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Controcanto al Corriere che crede Renzi liberale

Nel suo ultimo intervento sul Corriere della Sera, Ernesto Galli della Loggia si è fatto interprete di un’idea piuttosto condivisa, ma non per questo sensata. Si tratta della convinzione che il centro-destra non avrebbe più un vero ruolo, in Italia, dato che l’avvento di Matteo Renzi avrebbe tolto spazio a ogni ipotesi riformatrice in favore del mercato e dei diritti individuali. Poiché egli fa il liberale, non c’è più bisogno di qualcuno che – poggiando sul voto del ceto medio tradizionalmente avverso alla sinistra – svolga quella funzione. La tesi è insomma che l’ex-sindaco di Firenze avrebbe avviato un autentico processo di cambiamento, togliendo la terra sotto i piedi a quanti, secondo almeno le attese di una gran parte dei loro elettori, dovrebbero battersi in difesa della proprietà, ridurre il numero delle leggi, garantire maggiori spazi alla libera imprenditoria. In tale interpretazione dello scenario politico italiano vi sono, probabilmente, due errori: uno riguardante Renzi e l’altro l’Italia stessa.

In primo luogo, c’è da chiedersi cosa vi sia di veramente liberale nell’azione del governo. Un esecutivo è sempre una realtà complessa, che prende (o non prende) decisioni in varie direzioni: politica estera, istruzione, fiscalità, sanità, previdenza ecc. Non è quindi mai facile giudicare un esecutivo, anche se – va detto – qualche elemento che ci può aiutare c’è. Basti vedere su cosa sono stati concentrati, in tutti questi mesi, gli sforzi di Renzi ogni qual volta si è incontrato con i nostri maggiori partner europei, a partire dalla Germania. È chiaro come egli abbia cercato soprattutto di ottenere, anche sfruttando la crisi della Brexit (e poi l’immigrazione, il terremoto ecc.), più “flessibilità”, e cioè la possibilità di ignorare i patti e i vincoli di bilancio correlati. Renzi ha girato l’Europa per spiegare che la nostra economia ha bisogno di più Stato e più spesa pubblica per uscire dalla crisi e ripartire. Ma si può considerare liberale un governo persuaso che il Paese lo si aiuti aumentando uscite e deficit (e quindi anche il debito)? Non proprio. Tutto il resto – dalle scelte in materia di previdenza a quelle sulla scuola e sugli altri comparti (fino all’incredibile idea di “resuscitare” il ponte sullo Stretto) – è unicamente una diretta conseguenza di questa impostazione intimamente statalista. L’altro elemento da non dimenticare è che solo un osservatore inconsapevole delle dimensioni disastro italiano può pensare che c’è veramente qualcosa di liberale nell’azione dell’attuale governo, perché un Paese gravato da un debito pubblico mostruoso e da un egualmente tremendo debito pensionistico dovrebbe prendere di petto la questione dei conti pubblici, ma oltre a ciò abbassare le imposte al fine di ridare fiato all’economia. E per fare tutto questo dovrebbe aprire un vero conflitto con gli interessi coalizzati a difesa della spesa pubblica e dei mille privilegi di Stato.

L’Italia – ma pochi sembrano capirlo – non è un Paese normale che fatica un poco a crescere e che ha qualche problema di stabilità dell’esecutivo. No: l’Italia è un Paese gravato da una montagna di debiti, con imprese che spesso chiudono e se ne vanno, con una spaccatura Nord-Sud che l’assistenzialismo romano allarga sempre più. Quanti immaginano che la risibile proposta di riforma della Costituzione difesa dal premier abbia qualcosa di liberale e possa aiutare la nostra società, allora, sembrano vivere in un altro Paese e non percepiscono minimamente la furia che sta per investirci tutti non appena si affaccerà la crisi alle porte: una tempesta che ora potremmo evitare solo con scelte coraggiose a tutela dei settori produttivi e contro quelli parassitari. Renzi non fa nulla di tutto ciò, proprio perché interpreta quegli stessi interessi che ci stanno uccidendo. E non basta qualche confronto televisivo, qualche litigata televisiva con anziani studiosi prigionieri di un mondo che non c’è più, a cambiare i contorni di questa tragica realtà.

