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La libertà di votare sul nostro futuro

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Sono trascorsi 150 anni esatti dal 22 ottobre 1866, quando Giacomo Morosin, mio bisnonno, venne “debitamente consultato” quale cittadino appartenente al Popolo Veneto per esprimere un SI o un NO sull’annessione del popolo e del territorio veneto al regime sabaudo. Perché ci fu il plebiscito del 1866? Perché i sottoscrittori del Trattato di pace di Vienna tra Austria ed Italia del 3 ottobre 1866 stabilirono che l’annessione del Veneto all’Italia poteva avvenire solo “sotto riserva del consenso” del Popolo Veneto debitamente consultato. Questo dato storico/politico/giuridico di partenza aveva ieri (ed ha ancor oggi) un decisivo valore per comprendere correttamente l’atto decisionale compiuto allora dal Popolo Veneto.

Quello che veniva dato per pacifico ed autoevidente nel 1866 pare che oggi, nel 2016, non abbia alcun valore. Ma non è così. È chiaro a chiunque che l’imposizione all’Italia di subordinare l’annessione del popolo e del territorio veneto al previo accertamento del fatto se vi era il consenso della popolazione interessata significava (e significa) riconfermare lo storico e originario titolo di sovranità in capo al Popolo Veneto: un titolo non negoziabile, non rinunciabile e non disponibile perché collocato nella fonte superiore del diritto naturale.

Tale profilo storico/politico innerva e sostiene anche il profilo giuridico atteso che con questa “riserva del consenso” il Popolo Veneto si vedeva riconfermata, e spontaneamente riconosciuta erga omnes, la sua soggettività internazionale – giustificata tra l’altro dalla sua millenaria forza e organizzazione statuale, indipendente e sovrana – realizzata con la Repubblica Veneta, la Serenissima. Questa soggettività e identità non si perde e non è rinunciabile! E si può e si deve far valere anche oggi! Se la storia, la diplomazia internazionale dei trattati, il diritto naturale di un popolo e la odierna volontà politica di esercitare democraticamente, e pacificamente, il diritto di autodeterminazione non contano nulla, allora la nostra non è più libertà!

Diciamocelo chiaro e senza retorica. La libertà viene prima della pseudodemocrazia moderna. Non possiamo essere indifferenti al fatto che in Italia, come in genere nel mondo occidentale, stiamo andando verso organizzazioni statuali illiberali, accentratrici e neodispotiche, pronte ad atti di interventismo e di regolamentazione di ogni momento della nostra vita per burocratizzare ogni spazio (privato e pubblico) di libertà dei cittadini.

Hic sunt leones! Qui sta il punto vitale di tutta la nostra riflessione. Se mio bisnonno Giacomo Morosin è stato “debitamente consultato” ed ha potuto esprimersi per dare il suo voto (non per rinunciare alla sua soggettività di cittadino del popolo Veneto!) ad aggregare/annettere (in quel momento!) il Veneto all’Italia, perché oggi, io, nell’era dei diritti fondamentali conclamati e difesi dalla Carte dell’Onu, dai Trattati internazionali, dalle fonti costituzionali, dal diritto internazionale (tanto pattizio quanto consuetudinario) dovrei avere meno diritti del mio avo e non mi potrei esprimere né essere consultato esercitando la mia libera manifestazione del pensiero (l’articolo 21 della Costituzione è ancora vigente?) sul medesimo quesito referendario (a domanda invertita)?

Ditemelo! Senza perifrasi! Senza raggirare il punto cardine del tema. La libertà del Popolo Veneto non può essere limitata dai falsi profeti della pseudo democrazia di chi governa a Roma o di chi, con inettitudine, insipienza politica, accidia e ignavia, siede al governo del Veneto a Venezia. La libertà di un popolo non tollera padroni, né retorica, né raggiri, né burocrazie, né furberie e si autolegittima della sua storia e dei suoi valori. Oggi – e per il momento, come Popolo Veneto residente nel territorio di quella che viene individuata come “Regione Veneto” – noi vogliamo liberamente poter rispondere a un quesito, analogo e contrario a quello del 22 ottobre 1866: “Vuoi tu, cittadino veneto, continuare ad aderire all’Ordinamento dello Stato italiano? SI o NO?”.

Se la maggioranza dei cittadini veneti andasse a votare e la maggioranza dei votanti dovesse rispondere NO, è evidente che si dovrebbe dare avvio ad una fase costituente veneta creando entro il termine di 6 mesi una Assemblea Costituente di 50 membri: 1 ogni circa centomila cittadini, da eleggere con metodo proporzionale, per l’immediata scrittura e approvazione entro i 6 mesi successivi della Carta fondamentale della rinascente Repubblica Veneta.

