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Da italiano chiedo scusa a Israele

Mentre l'Unesco per accontentare il mainstream buonista condanna gli israeliani a negare la sacralità del Muro del Pianto con la risoluzione Gerusalemme est, il nostro Paese si astiene dal voto. Niente di più vigliacco: non scegliere fra il fanatismo e il pluralismo liberale. Che vergogna
Il Muro del Pianto a Gerusalemme

Il Muro del Pianto a Gerusalemme

Sdegno, indignazione, protesta. Ma possiamo meravigliarci che si sia arrivati a ciò, e cioè a una vera e propria riscrittura della storia, a una manipolazione della memoria e dell’identità culturale di un popolo? E che tutto ciò sia avvenuto per mano di un’agenzia delle Nazioni Unite che si propone proprio la promozione e la salvaguardia della cultura? No, se si hanno presenti alcuni fattori:

1. che l’UNESCO fa parte appunto della più vasta famiglia dell’ONU, che entrambe sono nate per impulso di una mentalità illuministica e democratica e non storicistica e liberale;

2. che la “legge aurea” di ogni burocrazia, a maggior ragione di una burocrazia transnazionale, è quella di “darsi da fare” per preservare il proprio ruolo e autoconservarsi. Casomai sfruttando la buona fede dei più, il mainstream, il pensiero dominante o la mentalità buonista dell’uomo medio (quante volte lo stolto invoca l’ONU per risolvere problemi che esso non può risolvere o che risolve male?)

3. che la cultura non ha bisogno di ministeri o promoter, si autogenera per impulso spontaneo. Tanto che ogni forma di controllo o “promozione culturale” produce incultura o semplicemente, come nel nostro caso, “mostri”.

La mentalità democratica a cui l’UNESCO si ispira vuole che “uno valga uno”. E che cioè la maggioranza illiberale e antisemita degli Stati musulmani possa predominare sulla minoranza degli Stati pluralisti e liberi. Che è quello che è accaduto l’altro giorno quando è passata una risoluzione che condanna Israele a riconoscere la sacralità per l’Islam di Gerusalemme est e a negare pertanto la sacralità, e anzi l’esistenza stessa, del Muro del Pianto, cioè del luogo maggiormente simbolico dell’ebraismo. La cosa più scandalosa poi è che alcuni stati, fra cui l’Italia, hanno voluto mantenere un’equidistanza fra le pretese della Palestina e la realtà di Israele astenendosi. Quasi che l’equidistanza fra il giusto e il torto, fra il fanatismo e il pluralismo liberale, possa essere considerata equidistanza fra valori comparabili e simmetrici. Che tutto ciò avvenga poi per mano di un ente inutile che spende i nostri soldi nel modo più futile possibile, è semplicemente scandaloso. Impegnata a chiedere certificati di “patrimonio dell’umanità” a luoghi più o meno remoti, o addirittura alla “pizza napoletana”, la diplomazia italiana ha finito poi per dare un senso all’abusata, ma in questo caso efficace, espressione arendtiana. Ha messo in scena la banalità del male.

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di on 23 ottobre 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Da italiano chiedo scusa a Israele

  1. Luca Rispondi

    20 ottobre 2016 at 09:01

    Ma a chi dovremmo raccontare storie così cretine.L’antisemitismo è’ nelle maglie di organismi che dovrebbero garantire democrazia e liberalità e invece per mano di soggetti da allontanare con la forza perché pericolosi tsi redigono robe del genere.piu che la Palestina che va posta sotto commissariamento andrebbero colpiti questi uffici .

  2. aquilone Rispondi

    20 ottobre 2016 at 12:32

    Non so, non sono un esperto. Ma l’Unesco non dovrebbe ergersi semplicemente a riconoscitore e scopritore di luoghi e vestigia da salvaguardare dandogli il certificato di “patrimonio dell’umanità”? Cosa centra questa condanna ad Israele da parte dell’Unesco?
    Davvero mi sembra fuori dal vaso, ma forse sono io che non conosco le prerogative dell’unesco e dovrei informarmi. Ma non mi va di perdere tempo per accertare i compiti di un ente inutile su scala planetaria

  3. adriano Rispondi

    20 ottobre 2016 at 14:03

    I paesi liberi e quelli che non lo sono ma hanno possibilità di diventarlo dovrebbero avere una ONU propria.Chi fonda la politica sul trascendente,che in quanto tale è immutabile,immodificabile,irriformabile,eterno,facciano quello che preferiscono.Se si vuole si possono intrattenere rapporti di vicinato,”buon” è un po’ troppo,ma con chi nega la libertà per legge divina non si possono avere rapporti in comune se non di interesse,quando è prevalente sulle altre situazioni.A mio avviso ciò che esula da questo fa parte dell’ordinaria ipocrisia attualmente imperante.

  4. maboba Rispondi

    20 ottobre 2016 at 15:01

    L’ONU ed i suoi organismi sono ormai il simbolo dell’ignominia. L’Italia? ha senso ancora chiamarla “nazione”?

  5. geometra 67 Rispondi

    20 ottobre 2016 at 15:24

    Per l’Italia e i suoi rappresentanti all’ONU vige il motto “Franza o Spagna purchè se magna”

  6. Michele Albo Rispondi

    20 ottobre 2016 at 16:24

    Come sia stato possibile che il delegato italiano si sia astenuto, essendo sicuramente renziano, cioè amico di israele, poiché Renzi, seondo D’Alema, è un uomo del MOSSAD?

    • Ernesto Rispondi

      24 ottobre 2016 at 13:50

      Girerei questa domanda agli esponenti delle comunità ebraiche italiane che, compatti, votano PD e hanno esponenti che sono militanti accesi dello stesso partito.
      In UK, dove le cose per ora non sono nascoste dallo specchio deformante italiano, l’antisemitismo del Labour è ormai stato smascherato, e non c’è ebreo che possa senza vergognarsi sostenere la sinistra.

  7. Arcroyal Rispondi

    20 ottobre 2016 at 16:36

    Ehilà, ma che sorpresa…qui sotto hanno osato fare capolino alcuni intraprendenti cosacchi da tastiera. Colgo l’occasione per ricordare a lor signori che nel voto per cancellare le radici giudaiche di Gerusalemme ( e della nostra Civiltà ) la Russia ha votato con i paesi mussulmani un convinto SÌ. Quanto alle radici cristiane, Putler ci aveva già pensato con la legge Jarovaja come descritto da Respinti qui

    http://www.lintraprendente.it/2016/10/ma-lo-sapete-che-putin-perseguita-i-cristiani/

    Tra San Pietroburgo e Vladivostok restano quindi tollerate solo le religioni “tradizionali”, e cioè il cristianesimo ortodosso che di cristiano ha praticamente solo più i simboli esteriori essendosi ridotto a fare da cappellano militare al Cesare del Cremlino, e l’Islam che quando riverisce lo zar come un califfo, va benone.

    Avviso ad ufficiali e marinai della corazzata Potemkin: la prossima volta che volete mettere su il gran pavese per celebrare Vladimiro “unico difensore della Civiltà europea”, vedete di mandarvi affanculo da soli.

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