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di on 1 ottobre 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

13 commenti a Controcanto al Corriere che crede Renzi liberale

  1. femine Rispondi

    1 ottobre 2016 at 18:44

    Nel mio lessico famigliare per definire uno che l’ha detta grossa si usava cordialmente dire ( tradotto malamente in lingua italica): ” ha un momento di…mona…”
    Rispettosamente riferito all’esimio osservatore Galli della Loggia che sembra dimostrare di non essere del tutto, in questo caso, intellettualmente “onesto”.

  2. Milton Rispondi

    1 ottobre 2016 at 18:44

    Caro Lottieri, purtroppo chi la pensa come lei e più modestamente come me è una sparuta minoranza degli italiani. Probabilmente siamo in minoranza anche su questo blog visti certi commenti.

    Recentemente ho letto da qualche parte che le rivoluzioni si fanno solo quando larga parte del popolo è alla fame. Credo sia vero anche per l’Italia, ma non siamo lontanissimi.

    • maboba Rispondi

      2 ottobre 2016 at 08:57

      Probabilmente ha ragione, ma quale direzione potrebbe prendere questa “rivoluzione”? Ben difficilmente quella liberale. La mentalità parassitaria e statalista è così diffusa che temo prevarrebbero le sirene alla sVendola.

      • Milton Rispondi

        3 ottobre 2016 at 16:53

        Condivido i suoi dubbi ma sono speranzoso perché già oggi è evidente che solo liberando il mercato dal peso di un elefantiaco apparato statale si progredisce economicamente e civilmente (meno stato significa anche meno malaffare). Ne sono un esempio evidente tutti i Paesi che invidiamo e dove tutti vorremmo vivere: Svizzera, Gran Bretagna, USA, Canada, Australia. Tanto che nel lungo periodo si può mettere in stretta relazione il progresso con il relativo minor peso dello Stato nell’economia.

        Oggi, che non siamo ancora alla fame, si chiede a gran voce ancora più Stato nonostante questo controlli più del 50% del PIL ed indirettamente un altro 30% attraverso le varie ENI, ENEL, ecc. ecc..
        Ma le idee cambiano rapidamente quando si tira la cinghia.

  3. Francesco_P Rispondi

    2 ottobre 2016 at 04:40

    La mia osservazione riguarda l’aspetto semantico dei termini.
    Ovviamente Galli della Loggia, che ben conosce la lingua italiana, la politica, le teorie economiche e sociali e anche molti aspetti della cultura anglosassone, confonde volutamente il termine liberale con “liberal“, che hanno significati opposti da noi e nel mondo di lingua inglese. In questo modo Galli della Loggia crea distorsione e confusione nei suoi lettori.
    Liberal significa “credere che il governo debba essere attivo nel supportare i cambiamenti sociali e politici (http://www.merriam-webster.com/dictionary/liberal). Ad esempio, Obama è un liberal, ma da noi lo chiameremmo un socialista.
    – – – –
    E’ tipico della sinistra propagandare idee di rivalsa sociale per taluni gruppi e al tempo stesso spacciarsi per sostenitrice del libero mercato. Questa ambiguità serve a non fare emergere il vero tipo di società che la sinistra vuole imporre: un sistema oligarchico in cui pochi detengono il potere economico e politico, un nutrito gruppo di cortigiani vive alla grande alle spalle dei contribuenti (intellettuali, spettacolo, ecc.) e una schiera di esecutori (burocrati, gabellieri, ecc.) rende impossibile intraprendere, realizzare e addirittura esprimersi a tutti coloro che non appartengono alla cerchia dei pochi privilegiati.

    • Macx Rispondi

      5 ottobre 2016 at 13:26

      Sintesi perfetta della “sinistra”
      Bravo!

  4. Luca Rispondi

    2 ottobre 2016 at 09:39

    Questo editorialista detto Galli della Loggia forse guarda altre televisioni e legge ancora le imprese di Blak Macigno e Mandrake.Fa specie che un’intelligenza spicciola e pratica come la sua che pur conosce la lingua Italia si spenda in dpfesserie del genere.D’accirdo il corriere è inguardabile ma lui era una buona penna.A noi chiederci perché scriva cose di questo genere quando siamo devastati da chiacchiere ed imperizia politica a governo sinistro.Perche un Galli della Loggia che certo non può pensare questo lo scriva.

