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Il film sulla mattanza di Stato

"Cronaca di una passione" racconta la storia (vera) di Antonio, 56 anni una moglie e due figli, profondo Veneto, suicida per una cartella di Equitalia che gli ha tolto tutto. Questa è l'urgenza, la guerra da vincere: basta ai suicidi di Stato

Entrare in una storia così t’appesantisce l’anima e sapere che quell’urlo probabilmente resterà inascoltato ti fa dubitare abbia un senso farlo. Ma ha senso. Ha senso perché se un uomo si toglie la vita per la vergogna ti si spezza il fiato. Perché se un uomo onesto si toglie la vita perché una cartella di Equitalia l’ha messo all’angolo ti si contorcono le budella. Perché non puoi accettare l’illogica cronaca di burocrati che non pagano e non pagheranno per la cecità incurante e sorda delle loro persecuzioni. “Cronaca di una passione” è il nuovo film di Fabrizio Cattani con Vittorio Viviani e Valeria Ciangottini e racconta una storia vera, uguale nella sua diversità al dramma di tanti, troppi altri. Di famiglie che hanno dovuto seppellire i loro cari, di persone che si sono trovate faccia a faccia col vuoto di un addio insensato più di altri perché evitabile.

Il film autoprodotto con 70mila euro, negato alle grandi sale e affidato a quelle più piccole a patto che accompagnino la proiezione con dibattiti coadiuvati dall’intervento di associazioni a disposizione delle famiglie che hanno perso i propri familiari per la crisi, parla di Antonio. Antonia aveva 56 anni e tre operai, cui aveva dato la buona notizia: una commessa pubblica è arrivata, i debiti con Equitalia li salderemo. Poi però lo Stato non ha pagato i propri di debiti e lui ha chiuso malamente bottega. Antonio aveva una moglie, la cartella esattoriale intestata a loro ammontava a 50mila euro. I soldi non c’erano, le banche e l’accesso al credito sono porte chiuse. La rateizzazione negata. Siamo a Vicenza, in un Veneto che questi drammi li conosce troppo bene. Un lavoro in nero, il meccanico, 500 euro al mese. Moglie e figli si son trasferiti dalla madre, lui dalla zia cui fa da badante. Ci si vede ai giardini pubblici per fare due chiacchiere. Poi la notizia diventa nota, la povertà una macchia. La vergogna, il suicidio. La solitudine di chi dopo anni di sacrifici si trova improvvisamente strozzato, catapultato in un pantano da cui non sa e non riesce a uscire.

La conta dei morti si attesta a seicentoventotto in tre anni. Questo il numero immane di piccoli che si sono tolti la vita tra il 2012 e il 2015, altri 193 fra gennaio e ottobre. In cima alla classifica ancora il Veneto degli eroi moderni. Ancora il Veneto che produce ricchezza a testa bassa nonostante i sacrifici. Ancora il Veneto che due anni fa abbiamo sentito urlare a Schio, “non vogliamo farci suicidare”. Un urlo così forte che l’eco l’abbiamo ancora dentro. Il Veneto cui l’Intraprendente cerca di dare voce con una sezione dedicata e che non conosce rappresentanza degna, forte, sonante, come la Lombardia e chi in Italia fa Pil. Vessato da un residuo fiscale vergognoso e che tiene in mano un pallottoliere tinto di morte.

E si possono analizzare molte cose, si può parlare di modello Nordest, di comunità incapaci di intervenire e salvarsi, ripiegarsi su se stesse ma viene tutto dopo. Viene dopo l’urgenza di dare risposte a queste persone, di trovare soluzione immediate, di concedergli quel respiro utile a ripartire. Perché sono risorse, perché è gente che può e deve essere volano di una ripresa. Bisogna dirglielo e fornirgli i mezzi perché tornino a esserlo, perché valgono, perché hanno fatto grande un Paese che oggi s’è fatto piccino ma ha ancora un potenziale incalcolabile. Perché non sono inutili, lo ripeteremo fino alla nausea, perché possono e devono vincere, perché non devono lasciarci, perché la giustizia va cercata e più di questa il futuro. Per quanto vale qui una voce la garantiamo loro, da qui a sempre. Basta suicidi oggi. Questa è la guerra da combattere. Il resto, tutto il resto viene domani.

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di on 21 novembre 2016. Filed under Attualità,Veneto intraprendente. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Il film sulla mattanza di Stato

  1. Sergio Andreani Rispondi

    21 novembre 2016 at 07:14

    Beh, fino a poco tempo fa, buona parte di queste persone erano in piazza a sventolare il tricolore contro la secessione.

    Ora paghino e tacciano.

    • Davide Rispondi

      21 novembre 2016 at 13:05

      Bravo,hai fatto un altro film, ma guarda che tutti i morti tacciono.

  2. Luca Rispondi

    21 novembre 2016 at 13:16

    Si tratta di gente pericolosissima che nulla sa di aziende e problemi di vita aziendali,di tasse ,stipendi interessi,banche.A loro preme solo lo stipendio garantito ed i premi sugli incassi,che poi la gente disperata si uccida è’ un particolare fastidioso perché dovranno intervenire per il recupero su figli o parenti di colui che hanno determinato alla morte.Ma solo un fastidio e poi morto uno avanti l’altro che non può pagare.Tutto in uno Stato che non paga nessuno e se lo fa accade a babbo morto quando la tua situazione è compromessa.Ma questi pericolosissimi inetti, tranquilli che non si suicidano per il fatto che non pagano chi ha lavorato per loro,continueranno ad aspettare il 27 ed i premi produzione,quale riduzione forse quella del caffè al bar,e la degna pensione dopo tanti anni seduti sulla sedia che gli ha fornito il suicida fin quando è stato costretto a morire.

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