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Diamo ai veneti lo statuto di minoranza nazionale

veneto

La Prima commissione del Consiglio Regionale Veneto ha deliberato che il Progetto di Legge (PdL) 116 sarà portato in aula per il voto del Consiglio Regionale. Ma cos’è il PdL 116 e perché è cosi importante per il futuro del Veneto? Il PdL 116 (“Riconoscimento dei veneti come minoranza nazionale“) è un’iniziativa prima presentata dai comuni di Resana, Segusino, Grantorto e Santa Lucia di Piave, in seguito sostenuta anche da San Martino di Lupari, Santa Maria di Sala, Sossano ed altri, quindi ancora portata avanti comunicativamente e sostenuta da “Indipendenza Noi Veneto”.

Alcune premesse sono opportune. I veneti sono oggi una comunità umana storica ed etnica, ma come civiltà sono presenti nel territorio dell’alto Adriatico fin dal 1200 a.C.  I veneti hanno una loro lingua maggioritaria, la lingua veneta, riconosciuta dalla tabella ISO 639-3 con il codice “VEC” e dal Consiglio d’Europa, ma parlano pure delle varianti del veneto e in certe zone anche il cimbro e il friulano. Occorre distinguere il concetto di appartenenza da quello di lingua, come si vede in Svizzera, dove un’unica nazione parla quattro lingue diverse.

Quando una comunità, per la propria storia, per i propri modelli sociali, anche economici, per la propria lingua o altro, si percepisce come differente dal resto della comunità nazionale, siamo di fronte ad una “minoranza nazionale”. In ragione di tutto ciò, il concetto di “minoranza nazionale” nel diritto del Consiglio d’Europa identifica proprio una comunità che ha alcuni caratteri distintivi rispetto alla maggioranza dello stato di cui fa parte, e può avere anche una propria lingua.

Alle minoranze nazionali è dedicata la “Convenzione Quadro sulle minoranze nazionali” ratificata dall’Italia con L.n.302/1997: una legge che contiene molti diritti che non spettano alle minoranze solo linguistiche. Infatti, sempre nella normativa del Consiglio d’Europa, le minoranze linguistiche sono un altro fenomeno, tutelato dalla “Carta Europea sulle lingue minoritarie e regionali” (che l’Italia non ha ancora ratificato, facendo una propria legge a tutela delle stesse).

Anche l’Italia non applica i diritti delle minoranze nazionali alle minoranze linguistiche, riconoscendo la diversità dei due fenomeni sociali. Chi deve riconoscere l’esistenza di una minoranza nazionale e/o di una linguistica? Nell’attuale Costituzione le minoranze linguistiche sono una materia riservata allo Stato per l’articolo 6. Le minoranze nazionali invece non sono proprio nominate in Costituzione (essendo una materia recentemente emersa nel diritto internazionale), e quindi per l’art.117 c.4 della Costituzione la competenza legislativa su di esse spetta esclusivamente alle regioni.

L’eventuale riforma della Costituzione (Referendum Renzi-Boschi) qualora vincesse, cancellerà questa e molte altre prerogative delle regioni, inibendo sul nascere questa opzione. Occorre evidenziare che non tutti i veneti sono nella Regione Veneto, come dimostra il nome della regione Friuli-Venezia-Giulia. Inoltre sono territori di storia veneta anche altri come Brescia e Bergamo, l’Istria ecc. I diritti delle minoranze nazionali si sovrappongono a quelli degli enti territoriali, come si vede chiaramente nella regione Trentino – Alto Adige / Sud Tirolo, dove le autonomie sono differenziate in base alla componente etnica presente.

Mercoledì 16 novembre rappresenta una prima data storica. Infatti la Prima commissione regionale ha deliberato che il PdL 116 può andare in aula per il voto, e dato che l’approvazione di mercoledì è stata bipartisan (non vi sono stati giochi di partito, ma ha vinto l’essenza dell’essere veneti da parte dei componenti della commissione) sono estremamente fondate le possibilità che il progetto di legge trovi l’approvazione anche di fronte al voto dell’intero Consiglio regionale.

Ma cosa succederebbe con l’approvazione in aula del PdL 116/2016? Di fatto si ha il riconoscimento da parte della Regione Veneto dell’esistenza della minoranza nazionale, delegando la gestione del fatto linguistico ed identitario ad un istituto compartecipato dalle associazioni più rappresentative del popolo veneto. Con il riconoscimento regionale della “minoranza nazionale” veneta, i veneti potranno chiedere, con tempi e modi differenziati, le seguenti tutele previste dalla Convenzione Quadro:

  • posti riservati nell’amministrazione statale e locale;
  • co-decisione sugli alti funzionari statali (prefetti, magistrati, dirigenti ecc) al fine di garantire l’identità della minoranza nazionale;
  • pieno bilinguismo nell’amministrazione statale e locale, nella cartellonistica stradale, giornali, radio e TV mezzi di comunicazione riservati alla lingua della minoranza;
  • l’insegnamento nelle scuole della storia e cultura veneta;
  • scuole bilingue (da questo la necessità di un patentino linguistico per l’insegnamento e la funzione pubblica).

