Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

La fallacia statalista di Renzi

La politica italiana assume spesso tratti paradossali, anzi inspiegabili. I nemici politici di Renzi sono tanti, a destra come a sinistra, usano toni apocalittici, eppure danno l’impressione, ad uno spettatore imparziale, di non riuscire a mettere a fuoco il centro di un attacco serio. È come se non individuassero il vero limite della sua politica, quello che ci porterà dritti dritti a superare l’orlo del baratro. Non è certo la fantomatica “deriva autoritaria” il problema di Renzi per l’Italia, quanto piuttosto l’inefficacia e pericolosità della sua politica economica. La quale non solo non risolve nessuno dei nostri problemi atavici, ma contribuisce con le sue scelte a confermarli e ad aggravarli.

Il fatto è che Renzi, pur avendo sciolto tante delle “catene” o dei tabù che tenevano avvinta al passato la cultura di sinistra, non ha sciolto, né ha minimamente mostrato di volerlo fare, la più importante di tutte: l’idea che tutto si può con il potere dello Stato e grazie all’azione dello Stato. È la “fallacia statalista“, quel modo di ragionare che, individuato un problema, fa ritenere che solo una nuova legge, finalmente quella giusta, e solo la creazione di un nuovo ente burocratico, finalmente non corrotto, possa risolverlo. Si ragiona e lavora, cioè, per addizione e non per sottrazione, in modo che lo Stato diventa sempre più pletorico e invasivo e la società civile viene sempre più castrata nei suoi movimenti e tartassata dalle tasse (che servono a mantenere in vita l’enorme macchina messa in piedi). Alcuni ragionano in questo modo per semplice abitudine, “vittime” di riflessi pavloviani risultato di decenni di conformismo culturale. Altri, come Renzi, per opportunismo politico e furbizia, conoscendo bene i pregi della destatalizzazione, tanto da avervi insisto molto nel periodo in cui si era proposto come innovatore e rottamatore illudendo gli italiani. Ma che oggi, pur di mantenere il potere, è costretto a mendicare mancette a Bruxelles.

In una parola, Renzi è pericoloso perché non si propone minimamente di iniziare a risolvere quei problemi strutturali (alto debito pubblico, crescita risibile rispetto ai valori degli altri Paesi europei, tassazione e disoccupazione enormi) che ci hanno condotto ad un inesorabile declino. Problemi che non derivano certo dal fatto che i precedenti governi, come mostra di ritenere Renzi, abbiano amministrato poco e male, ma al contrario, per l’appunto, dal fatto che, come dicevo, si è voluto tutto amministrare e tutto controllare. Finendo ovviamente per castrare le energie di inventiva e imprenditorialità che pure avevano permesso in anni lontani all’Italia di costruire un suo invidiabile “miracolo economico”. Certo, fare un passo indietro e destatalizzare è difficile per un politico che guarda al successo immediato della sua azione, in primo luogo a conservare il proprio potere allargando la cerchia del consenso e dei clientes a spese ovviamente del povero e tartassato contribuente. Però è proprio qui che si colloca quel “salto” che fa diventare un politico un vero statista, cioè qualcosa che alla fine può riversarsi anche sul tanto ricercato consenso facendolo diventare solido e duraturo. Ma a questa dimensione Renzi non è in grado di ascendere, si ferma al piccolo cabotaggio in cui ben riesce grazie al suo innato istinto politico e alla sua furbizia. Più che “cambiare verso”, egli sembra deciso solo a fare un po’ di “ammuina“, come dicono a Napoli. Mostra di voler tutto cambiare ma tenendosi ben accorto a non cambiare l’essenziale.

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 28 ottobre 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a La fallacia statalista di Renzi

  1. ultima spiaggia Rispondi

    28 ottobre 2016 at 09:57

    Non è paradossale la politica italiana, ma la sua genesi, ovverosia la “Costituzione più bella del mondo”, figlia d’una cooperativa di burocrati francazzisti (75 persone e quasi due anni di elucubrazioni mentali). Cose da pazzi per una res publica di pazzi!
    Che futuro può avere un popolo la cui unica ambizione è il posto fisso?

    • Lancierebianco Rispondi

      30 ottobre 2016 at 21:34

      E se mi metto a pensare che tra gli stilatori della” Costituzione più bella del mondo”, c’era anche il “migliore ” dei peggiori, capisco il perché di tante cose… Che tristezza!

  2. aquilone Rispondi

    28 ottobre 2016 at 12:02

    Forse questo articolo bisognerebbe recapitarlo a confindustria, tanto amica di Renzi da sostenerlo compattamente

    • Filippo83 Rispondi

      28 ottobre 2016 at 14:00

      Inutile. Quante PMI ci sono a Confindustria? Poche! Chi invece possiede le azioni delle SpA, è più un rentier che un imprenditore, e si comporta come tale. Non gli interessano le tasse sulle imprese, perché tanto lui guadagna sui dividendi – o su stipendi e premi se è amministratore delegato ecc. Non gli interessa la burocrazia, perché tanto c’è l’ufficio deputato a sbrigare le pratiche, o al massimo il commercialista ed il notaio. Gli interessa invece, e molto, perpetuare il cortocircuito tra una certa grande industria e gli apparati statali, forieri di contratti e potere. Il modello FIAT-Agnelli, per capirci.

  3. Milton Rispondi

    28 ottobre 2016 at 18:29

    Il Prof. Ocone ci illustra in modo semplice ed efficace la pericolosità della politica del Bullo, in perfetta continuità con le politiche più o meno stataliste degli ultimi 50 anni (prima infatti c’è stato il miracolo economico).
    Purtroppo non è in vista alcuna alternativa neoliberista, quindi rassegnamoci ad un lento ma inesorabile declino.

  4. feli Rispondi

    29 ottobre 2016 at 18:52

    sono d’accordo con tutti i commenti fatti fin’ora…ma se cade il bullo chi potrebbe sostituirlo? con i partitini che abbiamo….

  5. maboba Rispondi

    30 ottobre 2016 at 10:13

    Renzi in realtà, con il distinguo operato da Ocone, è come gli altri politici non solo della 2a, ma anche della 1a repubblica. Cosa ha messo come clausole di salvaguardia nel caso, molto probabile, che le misure adottate nella finanziaria non sortiscano gli effetti sperati? Un taglio alla spesa pubblica? No davvero! come si farebbe poi con gli amici che ci vivono?
    Invece ancora tasse. Che novità
    Articolo da sottoscrivere in toto

  6. rosario nicoletti Rispondi

    31 ottobre 2016 at 10:28

    Non si può aggiungere una parola alla perfetta analisi di questo articolo. Ma è molto triste la riflessione che la maggioranza degli italiani – specie nel centro sud – pensa che l’ingerenza dello stato possa risolvere ogni problema.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *