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La quinta colonna del Sì

Opera nell'ombra, sta nei consigli d'amministrazione "sensibili", nelle redazioni dei giornaloni, nei vertici della magistratura e della macchina statale e attecchisce perfino in Forza Italia. È impegnata in operazioni di sabotaggio del dibattito, e rischia di essere la miglior alleata di Renzi al referendum...

Giornalisti silenziatiDurante la guerra civile di Spagna venne in uso il termine “quinta colonna” per indicare quelle formazioni clandestine franchiste che operavano nel territorio dei Repubblicani attaccato dalle “colonne”, dei “cuatro generales” golpisti che marciavano su Madrid. Da allora “quinta colonna” è espressione che indica i sostenitori della parte avversa che operano nell’ombra, non solo nelle guerre e nelle rivoluzioni, ma anche negli scontri politici.

C’è anche una “quinta colonna del Sì” al referendum costituzionale. Se così può chiamarsi, perché, in realtà opera, finché può, nell’ombra, ma non certo in segreto e nella clandestinità. Opera nell’ombra dei consigli di amministrazione, nelle redazioni dei “giornaloni”. In una parola: nelle sedi dei “poteri forti” e dei “grandi interessi”, nei vertici della magistratura e degli organi pubblici che dovrebbero essere neutrali. In tutta la fascia di contorno redditizia del Partito della Nazione, del Renzismo, c’è una “quinta colonna” che lavora per il Sì soprattutto alla confezione di pasticci e pasticcetti ambigui e furbastri. Una “quinta colonna” che è tale non tanto perché occulta (che tale, in fondo, non è affatto) ma per il tipo di operazioni da sabotaggi di retrovia che essa predilige.

Non ne fanno parte solo menti raffinate, come si è portati a credere quando si parla di operazioni del genere. Ci sono dei “quintacolonnisti” essenzialmente grotteschi e persino un pochetto divertenti, anche se la stupidità è essenzialmente irritante. Dovrebbero essere “quintacolonnisti” in buona fede. Ma è un po’ una contraddizione in termini.

C’è ancora in atto un lavorio attorno a Forza Italia, che uscì allo scoperto quando Berlusconi dovette sottoporsi a quella delicata operazione al cuore. Sembrò allora che la “reggenza” aziendalistica del manager del gruppo Mediaset, Confalonieri, si dovesse estendere alla gestione di Forza Italia, con una sterzata filorenziana, “nazarenica”, della quale la raffinata capacità di adattamento di Ferrara e quella grottesca ed indisponente di Cerasa erano le corifee. Confalonieri pare non abbia rinunziato all’idea di poter svolgere un ruolo di badante nei confronti di Berlusconi e di amministratore anche del suo “patrimonio politico”. Ora ha inventato una posizione nazarenica di non belligeranza tra F.I. e Renzi che, in fondo, credo finisca per significare che Forza Italia dovrebbe, magari, schierarsi per il No, avendo cura, però di perdere la partita per non danneggiare l’ex boy-scout e le prospettive per Berlusconi di finir per fare da tirapiedi al Partito della Nazione.

Per fortuna questo progetto di commissariamento aziendale del partito di Berlusconi ha tutto il sapore di una vanteria da spendere in ambienti Confindustriali, perché oramai l’impegno per il No di tutto l’ambiente che ad esso fa capo non potrebbe lasciar consumare una simile baggianata. Semmai queste poco ragionevoli e poco decenti velleità hanno spinto le migliori intelligenze di FI ad accelerare l’apertura della campagna per il No. Brunetta lo sta facendo egregiamente.

A metà settembre in un Convegno a Milano dovrebbe tracciarsi il nuovo percorso di tale formazione politica. Ci auguriamo che l’impegno per il No, chiaro, netto e forte non venga messo indietro rispetto a qualsiasi altra questione. E ci auguriamo un altrettanto chiaro e forte impegno contro l’asservimento del Paese al “pangiustizialismo” ed allo strapotere del Partito dei Magistrati. Anche di questo dovremo tornare ad occuparci con non minore impegno.

