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Dio c’ha dato il libero arbitrio. Lo Stato italiano no

burocraziaLibero arbitrio. Ovvero, se scavalchiamo la questione filosofica e ci limitiamo a quella religiosa, un Dio che per quanto onnipotente e onnisciente sceglie di non condizionare le scelte dell’individuo. L’individuo, sconosciuto allo Stato italiano. Perché il paradosso è questo, in quanto singoli valiamo di più per una divinità (per quanto ipotetica) piuttosto che per l’apparato polit-burocratico che ci governa. Puoi scegliere, per l’altissimo, se credere o meno, fin se uccidere una delle sue creature. Puoi costruire il tuo destino e cercare di incarnare una delle svolte della Storia. Per lo Stato italiano, cui mancava solo di piegarsi ai burocrati di Bruxelles, che hanno largamente contribuito ad ampliare il lungo elenco di obblighi e divieti idioti cui veniamo sottoposti, non puoi scegliere se avere o meno le termo valvole in casa. Se il tuo condominio decide all’unanimità che qualsivoglia sia l’importo si divide in modo paritario per il numero degli appartamenti, se il tuo condominio insiste, deve comunque mettere le termo valvole. Questa è seconda all’obbligo di gomme da neve fissato nello stesso periodo per Bormio e Ragusa. Una meraviglia su cui sono state rimesse le mani, almeno in parte, troppo persino per loro.

Lo Stato, a livello locale, riesce a tassare l’ombra che l’ombrellone del tuo bar o fin della tua insegna riflette sul terreno. Lo Stato, continuando a non affrontarli, decide che non puoi decidere sul fine vita o i diritti minimi perché fondamentali, che per quanto ci riguarda come ha scritto Corrado Ocone dovrebbero essere lasciati agli individui stessi piuttosto che ai legislatori. A Milano l’allora sindaco Giuliano Pisapia aveva vietato di vendere cibi e bevande da asporto nella zona della movida. Ancora oggi è tutto inspiegabile. Altri divieti non toccano diritti di libertà costituzionali, ma comunque impattano su facoltà individuali, scriveva Oscar Giannino: “come quelle che limitano la possibilità di contrattare i servizi di prostituzione, puniscono il fumo nei parchi pubblici, vietano di consumare alcool o di sedersi per terra nei luoghi pubblici”. Senza entrare nel particolare, ricordiamo tutti il redditometro, che decide quanto e come puoi spendere ché altrimenti sei un evasore (tra i criteri c’era il possedere un cane). E’ stato proposto, e in alcuni casi applicato, il sequestro e il passaggio a proprietà pubblica degli immobili di privati inutilizzati da anni al Comune E’ illiberale e irrispettoso dell’individuo uno Stato che non permette ai propri cittadini di votare il proprio governo, che ormai qui non ci si ricorda come si fa. Lo è quando nega il referendum per l’autonomia ai veneti, lo è quando impedisce al singolo commerciante di applicare saldi, chiusure e aperture secondo le richieste proprie e del mercato. Lo è quando bandisce certe idee e lede il diritto di parola, come avviene quando impone il politicamente corretto. Un imprenditore deve passare buona parte della propria esistenza ad inseguire cavilli e pratiche burocratiche e cedere il settanta per cento del proprio guadagno a mamma Roma, su cui poi in molti casi mette lì anche un macigno detto residuo fiscale. Non puoi scegliere quasi nulla, in Italia. Un Paese in cui viene detto che il neoliberismo impera, neanche come regolare i pagamenti delle spese condominiali né se mangiare i frutti del proprio orto, sembra surreale ma anche gli orti domestici sono regolamentati e multati. Avvertite i nonni dal pollice verde.

Perciò siamo a questo, il Dio cristiano avrebbe lasciato all’individuo la facoltà di scegliere come agire. Lo Stato italiano, dai contratti tra privati al lavoro subordinato, ai mutui, la pesca e l’abbigliamento sul litorale, dimostra che no, non puoi farlo. Forse qualcosa non gira come dovrebbe.

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di on 27 ottobre 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Dio c’ha dato il libero arbitrio. Lo Stato italiano no

  1. Pierluigi Rispondi

    28 ottobre 2016 at 12:42

    Brava, un bellissimo articolo: chiaro, semplice, esaustivo con un accostamento significativo e efficace

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