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Se la scuola fa i corsi ai genitori. Di Whatsapp

Un tempo ci si divertiva a leggere i messaggi con refusi e improbabili utilizzi di emoticon scritti dalle mamme alle prese con le nuove tecnologie. Il gruppo Facebook “Mamme che scrivono messaggi su Whatsapp” vanta oltre un milione di “mi piace” e ogni giorno pubblica immagini divertenti ricevute dagli stessi utenti. Oggi i gruppi di Whatsapp sono diventati così pericolosi che le scuole sentono il bisogno di dover «sensibilizzare le famiglie» sul corretto uso dei gruppi di messaggistica. Ne ha iniziato a parlare il quotidiano La Repubblica due giorni fa, quando diverse scuole hanno sottolineato come i gruppi di Whatsapp gestiti dai genitori siano diventati «un detonatore di problemi che aumentano i conflitti nelle scuole». Da mezzo utile per scambiarsi informazioni riguardo i compiti assegnati, le chat di gruppo sono diventate luogo dove darsi ai pettegolezzi e lasciarsi andare a commenti poco lusinghieri sugli insegnanti e persino sui piccoli alunni.

Il provveditore di Milano Marco Busetti ha così pensato di creare dei corsi ad hoc per i genitori, dove «far capire cosa è dannoso». Laura Barbirato del comprensivo Maffucci e Giovanna Mezzatesta della scuola Rinnovata di Bollate si dicono entusiaste all’idea di insegnare il comportamento digitale, ma prima di tutto c’è bisogno di fondi. Soldi pubblici da investire per spiegare ai genitori come si usa Whatsapp. Corsi inutili quando il problema non è la conoscenza o meno del mondo digitale, ma è semplicemente mancanza di educazione. Un genitore che si lascia messaggiandare a commenti su un ragazzo con una disabilità cognitiva non lo fa certo perché non sa come si utilizza il programma di messaggistica. Ci troviamo davanti a un padre che fa vanto di non aver fatto fare i compiti al figlio perché questo doveva andare in bicicletta e divertirsi nei mesi estivi. Siamo sicuri di riuscire a risolvere questa mancanza di rispetto verso gli istituti scolastici investendo un po’ di denaro in dei corsi a scuola? Probabilmente no. Sarebbe l’ennesimo spreco di risorse che potrebbero essere investite nell’educazione dei più piccoli, così che almeno loro – se non è successo con i loro genitori – possano imparare a rispettare le persone attorno a loro e ad allontanarsi per qualche minuto dal cellulare.

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di on 13 ottobre 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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