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di on 10 settembre 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a La quinta colonna del Sì

  1. maboba Rispondi

    9 settembre 2016 at 08:37

    Si spera che l’anima aziendalista, che ha condizionato l’operato di B fino a vanificare quella “rivoluzione” liberale promessa nel ’94, stavolta e d’ora in poi non prevalga.

  2. Luca Rispondi

    9 settembre 2016 at 09:25

    Grande Mellini,vi è’ tanta verità e chiarezza nell’occulto fare dei politicanti di oggi in questo articolo.Troppi interessi da proteggere,troppa paura dei magistrati,troppo denaro in campo e tanta occupazione privata da difendere se si è in un regime come quello attuale.Quel si non dichiarato è nascosto sotto il tappeto di chi non vuole che il no produca cambiamenti del sedere che scalda poltrone ed i calcoli non sono spesso a vantaggio dei cittadini ma personali o di lobbyes.

  3. ultima spiaggia Rispondi

    9 settembre 2016 at 09:34

    Penso che l’unica “Quinta colonna” da seguire attentamente sia quella di Paolo Del Debbio, in onda su Rete 4.
    Per chi «… opera nell’ombra dei consigli di amministrazione, nelle redazioni dei “giornaloni”. In una parola: nelle sedi dei “poteri forti” e dei “grandi interessi”, nei vertici della magistratura e degli organi pubblici che dovrebbero essere neutrali.» non c’è più spazio.
    Quando la gente non avrà più nulla da perdere, davanti all’alternativa di vivere o morire di fame non si farà certo scrupolo di usare la violenza. E la violenza chiama altra violenza.

  4. Giuseppe Rispondi

    9 settembre 2016 at 22:00

    Sono perfettamente d’accordo con quanto riportato nell’articolo. Per esempio non riesco a capire cosa stanno facendo segretari e gruppo dirigente (escluso qualcuno come Brunetta) dei partiti come Lega Nord, Forza Italia, F.lli d’Italia, etc…. sul fronte del NO. Non è che questi chiamati leader compreso Sua Eminenza Berlusconi, pensino che gli elettori di centrodestra ha le orecchie lunghe come gli asini. Se il loro scopo non è volere ritornare a governare, ma tirare a campare, facendo da sponda a questi sinistrati è meglio che si ritirino a vita privata, e lasciare spazio alle nuove leve. Una decisione necessaria per portare rispetto a milioni di elettori che per 20 anni hanno creduto ed aspettano ancora la rivoluzione liberale.

  5. Salvatore Sangiorgi Rispondi

    9 settembre 2016 at 22:50

    Abbiamo costituito il Comitato Nazionale “NOI VOTIAMO NO” contro le riforme costituzionali targate Renzi – Boschi ed inviato un comunicato stampa a tutte le redazioni dei quotidiani nazionali regionali, compreso il Vostro, senza che nessuno abbia ritenuto opportuno darne notizia all’opinione pubblica.
    Prendiamo atto che servizio pubblico e privato radio televisivo e carta stampata grande, piccola e di periferia, tutti allineati con la posizione filirenziane per il SI. Ma dov’è la democrazia, il confronto.
    La cosa strana che nessuno prende posizione per garantire un confronto sui contenuti.
    Ne il Presidente della Repubblica, ne i presidenti di Camera e Senato, ne la Commissione di Vigilanza Rai e ne l’Autory.
    Se volete comunque saperne di più collegatevi al sito http://www.noivotiamono.org, almeno avete le idee un po’ più chiare.

  6. sergio Rispondi

    10 settembre 2016 at 12:26

    ancora indecisi tra un sì (però, boh) e il NO (convinto) ?
    http://www.lettera43.it/politica/napolitano-si-alla-riforma-no-all-italicum_43675259730.htm

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