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Se il fardello dell’Italia si chiama ancora Sud

Mettiamola così: la tomaia dello Stivale prova a camminare, la suola rimane ferma e a terra. Continua a essere un mito l’idea di un’Italia unita, di un sistema Paese che procede omogeneo nel bene e nel male, soprattutto se si guardano i dati economici, che palesano con sempre più evidenza una schizofrenia congenita, una doppia velocità figlia di una frattura e che genera ulteriori fratture tra Nord e Sud.

Stando agli ultimi dati sul Pil regionale aggiornati al luglio scorso e riportati ieri da Repubblica, il Settentrione cresce il doppio rispetto al Mezzogiorno: se l’Emilia Romagna procede a ritmi degni della Germania (con un +1,1% di Pil) e Veneto e Lombardia avanzano su ritmi intorno all’1%, il Sud rimane al palo, frenato in particolare dal fardello di regioni come Sardegna e Calabria, che crescono (si fa per dire) allo 0,3% annuo. In media, se tutte le regioni del Nord fanno registrare un +0,8% annuo, quelle del Sud si attestano sotto lo 0,4%.

Alla base ci sono indubbiamente mali storici che riguardano la mai risolta questione meridionale e scelte politiche che continuano a essere sballate, ad esempio l’idea di continuare a promuovere uno sviluppo a Sud basato su grandi opere e infrastrutture che spesso si rivelano cattedrali nel deserto (non ultima, la boutade sul Ponte), laddove servirebbero incentivi concreti alla libera impresa, promozione di una mentalità non più basata sull’assistenzialismo ma sulla iniziativa del singolo.

Ma posto questo, e a fronte di una crescita così diseguale, continua a esserci soprattutto il nodo irrisolto del residuo fiscale, cioè l’ingiustizia di dover distribuire a tutti lo stesso, nonostante ciascuno contribuisca in modo molto diverso. Non si capisce, per essere chiari, perché l’Emilia Romagna debba ottenere in termini di servizi lo stesso di quello che riceve la Calabria, pur versando allo Stato una cifra imparagonabile rispetto all’altra (l’una, per intendersi, vanta un residuo fiscale di oltre 17 miliardi, la Calabria ottiene invece dallo Stato 4,7 miliardi in più di quanti ne versa). Solo un vero federalismo fiscale aiuterebbe a risolvere questa assurda sperequazione. Il che non significherebbe, come tuonano i soloni meridionalisti, aggravare la differenza tra Nord e Sud e ampliare la frattura, ma al contrario stimolare le indolenti energie (seppur straordinarie) meridionali a sprigionarsi nella libera intrapresa e le arraffone classi dirigenti meridionali a spendere meno, meglio e con più oculatezza. Se si è responsabili del proprio destino, si diventa molto più intraprendenti e molto più attenti a ciò che si fa o non si fa. Viceversa, ci si può sempre cullare sugli allori, tanto c’è lo Stato che ci aiuta e distribuisce a pioggia i denari. Nel frattempo possiamo sempre permetterci di lamentarci e aspettare…

“Fate presto”, è il grido con cui il Meridione si condanna alla minorità perpetua. Per una volta, anche per risollevarsi da quell’imbarazzante 0,3, sarebbe il caso di dire “Facciamo presto” e “Facciamo bene”.

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di on 7 ottobre 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Se il fardello dell’Italia si chiama ancora Sud

  1. Padano Rispondi

    7 ottobre 2016 at 10:42

    La Borbonia ha sottomesso la Padania, il succo è questo.

  2. cerberus Rispondi

    7 ottobre 2016 at 23:14

    Da quanti anni questi discorsi,da quanti anni tutto va peggiorando.
    Credo non esista soluzione,come dice Padano “ci hanno fregato”.
    Che polli che siamo.

  3. Fabio Berti Rispondi

    3 marzo 2017 at 08:57

    Questa immagine l’ho realizzata io,
    perchè non mettete il mio nome?
    Avete acquistato i diritti di pubblicazione presso una agenzia?
    Altrimenti dovreste cancellarla, perchè molti pensano che è gratuita e la copiano per inserirla nei propri siti/blog, commettendo così un illecito e danno nei miei confronti.
    Vi ho anche scritto in privato senza avere riscontro.
    Saluti e buon lavoro

    http://shop.fabioberti.com/it/concettuali/740-italia-tagliata.html

    • Giovanni Sallusti Rispondi

      3 marzo 2017 at 12:28

      Caro Berti, lei ha perfettamente ragione. Le assicuro che è stato un equivoco in buona fede. Abbiamo provveduto subito alla rimozione. Saluti e buon lavoro a lei

      • Fabio Berti Rispondi

        3 marzo 2017 at 15:43

        Grazie Sig. Sallusti per avermi risposto ed esaudito le mie richieste. Approfitto in questa sede per dire che le immagini che si trovano in rete con google images, non sempre o meglio quasi mai sono gratuite, quindi non è consigliabile copiare in modo sconsiderato qualsiasi cosa. Esistono decine di agenzie che vendono immagini al prezzo di un caffè (tra cui anche le mie). Dico questo perchè purtroppo alcuni suoi lettori che hanno condiviso l’articolo e a cui ho richiesto come a Lei la rimozione della mia immagine, mi hanno preso a male parole, insultandomi e considerandomi uno “scellerato buontempone” in cerca di soldi. Spero quindi che ripassino di qui e leggano questo mio commento. Sono un illustratore freelance da 30 anni e questo è il mio lavoro che faccio con passione e per cui pago le tasse, spero ancora.
        Grazie e ancora buon lavoro.
        Fabio Berti

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