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Repubblica non ha niente da dire sulla quattordicenne di Mitterand?

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Che sia più accettabile il traditore seriale o il fedifrago che vive un’intensa storia d’amore parallela è materia sentimentale squisitamente soggettiva. La Repubblica, sempre incline alla bontà di intenti e alla purezza dei sentimenti, propende per la seconda ipotesi, specie se il soggetto è un socialista, nella fattispecie Mitterrand, che nel centenario della sua nascita viene ricordato dalla sua storica amante Anne Pingeot con la pubblicazione delle lettere d’amore ricevute in 30 anni di relazione semi clandestina, in uscita in Francia per la prestigiosa casa editrice Gallimard.

“Non possiamo riuscirci con tutte ma bisogna tentare”, fu la confidenza del presidente a Roland Dumas, ministro degli Affari Esteri, intendendo gli “affaire” di altro tipo. La matematica delle probabilità, insomma.

Repubblica esalta con toni carezzevoli il coup de folie che l’uomo Mitterrand, non ancora presidente, suscitò nella quattordicenne Anne a una cena presso la sua famiglia (peraltro borghese e di estrema destra, il nonno forniva rame alla Germania nazista, queste erano le frequentazioni del futuro presidente), con la quale iniziò una relazione rimasta nell’ombra sino a quando la stampa paparazzò gli incontri fugaci dei due amanti, separati solo da 27 anni di differenza di età.

Storie di vita ritrita, per carità, scagli la prima fede chi si scandalizza per un ménage à trois, tanto più che la moglie Danielle aveva a sua volta una relazione con un trainer dal physique du rôle fatto poi assumere dallo stesso Mitterrand come autista, affinché fosse a portata di auto e di altro per la moglie, moglie che però non esitò a bruciare le lettere appassionate di Anne una volta seppellito il comprensivo marito.

Peccato che a Repubblica sfugga un particolare: per una storia d’amore lunga e appassionata Mitterrand ebbe una schiera considerevole di amanti, con la differenza che i giudici francesi si occupavano d’altro invece di perseguire un presidente spiandolo dal buco della serratura, come avvenne col nostro Berlusconi reo di organizzare in casa propria festini più o meno ma molto più documentati da una stampa complice, tra cui la stessa Repubblica bacchettona e moralista con le corna nostrane.

La cantante Dalida, la svedese Christina Forsne (sua amante svedese per 15 anni) e molte altre, mai sfociate in cause giudiziarie scandalistiche, la Francia non è l’America degli scheletri e le sottovesti nell’armadio, un Trump non sarebbe screditato sul piano politico per privatissime faccende sessuali, ammesso che sia il seduttore che Mitterrand pare fosse. O perlomeno “uomo di potere con più facilità di rimorchiare“, come il politicamente naïf Trump ha dichiarato con sincerità, tirandosi dietro le nevrotiche obiezioni di mezzo mondo femminista e di mezze seghe maschili.

Anne, che convinse l’amante a procreare con lei, ebbe una figlia, Mazarine, e lamenta di avere vissuto una gravidanza in solitudine, mal sopportando gli impegni della campagna elettorale di Mitterrand e un suo viaggio ufficiale a Cuba insieme alla moglie, dimenticando che la scelta di accettare il ruolo “in seconda” implica le conseguenze del caso. “Diventerà la nostra casa” era stata la promessa da marinaio dello statista alla sua amata, riferendosi a una romantica casetta in legno a Latché, ma la moglie vi si oppose nonostante le concessioni a lei accordate, tanto che Anne dichiarò: “Che idiota che sono! Scoprire di non essere la preferita è stato il colpo più duro”.

“Ho accettato l’inaccettabile“, continua Anne, ci dispiace per lei, peraltro non costretta a quanto ne sappiamo, e le siamo vicini per solidarietà, ma quante donne cascano nella rete dell’amore (o del potere) senza neppure uno straccio di carriera o la possibilità di diventare curatrice del museo d’Orsay a Parigi, sogno di Anne fattosi realtà.

Riassumendo: fedifrago, seduttore seriale, bugiardo e millantatore di promesse, questo è l’ometto esaltato da Repubblica come oggetto di desiderio e soggetto di una grande storia d’amore.

Perlomeno le olgettine sapevano da dove iniziare, come sarebbe finita e quello che avrebbe fruttato una frequentazione senza ipocrisie, dove la parola amore era speculare all’attimo fuggente, sfumato in patti chiari e amicizia lunga. Condire una relazione di comodo con toni da amore eterno (“è solo nelle difficoltà che l’amore dura”, così le diceva un ispiratissimo Mitterrand) è faccenda di facciata degna delle pagine di Repubblica, dove i due pesi e due misure sono l’applicazione di una morale a senso unico, socialisti esclusi.

Rimane da capire cosa abbia spinto Anne a pubblicare tanto ben d’amore a 20 anni dalla scomparsa del presidente. Ma così è se vi pare.

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di on 20 ottobre 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Repubblica non ha niente da dire sulla quattordicenne di Mitterand?

