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Vince Trump (tranne che sui giornali)

Vittima di un attacco personale senza precedenti, The Donald è riuscito a difendersi senza complessi. E soprattutto ha inchiodato Hillary sul disastro Medio Oriente e sulle mail. Peccato la stampa politically correct d'oltreoceano e nostrana faccia finta di non accorgersene...

trump 2

Lei  con una pettinatura  alla Margaret Thatcher che sarà anche risultato di lunghi studi ma proprio non le si addice, lui un’ombra nera e massiccia che le passeggia alle spalle incombendole addosso come una maledizione della quale in troppi hanno creduto di potersi liberare facilmente, e invece lì resta fino all’ultimo.

Nella campagna elettorale che finirà davvero non sappiamo ancora come l’otto novembre, si perde un sacco di tempo e di energie a cercare di capire se stiamo tutti guardando lo stesso film, gli stessi candidati, gli stessi dibattiti, la stessa nazione. Ho scritto molte volte che i media americani dovranno intraprendere una lunga traversata nel deserto per recuperare la credibilità perduta nell’attacco forsennato, fazioso,e dunque spesso privo di argomentazioni e numeri e senso della realtà contro Donald Trump, ma dopo il dibattito di Saint Louis credo che non ci sarà una traversata perché certi processi rischiano di essere irreversibili. Bye bye obiettività tutta news e commenti separati della Cnn, addio al paludato ma sempre affidabile Washington Post, desaparecidos i toni credibili e le inchieste senza pregiudizi della signora in grigio, il New York Times. Come si può infatti dire che il dibattito di ieri sera lo ha vinto Hillary Clinton salvo poi aggiungere che lui però resta in corsa e ha evitato il colpo mortale. E ancora prima come si fa a stupirsi che sia stato un dibattito violento sporco e cattivo, un precedente orribile nella storia delle presidenziali americane. Chissà come avrebbe dovuto essere un dibattito con quei precedenti, quelle pseudo rivelazioni, la character assassination al posto delle issues, l’attacco personale al posto dei programmi. Tra uno stupratore almeno a chiacchiere e anche un maiale e certamente un bancarottiere da una parte, e una complice di stupratore e corrotta e in pieno conflitto di interessi dall’altra, di che cosa avrebbero potuto parlare? Non è stato un tè con pasticcini, non si sono neanche stretti la mano anche se poi in finale a denti stretti il commiato è stato uno scambio di complimenti. Ma anche lì l’impoliticità di Donald Trump lo rende un gigante perché lui le riconosce di essere una combattente e lei invece dice la frase di prammatica sui bravi figli di lui.

Non avendo assistito allo stesso dibattito al quale hanno assistito le televisioni e giornali americani nella gran parte, e i loro reggicoda italiani, non facendo parte dei moralisti e conformisti politically correct di là dell’oceano che frugano nell’immondizia e tirano fuori una frasaccia da caserma pronunciata undici anni fa quando non era in politica e fuori onda, e nemmeno facendo parte dei neo moralisti e conformisti politically correct italioti, che poi sono gli stessi che per difendere il Berlusca su bunga bunga e olgettine indossavano parrucche colorate, si sporcavano le labbra di rossetto e strillavano siamo tutti puttane, rischio di essere tagliata fuori se continua così dall’ultima fetta di campagna elettorale.

Diciamo allora che nel secondo dibattito metodo Town hall ovvero assemblea cittadina che per fortuna ha relegato i due conduttori star di Cnn e Abc News a ruolo di mummie egizie che meglio li rappresenta, con il pubblico che giustificatamente non taceva correttamente ma rumoreggiava, Donald Trump ha stravinto, non vinto. Certo, contano anche le condizioni di straordinario svantaggio dalle quali partiva ma non le ha mica decise lui. Hillary Clinton, ammesso che sia lei a guidare la macchina del fango, avrebbe dovuto sapere che l’argomento donne stupratore e predatore sessuale lo puoi far diventare scottante per Trump ma è una piaga cronica per la famiglia Clinton. Alla fine quindi lei non è riuscita ad affondare il colpo e lui si è difeso senza complessi.

