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Dio benedica l’America

L'America è sempre diversa da se stessa, figuriamoci dalla caricatura che ne fa l'Europa, e oggi ha eletto alla Casa Bianca il candidato sgorgato dalle sue viscere ed equivocato ovunque, Donald J Trump, e per noi è una buona notizia...

Trump ClevelandDio benedica l’America, che è sempre diversa da se stessa, figuriamoci dalla caricatura che ne fa l’Europa, e che oggi ha eletto alla Casa Bianca il candidato sgorgato dalle sue viscere ed equivocato ovunque, Donald J. Trump.

Dovete rassegnarvi tutti, intellò che non escono dall’isola di Manhattan (peraltro in gran parte costruita da Trump), sondaggisti embedded ormai oltre il livello di guardia e definitivamente sputtanati, signorine buonasera scandalizzate dall’orco Donald e accorse a fare le veline per un’antifemminista vera come Hillary Clinton, professionisti del banalmente corretto a vario titolo col chiodo fisso d’insegnare a un grande Paese, un Paese irripetibile nella storia umana, come essere se stesso. L’America non la incastri, non la comprimi nelle categorie apparecchiate nei tuoi cocktail party, l’America non la risolvi nei tuoi convegni tranquillizzanti, l’America è anzitutto e dalle origini pursuit of happiness, e lo è come diritto costitutivo e inalienabile, e trova da sola le vie per continuare a perseguire la felicità, spesso le inventa contro ogni logica e contro sentenze apparentemente inappellabili dei (troppi) filosofi della storia che sono avvezzi a esercitarsi su di essa. L’America dà le chiavi del Paese e del mondo libero a un ex attore di western di seri B, dopo il disastro Carter, e Ronald Reagan moltiplica la ricchezza del Paese e vince la Guerra Fredda senza sparare un colpo. L’America diventa l’indiscussa potenza mondiale trainata da un ex generale glorioso completamente a digiuno di politica, “Ike” Eisenhower. L’America, certo, esce dopo otto logoranti anni di sovraimpegmo nel mondo firmati George W Bush appellandosi all’uomo del disimpegno e fin della rinuncia, quel Barack Obama che da oggi e grazie a Dio è davvero (brutta) storia, e lorsignori ce lo vendono come un progresso civile immane. Oggi, la stessa America esce da otto frustranti anni obamiani con un atto di sconfessione e di rivolta che stupisce solo chi pensa che davvero da quelle parti si potessero ingoiare amenità socialistoidi come l’Obamacare e l’aumento incontrollato di potere ai sindacati, e ce la vendono come tragedia planetaria.

Rassegnatevi, l’America cambia sempre e per questo è sempre uguale a se stessa, e sempre diversa dalle vostre aspettative. L’America, e forse anche il mondo, avevano bisogno di qualcosa come Donald J Trump, e nel nostro piccolo siamo assai fieri di essere stati tra i pochi a dirlo nel Belpaese in tempi insospettabili, soprattutto con le analisi acuminate ed evidentemente fondatissime di Maria Giovanna Maglie. Ne aveva bisogno, anzitutto, per non europeizzarsi, per farla finita col pensiero debolmente comodo della “pussy generation, come l’ha incenerita Clint Eastwood, icona del repubblicanesimo eterodosso e libertario che ha sostenuto Trump (e già solo questo dovrebbe far arrossire chi ancora oggi insiste a blaterare di “populismo”, di “fascismo” o addirittura di rimandi hitleriani, vedi un grottesco Alan Friedman sulla Rai). Un pensiero e una prassi di governo tutti divieti, regolamentazioni, fobie politicamente corrette, ipertutela di qualunque minoranza o gruppo d’interesse organizzato, fino ad accantonare come un ferrovecchio della storia il tipo umano che è poi la memoria dell’America. L’individuo anglosassone, tendenzialmente protestante, o cattolico, comunque di cultura cristiana, ultimo eco delle ragioni dei Padri Fondatori, fondamentalmente interessato alla possibilità di vivere e prosperare in autonomia e in libertà, godendo di tutti i diritti che una Costituzione insuperata gli garantisce, Secondo Emendamento compreso.

