    Il titolo dell’articolo dovrebbe essere “lo sbraitare del cretino”.

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