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Baricco rosica, viva Dylan

Al boato di quanti hanno gioito per il premio Nobel per la Letteratura andato a Bob Dylan, ci accodiamo anche noi. E non vi sembri stravaganza. Né spirito di selvaggia scapigliatura. Alessandro Baricco, portabandiera delle patrie lettere, è sorpreso e stizzito per l’alta onorificenza. Si domanda risentito: dov’è la letteratura? Se Baricco strepita vuol dire che a Stoccolma sono nel giusto. Le canzoni di Bob Dylan, piacciano o meno, sono arte. Del resto da Umberto Eco in poi (erano gli allegri e spensierati anni Sessanta del secolo passato) ci hanno randellato, fino allo sfinimento, sulla necessità di non distinguere l’alto dal basso. Che significa poi l’invito a non gettare nel cesso Topolino per conservare Dante, e neppure il contrario. E adesso che il popolare della musica viene equiparato alle altezze stratosferiche e divine della letteratura, un Baricco qualsiasi s’accalora?

Pensate che noia se vi avessimo dovuto riferire del postmodernismo americano di Don De Dillo, o della variante, sempre americana e anche postmodernista (solo più tenebrosa e nichilista) di Philip Roth. De Lillo e Roth erano dati per sicuri vincenti. Toccava stavolta ad un rappresentante stelle e strisce. Uno di loro due si sarebbe portato a casa il premio. Invece, come spesso accade, è il terzo a gioire. Di sicuro non avremmo trovato il coraggio per scrivere seriamente, come meritano, di De Lillo e Roth. Autori certo di pregio indiscutibile, letti nelle università (e fanno bene!); letti da quanti hanno un vero interesse per certe problematiche (e fanno bene!). Ce la saremmo cavati con la notizia, più che sufficiente. Bob Dylan invece lo sentono tutti. Non lo leggono tutti. Purtroppo bisogna conoscere l’inglese. Ma l’inglese si può studiare non solo su Shakespeare o Dan Brown (quindi alto e basso). Da oggi anche sui testi di Bob Dylan. Con la certificazione dei saggi di Stoccolma. Vecchi parrucconi che ogni tanto ne azzeccano una. Prendete una strofa di Blowin’ in the Wind, composta nel 1962. Ricordatevi della voce di Joan Baez, delle sue tonalità appropriate: «The Answer, my friend, is blowin’ in the wind» è più volte ripetuta. È per queste semplici parole che a Stoccolma gli hanno dato il premio, con la motivazione: ha creato un nuovo modo di espressione poetica. Provate a tradurle queste parole, come volete. Ci troverete una sapienza infinita. E non le dimenticherete più. Quando qualcuno vi molesterà chiedendovi una risposta, potrete rispondergli: «The Answer, my friend, is blowin’ in the wind». Stanotte, per festeggiare, prima di addormentarmi mi sparerò nelle cuffie un bel po’ di Bob Dylan. Baricco no! Temo di addormentarmi troppo presto.

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di on 13 ottobre 2016. Filed under Editoriale,Spettacoli. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Baricco rosica, viva Dylan

  1. cerberus Rispondi

    13 ottobre 2016 at 21:37

    Unisco Bob Dylan con Hopper e Hendrix e in puro stile pop ho un quadro dell’America innovatrice,che ha il coraggio di voltare pagina e andare oltre. Noi abbiamo un Baricco altezzoso e un poco snob che la mette giù dura. Forse voleva come Nobel un progressista nostrano?
    Oceano mare e barnum li ho apprezzati,guardo l’opera non l’autore.
    Comunque il Dylan del 60/70 è insuperabile,può essere discutibile il Nobel ma io lo apprezzo.

  2. Emilia Rispondi

    14 ottobre 2016 at 07:22

    Con tutto il rispetto per Dylan e altri – premetto che non mi ha mai entusiasmato poiché non conosco l’inglese – il Nobel ormai si assegna a tutti, come le lauree ad honoris causae.

  3. fiorenzo Rispondi

    14 ottobre 2016 at 08:40

    Se hanno dato il nobel a Obama e Kissinger, per la pace !? e a Dario Fo per la letteratura, lo possono anche dare a Bob Dylan e prossimamemte a Vasco Rossi, anche se la concorrenza con Margioglio gli fa una gran paura . Quanto a Siniscalchi lasci perdere:il ragionamento che la cosa è giusta se non piace a Baricco è un’emerita str….a che un giornale serio non dovrebbe neanche prendere in considerazione .

  4. aurelio Rispondi

    14 ottobre 2016 at 13:22

    Uh cari…ma perchè fate incazzare e rosicare Baricco,cattivi che siete lui scrive e merita ed è di sinistra,l’altro canta a canzunciella ..certo che quello di sinistra s’incazza.Ne parli con Renzi che in Europa ha cradito…azz e che credito.

  5. Alfonso Rispondi

    14 ottobre 2016 at 13:42

    L’unico Dylan che merita rispetto è
    Dylan Dog.

  6. Luca Rispondi

    14 ottobre 2016 at 15:02

    Il sinistro Baricco è’ affabulante e forse leggibile ma certo rosica come i sinistri tutti rosicano.Giusta ed innovativa questa sentenza da Nobel.

  7. step Rispondi

    15 ottobre 2016 at 15:12

    Il premio Nobel: una schifezza del genere prima o poi non poteva non essere assegnata a un conformista come Bob Dylan. Il fatto stesso che in questi giorni ci sia un bombardamento mediatico di Bob Dylan indica che tali personaggi altro non sono che pedine dell’attuale sistema progressista e moralista. Comunque, dopo l’assegnazione del premio a Dario Fo, non era certo imprevedibile quella a una figura commerciale e pluri-abusata come Dylan. La cosa grottesca (e tipica di questi tempi) è l’anti-conformismo calato dall’alto, nel gergo filosofico si parla di “contraddizione auto-evidente”.

  8. Antonio Abate Rispondi

    15 ottobre 2016 at 17:09

    Con il dovuto rispetto, salvando il Direttore, Ocone, Lottieri, M.G. Maglie e qualcun altro, i toni di questo giornale stanno scadendo di molto.
    Assomiglia sempre più a una fanzine o, perdonate il neologismo da strapazzo, a una hatezine. Ci siamo capiti.
    Il tenore di certi articoli è pari a quello degli opinionisti di Biscardi, la loro solidità argomentativa compete col tifo da stadio.
    Scusate se mi permetto, ma suggerirei di riconsiderare la vostra linea editoriale.

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