Se l’Italia dovesse continuare a negare, oggi, il diritto di voto libero sul progetto di autodeterminazione per l’indipendenza del Veneto vuol dire che questo Stato ormai prevaricatore ha scelto spudoratamente di porsi sulla via della illegittimità politica, storica e giuridica.Vuol dire che in Italia la democrazia come la legalità non sono più legittime ed ormai, arrancano nella quotidiana finzione con la conseguenza che, come diceva Pericle ad Alcibiade, se “la legalità sleale è divenuta sopraffazione” i cittadini hanno il diritto di attuare in modo pacifico il diritto naturale di resistenza.

Perfino il giurista Carl Schmitt insegnava che la Costituzione non deriva da una scelta legale ma da una scelta politica del popolo sovrano. Nel caso noi ci riferiamo, ovviamente, al popolo sovrano del Veneto. Il Popolo Veneto, titolare di sovranità storica ed attuale, se vuole, può quindi agire legittimamente per esprimere liberamente una sua scelta politica in esercizio del suo naturale, non negoziabile, indisponibile, irrinunciabile diritto di autodeterminazione.

La libertà viene prima delle finzioni democratiche regimentate dalla attuale legalità sleale del diritto positivo italiano. La libertà è il valore fondante del patto sociale della ricostituenda Repubblica Veneta e si giustifica politicamente anche con l’adozione di norme di democrazia procedurale svincolate dagli schemi asfittici del morente diritto positivo italiano. La disconnessione democratica del Veneto dall’Italia illiberale e prevaricatrice è fondamentalmente un atto di autodifesa legittima e di libertà e non può essere ostacolata da leggi italiane illegittime e prevaricatrici del diritto naturale.

Sta al Popolo Veneto volerla e attuarla.

* Presidente onorario di Independenza veneta

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di on 21 ottobre 2016. Filed under Veneto intraprendente. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a La libertà di votare sul nostro futuro

  1. Alberto Pento Rispondi

    24 ottobre 2016 at 21:15

    Se i Veneti no łi fuse ndà a votar o łi ghese votà a stragran majoransa NO, łora forse l’argomansa de Moroxin ła garia senso ma i Veneti łi xe ndà a votar e a stragran majoransa łi ga votà SI, prasiò do łe xe łe spiegasion: o łi ga votà SI par iłuxion o łi ga vota SI par viłiacada, mi a prefariso pensar ke łi gapie votà si par iłuxion ke par viłacada, anca se sovegnendome del 1797, co i venesiani łi ghe gà consegnà el Veneto a Napołeon a me vien da pensar al pexo. Me piaxe far el confronto co łi ebrei e Ixrael (ke no łi se ga mai perso longo miłiara de ani de envaxion deportasion, persecusion, exodi) e me casca i bràsi da ła trestesa pensando a ła nostra mexeria e poca degnetà de veneti.

  2. Alberto Pento Rispondi

    24 ottobre 2016 at 22:38

    Ke ridicolo k’a lè Moroxin, el so partido el ga ciapà 56 miła voti par l’endependensa del Veneto so 2,2 miłioni de votanti e so 4 miłioni de eletori, e l garià el corajo de pretendar k’a se fese on referendo par l’endependensa. Capiso sa ghe fuse stà 1 miłion de voti par l’endependensa … ma 56 miła … no łi conta gnente.

  3. marco Rispondi

    11 novembre 2016 at 17:48

    Caro Alberto Pento, te devi informarte meio prima de dir che i Veneti xe ndai votar in stragran majoransa SI, xe ormai da un bel toco che ghe xe e prove inconfutabii che el plebiscito xe stà na trufa e che a xente che gera ndada votar xe stada costreta a votar si col corteo aea goea, che tanti soldai italiani ga votà al posto de chi gaveva dirito de falo, che xe stà firmada a cesion dea Republica Veneta all’ italia giorni prima del voto so na stansa de hotel a Venesia (fa na ricerca so internet e te vedarè che a xe cusì).
    Quante volte xe stà fato el referendum pa stacar Mestre da Venesia?
    Noa xe na argomansa de Morosin, xe un dirito inalienabie che gavemo queo de votar se se voe star co l’italia, sempre se l’italia xe davero na democrasia come che i voria farghe credere.
    Se ghe vien impedio de decider xe evidente che no semo in democrasia.
    Cosa centra po’ i voti che ciapa un partito co sto discorso? Te ricordo che, tanto pa far un esempio, i radicali ga sempre avuo percentuai basisime de voti ma in compenso grasie a iori xe stà aprovà/modificà tante legi dai ani 70 a ogi (e sensa rancurar milioni de firme).

