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Il Paese in cui si muore di burocrazia

Non è stata fatalità, ché pare il cavalcavia non sia stato chiuso in attesa di "un'ordinanza formale, con ispezione visiva e diretta”. Intanto un uomo è morto, ci son cinque feriti, una vedova e un'orfana in più. I burocrati uccidono con cavilli e Pil stroncato. A volte lo fanno anche letteralmente

La burocrazia uccide, la burocrazia assoluta uccide assolutamente. Ci siamo permessi di scomodare e storpiare le parole di un grande liberale, John Acton, per commentare la tragedia di Annone, in provincia di Lecco. Ieri un cavalcavia ha ceduto sotto il peso di un camion, che non doveva essere lì in quel momento. Il crollo del ponte ha ammazzato sul colpo un uomo, Claudio Bertini, 68 anni, professore in pensione. Stava tornando a casa, a Civate, dove lo attendevano una moglie e una figlia, ora rimaste rispettivamente vedova e orfana. Morire in auto, travolti da un ponte, essere nel posto sbagliato al momento sbagliato non è la giusta spiegazione della tragedia. Il professor Bertini non è stato colpito da un meteorite. Non si può parlare di tragica “fatalità”. È un omicidio colposo, a tutti gli effetti. E l’assassino è la burocrazia. La tragedia si poteva e si doveva evitare. Il crollo è avvenuto alle 17,20, ma già tre ore e mezzo prima quel cavalcavia perdeva calcinacci. Se ne era accorto un cantoniere dell’Anas, addetto alla sorveglianza di quel tratto di strada, che aveva subito disposto la chiusura di una delle due corsie della Statale 36. Non stiamo parlando di una stradina secondaria, ma di una delle vie più frequentate della Lombardia, quella che da Milano porta al Lago di Como e alle Alpi, fino al confine con la Svizzera sul passo Spluga.

Alle 17,20 era già trafficata. Poche ore dopo lo sarebbe stata ancora di più, considerando tutti quelli che, dopo il lavoro, partivano per questo lungo ponte di fine ottobre. Il cantoniere dell’Anas ha allertato subito la Provincia di Lecco, che gestisce la Strada Provinciale 49, quella che passa sul cavalcavia pericolante. Secondo la ricostruzione dell’Anas, “Gli addetti della Provincia hanno richiesto un’ordinanza formale da parte di Anas che implicava l’ispezione visiva e diretta da parte del capocentro Anas”. Intanto erano passate tre ore e mezzo. Secondo l’Anas, il capocentro “si è attivato subito”, ma era ormai troppo tardi per evitare il dramma: “proprio mentre giungeva sul posto il cavalcavia è crollato”. Fra l’altro, oltre alla situazione di emergenza, secondo Anas: “È stato inoltre accertato che il Tir che è precipitato dal cavalcavia provinciale era un trasporto di bobine di acciaio il cui notevole peso non è al momento noto”. Quindi c’è anche un omesso controllo su chi passa da un cavalcavia già segnalato come pericolante. Stando alla ricostruzione dell’Anas, dunque, c’è un responsabile ben identificato: la Provincia di Lecco. Ma da Lecco contestano tutto, a partire da una laconica dichiarazione in cui si dice semplicemente che la ricostruzione dell’ente stradale “non collima con le informazioni sull’accaduto in possesso della Provincia di Lecco”. La palla passa alla burocrazia locale, dunque, che tiene a puntualizzare alcune cose: il cavalcavia era comunque di proprietà dell’Anas (anche se la strada provinciale che ci passa sopra, come dice il nome, è della Provincia), l’Anas non ha comunicato a Lecco quanto fosse grave la situazione, la Statale 36 avrebbe potuto essere chiusa per sicurezza e l’ente stradale avrebbe potuto disporre la chiusura anche del tratto di strada che percorreva il cavalcavia. Questo e altro si sente nella versione fornita da Lecco.

Si dovrà attendere il giudizio della magistratura per capire quale dei due enti pubblici ha ragione. Di inchieste ne sono partite ben due, una disposta dalla Procura di Lecco e l’altra dal Ministero delle Infrastrutture. Si spera solo che il gioco dello scaricabarile, se non altro per rispetto della vittima e dei cinque feriti, non vada avanti per mesi e anni. Si spera, soprattutto, che il colpevole sia individuato. Anche se ne dubitiamo. Perché una delle caratteristiche della super burocrazia italiana è proprio quella di spalmare le responsabilità su talmente tanti funzionari, da non lasciare nessuno con il cerino in mano. E così chi ha dato l’allarme può vantare il fatto di essere stato il primo ad accorgersene, chi ha raccolto l’allarme e ha chiesto ulteriori conferme potrà ben dire di aver agito in modo responsabile (in conformità con i suoi doveri di funzionario pubblico) e chi ha cercato di intervenire all’ultimo, con tre ore e mezzo di ritardo, potrà sempre dire di non essere dotato di teletrasporto e dunque di aver fatto il possibile per mettere una pezza. Nessuno si sente colpevole in una macchina burocratica in cui il rispetto dei regolamenti schiaccia l’iniziativa individuale. Sarà veramente interessante vedere chi verrà individuato dalla magistratura come il vero colpevole di omicidio colposo.

