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Comunque vada lui ha perso

Obama ha ampliato il potere dello Stato sul mercato, anteposto l’uguaglianza di genere alla libertà religiosa e la tensione razziale non è mai stata forte come nei suoi anni. Ma più di tutto ha reso il mondo meno sicuro di fronte alla minaccia islamista, e putiniana di ogni genere. Ciao Barack, non ci mancherai

obama-Domani pomeriggio, salvo imprevisti, sapremo chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti. Comunque vada, non sarà un gran bello spettacolo per chiunque abbia a cuore la libertà individuale. Sia Trump che la Clinton, infatti, propongono due forme differenti di dirigismo statale. Perché si è arrivati ad avere due proposte alternative che sono entrambe così distanti dall’ideale di libertà individuale che diede origine agli Usa? La risposta è in una sola parola: Obama. Osannato perché primo presidente nero della storia americana, lascia un paese più diviso e un mondo meno sicuro.

Proprio a partire dal colore della sua pelle: la tensione razziale non è mai stata forte come in questi ultimi anni della sua amministrazione. Era da almeno 24 anni, dai tempi della rivolta di Los Angeles, che non si vedeva una violenza così endemica nei quartieri neri. Perché un presidente nero ha suscitato così tanto conflitto sociale? Perché ha politicizzato il colore della pelle. Le percentuali dei voti dei neri al Partito Democratico e a Obama sono quasi unanimi. Un’unanimità simile è da Bulgaria comunista, da Corea del Nord, non può essere spontanea. Obama, più ancora dei suoi predecessori, ha reso la comunità nera un partito. Ogni episodio di violenza, anche il singolo vigilantes che si difende dal ragazzino violento sparandogli e ammazzandolo, esce dalle cronache di quartiere e diventa un caso mondiale. Anche un poliziotto nero che spara a un delinquente nero, diventa un caso esemplare di “razzismo di Stato”. Questo ha fatto Obama e soprattutto l’obamismo dei media, di Mtv e di Hollywood, per otto lunghi anni. Finché il razzismo non l’hanno letteralmente ricreato. Ora le minoranze afro credono di vivere veramente come ai tempi dello zio Tom e si armano di conseguenza. Per sanare questa ferita ci vorranno anni e né Trump, col suo nativismo, né la Clinton, col suo multiculturalismo ingenuo, hanno le giuste armi culturali per affrontare la piaga sociale.

Obama ha ampliato a dismisura il potere dello Stato sul mercato e del governo centrale sui governi locali. Lo ha fatto in ogni sua mossa politica. La riforma della sanità amplia il potere del pubblico sul privato e introduce obblighi sia alle assicurazioni sia ai datori di lavoro privati, che ai governi locali che devono seguire linee guida sempre più autoritarie. La riforma energetica, la cosiddetta “economia verde”, introduce una miriade di regolamentazioni in più dettate dal governo centrale e imposte ai privati e ai governi locali. Obama ha continuamente proposto la limitazione del diritto di portare armi, una tradizionale ancora del modello americano fondato sull’indipendenza dell’individuo.

Infine, ma non da ultimo, ha anteposto l’uguaglianza di genere alla libertà religiosa. Un cambiamento non di poco conto in una nazione che nacque sulla libertà religiosa, fondata da perseguitati religiosi. Ora, se un pasticciere si rifiuta di confezionare una torta per le nozze gay, per Obama è giusto punirlo. Se un pastore legge passi della Bibbia che ai nostri occhi di uomini del XXI Secolo appaiono come “omofobi”, per Obama è giusto controllare i suoi sermoni e censurarli. Se lo Stato a maggioranza cristiana conservatrice non vuole riconoscere ufficialmente le nozze gay, per Obama è giusto che il governo centrale lo obblighi a riconoscerle. E la sentenza della Corte Suprema che sancisce questo principio è stata salutata ufficialmente dall’amministrazione con grandi feste e giubilo. Gli ultimi ordini presidenziali che ricorderemo riguardano la regolamentazione dei bagni pubblici, mettendo in discussione la divisione fra quelli maschili e quelli femminili, sempre nel nome della parità di genere e della non-discriminazione di chi non si riconosce nel proprio sesso. Anche certe chiese sono in causa, perché se dividono bagni e spogliatoi potrebbero essere punite.

