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L'intraperdente (in amore)

di Gianluca Veneziani

Il due di picche? Un pretesto per la letteratura

sfigato

Io, Pina, sono indistruttibile, e sai perché?

Perché sono il più grande “perditore” di tutti i tempi.

Ho perso sempre tutto: due guerre mondiali,

un impero coloniale, otto – dico otto! –

campionati mondiali di calcio consecutivi,

capacità d’acquisto della lira, fiducia in chi mi governa…

e la testa, per un mostr… per una donna come te

(Paolo Villaggio in Fantozzi contro tutti)

Nella mia carriera sentimentale avevo accumulato talmente tanti due di picche da poter chiudere la canasta di Burraco e andare a pozzo. Ma anziché rassegnarmi al solitario – come aveva fatto un mio amico, espertissimo di amore fai da te – avevo deciso di rilanciare la posta e continuare a giocare.

Per sublimare i fallimenti nella mia ricerca della mia donna ideale, da tempo avevo fatto affidamento su un doppio motto di matrice fascista: 1) memento audere semper (ricordati di osare sempre); 2) mancò la fortuna, non il valore. Con l’uno mi incoraggiavo a tentare ancora; con l’altro mi consolavo del mancato successo. Nondimeno continuavo a collezionare una serie di sonorissimi rifiuti, che da oggi diventano materia di questa rubrica. Intraprendente, perché comunque non smetto mai di provarci. Ma anche Intraperdente, visto il risultato rovinoso.

A muovermi in questo racconto divertito, che durerà 50 puntate – se avrete la pazienza di seguirmi –, c’è la convinzione che la disastrosa esperienza personale possa assurgere a modello universale e magari trovare conforto in quei maschi che, come me, ne hanno passate tante… Sarà una sorta di manuale del Maschio ferito e sconfitto, ma non abbattuto. Una controlettura della realtà, che non ostenta pose machiste da latin lover, ma al contrario esibisce – con un certo autocompiacimento per il fallimento – le disavventure di un maschio sfigato, etimologicamente “senza figa”, come mi illuminò un giorno Vittorio Sgarbi, che di figa se ne intende, eccome…

Circostanze tragicomiche, contemplate da uno sguardo autoironico. Che attingono in buona parte a materiale biografico, con nomi che saranno volutamente non di fantasia (almeno così qualcuna si arrabbierà. È la mia forma postuma di vendetta, direbbe Nietzsche).

Alla base dell’impresa, un obiettivo e una certezza. La speranza che, raccontando delle mie débâcle, qualche donna si muova a compassione e si offra volontaria per lenire le ferite di un uomo afflitto (ma non si accetta amore mercenario, se non altro perché siamo a corto di soldi). E la convinzione che la vita (e la figa) sia solo un pretesto per la letteratura.

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di on 25 novembre 2016. Filed under L'intraperdente (in amore). You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Il due di picche? Un pretesto per la letteratura

  1. Padano Rispondi

    28 novembre 2016 at 09:23

    Già.
    Come quello stalker di Dante Alighieri, che se Beatrice gliel’avesse data non avrebbe scritto una riga.

    Anch’io, pensandoci, scrivo parecchio…

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