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L’Euroassistenzialismo no

Anziché favorire il libero scambio e il mercato, Bruxelles decide di incrementare le "politiche sociali" con fantomatici redditi di solidarietà. Si scatena così una guerra fra poveri che vede immigrati contro nativi, Stati contro Stati e che accresce il disagio verso un'Europa sempre più socialista...

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E’ iniziata un’altra triste storia di lotta fra poveri. Il Piemonte usa le risorse messe a disposizione dal Fondo Sociale Europeo per organizzare corsi di formazione per disoccupati, ma a Biella la Lega Nord denuncia: gli stranieri con permesso di soggiorno sono pagati 400 euro di indennità se frequentano almeno i due terzi delle lezioni. Mentre gli italiani non vengono pagati. Possono frequentare le lezioni gratuitamente, ma non avranno alcuna indennità. Per il partito dei “prima gli italiani” è una forma di razzismo alla rovescia. Per la sinistra, che amministra il Piemonte, gli stranieri con permesso di soggiorno devono poter essere incentivati, perché sono più svantaggiati e perché così possono integrarsi meglio.

Chi dei due è dalla parte del giusto? La contrapposizione è sempre la stessa: identità contro eguaglianza. La morale identitaria vuole che siano favoriti i nativi. Quella egualitarista vuole che siano favoriti i più svantaggiati (nelle condizioni di partenza). Il problema dell’identitarismo salta più all’occhio: esclude chi, magari, vorrebbe e potrebbe diventare parte della comunità nativa. Il problema dell’egualitarismo, invece, è che la sua volontà di includere presuppone la disparità di trattamento, la discriminazione alla rovescia. Ed è questo che genera inevitabilmente la lotta fra poveri.

Ma è solo la sinistra piemontese la responsabile di questa situazione? Il problema nasce, purtroppo, a monte. E molto tempo fa. Il Fondo Sociale Europeo venne istituito nel 1957, con il Trattato di Roma. E’ un fondo strutturale che esiste sin dalla nascita della Comunità Economica Europea, dunque. Nel 1957 c’erano ancora ferite visibili della Seconda Guerra Mondiale e il problema prioritario era, non solo la lotta alla disoccupazione, quanto l’aiuto agli immigrati europei in Europa. E’ del 1956, un anno prima, l’ecatombe di minatori italiani a Marcinelle: è questo il contesto di cui stiamo parlando. L’immigrato, assieme alle persone più difficili da inserire nel mondo del lavoro, ha sempre costituito il “core business” del FSE.

Ma i tempi sono molto cambiati da allora. Da almeno quattro anni abbiamo Stati in crisi nera e profondo rosso per eccesso di spesa pubblica, che si trovano alle prese con un gigantesco fenomeno migratorio da Africa e Medio Oriente. Quando la torta sta per finire, ma il numero dei commensali aumenta, inizia la lotta per accaparrarsi le fette rimaste. Ed è questo il senso della lotta fra identitari ed egualitari: dare quel che resta ai nativi o agli stranieri? E con i soldi di chi, soprattutto? E’ impossibile capire in base a quali criteri morali un popolo debba tassarsi a favore di un altro, in quale misura e a favore di chi. E’ impossibile risolvere la questione, senza provocare gravi conflitti sociali e rivalità nazionali, fra il tedesco che deve pagare per i paesi mediterranei e questi ultimi che non sentono sufficiente solidarietà, fra il nativo e l’immigrato, fra l’immigrato comunitario e quello extra-comunitario.

Quando si dice che “ci vuole coraggio politico” per cambiare un’Europa che non funziona più, i leader della sinistra socialdemocratica europea intendono il “coraggio di fare un’Europa meno economica e più sociale”, cioè meno libero mercato e più fondi di solidarietà. Ma lo dicono solo perché non hanno realizzato fino in fondo quale sia la vera origine della crisi europea: quella del welfare. Ci vorrebbe coraggio, eccome, ma nella direzione opposta: il coraggio di superare il welfare state e la politica di redistribuzione a favore di iniziative private e della libertà di scambio in tutti i settori, così che qualunque imprenditore possa dare lavoro, formare giovani e creare ricchezza in ogni parte del continente. Per avere un’Europa veramente aperta all’immigrazione, interna ed esterna, servirebbe meno Stato e più libero mercato.

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di on 8 settembre 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a L’Euroassistenzialismo no

  1. maboba Rispondi

    7 settembre 2016 at 08:38

    A sinistra purtroppo pensano ancora che il pozzo sia senza fondo e si possa attingere a piene mani dalla ricchezza privata. Quando lo capiranno, con i soliti vent’anni di ritardo, i danni fatti saranno irreparabili. Bisogna che essa venga sconfitta elettoralmente e soprattutto culturalmente. Impresa difficile vista la connivenza dei cosiddetti conservatori europei con l’apparato burocratico dell’UE. Difficile che FLN, AFD etc. riescano a scalfire il “mostro” da soli.

