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Che scuola è senza interrogazioni e compiti a casa?

renzi

In inglese si chiama flipped classroom, in italiano è traducibile con classe capovolta o insegnamento capovolto. È un metodo di studio innovativo diffuso in Inghilterra che si sta affermando anche nel nostro Paese dove attualmente è seguito da circa 800 scuole tra elementari e medie inferiori. Di che si tratta? È un nuovo approccio allo studio che rovescia il tradizionale apprendimento attraverso la lezione frontale, lo studio domestico e le verifiche in classe, definito rigido, gerarchico.

Al contrario l’insegnamento capovolto deriva dall’esigenza di far si che la didattica sia più efficace e funzionale alle necessità dei processi produttivi odierni profondamente cambiati negli ultimi decenni. In particolare, la planetaria diffusione del web ha provocato un distacco sempre più netto tra il mondo scolastico, le competenze ivi acquisite e gli interessi degli studenti che si sviluppano sempre più al di fuori della scuola e soprattutto le richieste del mondo del lavoro. Tutto ciò ha modificato il ruolo dell’insegnante che non è più quello di trasmettitore del sapere agli allievi, con l’avvento di internet il suo ruolo è diventato quello di decodificatore del sapere delle materie oggetto di studio e dei contenuti multimediali che si ricavano non più esclusivamente nelle aule scolastiche bensì anche al di fuori.

Dalla consapevolezza del mutato contesto, l’insegnamento capovolto è comprensivo di due momenti tipici dell’apprendimento: della lezione scolastica frontale e dello studio individuale svolto a casa sulla base della disponibilità del materiale didattico on line. Di conseguenza, il processo di apprendimento attuale nasce dalla collaborazione docente-allievo, il che permette di realizzare un apprendimento attivo, personalizzato. Più specificamente, l’insegnamento capovolto si fonda sul presupposto che le competenze cognitive dello studente (ascoltare, memorizzare) possono essere attivate in parte a casa, in autonomia, apprendendo tramite internet determinati contenuti multimediali e in parte in classe, dove possono essere attivate le competenze cognitive come comprendere, applicare, valutare, creare, in quanto lo studente sotto la guida dell’insegnante applica quanto appreso. Secondo gli esperti il flipped classroom non è un metodo pedagogico vero e proprio, bensì un approccio all’apprendimento da usare in modo flessibile per qualsiasi tipo di disciplina o del tipo di indirizzo di studi. Naturalmente per essere davvero valido il flipped classroom presuppone che le fonti del sapere utilizzate a casa dallo studente siano di standard qualitativi elevati, adeguati al livello di conoscenze e di classe frequentata dallo studente. Indubbiamente, una solida fonte di contenuti extrascolastici è un buon punto di partenza per ottenere risultati positivi, però per ottenere esiti didattici validi è del tutto velleitario ritenere – come si fa nelle scuole italiane elementari e medie inferiori che stanno adottando il flipped classroom in base alle dichiarazioni degli insegnati interessati fatte sui quotidiani – che uno studio davvero innovativo consista solo nel non fare interrogazioni, nel far svolgere agli allievi ricerche, nell’essere liberi di parlare, di alzarsi o nel non studiare a memoria. È una impostazione completamente falsata del modello originale. E dopo il flop della Buona Scuola rischia di ottenere l’ennesimo risultato la suddetta sperimentazione didattica nostrana, che vorrebbe scimmiottare l’archetipo inglese, in realtà si limita ad abolire la lezione frontale sostituendola con i banchi disposti a forma di circolo, con ricerche includenti, con assenza di compiti domestici o con altre trovate simili. Pessimi esiti perché priva gli allievi delle nozioni necessarie per saper leggere, scrivere, memorizzare e per proseguire senza lacune di base gli studi successivi.

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di on 12 ottobre 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Che scuola è senza interrogazioni e compiti a casa?

  1. Filippo83 Rispondi

    12 ottobre 2016 at 11:01

    E’ un modello educativo che funziona quando anche la controparte, cioè lo studente, ha una certa maturità intellettuale ed un certo bagaglio di conoscenze (anche nozionistiche!) E’ il modello ideale dell’università, ancora meglio dei corsi di master specie se professionali. A scuola però rischi di far confrontare il professore con il nulla: per qualche alunno maturo e preparato, che potrebbe anche reggere il confronto e giovarne, ci sarà una maggioranza di alunni che non farà altro che dare libero sfogo alla propria creatività senza assorbire alcuna nozione utile (alias “fare casino”) ovvero che rimarrà indifferente (“distratto”). Una totale incomprensione del metodo Montessori insomma, ed il solito insistere giacobino sulla “scuola uguale per tutti”, invece che provare a creare classi speciali, con corsie preferenziali sia per i più intelligenti che per i meno dotati.

  2. Ernesto Rispondi

    12 ottobre 2016 at 14:43

    Tutti esperimenti tristemente falliti negli anni ’70, che oltretutto hanno prodotto una generazione di fancazzisti altamente indottrinati, che poi hanno preso in mano le pistole.
    E’ incredibile come il comunismo, bastardo e vigliacco, riproponga IN CONTINUAZIONE le sue perverse e assassine metodologie di lavaggio collettivo del cervello, favorito com’è dall’esuberanza numerica degli idioti rispetto alle persone con un cervello. Le quali, modestamente, a scuola vorrebbero imparare.
    Ma il sistema italiano, della corruzione guidata dal PD, preferisce mettere fuori gioco i migliori, a favore della schiuma comunista raccomandata e inetta.

  3. andrea Rispondi

    12 ottobre 2016 at 15:53

    Caro Ernesto mi hai tolto le parole di bocca. Ora è praticamente vietato bocciare i fancazzisti anche nelle scuole medie. Va avanti l’ideologia del 6 politico a discapito della meritocrazia. E poi ci chiediamo perché siamo agli ultimi posti in Europa in quasi tutto….

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