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Un paio di idee per l’Onu, più urgenti della Co2

onuC’è sempre una prima volta. La popolazione ogni anno è per la prima volta superiore a quella dell’anno precedente, che a sua volta verrà superata nell’anno a venire. Accade lo stesso per l’emissione di anidride carbonica, il Co2 corresponsabile dell’effetto serra che per la prima volta ha raggiunto nell’atmosfera il traguardo di 400 parti per milione. Emissione che surriscalda gli animi di quelle anime belle dell’Onu, l’organizzazione più inutile per rapporto costo-efficienza e la cui nuova missione prioritaria oggi si chiama lotta al Co2. Per carità, nessuno intende sminuire un fenomeno che desta preoccupazione presso gli scienziati, che ne individuano le cause e indicano energie alternative per arginare il surriscaldamento del globo.

Basterebbe “semplicemente” stipulare accordi internazionali non solo intenzionali (come ad esempio il protocollo di Kyoto), ma anche di reale attuazione delle strategie indicate (si spera ora nella convenzione di Parigi), una politica lungimirante con proiezione nel tempo se si pensa che all’anidride carbonica occorre qualche millennio per essere smaltita dall’atmosfera e dagli oceani. Vale a dire che i governi planetari dovrebbero preoccuparsi delle centinaia di generazioni future quando non riescono nemmeno ad accordarsi oggi sul disarmo nucleare, una mina vagante che in una manciata di secondi cancellerebbe qualche generazione risparmiata persino dal Co2.

A forza di buoni propositi universali l’Onu finisce per perdere di vista il futuro prossimo dell’umanità: anche domattina si sveglieranno migliaia di donne infibulate, altrettante bimbe indiane regalate in sposa o vendute nei bordelli, ragazzini costretti alle armi da fanatici guerriglieri, cittadini pacifici che in metrò e negli aeroporti rischiano di morire per un attentato anche se seguono la dieta consigliata dall’Organizzazione mondiale della sanità (sempre Agenzia dell’Onu). Domani non sarà un bel giorno nemmeno per qualche bimba imbottita di esplosivo da Boko Haran, per qualche centinaia di cristiani o ebrei trucidati solo per essere tali, per milioni di migranti imprigionati e seviziati in Libia prima di rischiare la salvezza o l’annegamento. Per non parlare delle guerre africane e mediorientali, in cui il peso dell’Onu è di insostenibile leggerezza nonostante il suo Peace Department, che per il peacekeeping ha persino le diramazioni di peace-building e peacemaking. Da infarto a pensarci, speriamo abbiano anche il pacemaker.

E per assicurare tanta pace ha pure un esercito armato, non solo di caschi blu, che però non interviene in Cina (Paese membro Onu), dove i diritti umani e le libertà fondamentali vanno a farsi friggere insieme all’involtino primavera. Allarmismo, panico sociale e rimorso ogni qualvolta muoviamo l’auto anziché la bici o voliamo alle Maldive, perché il nemico non sono mai i Paesi del Terzo Mondo (pardon, in via di sviluppo) col loro permissivismo nella normativa ambientale che permette alle industrie di inquinare a gogo aria, fiumi, mari. No, il nemico è sempre l’Occidente troppo sviluppato, l’Europa delle regole dove non puoi pescare una vongola sotto i 22 millimetri, dove le multinazionali farmaceutiche speculano sulla salute (e non ci si domanda perché dalla penicillina in poi la vita si è allungata esponenzialmente), dove se ti scappa il vetro nel pet e un pet nella carta sei complice del degrado indifferenziato. E soprattutto quell’Occidente insensibile che ha contribuito a dimezzare la fame nel mondo negli ultimi 25 anni, nonostante la decrescita felice sia il nuovo karma dei terzomondisti, per non parlare della guerra all’energia nucleare.

Pechino è avvolta da una nube tossica che si taglia con una sciabola da Kung Fu mentre noi elargiamo ecoincentivi e discutiamo di fotovoltaico, eolico e biomasse. Inoltre, dall’entrata in vigore del Protocollo di Montréal nel 1989, le concentrazioni atmosferiche degli idrocarburi, per esempio, si sono stabilizzate o sono diminuite in gran parte del mondo mentre sono aumentate in Cina e in India, a riprova che l’Occidente la sua piccola parte la sta facendo. Ma anche se l’Onu confonde le priorità poco importa, nonostante tutte le risoluzioni risolutiva lo è stata poco, e se i livelli di Co2 in futuro si abbasseranno sapremo chi non ringraziare.

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di on 27 ottobre 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Un paio di idee per l’Onu, più urgenti della Co2

  1. Milton Rispondi

    28 ottobre 2016 at 18:58

    Dato che è dimostrata la inaffidabilità (e forse dannosità) dell’ONU e di tutte le sue succursali, si dovrebbe almeno dubitare dei suoi assunti:
    – un piccolo aumento della percentuale di CO2 (in altre epoche questi livelli furono infinitamente maggiori) possono essere utili alla agricoltura ed alle piante.
    – il riscaldamento globale è messo in dubbio da numerosi scienziati (quelli non foraggiati dall’ONU) e comunque viene negato ogni rapporto con le attività umane.

  2. sergio Rispondi

    29 ottobre 2016 at 14:39

    ma ci sono questi fenomeni qui che suonano il piffero → https://twitter.com/TCB_AK/status/785934774556774400

    Tale umanitario personaggio, non solo si occupa del cambiamento climatico, ma anche di come ‘stabilizzare (ridurre)’ la popolazione del pianeta

    The effort to curb climate change demands that we “stabilize the population” according to former Vice-President Al Gore
    ( Lo sforzo per frenare il cambiamento climatico ci impone di “stabilizzare la popolazione” secondo l’ex vice presidente Al Gore )
    (NEW YORK CITY-June 23/2011)

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