Quando ogni tanto sono riusciti a parlare d’altro, ovvero di politica, il candidato repubblicano è stato di gran lunga superiore. Cito solo la politica estera, il disastro del Medio Oriente della Libia della Siria, che sono il vero tallone d’Achille della Clinton e dell’amministrazione Obama. Ma Trump è stato pesante ed efficace anche sulle mail, e bravo nel martellarla col tormentone della galera, quel se io divento presidente tu vai in galera.

Il candidato repubblicano è in corsa e ci resta a dispetto delle truppe sparse del partito repubblicano, una vergogna mai vista, un drappello di pusillanimi incapace di trovare un candidato a suo tempo, incapace per tutte le primarie di riconoscere che ne avevano trovato uno, terrorizzato all’idea di perdere la poltrona di deputato o di senatore, un giorno pronti allo endorsement il giorno seguente pronti a ritirarlo. Hanno provato a far finire nel tritacarne anche il candidato a vice, Mike Pence, però non sembra esserci caduto. Certo, l’assalto è senza precedenti per intensità e bassezza di metodi. Manca solo che gli sparino su  un piede e poi sostengano tutti in coro che uno zoppo non può fare il presidente.

Tutti i congiurati però sembrano dimenticare che nessun sondaggio è fino in fondo credibile nel raccontare chi siano gli elettori già convinti e quelli possibili di Donald Trump. Per intenderci sono quelli del sondaggista indipendente Frank Luntz il quale insieme al suo focus group ieri sera descriveva su Foxnews la performance di Trump come “molto migliorata, calma e forte, più raffinata, più presidenziale”, che nella situazione data era un miracolo. Lo stesso focus group descriveva Hillary Clinton come “artefatta, non degno del mio voto sempre la stessa, frustrata”. Non solo, prima del dibattito la percentuale di preferenza per Trump era 9 contro 8 di Hillary. Dopo il dibattito lei era a 4 lui a 18.

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di on 10 ottobre 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

20 commenti a Vince Trump (tranne che sui giornali)

  1. Marco Beltrame Rispondi

    10 ottobre 2016 at 15:14

    Gentile Sig.ra Maglie, posto che la Clinton e’ decisamente orrenda come candidata, mi spiega come si fa a fare il tifo per Trump? Per uno che e’ volutamente ambiguo su Cina, Russia e Corea del Nord? Per uno che ha in programma comunque sia spese statali (si veda il muro – non entro nel merito della scelta, ma della spesa di Stato sì) invece che una loro riduzione?

    E’ poi vero che queste uscite moralistiche tipiche della stampa USA sono assolutamente idiote (il fatto che uno abbia fatto uscite sguaiate anni fa non e’ certo il motivo per cui a me non piace). Ma da qui a fare il tifo per costui…

    • unione sovietika europea Rispondi

      12 ottobre 2016 at 11:47

    • Arcroyal Rispondi

      12 ottobre 2016 at 16:50

      Beltrame, tesoro, ma secondo te ad una come la Maglie che si strugge nel rimpianto per Gheddafi, frega qualcosa che lo zar russo, la macelleria Assad e il sultano di Costantinopoli facciano un tifo assurdo per Donaldo? Secondo te a Sua Grazia importa un fico secco di chi sia il candidato più adatto a difendere e a portare avanti i valori dell’Occidente?

      Quando leggi un articolo di madame Maglie sulle elezioni presidenziali devi entrare nell’ordine di idee che non ci troverai una disamina spassionata dei fatti, ma solo vagonate di odio e livore per la famiglia Clinton. Nell’ora suprema di Mani pulite Bill e Hillary non mossero un dito per salvare il bel mondo craxiano in cui la Nostra sguazzava felice. Anzi, più di un indizio fa ritenere che a Washington non si siano fortunatamente mai dimenticati dell’ebreo Leon Klinghoffer lanciato insieme alla sua carrozzella dal ponte dell’Achille Lauro ad opera di terroristi palestinesi protetti dalla Craxi&soci, e della telefonata a tradimento a Gheddafi per avvisarlo che stavando arrivando i bombardieri inviati da Reagan e dalla Thatcher a fare giustizia. A Madama Maglie non va proprio giù che per queste ed altre ‘inezie’ i Clinton ( e non solo…anche i reaganiani erano sulla stessa lunghezza d’onda ) abbiano contribuito a tirar giù il castello incantato dove la nostra cortigiana viveva felice.

