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Titanic Italia

Per l'ottavo anno consecutivo la Svizzera domina la classifica dei Paesi più competitivi. L'Italia è al 44esimo posto, dietro anche Repubblica Ceca e Estonia. Pressione fiscale folle, burocrazia kafkiana e mercato del lavoro obsoleto ci condannano, mentre a pochi chilometri...

italiaSono 12 i parametri che stabiliscono quale sia il Paese più competitivo al mondo, secondo il Global Competitiveness Report che il World Economic Forum stila ogni anno, tra cui macroeconomia, infrastrutture, salute, lavoro, scuole, giustizia. Chi troviamo sul podio al primo posto? La piccola Svizzera. E attenzione, non è una novità, il Paesucolo degli orologi fa cucù al mondo intero vincendo la gara per l’ottavo anno consecutivo. Per trovare l’Italia bisogna scendere un po’, dribblando non solo Regno Unito, Francia, Canada, Emirati Arabi, Confederazione Russa e Spagna, ma anche l’Islanda, la Repubblica Ceca, l’Estonia, la Cina e molti altri. Eccola lì, al 44mo posto (scivolata di un posto, 43mo nel 2015) e solo perché il risultato è la media dei parametri, perché per mercato del lavoro, della finanza e istituzioni si colloca addirittura oltre il 100mo posto, a fianco di Camerun, Honduras e Bangladesh, per intenderci.

Ma è la Confederazione la nostra spina nel fianco, perché valicato il confine di Chiasso non parrebbe nemmeno di essere all’estero, non fosse per l’asfalto liscio come un biliardo e i radar impietosi con l’automobilista distratto dalle aiuole fiorite. Va da sé che Roma e Berna sono distanti anni luce sul piano dell’efficienza statale e parrebbero il polo nord e il polo sud del globo, senza considerare le 4 lingue nazionali svizzere e i 23 cantoni sovrani che complicano un ordinamento complesso ma ridotto a una semplicità di funzionamento disarmante. Intendiamoci, anche la Svizzera ha i suoi buchi nel groviera, meno gravi dei buchi del debito e della spesa pubblica insensata dove spariscono le entrate fiscali uscite dalle nostre tasche. Con i furti istituzionalizzati per il mantenimento del pachiderma amministrativo, noi vantiamo una pressione fiscale tra le più alte al mondo, la burocrazia ammazza le startup e qualsiasi entusiasmo imprenditoriale e tiene alla larga gli investimenti stranieri. Ne esce una forma di protezionismo involontario che tende una mano all’inevitabile assistenzialismo e l’altra all’apertura di frontiere per ragioni umanitarie, dove lo scambio economico coinciderebbe con l’importazione di forza lavoro senza nemmeno offrire un lavoro.

E sotto accusa è proprio la politica del lavoro, ove la pressione fiscale, la burocrazia e i sindacati strozzano gli imprenditori affondandone i migliori propositi, quei datori di lavoro che sarebbero la locomotiva economica di un Paese. Per non parlare della ricerca e dell’innovazione tecnologica: saremo pure il Paese di Leonardo, ma i Galileo di oggi devono fuggire per potersi esprimere, emblematico il caso di Ilaria Capua, la virologa fatta fuori (ma assolta) da una triste vicenda politico-giudiziaria, che ha deciso di lasciare il Belpaese che non la merita. Paradossale è che Renzi pensi a “regalare” la tredicesima ai pensionati invece di investire sulla tecnologia e il conseguente mercato del lavoro per i giovani che, costruendosi un futuro decente, potrebbero contribuire a sostenersi con un secondo o terzo pilastro per la vecchiaia, anziché ricorrere all’assistenza di rito. La formazione scolastica di un “cervello” costa ai contribuenti dai 200 ai 250mila euro, e anziché poi tenerceli li regaliamo ai Paesi più lungimiranti, come ad esempio la Svizzera. A Zurigo il piano regolatore municipale ha già previsto la costruzione di alloggi spalmata sui prossimi 50 anni, basata sulla proiezione della crescita demografica.

Da noi, nonostante le accise sulla benzina per la ricostruzione post terremoti degli ultimi cent’anni, persino le case in affitto sono un lusso a causa della speculazione edilizia, in mancanza di una politica efficiente che investe su alloggi popolari decenti. E il risultato è che l’80% degli italiani investe sull’acquisto della casa perché gli conviene, che a prima vista parrebbe un parametro di benessere quando invece è un ulteriore freno all’economia a causa della stanzialità e della scarsa mobilità delle forze lavoro. In Germania un tecnico si sposta da Berlino a Monaco a Colonia con estrema facilità, senza il fardello della casa, migliorando le proprie condizioni e contribuendo allo sviluppo economico nazionale.