Pensavano fosse finita, quell’America senza la quale non c’è nessuna America, pensavano di essersene finalmente liberati, di averla normalizzata, ridotta a un Paese con il Welfare in espansione e i bagni gender, una parodia dell’Europa. E invece, quell’individuo che oggi possiamo tornare a definire senza retropensieri “Wasp“, perché di nuovo non è una parolaccia, si è ribellato, ha esercitato il diritto di voto, in misura largamente imprevista da guru della comunicazione e analisti del nulla, e ha sventolato il toupè di Donald Trump contro chi voleva cancellarlo dalla storia, e non gliene saremo mai abbastanza grati. Perché sotto quel toupè, abbiamo provato a dirlo più volte, c’è molto, e molta politica, chi ci vende il miliardario newyorkese come una variante yankee di Grillo continua a sollazzare il proprio ombelico. C’è il più grande choc fiscale dai tempi di Reagan, con un previsto crollo verticale delle aliquote e soprattutto il disboscamento della burocrazia statale cresciuta oltre il livello di guardia sopra il corpo delle imprese negli anni del grande equivoco obamiano. C’è il respiro restituito alla classe media come slogan fisso della campagna, ma ora anche come debito elettorale esplicito, visto la mappa del voto anche in Stati tradizionalmente democratici, quelli del Midwest su tutti. C’è un programma radicale di “legge e ordine“, ma è il radicalismo con cui Nixon tornò a garantire alla maggioranza silenziosa e operosa degli Stati Uniti le proprie libertà, e con cui Rudolph Giuliani (altro grande sponsor di Trimp) ripulì la New York finita fuori controllo e poi tornata gioiello del Paese, è o quantomeno vuole essere nelle intenzioni radicalismo di governo, non boutade di lotta. C’è la messa in primo piano di un gigantesco non detto della globalizzazione, che ha a che fare con le ferite di quell’America individualista e preideologica che si è recata in massa a votare The Donald: le libertà economiche (sacre per chi scrive) non possono essere globalizzate se non sono globalizzate anche le altre libertà individuali fondamentali, altrimenti t’involvi in una competizione viziata con un posto dove tecnicamente vige lo schiavismo di Stato come la Cina, che col libero mercato non ha nulla a che spartire. C’è la volontà manifesta di prendere per le corna il toro dell’islamismo jihadista e terrorista che è il vero Nemico del nostro tempo, il Totalmente Altro rispetto alle libertà occidentali, e anche d’impegnare maggiormente la Nato su questo fronte (altro che sua abolizione, Trump vuole solo che i membri dell’Alleanza la smettano di scroccare la propria sicurezza al contribuente americano, e pare sacrosanto a maggior ragione a chi tiene a un sano mantenimento della Nato stessa). Insomma, c’è tutta un’agenda e fin un nuovo sogno per un’America “di nuovo grande” che il commentatore medio al di là e al di qua dell’Atlantico ha fatto di tutto per occultare, ma che ora Donald J Trump ha l’occasione di mostrare direttamente dalla poltrona dello Studio Ovale. Già solo per il fatto che possa provarci, Dio benedica l’America.

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di on 9 novembre 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

20 commenti a Dio benedica l’America

  1. Marco Beltrame Rispondi

    9 novembre 2016 at 08:33

    Premessa doverosa: gli americani possono scegliere di votare chi vogliono a dispetto degli intello’ buonisti e radical chic. E cosi’ e’ andata, come e’ giusto che sia.

