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Per la prima volta stiamo con l’Ue

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Lo scandalo del giorno? La Commissione Europea, salvo cambiamenti all’ultimo minuto, chiederà all’Italia di cambiare la Legge di Stabilità. Immediata la risposta del premier Matteo Renzi, che insiste: «La manovra non cambia» perché «l’Italia non chiede flessibilità», ma invoca «le circostanze eccezionali per terremoto e immigrazione». Letto così, questo scambio di critiche fra Renzi e il presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, parrebbe il dialogo fra un paladino degli interessi degli italiani e un nostro oppressore talmente inflessibile che non ci concede neppure di spendere il necessario per far fronte alle emergenze. Purtroppo per Renzi, però, i numeri danno oggettivamente ragione a Juncker.

Eccoli, i numeri: quasi 2.239 miliardi di euro di debito pubblico in continuo aumento e Renzi chiede di poter fare un 2,3% di deficit (in rapporto al reddito nazionale). Nel 2017 il debito sarà ancora cresciuto. La spesa pubblica non è stata tagliata, si prevede che nel 2017 supererà gli 850 miliardi di euro. Dunque si capisce che il problema non sono le spese per far fronte alle due emergenze citate (terremoto e immigrazione), ma tutto il sistema italiano. Matteo Renzi ribatte che anche il bilancio della Germania «credo abbia molti problemi», intendendo il surplus commerciale «che non rispetta le regole». È un argomento che non ha letteralmente senso: si sta parlando del caso italiano e rinfacciare errori ai tedeschi non migliora certo la nostra condizione. Ma a voler proprio vedere la pagliuzza nell’occhio altrui, il surplus commerciale è uno dei 14 indicatori che definiscono la valutazione che la Commissione europea fa ogni anno sugli squilibri macroeconomici dei vari paesi. Tra questi indicatori ci sono anche il tasso di occupazione, la disoccupazione giovanile, quella di lunga durata, la competitività, il tasso di cambio, ecc. La Germania non ne rispetta 2 su 14, l’Italia 5 su 14. Eppure nessuno dei due paesi è sotto procedura per squilibri macroeconomici.

Quel che non va è il sistema Italia, dicevamo. E la Commissione guidata da Juncker ce lo sta facendo notare. Per di più non si può dire che Renzi non abbia avuto tempo e modo di rimediare agli errori dei suoi predecessori. Ha avuto il periodo più favorevole della storia recente: bassi prezzi dell’energia (soprattutto: basso prezzo del petrolio), un governatore italiano della Bce (che ha aumentato la liquidità in circolazione proprio per aiutare l’Italia e gli altri paesi in crisi), la presenza sul territorio di due grandi eventi internazionali, quali l’Expo2015 e il Giubileo, che, se ben sfruttati, avrebbero potuto costituire un volano per l’economia. A questo si aggiungano alcuni fattori politici non da poco: sindacati messi alle corde dalla sinistra di governo e da media insolitamente favorevoli alle riforme, buoni rapporti con i capi di Stato e di governo dei maggiori alleati. Non esiste una credibile opposizione interna, se non quella interna allo stesso Pd. Non esiste una campagna mediatico-giudiziaria contro il premier, come quella che ha dovuto affrontare Berlusconi, tanto per fare un esempio. E nonostante tutto, la rottamazione della vecchia classe dirigente, così come quella del vecchio sistema, non è arrivata.

Se anche in queste condizioni offerte su un piatto d’argento, dalla buona sorte o dagli amici, Renzi deve ricorrere ancora al deficit per stimolare l’economia con la spesa pubblica… vuol dire che c’è qualcosa che non va nella cultura economica del governo. E non nelle circostanze sfavorevoli che Renzi cita a sua giustificazione. Il problema di un Paese che entra in crisi, non è quasi mai la sfortuna o la cattiva applicazione di idee buone, bensì la buona applicazione di idee cattive. Persino nel sistema economico più disfunzionale della storia contemporanea, quello dell’Unione Sovietica, i dirigenti del Cremlino erano convinti che la pianificazione economica fosse un modello efficiente, pratico, superiore all’economia di mercato. Almeno finché la realtà non ha presentato il conto. Renzi commette un errore di poco inferiore a quello dei suoi ex omologhi sovietici: è convinto che la crescita economica possa essere stimolata con spesa a debito.

Il premier italiano cita ad esempio il presidente statunitense Barack Obama, col suo gigantesco debito, per dire che si può crescere spendendo soldi ben oltre le capacità dei contribuenti. Dimenticando volutamente che il debito, prima o poi, questa generazione o la prossima lo dovranno pur pagare. Si può rimandare, ma già Hillary Clinton dice chiaramente che dovrà alzare le tasse. Con gran gioia degli americani e delle loro aziende. Quanto agli effetti della Obanomics, probabilmente Renzi legge il New York Times, ma se leggesse il Wall Street Journal vedrebbe anche che ha prodotto la più lenta ripresa economica del dopoguerra. Non un modello da vantare o da cui imparare lezioni, insomma.
Con tutto il male che si può volere all’impero burocratico europeo, alla sua voglia di centralismo e alla sua tendenza a moltiplicare le regole, Juncker dimostra più buon senso di Renzi. Ed è il momento sbagliato per fare i patrioti.

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di on 22 ottobre 2016. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Per la prima volta stiamo con l’Ue

  1. aquilone Rispondi

    22 ottobre 2016 at 12:06

    Renzi vuole essere autorizzato ad aumentare la spesa pubblica per fronteggiare le spese – inaspettate – dell’ultimo terremoto e le spese – molto prevedibili già da lungo tempo – per fronteggiare le spese dei sedicenti profughi.
    A me, caro Veneziani, piacerebbe sapere quanti euro, nei prossimi cinque anni, sono previsti che occorreranno occorreranno per risanare completamente i danni causati a cose e persone dal terremoto; e quanti euro è previsto che occorreranno, nei prossimi cinque anni, per andare a salvare in mare circa 200.000 sedicenti profughi ogni anno, dar loro da mangiare, dormire, vestire, lavare, studiare, insegnare.
    Renzi ha fornito in tal senso delle cifre a Junker? Lei, Veneziani, ne sa qualcosa?

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