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Io anti-trumpiano sulle tasse sto con Trump

Liberale molto scettico sul candidato del Gop non manda giù lo scoop farlocco del New York Times sulla contribuzione "elusa" dal tycoon. Che ha rispettato la legalità e salvaguardato le aziende e i posti di lavoro. Tutto il resto è moralismo statalista...

donald-trump-jpgIl bello delle campagne presidenziali americane è che la vita dei candidati viene passata al setaccio, alla scoperta di pecche più o meno recondite e più o meno vicine nei tempi. È da sempre soprattutto la stampa che si mette in moto per scoprire vere o presunte nefandezze del candidato avverso. Con gli anni, i candidati si sono attrezzati, tanto da prevenire i probabili attacchi dei media avversi autocertificando loro stessi stato di salute, casellario penale, situazione reddituale, ecc. ecc. È la cosiddetta accountability, la trasparenza che un sistema liberale ma molto esigente richiede a chi aspira alla massima carica dello Stato.

Che Donald Trump, il candidato repubblicano, sia preso di mira dalla stampa liberal, è nella natura delle cose. Così come lo è il contrario. D’altronde, uno come Trump è sicuramente un’anomalia prodotta dal sistema, che probabilmente ha gli anticorpi per espellerlo. È un’anomalia, direi, non tanto per la sua politica di pancia e senza la visione e l’ottimismo di candidati come Ronald Reagan, e nemmeno per le palesi contraddizioni del suo programma e delle sue dichiarazioni. Lo è perché mette in gioco la sicurezza dello Stato, strizzando l’occhio ai nemici dell’Occidente e usando accenti non consoni con gli altri alleati occidentali. La situazione è drammatica, e forse anche disperata, sol se si pensi un attimo al fatto che l’alternativa, la Clinton, è forse quanto di peggio il Partito Democratico possa oggi mettere in campo. Clinton, che comunque dà garanzie in politica estera e per questo solo fatto va senza dubbio preferita dagli animi sinceramente liberali, non potrà che continuare quella politica di favore verso le minoranze organizzate, cioè in sostanza di accondiscendenza al “politicamente corretto, che è stata propria di Obama e che, più in generale, è uno dei sintomi più evidenti della decadenza americana (e una delle cause della comparsa in scena, in ultima analisi, di un personaggio come Trump).

Del “politicamente corretto” e dello statalismo tutto tasse e spesa pubblica, il New York Times, il maggiore quotidiano statunitense, è da sempre alfiere. E non desta perciò meraviglia che esso vada a colpire Trump proprio dove forse egli meno può essere colpito: sul fatto che forse, stando a quanto il giornale avrebbe accertato, egli non ha pagato tasse federali ingenti servendosi di stratagemmi e furbizie contabili. Se, come sembrerebbe, tutto questo è avvenuto nel pieno rispetto della legalità formale, che è poi la legalità tout court, questa volta non si può non essere dalla parte del bizzarro miliardario newyorkese. Qui c’è proprio una differenza radicale di visione fra il mondo democratico, che giudica le tasse come un “dovere” a cui sottoporsi volontariamente, e il mondo repubblicano e liberale, che le considera invece, oltre un certo livello (ampiamente raggiunto ormai anche in America), come una sorta di “rapina” compiuta dallo Stato per autoconservarsi e per finanziare la sua sempre più enorme struttura burocratica. Tutto ciò a maggior ragione nel caso in cui la presunta “furbizia” è servita questa volta per salvare dal fallimento imprese che davano lavoro produttivo a un enorme numero di individui operosi e non assistiti. Al fondo, ciò che cambia è proprio l’idea dello Stato, che non va considerato come un moloch intoccabile ma per quello che è: un insieme di individui concreti e un sistema di potere. Da conservare, per quel che minimo che serve; da temere per tutto quello che esso rappresenta in quanto distorsore di un corretto e produttivo uso delle risorse umane.

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di on 4 ottobre 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a Io anti-trumpiano sulle tasse sto con Trump

  1. maboba Rispondi

    4 ottobre 2016 at 08:12

    Niente da ridire se non nell’accenno ai “nemici dell’Occidente” fra i quali evidentemente l’autore annovera la Russia, non essendo l’Isis e il mondo musulmano nelle grazie di Trump. Si può discutere su quanto l'”Occidente” di Ocone ha fatto a Blgrado, in Kossovo, in Iraq, Lybia ed ora in Siria. Personalmente per occidente intendo Occidente “cristiano” e di questo, piaccia o meno, fa parte a pieno titolo anche la Russia (a parte la parentesi sovietica). Ritengo sciagurata e priva di ogni base razionale, tantomeno liberale, la condotta politica degli USA e del codazzo europeo verso di essa, di cui gli esempi citati fanno parte integrante.

    • Milton Rispondi

      4 ottobre 2016 at 19:03

      Pur essendo affezionato e riconoscente all’America da sempre (ma non a quella dei Clinton e degli Obama), condivido pienamente il suo commento. Senza per questo sentirmi un “cosacco da tastiera” come scrive Arcroyal.
      Comunque mi sorprende trovarmi per una volta non pienamente in accordo con lo stimatissimo prof. Ocone.

  2. Luca Rispondi

    4 ottobre 2016 at 08:36

    “Rapina per auto conservazione” termine proprio già al 30 di tassazione ma qui che diamo oltre il settanta come dobbiamo definirlo? O forse abbiamo un lu ero di rapinatori al tripli rispetto all’America.