    Detto questo, queste presidenziali sono state un disastro. Entrambi i candidati erano pessimi, e sarebbe interessante capire l’opinione del Direttore sulle giravolte di Trump su Putin e Corea del Nord, nonche’ su certi aspetti iperstatalisti (il muro, bella idea elettorale ma inutile intervento di Stato) e il rifiuto del TTP tanto caro a questo giornale…

    Altra precisazione: con la Clinton ci sarebbero stati danni diversi, ma sarebbe stato comunque disastroso.

  2. Emilia Rispondi

    9 novembre 2016 at 08:42

    L’America è sempre l’America!
    Sarà, ma io, caro Direttore, ero fiduciosa. Adesso godo! Oggi è un nuovo giorno per il mondo, non solo per l’America.

  3. Emilia Rispondi

    9 novembre 2016 at 08:43

    Quando il popolo conta, il popolo vince

  4. ultima spiaggia Rispondi

    9 novembre 2016 at 08:46

    Finalmente ci siamo levati dai coglioni la diabolica coppia.
    Con tutte queste “Lewinsky” la vittoria di Trump vale il doppio.
    Un altro che ha fatto la figura di merda è stato il guerrafondaio Bush.
    Adesso i sinistrati di cosa nostra cosa diranno?

  5. Torrido Rispondi

    9 novembre 2016 at 08:51

    Grande sconfitta anche dei lecchini sondaggisti,. dei midia tutti di parte per i poteri forti

  6. Menordo Rispondi

    9 novembre 2016 at 09:16

    Eeeeehaaa !!! E sì un po’ di soddisfazione ci vuole. Ci vuole perchè l’America ha dato (ancora una volta) un esempio di grande democrazia che non si fa condizionare da giornaloni, da intellettuali, da pensiero dominante, ma esiste ancora la grande maggioranza silenziosa dell’America vera quella che non risiede solo a New York o a Los Angeles, ma quella dei 50 stati tutti……..Insomma, ci sarebbe tanto ta scrivere, ma Sallustri ci ha brillantemente pensato lui e tanto basta. Un bel giorno, davvero un bel giorno. Auguri !!

  7. sergio Rispondi

    9 novembre 2016 at 09:21

    calma !
    pare che i PiDini italioti si siano offerti per la riconta dei voti !

  8. aquilone Rispondi

    9 novembre 2016 at 09:34

    Aveva tutti contro, pure il suo partito. Grande!

  9. Luca Rispondi

    9 novembre 2016 at 09:36

    Direttore Sallusti lei si è battuto con forza contro tutti i velinari ed ha avuto buona ragione e buona resistenza con tro falsi sondaggioti,falsi e tendenziosi siti,contro televisioni di stato sinistre e dedicate ai sinistri,contro i benigni e i venduti ai pranzi obamiani con i renzucci ..L’America rinasce e con lei la libertà e gli equilibri del mondo.Bravo Sallusti ha buon motivo di esser vincente almeno come linea editoriale contro tutti e vincenti.

  10. Francesco_P Rispondi

    9 novembre 2016 at 09:46

    Mi piace sottolineare la completa vittoria dei Repubblicani, nonostante le divisioni del partito.
    Non solo Trump, che è un personaggio che non ha una tradizione conservatrice; è praticamente un indipendente.
    Il controllo del Senato e della Camera rimangono in mano al Great Old Party e, fra i Governatori, 3 Stati sono passati dai DEM ai repubblicani: il Missouri, il New Hampshire ed il Vermont.
    Il problema del Partito Repubblicano è rappresentato dai RINOs (Republicans In Name Only), cioè quei politici dell’establishment che assomigliano ai democratici. Hanno comunque subito una sonora sconfitta interna.
    Sono invece i Democratici, quelli che sembravano tutti compatti ed allineati senza una crepa, che hanno problemi su tutto il fronte.
    – – – – –
    Chissà che facce livide a Bruxelles!
    Dai, dopo la Brexit e l’electron day, il 4 dicembre tocca all’Austria e a noi. Forza Hofer!
    Noi ci dovremo solo accontentare di fare una pernacchia al logorroico da 80 euro.

