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Non sappiamo difenderci come l’America

usa2C’è un mito da sfatare, in Italia non fa tutto schifo. Non facciamo la figura dei chiacchieroni sempre. L’intelligence nostrana sa fare il suo mestiere, sosteneva Edward Luttwak in un intervista qualche tempo fa. Non è il primo a dirlo, anche fosse ha i titoli per essere preso almeno in considerazione. Nonostante questo c’è un dato su cui riflettere, in queste ore di paura americana: la serie di ordigni e l’accoltellatore del Minnesota fossero cascati sullo Stivale sarebbe finita peggio, di gran lunga. Perché da queste parti, allerta estemporanea urlata da Alfano o meno, non siamo preparati alla guerra che l’Occidente sta combattendo e ci ostiniamo a non correre ai ripari. Singoli addestramenti per interventi di emergenza vengono fatti (i grandi ospedali milanesi sono pronti da settimane ad accogliere i feriti di un attacco terroristico) ma le città non vengono messe in sicurezza.

Nessuna perquisizione alla maniera di Israele, niente militari per le vie, nessuna mobilitazione di polizia e a carabinieri. E questo si traduce in tempi di reazioni drammaticamente più dilatati. L’amara lezione del Bataclan di Parigi è che il tempismo può salvare molte vite, le mezzore di ritardo. La caricatura che vuole gli americani pistoleri dal grilletto facile non racconta l’altra faccia della medaglia, ovvero che in quel centro commerciale, dov’è entrato Dahir Adan, americano di origini somale,  quell’agente fuori servizio non avesse avuto con sé un arma sarebbe finita peggio. Ha accoltellato nove persone, inneggiando ad Allah e cercando “non musulmani”.

A New York i feriti sono ventinove, è stato tempestivamente trovato un secondo ordigno e messa in sicurezza la zona prima che esplodesse. Alla stazione di Elizabeth, New Jersey sono cinque le bombe inesplose trovate prima che facessero una carneficina. Si cerca un ventottenne afgano. Chi, dove, quando, come. Tutto veloce, tutto secondo gli standard di chi sa di dover agire in una mangiata di secondi, e può farlo perché preparato per essere efficace. Immaginiamo la stessa scena nel centro di una delle nostre cittadine, focalizziamo cosa avrebbe potuto essere. In Texas quando un radicalizzato tentò una strage a una mostra di fumetti su Maometto non riuscì a ferire nessuno. In uno qualsiasi dei nostri musei, eccezion fatta per i luoghi ritenuti sensibili, non troverebbero ostacoli. E questo perché ogni luogo pubblico oggi è un bersaglio sensibile. Non si possono blindare le città, non si può smettere di vivere o terrorizzare la popolazione. Iniziare a fare i conti con la realtà però…

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di on 20 settembre 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Non sappiamo difenderci come l’America

  1. franco Rispondi

    19 settembre 2016 at 15:24

    Saremo bravi a ringraziarli e salutarli quando ci spareranno.E diremo grazie agli Alfano,ai Renzi e compagnia cantante .Nel frattempo facciamo una raccol magari in tasse per comprare un paio di giubbetti antiproiettili , qualche cartuccia e qualche tanica di carburante ai nostri ….nostri chi?

  2. cerberus Rispondi

    19 settembre 2016 at 21:58

    Spero non accada niente qui.

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