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Accozzaglia finanziaria

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Siamo tutti costituzionalisti. In tempi di referendum è un po’ come durante i Mondiali di calcio: diventano tutti esperti, commissari tecnici nel secondo caso, fini giuristi nel primo. Che provino a informarsi e documentarsi i cittadini, poco male, visto che saranno loro a dover votare e scegliere. Ma che si atteggino a cultori della materia organismi e testate finanziarie, che dovrebbero per natura occuparsi solo di conti e non di leggi o Costituzioni, e provino a dare indicazioni di voto pur non godendone il diritto, risulta quanto meno preoccupante.

Ieri ci ha pensato l’Ocse, cioè l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, a sentenziare che “il Sì renderebbe l’Italia più governabile” e a prevederne le immediate ricadute positive in termini economici: la stabilità nel rapporto deficit-Pil e la crescita più rapida. Non si sa se irrita di più l’incompetenza (che ci azzecca la riforma del bicameralismo perfetto con la ripresa? Boh!) o la partigianeria. A peggiorare il quadro ci pensa ancora il Financial Times, che già si era sbilanciato con la sobria prospettiva di un’uscita dell’Italia dall’euro, in caso di vittoria del No. Stavolta, sempre con palla di vetro in mano, si limita a prevedere il crollo del sistema creditizio: “Fino a 8 banche, quelle con più problemi, rischiano di fallire”. Ah be’, pensavamo l’invasione delle cavallette…

Intanto gli indici azionari di tutta Europa ci fanno sapere che le Borse sprofondano, sempre per via del referendum, va da sé. “Piazza Affari in rosso, negative anche Londra, Parigi, Francoforte”, titola il Corriere (perché si sa quanto il No impatterà sulla tenuta dei mercati finanziari tedeschi e francesi…). A proposito di Banche e Borse, i giornali di oggi ci fanno anche sapere che Monte dei Paschi di Siena se la passa malissimo e il suo titolo ha perso quasi il 6% in un solo giorno. Ovviamente la sua salvezza passa solo dalla vittoria del Sì al referendum. E questo lo sa perfino il Qatar, che sarebbe disposto a investire in Mps e ricapitalizzare, a condizione però che ci sia stabilità di governo e dunque trionfo del Sì. Perché viceversa, fa notare ancora il Corriere, “ci si attende una vera crisi di governo, di fronte alla quale gli investitori potrebbero ritirarsi dagli impegni su Siena”. E noi già ci immaginiamo i qatarioti stracciarsi le vesti all’idea che vinca il No, e perdere il sonno al solo pensiero che il Titolo V non verrà intaccato e il Cnel resterà così com’è…

La sensazione è che, per non discutere del merito (che, evidentemente, è molto avaro di contenuti e idee brillanti), i tifosi del Sì, i renSìani, gettino nel calderone argomenti completamente estranei al referendum (dalle ricadute positive sulla Sanità all’occupazione fino agli scenari economici interni e internazionali) e, allo stesso tempo, collezionino le figurine di autorevoli esponenti nostrani e globali a sostegno della riforma: l’Ocse, il Financial Times, Confindustria, il Qatar, Jp Morgan, Mps. L’Accozzaglia Finanziaria.

Ma abbiamo già visto con Hillary Clinton quanto il sostegno del “vippume” di nomi noti e poteri forti rischi di essere dannoso. Certi tifosi sono buoni solo a far perdere la squadra.

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di on 28 novembre 2016. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Accozzaglia finanziaria

  1. Luca Rispondi

    29 novembre 2016 at 08:00

    Ma pensa te, banche che fino ad ora hanno goduto di piena salute come CariChieti, Banca Marche o MPS, con la vittoria del NO rischiano il fallimento. Da un giorno a l’altro passano da modello bancario italiano alla chiusura! Se fosse così, un motivo in più per votare NO e smetterla con questo accanimento terapeutico a nostre spese!

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