    • Emilia Rispondi

      9 novembre 2016 at 10:05

      Anche il nostro bullo avrà vita breve. I burocrati europei saranno spazzati via.
      Inizia una nuova fase.

  11. SiDAi Rispondi

    9 novembre 2016 at 10:12

    Sono emozionato, ho segutio ogni singolo rally ogni singolo “scandalo”… sembra un film.. quelli di Clint.. quelli in cui finisce bene.. e le persone cattive e corrotte prendono una sonora sconfitta.. un film da ricordare.. MAKE THE WORLD GREAT AGAIN

  12. femine Rispondi

    9 novembre 2016 at 11:23

    Io confesso…avrei votato Trump; per non vedere la continuità disaster del duo Obama che sarebbe diventato un quartetto ancor più malefico con i due bugiardissimi, avidi Clinton al potere.
    Questa mattina a Prima Pagina Sergio Romano, al solito idoleggiante dell’establishement glamour, era palesemente rammaricato che non avesse vinto quell’America intelligente, colta, fattiva e creativa il cui voto per la Hillary niente ha potuto per coprire l’esito del voto dei “miserandi” che ragionano con la “pancia”. Con un sussulto d’orgoglio la moltitudine di coloro che, impoveriti e negletti, hanno subito e subiscono gli effetti nefasti di uno sviluppo economico che favorisce in abbondanza solo alcuni mentre, incurante, lascia al proprio destino disgraziato chi non ha la possibilità di spartirsi nemmeno le briciole della torta, ha detto un inequivocabile “basta” alla faccia delle sirene mediatiche.
    Lode a questo giornale e in particolare alla impareggiabile giornalista MGM che, contro tutti i pensatori “migliori” nostrani e non, si sono sempre espressi con chiarezza e lucidità per mesi e mesi. Non avrei potuto non condividere…anche per questo di recente ho voluto contribuire con un piccolo finanziamento per sostenere questa voce che per tanti aspetti ( anche se non tutti)mi rappresenta.
    P.S. Chi consolerà le giornaliste RAI per lo smacco donnesco subito; quelle che dagli USA si sono sperticate indegnamente fino all’ultimo minuto a disinformare?

  13. Franco C. Rispondi

    9 novembre 2016 at 11:46

    Sono indeciso. Non so se godere più per la vittoria di Trump o per la sconfitta di tutti i sinistrati, compresi quelli nostrani.
    Nel dubbio mi accontenterò di godere semplicemente il doppio.

  14. aurelio Rispondi

    9 novembre 2016 at 13:05

    Complimenti Direttore lei ha il dono della preveggenza o la forza di chi ragiona non baciando la mano a nessuno.Si questa cosa forse aiuterà a spazzare via bulletti e chiacchieroni di ogni sorta che impestano il paese distruggendolo.Certo trovare un dopo con una mezza Maggie o un completo Reagan con quello che vediamo nel centro destra sarà complesso ma abbiamo una speranza in più.

  15. adriano Rispondi

    9 novembre 2016 at 13:31

    Non ci potevo credere.Bentornata America.”Lavorerò per gli interessi dell’America ma anche per mantenere rapporti di partnership con tutti.”Bravo.Finalmente parole di buonsenso.Così si parla e così si fa.Anche il “crollo” dei mercati è un buon segno.La finanza fine a sé stessa ha capito che la cuccagna è finita e forse si torna a quella reale.Era ora,dopo il 2008.”Yamamoto aveva tutto a suo favore:forza esperienza e sicurezza”ma a Midway perse e non fu un caso.Ora come ieri siamo a metà strada.Non sarà facile ma la speranza che non c’era oggi forse c’è.