Essendo un diritto la preservazione dell’identità della minoranza, sono legittime salvaguardie sulle normative economiche e turistiche e, se necessario, anche la calmierazione dei flussi immigratori. Oltre a ciò, si potranno ottenere maggiori trasferimenti o entrate agli enti in misura sufficiente a garantire l’applicazione della legge internazionale. Si potranno avere anche processi giudiziari e verbali in lingua della minoranza (altrimenti diventa nullo il procedimento).

Da evidenziare che la Convenzione sulle minoranze nazionali qualifica questi diritti come “diritti umani”, quindi inalienabili dallo Stato e da ogni altro ente, e qualifica la negazione dei diritti come “assimilazione forzata” , e lo è anche il disconoscimento della stessa esistenza della minoranza. La Regione Veneto, approvando il PdL 116/2016, risulterà molto rafforzata non solo per i maggiori compiti e le maggiori entrate, ma anche per ogni sua ulteriore richiesta di autonomia in quanto dovrà far fronte alle previsioni della norma internazionale, e potrà pure agire per la tutela dei veneti in altre realtà, poiché il popolo veneto è storicamente ed identitariamente presente anche nelle province di Bergamo, Brescia, nella regione Friuli-Venezia-Giulia, nell’Istria ecc, seppure con i limiti previsti dalla convenzione internazionale.

Il PdL 116/2016 rafforza la delega di autonomie alla Regione, ma va approvato prima dell’eventuale entrata in vigore della nuova costituzione Renzi/Boschi. Ma per quale ragione il popolo veneto dovrebbe avere un diritto “speciale” ad essere riconosciuto come minoranza nazionale? Perché non si potrebbero riconoscere per esempio gli Insubri, o gli Apulei, o i Siciliani?

Ogni ente regionale ha attribuzione costituzionale (ossia diritto) e dovere internazionale di riconoscere le minoranze nazionali presenti nel proprio territorio, ma esiste un diritto speciale del popolo veneto poiché esso è già stato riconosciuto “popolo” dall’art.2 della legge costituzionale n.340 del 1971 che istituiva la regione Veneto, come pure nel nuovo statuto della regione Veneto del 2012 ed in varie altre risoluzioni indicate nel PdL 116/2016. Senza nominare il fatto della illegale annessione e della cancellazione giuridica nel 2010 della legge di annessione.

Per la Regione Veneto riconoscere il popolo veneto come “minoranza nazionale” non è un atto di indipendenza internazionale, ma è l’attuazione del proprio statuto, della Costituzione e della legge n.302/1997. Ovvero un’operazione legale e doverosamente riconosciuta, volente e/o dolente, dallo Stato italiano. Significa riconoscere l’identità e l’autonomia specifica del popolo veneto quale minoranza nazionale e allo stesso tempo non discutere il suo appartenere alla Repubblica Italiana. Questo porterà però ai veneti uno status del tutto speciale, sottoponendoli ad una amministrazione speciale similare a quella del Sud Tirolo, ma pur sempre unitaria.

Il riconoscere ai veneti i diritti di minoranza nazionale non trasformerebbe la regione in un’autonomia speciale, ma obbligherebbe invece l’amministrazione dello Stato a rispettare la sfera dell’autonomia e della regione e del popolo veneto, per di più dovendo lo Stato assumersi i costi della salvaguardia e dei diritti umani della minoranza nazionale.

Il PdL 116/2016 risolve la questione tramite il principio internazionale legalmente riconosciuto dallo Stato che dovrà decurtare la tassazione (oggi avente un residuo di decine di miliardi a sfavore dei veneti) e ridurre gli introiti oppure dare molti maggiori trasferimenti per quanto necessario ai veneti alla loro salvaguardia.

Dopo aver spiegato quanto sopra, esorto tutti ad una considerazione. Se questa legge passerà, vi rendete conto della fondamentale valenza di questo progetto in un ottica più ampia collegat, sia ad un passaggio autonomistico (ricordiamoci il referendum della prossima primavera) sia a seguire la crescita d’identità che contribuirà a sviluppare la voglia d’indipendenza nei veneti?

Questa, potrebbe essere la chiave di volta.

*direttivo di “Indipendenza Noi Veneto”

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di on 17 novembre 2016. Filed under Veneto intraprendente. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Diamo ai veneti lo statuto di minoranza nazionale

  1. Luca S. Rispondi

    19 novembre 2016 at 13:42

    L’iniziativa è interessante e anche controversa. In effetti, oggi i veneti sono una minoranza (in Italia), ma vogliono smettere di esserlo… diventando indipendenti. Capisco vi sia chi è favorevole (è una rivendicazione di alterità rispetto all’Italia), ma anche chi si sente a disagio in questa idea di un’Italia che “normalizza” i veneti facendo una copia dei tirolesi. A me pare che questa iniziativa sia importante se apre la strada alla rivendicazione della piena indipendenza: e certo in questo senso può essere utile.

  2. arxvice Rispondi

    20 novembre 2016 at 13:33

    Ottima iniziativa in ogni caso, il Consiglio Regionale deve assolutamente approvarla in tempi celeri, in ogni caso prima del 4 dicembre.

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