      La Clinton non è affatto ‘orrenda’. Molte battaglie ci aspettano negli anni a venire, e lei è l’unica davvero determinata a far vedere i sorci verdi a quei quattro bastardi asserragliati al Cremlino e nei palazzi di Damasco. Anche chi ha Reagan e i Bush nel cuore si rende conto che il Donaldo ammiratore dei peggiori nemici dell’America non può proprio andare alla Casa Bianca.

      @l sovietiko

      Ti ringrazio del bello spettacolo. Il Giornale che per decenni è stato il portabandiera dell’atlantismo è ormai ridotto ad un bivacco di cosacchi da tastiera. Ieri c’era l’Unità di Pietro Ingrao che applaudiva freneticamente i carri armati rusi sferraglianti per le strade di Budapest. Oggi c’è il Giornale di Alessandro Sallusti che canta le gesta di chi sta riducendo Aleppo alla stregua di Beirut e di Grozny.

      Una sola domanda. Ma tu e gli altri deficienti che vi bevete questa merda l’inglese lo capite oppure se il testo non è in cirillico non ne afferrate bene il senso? Ammesso e non concesso che il documento di Wikileaks sia vero, non capisco bene cosa ci sia di così scandaloso. C’è detto chiaro e tondo che si deve combattere l’Isis fino alla sua definitiva distruzione utilizzando le forze speciali, l’aviazione e i fedeli alleati curdi. E viene pure sottolineato che si deve fare ogni sforzo per convincere gli sceicchi del Golfo che se vogliono conservare l’amicizia dell’America devono tagliare qualunque legame con i tagliagole. Ma voi cretinetti con il cervello ammassato a Mosca non dite sempre che l’Isis l’hanno creato gli americani e che solo SuperVladimir lo sta combattendo?

    • Gillette Rispondi

      17 ottobre 2016 at 10:45

      Guardi che il muro esiste già ora…. fatto dalla amministrazione Obama. Si informi meglio prima di dare affermazioni errate !!!

  2. Emilia Rispondi

    10 ottobre 2016 at 15:46

    Gentilissima Maglie lei ha ragione: Trump ha vinto ma nessuno lo dice.
    Veda, io non mi sono affatto scandalizzata per quelle pseudo-dichiarazioni sessiste dell’omone Donald,anzi direi che l’ha detta giusta. Certe donne amano, si fa per dire, gli uomini con i soldi e il potere, e sono disposte a farsi “prendere per i genitali” pur di campare senza fare una beneamata mazza. Ma perché la Clinton cosa a fatto quando il marito era presidente? Si è presa una sporta di corna pur di rimanere alla White House. Ma vedendo un’esercito di adulatori della signora Clinton e lo stesso che si esercita a denigrare Trump, mi sono convinta che l’America ha trovato un nuovo leader per i prossimi 8 anni.

    • Francesco_P Rispondi

      10 ottobre 2016 at 16:41

      Qualcuno lo dice, numeri alla mano.
      E’ Frank Luntz https://twitter.com/frankluntz, il famoso sondaggista che ha messo a punto la metodica dei focus group ( vedere http://www.luntzglobal.com/service/instant-response-focus-group/ ) e che vanta clienti fra i maggiori gruppi industriali e finanziari ( vedere http://www.luntzglobal.com/results/ ).
      Solo che i media nascondono i fatti per non urtare Hitlery.
      – – – – – – –
      A parte ciò, io non amo Trump e non ne condivido ne certi modi decisamente rozzi, ne il passato imprenditoriale “un po’ troppo avventuroso” e neppure una certa approssimativa visione della politica interna e internazionale: se fossi andato a lavorare oltreoceano quand’ero giovane, avrei votato per un altro candidato alle primarie (Ted Cruz), ma non farei fatica a votare Trump o un altro candidato per non eleggere la Clinton. Confesso che non mi dispiace neppure Pence.
      Anch’io non comprendo quegli pseudo-repubblicani che hanno affossato il partito e che aiutano il diavolo pur di non sostenere il front Runner.
      Per me la priorità è sconfiggere la Clinton in quanto pericolosa e vicina al mondo dei petrodollari sauditi, primi finanziatori del Jihad: roba da portarci in guerra per interessi che non sono ne quelli americani ne quelli di noi che non siamo emigrati quand’eravamo giovani.

