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Qui non si laurea più nessuno

Le criticità del sistema di istruzione italiana non riguardano solo le mancate nomine degli insegnati di ruolo fin dal primo giorno di scuola e la loro sostituzione con supplenti, le carenze sono ben più profonde e chiamano in causa anche la qualità degli studi universitari per la discrepanza tra le competenze scientifiche acquisite e quelle richieste dal mercato del lavoro. Lo rende noto il Rapporto Ocse 2015, il quale sottolinea alcuni aspetti interessanti in proposito. In primo luogo, l’Italia ha uno delle più bassi percentuali di laureati nell’ambito degli stati aderenti alla suddetta organizzazione (il 38% di media delle varie nazioni contro il 21% dell’Italia); inoltre, nel 2014 soltanto il 62% dei giovani compresi tra i 25 e i 34 anni che avevano concluso i loro studi universitari avevano trovato un’occupazione. Un tasso che pone il nostro paese agli ultimi posti(34° su 36) tra i paesi dell’Ocse.

Si tratta di una dicotomia che determina una percentuale di occupazione dei laureati italiani insufficiente al fabbisogno delle imprese appunto perché – come precisa la ricerca – la inoccupazione dei laureati è imputabile in buona sostanza al fatto che i titoli accademici “non coincidono con l’acquisizione di competenze solide, sollevando interrogativi circa la qualità dell’apprendimento nelle istituzioni dell’istruzione universitaria.” Ciò, più esplicitamente vuol dire che: “Molti laureati hanno difficoltà nell’integrare, interpretare o sintetizzare le informazioni contenute in testi complessi o lunghi, nonché nel valutare la fondatezza di affermazioni o argomentazione”. Le conseguenze di questi limiti non si fermano qui. Ecco perché, per esempio, sempre più studenti italiani vanno a studiare negli atenei esteri, mentre il nostro sistema di istruzione universitaria ha una scarsa attrazione rispetto a quelli francese e tedesco. Dalle scarse possibilità occupazionali dipendono anche gli abbandoni universitari.

Secondo una statistica della Commissione Eu in Italia nel 2013 l’abbandono degli studi universitari ammontava al 45% degli iscritti, una cifra tra le più alte in Europa e un tasso di laureati tra i più bassi da parte dei giovani tra i 30 e i 34 anni. E’ una percentuale che rischia di mettere in serie difficoltà le capacità competitive tecnologico-economiche dell’Italia nei prossimi decenni con i paesi più avanzati. A quanto finora detto si aggiunga un altro dato preoccupante: per la prima volta dal 1945 l’istruzione nelle scuole medie superiori è a crescita zero. Nel silenzio dell’informazione si stanno sottovalutando i rischi futuri che il fenomeno comporta: un posto di retroguardia tra i Paesi più evoluti perché la globalizzazione richiede capacità di rinnovamento tecnologico e culturale sempre più sofisticate per garantirsi una fetta importante di scuola_deportatimercato. Inoltre, il contesto descritto non facilita la mobilità sociale, anzi a giudizio dell’Ocse è un motivo che impedisce un cambiamento concreto. Per completare il quadro, infine, bisogna aggiungere un altro dato poco noto: l’Italia partecipa al piano europeo Horizon 2020 – progetto per la promozione della ricerca e dell’innovazione nei paesi europei – e fornisce finanziamenti per 11 miliardi (su 80 totali, circa il 14%) ma soltanto 10 progetti si sono svolti nelle università italiane, ossia neanche il tre per cento. In conclusione, le cause delle disfunzioni del sistema di istruzione italiano delle scuole medie superiori e universitario sono molteplici. Una cosa è certa però: una causa importante è da ricercare nelle inefficienze del sistema stesso, soprattutto nelle sue capacità progettuali e di raccordo con le esigenze reali. Intanto, mentre queste anomalie si consumano nel silenzio dell’informazione e l’istruzione superiore è a crescita zero dal 1945, rischiando di compromettere la collocazione del nostro Paese nell’ambito dei più industrializzati, in altri stati come l’Irlanda o la Corea del Sud la popolazione scolastica e il livello di istruzione sono in continua crescita.

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di on 30 settembre 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Qui non si laurea più nessuno

  1. Emilia Rispondi

    30 settembre 2016 at 08:17

    Lei ha toccato un argomento importantissimo, l’istruzione. Non saprei da dove cominciare, e mi verrebbe voglia di dire: stendiamo un velo pietoso.

  2. Giuseppe Sangiorgi Rispondi

    1 ottobre 2016 at 21:50

    Di questo disastro dovete parlarne con la sinistra e i sinistrati con aggregati i sindacati della scuola appartenenti alla stessa parrocchia, che davanti al l’insipienza ed inconsistenza della politica di centrodestra, hanno sempre dimostrato che l’istruzione in Italia è cosa loro.

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