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Il politicamente corretto uccide anche Shakespeare

Per il regista Amos Gitai Otello è un immigrato “arrivato a Venezia dall’Africa, che viene contrastato e distrutto dallo spirito europeo". Non sappiamo cos'abbia letto ma non era il Bardo. Ora ci aspettiamo la versione gay e contro islamofobia e zingarofobia...

censuraCi mancava solo l’Otello politicamente corretto. Col riferimento ai migranti, ecco la tragedia shakespeariana al servizio della sensibilizzazione dell’Europa nei confronti di un esodo incontrollato, quello causato dagli stessi politici che poi incolpano i popoli civilizzati di inciviltà etica. Il regista Amos Gitai, che cura la messa in scena dell’Otello rossiniano al San Carlo di Napoli, punta su una presunta contemporaneità “in quanto parla dell’immigrazione, degli spostamenti dei popoli e delle sofferenze che provocano”, politicizzando e decontestualizzando così l’opera originale per adattarla a un’epoca successiva di 400 anni. È pur vero che l’emarginazione, il razzismo e i pregiudizi sono tematiche universali nello spazio e nel tempo, ma è altrettanto vero che in Shakespeare rappresentano il pretesto per l’analisi psicologica individuale, prima ancora che sociale, nella fattispecie peraltro incentrata su ipocrisia, gelosia e inganno, debolezze squisitamente umane a prescindere dal colore della pelle.

Tanto più che Otello è nobile e cristiano, come un Barack Obama qualsiasi, non certo paragonabile all’attuale tipologia del migrante. “Il plot di Otello è radicato in pieno nel nostro tempo perché narra la storia di un ragazzo nero di somma bellezza, arrivato a Venezia dall’Africa, che viene contrastato e distrutto dallo spirito europeo. L’Europa deve ancora confrontarsi con le sue responsabilità verso i nuovi venuti”, così Gitai, e ci risiamo con la tirata di orecchie all’Occidente, colpevole per i motivi sbagliati, ancora siamo allo “spirito europeo” anziché alle tragiche politiche di accoglienza e integrazione, faccenda meno spirituale e più tristemente tangibile. Il vero coup de théâtre e di giustizia artistica sarebbe quello di concedere la parte di Otello a un negro subsahariano o a un più sbiadito nordafricano, a scelta, visto che Shakespeare stesso non si è mai espresso chiaramente sull’esatta gradazione del colore della pelle. Invece sarà il solito bianco prevaricatore di palcoscenico (Gabriele Ferro) a recitare, spalmato di fondotinta marrone al pari dei menestrelli americani che si tingevano da negretti, secondo lo stile blackface già condannato per razzismo da Martin Luther King. Non ci sono baritoni africani all’altezza?

Attendiamo un Otello gay che impazzisca per il suo Desdemonio, tanto per combattere l’omofobia. O un Otello musulmano contro l’islamofobia, o un Rom contro la zingarofobia. Più ragionevole sarebbe lasciare intonso l’Otello originale e inscenare un Rotello qualsiasi a uso e consumo del messaggio di sensibilizzazione e solidarietà che a quanto pare deve impregnare persino un’opera lirica. Strumentalizzare persone e artisti è un peccato di antipatia, ma sfruttare le opere classiche lo è doppiamente. Le opere rivisitate non sono una novità, già una trasposizione cinematografica ne può allargare o restringere i confini sostanziali, è quando viene distorto l’intento dell’autore che si prefigura un sopruso: Shakespeare non ci risulta si occupasse dei problemi connessi all’esodo di massa dall’Africa e dal Medioriente. Era un raffinatissimo analista dei sentimenti, dove in Otello il “nero” è nero ma poteva anche essere giallo, ma a noi di un cinese non frega nulla, visto che è più organizzato e stakanovista degli altoatesini messi insieme, oltre a non filare di striscio le femmine nostrane.

Stupisce piuttosto che nessuno tiri in ballo il femminicidio, forse perché Otello poi si giustizia dignitosamente da sé anziché animare i Pomeriggi 5, i Porta a porta e i Quarti gradi, per i quali un africano assassino è un povero emarginato e l’equivalente bianco è un mostro automaticamente condannabile anche in base a un processo puramente indiziario. Poi perché non concedere a un nero imbiancato la parte di Iago, il subdolo bugiardo responsabile dei fraintendimenti di Otello, almeno sarebbe salva la par condicio. E se fosse un dilettante, chissenefrega, tanto Iago è già un infame di suo. Una cosa sono le faccende socio-sentimentali tra un nero e una bianca, così come tra un ebreo e una palestinese e al limite tra un pisano e una livornese, altra cosa è l’esodo di una massa di disperati che destabilizza l’Europa intera.

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di on 5 novembre 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Il politicamente corretto uccide anche Shakespeare

  1. Luca Rispondi

    5 novembre 2016 at 08:51

    E d’altra parte questo Gitai può pensare che il teatro si riempia di sinistri che vivono di politicamente corretto,quella cosa ,quel fraseggio demenziale che usano quando fanno porcherie o stupidaggini a vantaggio di qualcuno taglieggiando la democrazia per quel pico che hanno lasciato .Anche il teatro si deve adattare al regime e magari questo pseudoregista si crede un genio.

  2. ultima spiaggia Rispondi

    5 novembre 2016 at 09:02

    Pure Otello un clandestino?
    Hanno ragione a dire che i clandestini sono una risorsa: si tratta di oro nero.
    Tra non molto leggeremo questi annunci:
    AAA Cooperativa operante in tutta itaGlia è interessata all’acquisto di cinquemila capi di clandestini per ampliare il proprio allevamento.
    Telefonare ore pasti.
    Oppure:
    AAA Vendesi al migliore offerente avviata azienda in posizione soleggiata, con tremila capi di clandestini.
    I perditempo sono pregati di astenersi.

  3. Francesco_P Rispondi

    5 novembre 2016 at 15:20

    Tutto ciò che è politicamente corretto è moralmente, scientificamente, storicamente, culturalmente, … , scorretto.

  4. cerberus Rispondi

    5 novembre 2016 at 18:13

    Ma finirà anche questa ridicola farsa…..

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