  5. Pierluigi Rispondi

    2 ottobre 2016 at 10:17

    Chiedo scusa a Ernesto Galli della Loggia se mi permetto di interpretare il suo pensiero.Sicuramente lui sa benissimo che Renzi di liberale ha ben poco. Voleva semplicemente dire che agli occhi degli itliani, che purtroppo sono ben lontani da un vero pensiero liberale, Renzi, dopo 40 anni di gestione socialista, con alcune timide proposte è sembrato un liberale.
    Voleva evidenziare in ultima analisi la straordinaria mancanza di conoscenza o avversione o paura della gente comune verso tale pensiero.
    Voleva mettere in evidenza che la cultura italiana, non tutelata da un sano e ben misurato conservatorismo, è troppo facilmente sensibile ai canti delle sirene di se dicenti innovazioni risolutrici di tutti i problemi. Oltre tutto ben presentate da un comunicatore abile nel convincere.
    Criticando l’attuale destra totalmente priva di iniziative liberali, implicitamente riconosceva la mancanza di vero liberalismo in Renzi.
    Con la sua delicatezza si è fermato qui.

  6. michele Rispondi

    2 ottobre 2016 at 11:48

    lo crede liberale? lo spaccia

  7. orsonero Rispondi

    2 ottobre 2016 at 14:03

    Che Pittibimbo sia un cacciapalle
    professionista e’ un fatto appurato.
    Che sia un convinto e percio’ nefasto
    keynesiano e’ altrettanto vero.
    Bisogna comunque dargli atto
    di aver messo fuori gioco
    vecchie zecche comuniste come
    Dalema e la Camusso.
    Purtroppo manca una opposizione
    compatta liberale e antistatalista
    che al momento possa in qualche
    modo contrastarlo.
    E questo e’ il vero problema.

  8. adriano Rispondi

    2 ottobre 2016 at 14:09

    Se la realtà è diversa,peggio per la realtà.”..il centro destra non avrebbe più un ruolo..”Spero che l’amato Galli preveda una opposizione.Per distinguerla dal resto chiamiamola “Alfredo”.Renzi non è “statalista”,è “conservatore”,anche se i termini possono coincidere.Il secondo è più efficace perché comune a chi dice di essere “liberale” e vuole rimanere in Europa.Il “debito pubblico mostruoso” lo ha anche il Giappone ma le imprese laggiù”non se ne vanno”.Facendo come loro sarebbe tutto più facile e soprattutto realizzabile.C’è un piccolo problema,la moneta.Gli “statalisti” e i “conservatori” vogliono mantenere l’euro.Arrivederci alla prossima puntata.Renzi chiede flessibilità perché con l’amata moneta unica non può fare altro,come la Spagna,la Francia,la Grecia e chiunque altro non sia Berlino.Come diceva l’altro giorno l’odiato Borghi Aquilini la baracca si può reggere,male,solo con i trasferimenti.Per la cosiddetta riforma è inutile parlare dei contenuti.Il sig. Renzi dovrebbe spiegare perché la sua è la migliore possibile,non ce ne possano essere altre e su queste poter scegliere,non con un “sì” o con un “no” su un prodotto preconfezionato.Prima dell’abolizione del Senato,anche se fosse vera e non finta,vi sono altre questioni,ad esempio il vincolo di mandato,l’elezione dei giudici,il referendum propositivo e consultivo senza quorum,anche se poi basterebbe “la sovranità appartiene al popolo”.Per questo voterò no e trovo ridicolo discutere i contenuti di quanto proposto.Per finire,oltre ai referendum alla svizzera,occorre una legge elettorale all’inglese e una lira all’italiana.Queste sono le ” scelte coraggiose” che poi si identificano in una sola,uscire dall’euro e dagli altri vincoli europei.

  9. Epulo Rispondi

    3 ottobre 2016 at 09:05

    non so se il centrodestra ha o avrà un futuro; e, in fondo, chissenefrega. Ciò che è ridicolo nell’articolo del professor Galli della Loggia è l’affermazione secondo cui “nessuno Italia può credere che se Renzi potesse ridurre la spesa e le tasse non l’avrebbe già fatto”. Una vetta di emiliofedismo in salsa renziana non degna del fu Corriere della Sera.

  10. rosario nicoletti Rispondi

    4 ottobre 2016 at 13:40

    E’ vero che Renzi si sforza di occupare lo spazio della destra: forse, ci riesce in parte. Ma se ci ci riesce il difetto sta negli Italiani che concepiscono la destra a modo loro. Non certo nel modo più diretto ed autentico, che significa una riduzione dello spazio del Governo. E quello che fa Renzi è esattamente il contrario.

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