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Con Trump è salvo anche il Secondo Emendamento

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Con l’elezione di Donald Trump, il cambiamento più importante avverrà, con tutta probabilità, ai vertici del potere giudiziario. Non equivocate: Trump è attualmente a capo dell’esecutivo, è comandante in capo, ma non giudice. La Corte Suprema, però, sin dallo scorso mese di febbraio ha un posto lasciato vacante dal giudice conservatore Antonin Scalia, il “mastino della Costituzione”. Barack Obama avrebbe voluto nominare subito un successore liberal, ma il Senato ha votato contro, rispettando la tradizione che un presidente alla fine del suo secondo e ultimo mandato non possa nominare il successore. E così il compito spetta al prossimo capo di Stato.

Perché la partita per la Corte Suprema è così importante per il futuro dell’America? Prima di tutto, per una questione di tempo. L’amministrazione Trump, se va bene, durerà quattro anni. Otto, in caso di rielezione. La decisione sul prossimo successore di Scalia, invece, cambierà la composizione interna alla Corte Suprema nei prossimi decenni. È importante adesso, per una questione di rapporti di forza: i giudici del massimo organo giudiziario,quando Scalia era vivo, erano in perfetto equilibrio fra conservatori e liberal. Non sono solo due tendenze ideologiche differenti, ma due opposti modi di interpretare la legge suprema. Per i conservatori, la Costituzione deve essere letta con gli occhi dei padri fondatori. Per i liberal, al contrario, deve essere adattata ai tempi. Per un giudice conservatore, la società chiaramente si evolve, ma proprio perché esistono delle norme immutabili che fanno da arbitro imparziale e ne garantiscono un’evoluzione ordinata e pacifica. Per un liberal, al contrario, le norme e i principi fondamentali devono poter essere cambiati per poter cambiare la società. Il governo della legge è l’ideale dei conservatori, il progresso quello dei liberal. In caso di vittoria di Hillary Clinton, la maggioranza (che ora è sul filo del rasoio) sarebbe passata nelle mani dei liberal per i prossimi decenni. Con la nomina di Trump, l’equilibrio sul filo del rasoio resta così come è oggi. Si dovrà continuare a battagliare per ogni singola sentenza, come si è fatto fino ad adesso. In caso di vittoria della Clinton, al contrario, avremmo visto sentenze più rapide emesse a suon di maggioranze progressiste.

Il secondo motivo per cui è così importante la nomina del prossimo giudice, è di contingenza. Attualmente, la prossima tappa della Corte sarebbe stata sul Secondo Emendamento, sulla libertà di portare armi. La Clinton aveva annunciato battaglia, in questo senso: avrebbe voluto limitare il diritto dei cittadini americani di armarsi e difendersi. In particolar modo, intendeva invertire l’esito della sentenza DC vs. Heller del 2008, con cui i giudici supremi, fra cui soprattutto Antonin Scalia, avevano stabilito la priorità del diritto di portare armi e usarla per auto-difesa e avevano smantellato la Legge per il Controllo delle Armi da Fuoco del 1975, dichiarata anti-costituzionale. La Clinton considerava “irragionevole” la presa di posizione di Antonin Scalia, in quanto contraria all’interpretazione “rigorista” della Costituzione. Del Secondo Emendamento, in particolare, diceva “essendo un diritto costituzionale, deve poter essere soggetto a una ragionevole regolamentazione”. Cioè: intensificare i controlli sul background dei possessori di armi, maggiori responsabilità per produttori e venditori di armi, chiusura di fiere e mercati in cui le armi sono vendute più liberamente, repressione del commercio di armi su Internet. Tutti provvedimenti che, magari, agli occhi di un italiano, appaiono come il minimo indispensabile. Ma solo perché, da europei, siamo abituati a pensare all’uso delle armi come ad una prerogativa esclusiva dello Stato. Gli Usa, che sono nati da una guerra di liberazione da uno Stato imperiale, individuano nella libertà di portare armi l’ultima e più efficace salvaguardia della libertà dell’individuo. Anche dallo Stato, se necessario.

Donald Trump, in uno dei suoi ultimi comizi elettorali, a Grand Rapids, nel Michigan, ha dichiarato che “Il Secondo Emendamento è sotto assedio” e ha promesso di difenderlo in sede di Corte Suprema, da ogni tentativo di soppressione o limitazione. E non sarà questo l’unico tema. Da almeno otto anni a questa parte è infatti in corso un lungo ed estenuante braccio di ferro fra il governo federale e i governi degli Stati. Un giudice conservatore potrebbe aiutare a difendere i diritti di autonomia degli Stati dalle prevaricazioni del potere centrale, in tutti i campi, dalla sanità ai diritti civili, passando per la libertà di culto. Se Trump riuscirà nel suo intento (e non è scontato: per poter nominare un giudice occorre una maggioranza qualificata al Senato, dove l’egemonia repubblicana è più risicata; e poi rimarrà la battaglia in sede della Corte Suprema), l’America continuerà ad essere America.

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di on 10 novembre 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Con Trump è salvo anche il Secondo Emendamento

  1. Menordo Rispondi

    10 novembre 2016 at 22:18

    La difesa del Secondo Emendamento e quindi la difesa del diritto di portare armi non è stato di secondo piano per gli Americani al voto. C’è negli USA una visione diversa da quella Italiana nella considerazione del debole/vittima. Il debole deve avere la possibilità di difendersi dall’aggressore quindi deve poter avere qualcosa che gli permetta di difendersi. Consideriamo anche spazi e territori dove non si vede un poliziotto per miglia e miglia. Anche nella giurisprudenza la visione è diversa. Lì, in primo luogo, si bada alla vittima e la punizione del carnefice per il reato arriva fino alla pena di morte per il male fatto nel rispetto della vittima. In Italia il soggetto da preservare, da cautelare, da redimere e perdonare è l’aggressore. L’aggredito è immediatamente dimenticato, fa parte del passato – ormai il male è stato fatto e….pazienza. Addirittura quì c’è un’associazione “nessuno tocchi Caino” mica “nessuno tocchi il poverocristo aggreditto, vessato e ammazzato”. C’è una bella differenza.

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