Ma il lascito peggiore dell’amministrazione Obama è proprio nel campo per cui ha vinto preventivamente il Nobel per la Pace: l’ordine mondiale. Dopo otto anni di sua amministrazione, il mondo è un luogo meno sicuro in cui vivere. Anche qui, la politica di Obama non deve essere vista con occhi italiani, dunque anti-americani. Dobbiamo cercare di vederla con occhi americani. Nel 2008, gli Usa affrontavano tre problemi gravi di sicurezza: una galassia di organizzazioni jihadiste sunnite, un Iran intento a dotarsi di armi nucleari e una Russia neo-imperiale che aveva appena invaso la Georgia. Questi erano i tre problemi immediati per la sicurezza americana, allora. E sullo sfondo, nel lungo periodo, c’era sempre l’ascesa della Cina, quale potenza militare nel Pacifico. Obama ha concentrato tutte le risorse della politica estera e di difesa americana nel Pacifico, per contenere l’espansione della Cina. Ha creato un nuovo sistema di alleanze che, come dimostra la svolta delle Filippine (con la vittoria del violento e filo-cinese presidente Duterte), non è del tutto stabile. E soprattutto non è efficace, considerando che l’unico problema di sicurezza immediata è una Corea del Nord fuori controllo e dotata di armi nucleari. Ora è ancora lì, più pericolosa di prima.

Ma la stessa amministrazione ha lasciato correre tutto il resto. Dei pericoli immediati della sicurezza americana, non ne ha affrontato manco uno. Ha permesso all’Iran di trasformarsi, a breve, in una potenza nucleare. E il prossimo presidente avrà un dossier pesante come un macigno nel Golfo Persico. Ha permesso, sempre all’Iran, di farsi un suo mini-impero nel Golfo, espandendosi in Iraq, nello Yemen, in Libano. Obama non ha affrontato il problema dello jihadismo sunnita. Invece di assecondare la fame di modernizzazione espressa dalle società sunnite, arabe e nordafricane, invece di promuovere le forze secolari e democratiche delle primavere arabe (e c’erano, almeno inizialmente), ha sostenuto quasi esclusivamente i più anti-occidentali e illiberali di tutti: i Fratelli Musulmani. Lo ha fatto seguendo la bislacca convinzione democratica che “rappresentano la maggioranza”. Lo ha fatto esplicitamente in Egitto, con il sostegno a Morsi. Lo ha fatto meno vistosamente in Libia, dove tuttora legittima il governo golpista di Tripoli. E nella guerra civile in Siria ha tollerato tali pessimi alleati da far finire nelle mani dell’Isis parte delle forniture militari americane. Quanto al dossier Russia… beh, se oggi abbiamo Putin che invade l’Ucraina e bussa alle porte del Baltico, checché ne dicano i putiniani de noantri, è solo perché Obama gli ha fatto capire a chiare lettere che Mosca non pagherà mai le conseguenze delle sue azioni. Si limita a condannare verbalmente la Russia, ad applicare sanzioni simboliche (e questo, per i nostri putiniani, basta e avanza per considerarlo un “guerrafondaio”). Torniamo ai fatti: nel 2009, con l’invasione russa della Georgia appena compiuta, Obama ha lanciato il “Reset”. Che tradotto in napoletano vuol dire: “chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdammoce ‘o passato”. E’ chiaro che Putin si vuol prendere, gratis, anche tutto il resto dell’ex Urss. E sarà molto più difficile risolvere la “questione russa” oggi, sia con Trump, che fa l’amicone, sia con la Clinton, che rispolvera toni reaganiani. Ormai la frittata è fatta.

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di on 8 novembre 2016. Filed under Politica,Senza categoria. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Comunque vada lui ha perso

  1. Torrido Rispondi

    8 novembre 2016 at 19:11

    Nobel per la pace ha pintato 5 conflitti di guerra nel mondo,il peggio della storia yankee.

  2. Alfonso Rispondi

    8 novembre 2016 at 22:18

    No, le primavere arabe sono state una farsa, e non sarebbero mai dovute accadere.

  3. lombardi-cerri Rispondi

    9 novembre 2016 at 07:27

    Tutti quelli che piacciono ai sinistri ( e che quindi sono fatali per il popolo) falliscono.
    Obama, il Nobel per la pace (sic!), la Clinton ( quella che ha scatenato la guerra in Libia ,con le conseguenze che sopportiamo ogni giorno), papa Francesco ( che , tanto per cambiare ha detto la sua contro Trump).

  4. lombardi-cerri Rispondi

    9 novembre 2016 at 07:28

    N.B.
    Adesso vedrete che faranno di tutto per rinviare sine die il referendum!
    Stanno solo cercando “la balla del giorno”

  5. aurelio Rispondi

    9 novembre 2016 at 13:17

    Si ma chi era e chi è stato questo se non il più inguaiatore presidente USA.

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