Nel Paese dei treni, gli automobilisti svizzeri devono tutt’al più prestare attenzione alle altre auto (oltre a quelle carogne dei radar), sull’autostrada del Sole, invece, scorgi una macchina ogni 5 camion se va bene, causa la scarsa rete ferroviaria, pagando profumatamente i pedaggi mentre il bollino autostradale svizzero ammonta a 40 franchi l’anno (38 euro). Poi ci lamentiamo dei 65mila frontalieri cui il piccolo Ticino vorrebbe dare un giro di vite (nemmeno eliminandoli ma dando solo la precedenza all’occupazione indigena), senza considerare che ammontano già al 20% rispetto alla popolazione locale, mentre l’Italia intera fatica a offrire lavoro e dignità a quel misero 8% che rappresenta la totalità degli stranieri. E nemmeno ai nostri “lumbard“, che devono passare il confine per trovare condizioni decenti.

Il prato del vicino è sempre più verde, quello svizzero ha pure le vacche grasse e la benzina senza accise, faccenda che ci fa morire di invidia sociale, tanto da rispolverare a ogni batosta che ci dà, il cliché più odioso di tutti, quello dell’accoglienza dell’evasione fiscale. Basterebbe domandarsi come mai gli elvetici non solo non esportano i loro capitali ma pagano le tasse fino in fondo e fino alla più alta fascia contributiva (35%), ricevendo in cambio una schiera di servizi tale da invogliare a pagarne il doppio. Un Paese dove la preoccupazione è semmai il welfare troppo estremo, un socialismo vero che convive tranquillamente con la libertà di mercato e individuale, dove il popolo è sovrano e non suddito grazie al reciproco rapporto di fiducia tra cittadini e Stato, l’unico cardine che può rendere vincente quell’istituto imperfetto che è la democrazia. Facciamocene una ragione, e se proprio non ci esce l’elogio, almeno risparmiamoci le critiche.

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di on 7 ottobre 2016. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

15 commenti a Titanic Italia

  1. ultima spiaggia Rispondi

    6 ottobre 2016 at 08:49

    Ma come, ogni giorno subiamo il lavaggio del cervello di chi vorrebbe farci credere che siamo tutti uguali, cioè un gregge di imbecilli, e poi scopriamo che gli imbecilli siamo solo noi che occupiamo il 44esimo posto dei Paesi più competitivi?

    Voglio ricordare che nel 1959, quando eravamo “diversi”, il Daily Mail, quotidiano londinese, pubblicò questa corrispondenza da Roma: “Il livello di efficienza e di prosperità del sistema produttivo italiano costituisce uno dei miracoli economici del continente europeo”
    A conferma del “miracolo economico”, il Financial Times assegnò l’Oscar della stabilità alla lira e l’Oscar per i traguardi raggiunti da Donato Menichella.

    Lo sanno i vari Renzi, Padoan, Boschi, Poletti, Monti, Napolitano e compagni di merende, chi era Donato Menichella? O conoscono solo Diabolik?

  2. Luca Rispondi

    6 ottobre 2016 at 09:39

    Beh se siamo al quarantaquattresimo posto dopila Repubblica Ceca per lavoro ed al terzo posto per l’esportazione di cervelli ci sarà un motivo.Uno stato inutile ,lontano e distruttore di chi produce e lavora che ti induce a scappare magari dopo aver fatto le università qui.Siamo davvero un paese povero e di cretini se aspiriamo all’ottima Svizzera per il nostro futuro è quello dei nostri figli.Produciamo oltre a politici scarsi e sinistrati organizzazioni mafiose ,ndraghetisre in quantità ,lì si siamo bravi.

  3. Francesco_P Rispondi

    6 ottobre 2016 at 10:48

    Su 138 economie considerate dal Global Competitiveness Index l’Italia risulta al 137° posto per la voce “Public sector performance” (vedere http://reports.weforum.org/global-competitiveness-index/country-profiles/#economy=ITA ), davanti solo al Venezuela dove anni di Chavez e Maduro hanno distrutto quello che prima del 1999 era il più ricco Paese dell’America Latina.
    Come si vede, il difetto sta sempre nel “manico”. Il “manico” di Renzi e dei vari Verdini, Alfano, Gatto & Volpe, ecc., serve solo per rendere la nazione gravida di burocrazia, tasse e debito pubblico.