  2. ultima spiaggia Rispondi

    7 settembre 2016 at 09:46

    L’Europa è una cosa, l’UE un’altra, la sudditanza psicologica di cui soffriamo un’altra ancora.
    Siamo di nuovo in guerra, ancora “alleati” con i crucchi, come nel maggio del 1939. La storia non ci ha insegnato niente.
    Riporto uno stralcio de “il Giornale” del 12/06/2013 a firma Vittorio Macioce. Si tratta di un’intervista a Edward Luttwak:

    “L’EURO È LETALE. L’ITALIA SCELGA DI USCIRE SUBITO” «Di euro si muore». Edward Luttwak scandisce questo motto così, con l’aria di chi forse sta un po’ esagerando, ma neppure tanto. Perché l’Italia si trova a un bivio: pagare il conto salato per una scelta azzardata o continuare una «non vita da zombie» nel segno di un’austerity senza fine. Non è una profezia. Non è neppure un’opinione. È questione di logica, di numeri ed è ciò che pretende l’Europa. L’economista di Arad a volte è spietato, ma se lo fa è perché non crede nelle illusioni. Non ha mai pensato che l’euro fosse la mossa giusta per l’Italia. Siamo finiti, per scelta, nella casella sbagliata. E lui lo dice dal 1996. Scriveva. «Finirà come nel 1940. Allora l’Italia non aveva alcuna convenienza ad entrare in guerra, ma l’istinto del gregge fece sì che Mussolini, che pure l’aveva intuito, facesse questo errore. Si diceva, anche allora, tutte le potenze mondiali entrano nel conflitto, perché noi dobbiamo starne fuori? Siamo forse di serie B? E così l’Italia commise un grande errore».

  3. aurelio Rispondi

    7 settembre 2016 at 13:41

    IL mondo comunista avanza.Cosa ci si aspetta da burocrati strapagati se non il prelievo a chi lavora e la distribuzione a chi li vota o li può votare.Gran bene ha fatto la Gran Bretagna a mandarci e mandarli a quel paese.Loro rifioriranno e noi ci impoveriremo tutti alla sovietica maniera dove quattro oligarchi governano con la frusta una massa di poveri senza speranza.Scappi chi può.

  4. adriano Rispondi

    7 settembre 2016 at 13:53

    “Chi dei due è dalla parte del giusto?”No.”Quale delle due idee è da realizzare?”Parlare di “giusto” mi sembra improprio.A decidere devono essere i cittadini,indicando la proposta che preferiscono.Ai politici il compito di elaborarle, spiegarle e ,dopo la scelta degli elettori,metterle in pratica.”La vera origine della crisi europea” non è il welfare e neppure l’euro ma il consenso che il “welfare” e l'”euro” hanno,non importa il motivo, nella maggioranza.Fino a quando sarà così ci si potrà divertire a riempire le prime pagine con titoloni su AFD che stravince con il 21% ma poi il giorno dopo tutto riparte come prima perché a governare è chi ha preso,complessivamente,il 50% e quindi tutto resta così.

    • Pierluigi Rispondi

      7 settembre 2016 at 17:50

      Certo è proprio così. Ma ora bisogna chiedersi perchè tutto questo consenso, nonostante gli ultimi 30 anni abbiano dimostrato che Stato, redistribuzione, welfare non hanno fatto altro che peggiorare la situazione soprattutto per i presunti benficiari. Non è possibile che chi consente non veda una così palese realtà. E allora?

  5. DB56 Rispondi

    7 settembre 2016 at 14:33

    La causa della crisi europea non è il welfare sono gli ENORMI sprechi di denaro pubblico in tutti i settori e da parte di tutti.
    Non credo che assistenza sanitaria, pensioni, scuola etc siano dei dei baratri senza fondo, del resto di tasse ne paghiamo e tante! Tutto sta nella cattiva amministrazione, nella cattiva cultura dei privilegi, in “solo diritti niente doveri” , nell’incapacità e a volte disonestà dei politici e nelle tante lobbies che gestiscono i nostri paesi.

  6. Menordo Rispondi

    7 settembre 2016 at 16:26

    “Europa sempre più socialista”…..sì è così. Solo i Paesi Anglosassoni sono per DNA liberisti, dal più piccolo la Gran Bretagna (e si è visto con la Brexit) al più grande USA passando per l’Australia e la Nuova Zelanda e lo era anche il Sud Africa nei tempi di massimo splendore. E infatti sono quelli la cui economia va meglio. L’Europa (e quindi l’UE) è un’accozzaglia di povericristi che ruotano intorno alla Germania che fa caso a sè. E, come negli anni ’40, ma con metodi diversi, schiaccia i propri satelliti postulanti. Ovviamente i postulanti amano l’Euroassistenzialismo perchè con le loro stesse politiche sociali non ce la fanno.
    In fondo i tempi sono cambiati, ma il DNA dei popoli è quello di sempre, e non potrebbe essere diversamente.

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