  1. Arcroyal Rispondi

    20 ottobre 2016 at 15:59

    Willy Brandt, sindaco di Berlino durante la mitica visita di JFK ( quella dell’ ‘Ich bin ein Berliner’ ) e cancelliere della Germania Ovest dal 1969 al 1974, un altro mostro sacro della sinistra europea, era un sessuomane che per curare le frequenti crisi depressive sentiva il bisogno impellente di copulare a raffica. Durante le visite all’estero, quando non si potevano trovare fan disponibili, i funzionari delle ambasciate tedesche provvedevano alla bisogna reclutando prostitute e consegnandogliele direttamente nelle camere d’albergo dove soggiornava.

    Il sesso è una delle poche questioni che mi trovano in disaccordo con l’american way of life. Non determina in alcun modo il valore di un uomo politico. Hitler ebbe in 56 anni di vita 2 donne ( la cugina Angelika Raubal ed Eva Braun ) ed è ancora oggi oggetto di discussione se abbia mai consumato un rapporto sessuale completo. Stalin si sposò 2 volte, ma al sesso preferiva le lunghe notti in dacia a bere e mangiare insieme ai suoi accoliti. Viceversa Mao si riempiva il letto di vergini adolescenti perchè era convinto che questo gli allungasse la vita oltre che l’uccello. Tito si sposò la prima volta con una 13enne, ebbe altre 3 mogli e un’infinita serie di amanti: adorava avere ospiti a cena nelle sue lussuose residenze attrici ed attricette, in primis Sophia Loren e Gina Lollobrigida. Lavrentij Berija, il famigerato capo dell’NKVD stalinista, era uno stupratore seriale che violentava qualunque giovane donna gli capitasse a tiro, e Mussolini sappiamo tutti quanto amasse far sesso. In Italia poi almeno due presidenti del consiglio trascorrevano i dopocena in compagnia di giovani ragazzi: entrambi hanno lasciato un segno minimo nella storia italiana. Il dittatore albanese Henver Hoxha si dice avesse avuto come amante fisso per lunghi anni un giovane barista: ridusse il paese delle aquile ad uno stato indicibile di miseria materiale e morale, ma dubito seriamente che un simile disastro sia stato legato alla passione per i ragazzi muscolosi.

    Essere fedeli alla propria moglie oppure tradirla con uomini o donne non ha praticamente nessuna incidenza nelle capacità di governo. L’unico elemento che può pesare è il rischio di essere ricattati come capitò a Willy Brandt costretto a dimettirsi dopo che si scoprì che il suo segretario era una spia della DDR e aveva passato a Pankow la chilometrica agenda delle sue compagne di ginnastica da camera. Gli scandali sessuali dipendono comunque dal grado di evoluzione del comune senso del pudore. Da noi purtroppo il combinato disposto del moralismo cattolico e di quello comunista ha lasciato segni evidenti, ben visibili nelle pagine infami che Repubblica e tanti altri giornaloni e giornalini hanno dedicato alle cene eleganti di Arcore. Il problema di Berlusconi è stato che la sua passione giocosa per le donne non è mai stata nascosta, ma sempre esibita alla luce del sole. Democristiani e comunisti invece hanno sempre considerato gli affari di sesso come un tabù da nascondere accuratamente all’opinione pubblica. Purtroppo avevano capito meglio del Caimano il moralismo ipocrita che alligna in troppi italiani.

    Mi duole ammetterlo, ma sotto questo aspetto ammiro e plaudo i silenzi francesi.

  2. aurelio Rispondi

    20 ottobre 2016 at 18:19

    Da qualunque pulpito, sia esso giornalistico o da avversari,arrivi l’attenzione o il suggerimento a guardare il buco della serratura del nemico è una stupidita che prima o poi se avessero il minimo potere incastrerebbe anche loro.Nel potere è insita l’attrazione e la disponibilità voluta, fingersi stupefatti è stupido,o tendenzioso o impolitico.Dire strumentale e demagogico è cretino quanto attivarsi per questo da impotenti.

  3. Filippo83 Rispondi

    21 ottobre 2016 at 10:30

    Assolutamente d’accordo con Arcroyal!
    Aggiungo poi all’articolo, il Mitterrand figlio e l’ex premier socialista belga Di Rupo, entrambi definibili pederasti (assidui “cacciatori” di ragazzi e ragazzini). E lo stupratore Polanski, del quale pure io ammiro i film, ma che è e rimane uno stupratore di ragazzine in fuga dalla giusta condanna e protetto dalle sinistre europee. E che dire del “migliore” Togliatti, che lasciò la moglie per convivere e procreare con la Jotti? Perché lui sì e SB no? In fondo anche il PCI dell’epoca, difendeva la famiglia “naturale”: erano passati i tempi dell’amore libero dei bolscevichi pre-rivoluzionari, e nel blocco comunista l’omosessualità veniva “curata” a botte di (nei) gulag. Insomma, la somma ipocrisia della sinistra.

  4. ultima spiaggia Rispondi

    21 ottobre 2016 at 11:58

    “Rimane da capire cosa abbia spinto Anne a pubblicare tanto ben d’amore a 20 anni dalla scomparsa del presidente”
    I SOLDI, GLI EURO, GLI SCHEI

    “La potrai scozzonalla infin che vôi,
    La potrai ripulì quanto te pare,
    La potrai mette puro su un artare
    Come se fusse un idolo, ma poi
    Viè sempre er giorno che ritoma a galla
    La bestia, la Porchetta e la vassalla!” (Trilussa)

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