      • Francesco_P Rispondi

        11 ottobre 2016 at 09:19

        Aggiungo il link a questo articolo : http://townhall.com/tipsheet/mattvespa/2016/10/10/luntz-trump-isnt-dead-yet-n2230220
        Secondo il sondaggista Frank Luntz Trump non è ancora morto. Dunque ci sono ancora speranze che Huma Abedin, pardon Hillary Clinton non sia eletta Presidente.

      • gillette Rispondi

        17 ottobre 2016 at 10:54

        Concordo totalmente. Volevo scrivere le stesse cose.
        Aggiungo che mai come questa volta abbandonerei la strada conosciuta (la Clinton) per una sconosciuta (Trump). Conosciamo già le arie di guerra e i caos mondiali supportati pienamente dalla Clinton….

    • aquilone Rispondi

      10 ottobre 2016 at 17:44

      Hai ragione. E’ quello che la gente non percepisce. Se Hillary, a suo tempo, non avesse accettato le corna e avesse divorziato, oggi, presentandosi con un cognome diverso, avrebbe il rispetto di tutti e vincerebbe a mani basse. Invece si è tenuta le corna pur di restare in certi entourage. Sicuramente le ha pure sfruttate atteggiandosi a “poverina”. Per me è la falsità fatta persona, merita di essere mandata a casa, per la seconda volta

    • benito Rispondi

      11 ottobre 2016 at 00:48

      Ognuno fa vincere..con la fantasia, il candidato che più gradisce, mentre notiamo che a molte donne italiane piace il linguaggio triviale che Trump usa verso il sesso femminile, senza tener conto che i duellanti per la corsa alla Casa Bianca sono Trump et Hillay Clinton, e non Trump e Bill Clinton. Il fatto che Hillary abbia ‘chiuso’ gli occhi ai tradimenti del marito, la rende grande come moglie innamorata del suo compagno, oltre al giudizioso lasciar perdere, per tenere unita la famiglia. Quante donne italiane perdonano le scappatelle del marito, e mi riferisco a quelle mogli che davvero amano il marito ed hanno il senso della famiglia, al di là di scappatelle del loro uomo, anche se in questi casi sarebbero i mariti ad essere criticati, e non le mogli che sopportano le corna!

    • benito Rispondi

      11 ottobre 2016 at 00:48

      Ognuno fa vincere..con la fantasia, il candidato che più gradisce, mentre notiamo che a molte donne italiane piace il linguaggio triviale che Trump usa verso il sesso femminile, senza tener conto che i duellanti per la corsa alla Casa Bianca sono Trump et Hillay Clinton, e non Trump e Bill Clinton. Il fatto che Hillary abbia ‘chiuso’ gli occhi ai tradimenti del marito, la rende grande come moglie innamorata del suo compagno, oltre al giudizioso lasciar perdere, per tenere unita la famiglia. Quante donne italiane perdonano le scappatelle del marito, e mi riferisco a quelle mogli che davvero amano il marito ed hanno il senso della famiglia, al di là di scappatelle del loro uomo, anche se in questi casi sarebbero i mariti ad essere criticati, e non le mogli che sopportano le corna!

  3. wallflower Rispondi

    10 ottobre 2016 at 16:23

    Grazie Mariagiovanna, ho visto stamani il dibattito e devo dire che sei l’unica che fa un’analisi realistica come sempre e aspettavo con impazienza un tuo pezzo a riguardo. Adesso mi aspetto altri tentativi per far fuori trump..chissà cosa inventeranno..qualche video di quando era al college, chessò…!! I repubblicani che hanno ritirato l’appoggio sono imbarazzanti, per fortuna Pence non lo ha mollato, questo sarebbe stato un problema. La stampa americana e europea è illeggibile, io ormai seguo solo drudge report, wikileaks e te. Saranno tutti parziali fino all’ultimo e mi aspetto che facciano carte false alle elezioni, speriamo di no, ma non sono tranquilla. Mi auguro gli Americani non mettano il paese e il mondo nelle mani della “deplorable e irredeemable” HRC, questo farebbe sprofondare il mondo definitivamente..