  4. Rodegher Giancarlo Rispondi

    24 gennaio 2017 at 20:31

    Fermo restando che il plebiscito del 1866 fu un vero e proprio imbroglio, dato che il voto era palese e non segreto. Le famose schede bianche per il SI e nere per il NO sono emblematiche. Non dobbiamo poi dimenticarci del fatto che La Gazzetta del Regno d’italia uscì due giorni prima dell’effettuazione del plebiscito dichiarando l’annessione delle Venezie etc..etc..
    Ultimo le nazioni europee ed in particolare quella Austriaca e Francese avrebbero dovuto assicurare l’imparzialità del voto, lo prevedeva il trattato di pace di Vienna e ciò non avvenne perché alcuni giorni prima fu fatto il passaggio del Veneto all’italia in un Hotel di Venezia in perfetto segreto, anche se poi il giornale di Venezia lo scrisse e fu letto.
    Pertanto oltre a tutto ciò che l’Avv. Morosin ha scritto dobbiamo anche annoverare, o meglio denunciare tale plebiscito perché avvenuto nella completa illegalità e con uomini in armi dei Savoia.
    Per ultimo, che l’italia non sia più un paese democratico e libero è dimostrato da molteplici esempi, tra i quali che i referendum nella maggioranza dei casi viene ignorato o aggirato, che da diversi anni abbiamo un parlamento illegittimo e governi fatti e disfatti senza mai andare alle urne, che non ci viene permesso di fare un referendum per la nostra indipendenza, che abbiamo un fisco asfissiante e dispotico che non possiamo più tollerare etc…etc..etc.
    Ecco quindi perché è necessario denunciare l’italia all’O.N.U. e all’alta Corte dei Diritti umani perché diventata dispotica, matrigna, incoerente e retta da un regime fatto di una elites di caste e castine che strozzano i cittadini italiani in mille modi diversi a cominciare dalla mancanza di tutela, sicurezza, solidarietà ai poveri e diseredati italiani etc…etc..etc..
    Le cose da poter elencare sono troppe e quindi troppo a lungo abbiamo sopportato questo paese corrotto e mafioso.
    L’Avv. Morosin ha le competenze e le possibilità per far valere i diritti dei Veneti in sedi internazionali. LO FACCIA PER S.MARCO E PER LA LIBERTA’ DEL VENETO.
    WSM

  5. FIL DE FER Rispondi

    24 gennaio 2017 at 20:41

    Mi preme scrivere una cosa che ritengo importante.
    L’unità di tutti i movimenti indipendentisti Veneti dovrebbe essere una priorità condivisa e capita da tutti, ma così non è.
    Non abbiamo bisogno di un salvatore o di salvatori della Patria Veneta, ma di persone competenti, capaci e determinate nel portare avanti la causa Veneta in sedi internazionali ed anche in italia.
    Non v’è chi non veda che un unico movimento ( anche se composto da diversi movimenti autonomi) e quindi un unica forza e rappresentanza in sedi internazionali e nazionali avrà la necessaria forza dirompente per farsi ascoltare e riconoscere.
    Se l’Avv. Morosin con Indipendenza Veneta ha ottenuto pochi voti non è perché i Veneti si sentono italiani, ma perché sono confusi dai troppi movimenti indipendentisti Veneti dove ognuno di essi va per conto suo e con proprie strategie ed obbiettivi. In questa maniera e lo dico a tutti non si va da nessuna parte. Fatevene una ragione tutti. E’ necessario, obbligatorio, imprescindibile unirsi e fare massa critica ed allora avremo anche un seguito popolare inaspettato ed incredibilmente numeroso.
    Chi avrà il coraggio di mettere da parte il proprio orgoglio, la propria ambizione per raggiungere finalmente tutti assieme l’obbiettivo che tutti a parole vogliamo raggiungere ?
    Adesso è ora di farlo. Dopo quando saremo liberi ed indipendenti e sovrani, allora ci si potrà dividere con propri programmi e gestioni governative che saranno al vaglio dei cittadini.
    A me interessa l’indipendenza, agli altri cosa interessa????????????
    WSM

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