  4. HaDaR Rispondi

    6 ottobre 2016 at 14:15

    I livelli penosi dell’Italia si vedono anche dal fatto che i giornalisti anche di grandi testate non sanno piú scrivere in Italiano corretto: infatti, si dovrebbe scrivere “dietro anche a Repubblica Ceca ed Estonia”… 😉
    L’autrice del peraltro buon articolo non ha neppure la scusa di essere araba, come certi giornalisti del TG3 e di RAI News 24… sempre che non scriva sotto pseudonimo… 😉
    Tuttavia, se neppure un mestiere che dovrebbe richiedere la conoscenza perfetta della lingua italiana è mantenuto a degli standard elevati, il resto non stupisce.

    • ultima spiaggia Rispondi

      6 ottobre 2016 at 15:05

      Invece di soffermarsi al dito, perché non osserva la luna?

      • lombardi-cerri Rispondi

        7 ottobre 2016 at 06:36

        A furia di guardare la luna anzichè il dito abbiamo proprio scalato alla rovescia!
        Quando la si smetterà di correre dietro alle farfalle ?

        • ultima spiaggia Rispondi

          7 ottobre 2016 at 15:40

          “Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito”
          Adesso t’è più chiaro il concetto?

    • Luca Rispondi

      6 ottobre 2016 at 20:04

      I livelli penosi di alcuni interventi si evincono anche dal fatto che uno debba criticare un giornalista non tanto per l’articolo, quanto per il “sommario”. Quella parte cioè che è sotto al titolo ed in corsivo. E che come tutti ben sanno, non scrive mai il giornalista autore dell’articolo. Bensì qualcuno che giornalista non è. Ma magari un arabo questo non lo sa!

      • Padano Rispondi

        7 ottobre 2016 at 10:41

        A riprova dei livelli penosi dell’Italia, c’è anche la tendenza delle corporazioni a rispondere, alle critiche, con delle controcritiche: se si criticano i giornalisti, si bastonano i lettori, se ci criticano i trasporti, si bastonano i pendolari…

  5. adriano Rispondi

    6 ottobre 2016 at 14:17

    Rimanendo nell’avvilente attualità,leggo che il sig.Presidente afferma che il quesito referendario,approvato dal consiglio e dalla cassazione,va benissimo.Attenzione a leggerlo in cabina perché il vomito può annullare la scheda.Classifica dei paesi competitivi?Meglio quella della repubblica delle banane.

  6. cerberus Rispondi

    6 ottobre 2016 at 22:20

    Fallitalia è sempre più vicina alla Grecia -dove menano i pensionati che protestano- noi abbiamo I ggiudici della corte costituzionale che prendono stipendi 2 volte e mezzo quelli dei loro colleghi americani,oppure pensionati con cifre assurde mentre altri senza soldi per vivere.
    Il paese di pulcinella non può ridere ancora per molto,il tempo sta per scadere.

  7. Arcroyal Rispondi

    6 ottobre 2016 at 23:10

    Ai frequenti articoli di Laura Zambelli del Rocino in lode della Confederazione elvetica andrebbe sempre aggiunta a piè di pagina una nota*.

    *Soldati svizzeri impegnati nella lotta al nazifascimo tra il 1939 e il 1945 = 0
    Soldati svizzeri impegnati nella lotta al comunismo tra il 1945 e il 1989 = 0
    Soldati svizzeri impegnati nella lotta all’islamismo tra il 2001 e il 2016 = 0

    Morale della favola: gli svizzeri sono molto bravi a farsi gli affari loro, ma restano dei grandissimi stronzi.

    • Romano Rispondi

      7 ottobre 2016 at 10:38

      Appunto, l’unica cosa che l’Italia unita ha avuto la fortissima tendenza a fare è stata, per l’appunto, la guerra.
      Generalmente per procura di altri, e con scarsissimi risultati per giunta.

      • Ernesto Rispondi

        7 ottobre 2016 at 23:44

        Gli italiani sono i cittadini di quel penoso paese che chiama “Seconda Guerra d’Indipendenza” quella che nel mondo è conosciuta come “Campagna Francese d’Italia”.
        Uno stato nato come regalia francese… nato nella vergogna.

  8. lombardi-cerri Rispondi

    7 ottobre 2016 at 06:43

    L’Italia, governata dagli italioti, è sempre andata a cacciare il becco negli affari altrui pur essendo sempre e clamorosamente non all’altezza della missione.
    Come se io volessi continuamente salire sul ring con il campione mondiale dei pesi massimi e poi inventassi filosofie contorte per giustificare le inevitabili massacrate.

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