A voler proprio allargare il discorso, si può dire che la burocrazia stia già uccidendo il nostro paese pesando sul Pil per una cifra che la Confcommercio ha calcolato in 45,3 miliardi di euro all’anno, pari al 3,2% di Pil bruciato, o a 750 euro per ogni italiano. E vuol dire: imprese che non aprono, imprese che non ce la fanno e chiudono, posti di lavoro distrutti, meno futuro per tutti. Ma nel caso del crollo del lecchese non stiamo parlando sotto metafora: la burocrazia ha veramente ucciso.

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di on 29 ottobre 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

12 commenti a Il Paese in cui si muore di burocrazia

  1. cerberus Rispondi

    29 ottobre 2016 at 19:15

    Poi si sente parlare di ponte sullo stretto di Messina….
    Non viene eseguita la manutenzione sull’esistente (vetusto)…..
    w l’Italia.

    • ultima spiaggia Rispondi

      29 ottobre 2016 at 19:47

      Ponte di Messina? L’unico ponte che i burocrati nostrani sanno fare è quello sui giorni festivi.

  2. ultima spiaggia Rispondi

    29 ottobre 2016 at 19:24

    Ma c’è qualcosa che funziona in questo paese di m… oltre al business sui clandestini?

  3. Emilia Rispondi

    29 ottobre 2016 at 20:06

    Terremoti, alluvioni, ponti che crollano, strade a pezzi. L’ITALIA dei piddini presto sarà solo macerie.

  4. Mayo Rispondi

    29 ottobre 2016 at 21:41

    Ha ragione Stefano Magni: daranno la colpa al camionista.

    E la burocrazia si salvera’ tutta, dal primo magistrato fino all’ultimo usciere.

  5. Francesco_P Rispondi

    30 ottobre 2016 at 04:59

    Le provincie esistono e non esistono, ma costano
    L’attuale assetto è semplicemente “perverso” perché favorisce la deresponsabilizzazione, non essendo chiare le competenze di alcuno. Basta seguire le procedure, che ovviamente richiedono tempo e condivisione di responsabilità fra i vari Enti, e i funzionari pubblici sono giuridicamente salvi. Se qualcuno si fosse mosso autonomamente, sarebbe incorso in gravi violazioni.
    Peccato che il mondo reale sia diverso da quello della carta bollata e delle procedure contorte. Soprattutto, il mondo reale segue le leggi della fisica e non si adegua alle regole ed ai tempi della burocrazia.
    – – – – – – –
    Questa pletora di burocrati deresponsabilizzati rappresenta una parte consistente della base elettorale del PD, mentre il cortocircuito burocratico favorisce la corruzione. Nessuno, dunque, ha interesse a cambiare le cose, se non per peggiorarle.

  6. lombardi-cerri Rispondi

    30 ottobre 2016 at 05:53

    Nell’industria privata le responsabilità delle azioni sono ben definite nella stragrande maggioranza dei casi.
    Perchè?
    Semplice! Le Regole sono lineari, scritte da persone che , al contrario di quanto avviene con le Leggi e con i Regolamenti cercano di evitare al massimo le interpretazioni contrastanti.
    In seconda istanza i colpevoli sono puniti con estremo rigore e rapidamente.

  7. fabrizio Rispondi

    30 ottobre 2016 at 09:14

    con i 55miliardi annui di residuo fiscale della sola Lombardia potremmo avere infrastrutture adeguate e manutenute (il nuovo traforo del Gottardo e’ costato 20miliardi…)

  8. aquilone Rispondi

    30 ottobre 2016 at 10:54

    E’ assurdo che la responsabilità di un ponte non si sa di chi sia. Io faccio solo il manto stradale, tu pensa all’illuminazione, lui ai guard rail e quell’altro ai pilastri. Ma è mai possibile un paese fatto così? In questo paese mi convinco sempre più che i pesi e contrappesi sono fatti non per “impedire una deriva autoritaria” ma per far si che nessuno sia responsabile di niente pur occupando poltrone iper retribuite

    • cerberus Rispondi

      30 ottobre 2016 at 19:01

      Esatto,che nessuno è responsabile ma gli stipendi (da noi pagati) arrivano sempre e comunque.
      È ora di finirla.

  9. CESARE SANITA' GOSS Rispondi

    30 ottobre 2016 at 18:30

    Un motivo in più per votare NO al referendum e mandare a casa quei burocrati di Renzi, Alfano, Boldrini ecc. ecc.I Comunisti sono bravi di creare una situazione in cui qualsiasi cosa accada loro possono sempre dire che hanno fatto il loro dovere, fa niente se poi la gente viene ammazzata con grande vigliaccheria. In questo momento i lor signori sono impegnati a requisire case per le loro “risorse” e futuri votanti per il PD.

  10. adriano Rispondi

    31 ottobre 2016 at 13:34

    Nel campo della sicurezza la semplicità non esiste.Va bene,la burocrazia non va bene.Cosa si fa?L’unica alternativa è dare la capacità discrezionale della chiusura a chi controlla sul posto,sperando che prenda la decisione prima del passaggio del trasporto eccezionale.Il rischio è di chiudere anche ciò che potrebbe rimanere aperto.Quindi è una questione di scelta fra due opposti in un mondo reale,non in un paradiso che non c’è.

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