  16. step Rispondi

    9 novembre 2016 at 14:52

    La gente è meno stupida di quel che crede la classe politica. Il messaggio violento dei mass-media sembrava vincente e invece… Addirittura anche qui in Italia non si trovava un media che non fosse partigiano a favore della Clinton, quasi tutte le sere Radio Uno Rai trasmetteva musica di certi autori ricordando sempre che questi artisti erano impegnati politicamente a favore di Hillary e contro Trump. Sono più vicino al Partito Libertario, culturalmente, comunque mi godo la vittoria di Trump anche pensando a quei momenti di rabbia, pensando al canone che paghiamo per una Rai che dovrebbe rappresentare tutti gli italiani. E l’esempio di Radio Rai è solo uno tra i tanti. M’immagino la nausea e l’impotenza degli americani, subissati dalle “lezioni” di artisti miliardari che devono mettersi a posto la coscienza e che si sentono superiori ai loro stessi fans, i quali devono essere ammaestrati e guidati (le idolatrie del passato almeno erano esplicite…).

    Precisazione. Forse non ho capito l’articolo ma un conto è la libera circolazione delle merci, altro conto è la libera circolazione delle persone: si può essere a favore della prima e contrari alla seconda, anche da un punto di vista libertario: chi ha sempre pagato le tasse per un determinato territorio ha tutto il diritto di stabilire confini.

  17. orsonero Rispondi

    9 novembre 2016 at 15:58

    La vittoria di Trump rappresenta
    una solenne sconfitta del
    ” politicamente corretto ”
    Spero che questa rivoluzione
    si propaghi anche in europa
    e spazzi via quella corte dei
    miracoli composta da
    pseudointellettuali,artisti,
    cantanti,personaggi pubblici
    allineati alla moda.
    Buonisti sinistroidi da
    strapazzo toglitevi dalle
    palle.

  18. Arcroyal Rispondi

    9 novembre 2016 at 17:34

    Bell’articolo, Direttore Sallusti. Come commento alla vittoria di Ronald Reagan su Jimmy Carter la mattina del 5 novembre 1980 sarebbe stato perfetto. Peccato che siamo nel 2016, e per ottenere l’effetto ‘ revival’ sono state accuratamente omesse dal “Te deum” tutte le esternazioni di Donaldo che fanno a pugni con quanto detto e fatto dai suoi predecessori repubblicani, dallo stesso Reagan ai Bush. Per poter applaudire in maniera così convinta l’apprendista stregone bisogna appunto fingere di non notare l’ammirazione per Putler, le aperture alla macelleria Assad e al lager nordcoreano, le promesse di riduzione dell’impegno americano in Medio Oriente e nel mondo, la voglia matta di isolazionismo e di protezionismo che come insegna la storia degli Stati Uniti nell’ultimo secolo sono solo forieri di immani disastri, altro che fare di nuovo grande l’America. Le sparate di Donaldo sono lontane anni luce dal manifesto elettorale di Reagan e sembrano piuttosto prese dal salotto della famiglia Cunningham di Happy Days. Del resto Ronnie aveva come consiglieri gente del calibro di Milton Friedman, Donaldo invece ascolta solo sè stesso.

    Hillary Clinton otto anni fa durante la campagna per le primarie del partito democratico inquadrò perfettamente Barack Obama definendolo un inetto parolaio. Spero di cuore che questa volta con Trump si sia sbagliata, anche se ho la netta sensazione che Obama abbia trovato un valido concorrente alla carica di peggior presidente del XXI secolo. Il mio pensiero oggi va ai combattenti curdi ed iracheni che in queste ore si stanno battendo contro il Califfato e che dopo essere stati liberati dalle grinfie di Saddam da George W. Bush, non si meritano di essere abbandonati ai tagliagole islamisti e alla masnada raccolta sotto le bandiere del Cremlino.

  19. cerberus Rispondi

    9 novembre 2016 at 21:26

    Oggi è un gran giorno.
    Pagherei per vedere le facce (da cxxo) dei vari intellò dem-progressisti questa mattina dopo la Trump-vittoria.
    Questo è L’inizio della fine dell’ipocrisia sinistroide e di tutti i suoi viscidi accoliti.
    Bene,molto bene. God bless America.

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