  4. Menordo Rispondi

    10 ottobre 2016 at 16:24

    Siamo troppo abituati a vedere l’America con gli occhi degli inviati della nostra stampa seduti nei loro uffici di New York magari con al telefono i colleghi di Los Angeles. Le cose sarebbero profondamente diverse se alzassero un po’ il deretano e trottassero un poco per l’America vera.

  5. aurelio Rispondi

    10 ottobre 2016 at 18:27

    Si ha vinto e preoccupa i sinistri alla grande .ma loro sanno mentire a ripetizione alla grande .Il recupero è vicino e qualcuno sente strani tintinnii e fa di tutto.Un po come Renzi da queste parti

  6. Maria Terersa Mangani Rispondi

    11 ottobre 2016 at 00:35

    Trump non mi piace come presidente USA (anche per questo non ho capito i repubblicani alle primarie), ma prima di quella opportunista, falsa inconcludente della Hilary, democratica molto sinistrosa, fossi americana lo voterei ad occhi chiusi. La Clinton ha fatto la finta cornutella, ha preferito tenersi cognome e marito per puro arrivismo, per rimanere First Lady e magari andare oltre. Se a suo tempo avesse divorziato oggi sarebbe un’altra storia, forse. Mi fa tanta paura il puritanesimo americano. Obama ha fatto solo pena: ancora non ho digerito il Nobel per la Pace, concessogli quando era stato già eletto, ma non ancora in carica!!!!!!!!!!!! AVANTI TRUMP!!!!!!

  7. adriano Rispondi

    11 ottobre 2016 at 10:22

    Oggi qualcuno dice che Clinton è al 46% e Trump al 35%.La mia impressione è che il nuovo non possa vincere e non per le storielle che si raccontano ma per le convenienze della maggioranza.Mi sembra che l’America abbia dimenticato come si fa a sognare e così si continuerà nell’incubo.

  8. Luigi Rispondi

    11 ottobre 2016 at 11:46

    Come mai al giorno d’oggi una verità da veri uomini la può dire solo una vera donna?

  9. Liutprando Rispondi

    13 ottobre 2016 at 11:43

    Se fossimo in FB metterei un convinto “I like” alla Maglie.

  10. Roberto Iacopini Rispondi

    9 novembre 2016 at 12:16

    La vittoria di Trump e il ruolo giocato dal mondo dell’informazione è un caso esemplare di eterogensi dei fini. Ovvero, la conseguenza non intenzionale di azioni intenzionali, per cui la gran parte dei media nazionali e internazionali, sono stati tutti impegnati a perseguire l’obiettivo di rendere esclusivamente la notizia di quanto fosse improponibile e fuori luogo, la candidatura di Donald Trump alla Casa Bianca.

    Esemplare di questa dinamica, è l’articolo pubblicato da Repubblica il 24 ottobre, che sotto il titolo di prima pagina, “Trump KO, smontato dai giornali”, a firma di Evan Cornog, rivendicava “il lavoro giornalistico tradizionale che ha contribuito a indirizzare il dibattito”, ovviamente in direzione delle tesi sostenute dalla Clinton.

    In buona sostanza, i giornalisti si sono concentrati su Trump, lo hanno colorato a tinte forti trovando il conforto dei sondaggi, ovviamenti falsati dall’opera di demonizzazione compiuta a monte, mentre il “mostro” che i media raccontavano, nel frattempo, sfuggiva ai suoi creatori e ai sondagisti.

    L’atteggiamento introdotto dai media, doveva apparire da subito viziato da un errore di fondo: la confusione tra la causa e l’effetto e la colpevole sottovalutazione degli umori dell’America profonda, che fin dalle primarie repubblicane, andava gonfiando le vele del candidato, ai loro occhi, “impresentabile”.

