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Adesso Rep vuole dare la tessera dell’Anpi a Obama

President Obama answers questions during a news conference in the East Room of the White House, one day after Republicans seized control of the U.S. Senate and captured their biggest majority in the House in more than 60 years.

Ve lo vedete l’ormai ex presidente Barack Obama prendere basco di lana, foulard rosso, stivali e fucile e ritirarsi sui monti come un partigiano? Ve lo vedete ribattezzarsi comandante Teodoro della Brigata Socialista Combattente e fondare un movimento di Resistenza, per far la guerriglia al presidente Trump?

È lo scenario inverosimile cui pare alludere Federico Rampini nel suo pezzo di oggi su Repubblica significativamente intitolato “La missione di Obama alla guida della resistenza”. A detta dell’editorialista di punta del quotidiano fondato da Scalfari, l’ex presidente avrebbe intenzione di mettersi in testa all’opposizione di Donald, di continuare a fare vita e battaglia politica, di non arrendersi alla sconfitta elettorale subita da Hillary e a quella politica subita da lui stesso. No, Barack ancora in pista, con la speranza di tornare magari alla Casa Bianca tra quattro anni…

Ecco, questo scenario – come lo stesso Rampini ammette – confuta una prassi ormai consolidata in America, per cui l’ex presidente smette di fare vita politica, e si ritira a vita privata, al più si impegna a livello civico in fondazioni, attività filantropiche o in remuneratissime conferenze su temi globali, ma difficilmente sogna di tornare a occupare il posto alla Casa Bianca. A parte qualche rarissima eccezione, come quella di Theodore Roosevelt a inizio Novecento, non è mai successo nella storia americana, tanto meno in quella recentissima: Bill Clinton, ad esempio, si è dato alle conferenze, George W. Bush è tornato nel suo ranch.

Ma al di là dei precedenti, sono le stesse dichiarazioni di Obama post-voto a lasciar intuire la sua volontà di deporre le armi. La campagna elettorale è finita, i toni si smussano e – in nome della lealtà al Paese e al ruolo che il presidente degli Stati Uniti incarna, a prescindere da chi egli sia – gli va riconosciuta la vittoria e augurato buon lavoro, nella speranza che abbia successo. Così Barack, all’indomani dell’incontro con Trump alla Casa Bianca, ha subito parlato di “eccellente conversazione”, ha poi ricordato in un’altra occasione che la sua vittoria “non è l’Apocalisse” per l’America e il mondo e, durante il suo tour europeo, invitato i leader nostrani a giudicare Trump sui fatti, non sui pregiudizi, in nome del motto “Wait and see” (Aspettiamo e vediamo). Nessun atteggiamento preconcetto e nessun impegno diretto e concreto per mettere i bastoni tra le ruote al nuovo presidente. Solo un interesse da cittadino che “se ci saranno questioni su valori e ideali, valuterò caso per caso”.

Ma tanto basta a Rampini per immaginare e, fin dei conti, sperare, un movimento di resistenza anti-Trump guidato dal former president, in vista di un suo clamoroso ritorno; e in grado di alimentare, chissà, un Aventino che si traduca non solo in veti e scontri preconcetti a livello istituzionale, ma anche in manifestazioni di piazza, in un clima da scontro interno tra fazioni, capace di lacerare il Paese e di depotenziare il presidente.

Bisogna rassicurare l’editorialista. Non andrà così. Possiamo capirlo: la Clinton ha perso, Barack pure, e Repubblica non si sente tanto bene. Ma non vedremo mai Obama passare da “Yes we can” a “Bella Ciao”.

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di on 21 novembre 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Adesso Rep vuole dare la tessera dell’Anpi a Obama

  1. fiorenzo Rispondi

    22 novembre 2016 at 10:57

    Rampini chi ? Quello delle bretelle ?

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