  3. Francesco_P Rispondi

    4 ottobre 2016 at 10:02

    Dedurre le perdite negli esercizi successivi è legale in tutto il mondo per le società. Lo si fa persino in Italia dove il fisco è un esempio di voracità senza pari, seppure da noi sussistano alcune limitazioni (80%, 5 anni).
    Se non fosse possibile dedurre fiscalmente le perdite, allora non solo si pagherebbero le tasse su ricavi non esistenti, ma tutti i gruppi industriali e finanziari sarebbero già falliti.
    Se Trump non avesse utilizzato la deducibilità fiscale delle perdite, allora sarebbe “a stupid man” e quindi non adatto a fare il Presidente.
    Il vero problema è il piano fiscale della Clinton di stile europeo che aumenta le aliquote e la complessità del sistema. Questo produrrà effetti negativi sull’economia statunitense: http://taxfoundation.org/sites/default/files/docs/TaxFoundation-FF496.pdf .
    Basandoci sull’esperienza europea (ahinoi siamo in Ita(g)lia), i governi tendono a incrementare la spesa pubblica più rapidamente della tassazione, così che le tasse e il debito non sono mai abbastanza.
    – – – – – –
    Government is like a baby: an alimentary canal with a big appetite at one end and no sense of responsibility at the other.” – Ronald Regan

  4. Arcroyal Rispondi

    4 ottobre 2016 at 11:24

    Finalmente sull’Intraprendente si torna a leggere qualche considerazione più ragionevole ( e più liberale ) sulla campagna elettorale americana. Trump ha dalla sua il tifo di una lega di stati canaglia guidata dalla Russia putiniana che l’Occidente deve combattere e vincere se vuole difendere i principi che stanno alla base del nostro modo di vivere. L’Isis è solo un’accozzaglia di tagliagole urlanti in confronto alla potenza di fuoco di chi ha ridotto in macerie Aleppo. In un mondo sempre più globalizzato un ritorno all’isolazionismo stile anni venti del secolo scorso sarebbe solo foriero di disastri. Dal punto di vista della politica estera Donaldo non da nessuna garanzia, ma anzi alimenta ogni giorno sospetti su possibili accordi al ribasso con la Spectre putiniana. La Clinton invece ha dalla sua, oltre all’impresa del marito di aver salvato Sarajevo e sconfitto il fasciocomunismo serbo, il contributo decisivo a cancellare dalla faccia della terra Gheddafi e il suo regime, responsabili di una serie infinita di crimini ed atrocità di cui qua da noi in Italia in troppi hanno perso ( o fingono di aver perso ) qualunque memoria.

    Tuttavia l’articolo di Ocone secondo me ha una pecca. Ragiona sul fisco americano con la testa di chi vive ostaggio di Equitalia. Da noi il livello di tasse per redditi come quello di Trump si aggira attorno al 70% e i prelievi fiscali servono ad alimentare apparati burocratici inefficienti e parassitari, in primis le forze armate che non solo non difendono i confini nazionali ma sono attive complici di un’invasione che sta stravolgendo il tessuto sociale del paese. Negli Stati Uniti non si assiste a politiche fiscali predatorie di stampo romano, e i soldi delle tasse mantengono strutture che sono essenziali non solo per gli Stati Uniti stessi, ma per il mondo intero.

    Da quello che mi è dato di capire Donaldo non ha versato un centesimo per abbattere Milosevic, il mullah Omar, Saddam Hussein e Gheddafi. La cosa può far piacere ai cosacchi da tastiera alla madoba che con il culo al caldo delle libertà assicurate dagli angloamericani sputazza allegramente nel piatto in cui mangia e si guarda bene dal trasferirsi nella ‘cristiana’ Mosca a godere delle meraviglie del regime putiniano. Ma a chi ha davvero a cuore l’Occidente e i suoi valori, a chi guarda con rimpianto alle presidenze Reagan e Bush questa è un’ulteriore spinta, casomai non ce ne fossero già abbastanza, a votare Hillary Rodham Clinton. Non è neppure il peggior candidato democratico che ci si possa aspettare. Peggio di Obama o di Sanders non c’è nessuno nell’universo.

  5. adriano Rispondi

    4 ottobre 2016 at 14:15

    Tutte considerazioni interessanti,alcune condivisibili ,altre un po’ meno e,per quanto mi riguarda,tutte inutili.Trump svolge nel Nuovo Mondo la funzione da noi interpretata dai 5s.Gli americani saranno costretti a scegliere fra Clinton e lui.Noi ,probabilmente,fra Renzi e Grillo.Chi non sta con l’uno,sta con l’altro.Non ci sono alternative.Chi giudica la situazione attuale ,nel mondo,in America e in Italia,positivamente voterà per la conservazione,Clinton e Renzi.Chi vede un accumularsi di disastri di cui non si intravede soluzione voterà comunque per gli altri,anche se si scoprisse che hanno ucciso la nonna.

  6. Ernesto Rispondi

    4 ottobre 2016 at 15:47

    L’unico dato che emerge, ed è un dato di banale analisi politica e logica binaria, è che la Clinton è una marxista. La follia di un’America comandata dal Partito Comunista sta per diventare realtà. Voi non avete idea di quello che vedremo, là e qua. Davvero non immaginate.

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