    Pochi giornalisti si sono soffermati a rilevare la capacità attrattiva di Trump. Solo nel Supertuesday delle primarie repubblicane, in cui si votava in 14 Stati, ci sono stati oltre 3 milioni di votanti in più rispetto al Supermartedì di quattro anni prima. Votanti strappati all’apatia politica e motivati fortemente a mandare un segnale a Washington attraverso il primo candidato alla presidenza che non veniva dall’apparato del proprio partito. Allora l’attenzione di giornalisti e commentatori era solo per l’altro campo, dove Bernie Sanders, pur mettendo in difficoltà Hillary Clinton, non riusciva ad aggregare forze nuove al partito democratico, ma quasi tutti i media continuavano a sostenere il contrario.

    Sanders e Trump erano due candidati simili, perché entrambi erano eccentrici rispetto ai loro partiti e volevano scardinare i potentati che li governavano. La differenza è stata che mentre uno c’è riuscito, diventando presidente degli Usa anche contro il suo partito, l’altro è rientrato nei ranghi, facendo campagna per Hillary.

    C’era un’altra differenza sostanziale tra i due. Sanders si candidava da senatore democratico nel Vermont, mentre Trump, al contrario dei suoi maggiori antagonisti del Gop, il Grand old party repubblicano, non aveva alcuna carica politica o istituzionale. Quindi, era destinato ad incarnare meglio di chiunque altro il ruolo del candidato anti establishement.

    Trump è quello che viene comunemente definito un tycoon, anglesizzazione di un termine giapponese Taikun, che in origine stava per grande dominatore e gli americani hanno tradotto in magnate dell’economia. Poco più di un affarista, dunque, ma un affarista che ha saputo intercettare gli umori profondi della classe media degli States, preoccupata del suo futuro e per quello dei suoi figli.

    Forse le soluzioni che Trump propone non saranno all’altezza dei giganteschi problemi che sarà chiamato ad affrontare, ma l’averli evidenziati gli ha fatto vincere la corsa, mentre Hillary doveva far finta che non esistevano per non attribuirne la responsabilità a Barack Obama, che dalla Casa Bianca aveva governato gli Stati Uniti per otto anni. Solamente l’analista politico Andrew Spannaus autore di un’analisi dal titolo “Perché vince Trump” e il regista liberal Micheal Moore, hanno mostrato di saper cogliere i segni premonitori di quanto stava avvenendo.

    Dovrebbe invece interrogarsi sul proprio ruolo, tutto il mondo dei media, che, non sempre in buona fede, ha raccontato la disfida dall’esterno, non valutando lo scenario da cui muoveva Trump, continuando esclusivamente a biasimarne il linguaggio, sicuramente sopra le righe, ma vicino al sentimento della gente comune. Commenti che invece sono stati pressoché assenti nel caso delle dichiarazioni dell’attore Bob De Niro, autore di virulento attacco a Trump che, invece, è stato guardato con malcelata simpatia o liquidato alla stregua di una intemperanza verbale. Si dirà, l’uno era candidato alla presidenza, l’altro è solamente un attore che ha straparlato. Ma siamo sicuri che se a pronunciare quelle frasi fosse stato un vip pro Trump, avremmo visto lo stesso comportamento da parte dei media? Una domanda ovviamente retorica, anche perché i simpatizzanti del tycoon si sono mostrati molto meno accesi di buona parte dei loro antagonisti, per i quali la vittoria di Trump equivaleva a una sorta di maledizione.

    Forse abbiamo assistito alla più brutta campagna presidenziale di sempre, ma ciò è avvenuto anche per come è stata raccontata dal mondo dell’informazione. Affermando un modus operandi evidente, Cornog scriveva nell’articolo più sopra citato: “Questi servizi giornalistici hanno contribuito a definire il candidato repubblicano agli occhi dell’elettorato, e sembrano aver dato una grossa mano alla campagna di Hillary Clinton”. E più avanti: “Il giornalismo, a dispetto dei tanti necrologi, non è morto”.

    Alla luce del cattivo servizio reso nella copertura della campagna elettorale statunitense, concordiamo. Il giornalismo non è morto, semplicemente non sta tanto bene in salute…

    Roberto Iacopini

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