Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

La Brexit (e l’Europa) tre mesi dopo

brexitBrexit, a tre mesi dal referendum britannico per l’uscita dall’Unione Europea, si tirano le somme, si fanno i bilanci. Ne è valsa la pena? Le risposte che abbiamo sentito sono tante, sulla stampa nazionale, quasi tutte contrarie allo strappo del Regno Unito. I pochi che festeggiano sono i sovranisti, che vorrebbero più Stato (nazionale) e meno libertà individuale. Quasi nessuno, però, nemmeno i rari sostenitori della secessione britannica, ne ha parlato da un punto di vista liberale. Per contribuire a colmare questo vuoto, un dibattito fuori dai luoghi comuni si è tenuto a Milano, il 22 settembre, organizzato da Tea Party Lombardia, cioè il chapter lombardo di Tea Party Italia . Parlano Adriano Teso, Marco Bassani e Alessandro De Nicola, tre amanti della libertà. Teso, imprenditore, è preoccupato per lo sviluppo che può avere un mercato internazionale già in crisi di sistema, che dipinge a tinte fosche: moneta stampata in quantità eccessiva che perde di valore, prodotti finanziari sempre più scollegati dalla realtà, ricchezze bruciate a centinaia di milioni di euro in un batter di ciglia. Nonostante tutto abbiamo avuto il più prolungato periodo di pace che la storia ricordi, durante il quale il benessere delle persone, anche delle persone comuni, ha raggiunto vette insperate. Quanto alla Brexit: si deve essere responsabili del proprio destino e del proprio governo, ma è anche vero che l’unione fa la forza (e la pace), semplifica il mercato, rende possibili gli scambi. La stella polare da seguire è il federalismo, il pluribus unum: da molti uno soltanto. Ciascuno, con i propri interessi e i propri obiettivi, dà il suo apporto alla nuova unità.

Ma è vero che l’Unione Europea è fondata sui principi di federalismo? No, secondo il professor Bassani, che i nostri lettori conoscono molto bene. La sua posizione è chiara: l’Europa è diventata quel che è oggi per l’assenza di un potere centrale. Deve la sua forza al “non evento” che la contraddistingue: tutti i tentativi di riunirla sotto un unico impero sono falliti. Ed è un caso unico nella storia delle civiltà, se lo confrontiamo con i grandi imperi unificanti arabo e ottomano, cinese e indiano. L’eccezione europea, la divisione, la frammentazione politica, la sovrapposizione di istituzioni differenti a più livelli, è proprio quella che fa la nostra forza, perché ha permesso, nel corso dei secoli, la competizione, lo scambio, la selezione di norme e consuetudini di successo. Il tentativo di unificazione europea procede nella direzione opposta, invece. E’ l’ennesimo tentativo di ridurre la complessità forgiando un’unica autorità, anche se stavolta è fondato sul sogno di Kant di una “pace perpetua” e non più sulla conquista a mano armata. Indipendentemente da quale sia il pensiero che spinge i secessionisti britannici, la Brexit è una buona notizia, dal punto di vista di Bassani. Non per il suo esito in sé, ma per il suo effetto nella storia d’Europa, perché spezza questo processo di unificazione sovra-nazionale. Ma attenzione: la Brexit fa bene anche al resto dell’Ue, che ora può finalmente dimostrare al mondo di essere fondata sul consenso e non sulla costrizione. Solo se si lascia una porta aperta per l’uscita, è possibile affermare che una comunità sia volontaria.

Per l’avvocato De Nicola, presidente della Adam Smith Society la Brexit è però nefasta per il cittadino britannico. I dati che cita dipingono un quadro molto chiaro: le previsioni per il dopo-Brexit parlano di una contrazione del Pil del 2,7% (in media e in modo permanente) nella situazione peggiore e dell’1,5% in quella migliore. La situazione migliore è quella in cui la Gran Bretagna, dopo un negoziato pacifico con l’Ue, diventa membro dell’Efta (il trattato di libero scambio a cui aderiscono Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein). L’ipotesi peggiore è quella in cui il Regno Unito rimarrebbe tagliato fuori dall’area di libero scambio europea. Per De Nicola la Brexit non conviene e sta già provocando una fuga di banche e grandi aziende, che non hanno più il vantaggio di operare all’interno del mercato europeo. Non garantisce neppure una maggior indipendenza, perché per aderire alle aree di libero scambio occorre prima adeguare i propri standard a regole comuni. Gli unici settori in cui Londra potrebbe essere meno vincolata sono quelli dell’energia e dell’ambiente, ma quest’ultimo è già regolamentato dai trattati internazionali a cui il Regno Unito ha già aderito. Morale della favola: ne è valsa la pena? No, secondo De Nicola, perché i costi sono troppo alti e i vantaggi irrisori. Sì, secondo Bassani, perché in questo modo l’Europa, non solo il Regno Unito, torna ad avere una prospettiva di sviluppo migliore. Secondo Teso… dipende. E tutti e tre, pur da posizioni e background professionali molto differenti, auspicano una maggior libertà. A ulteriore dimostrazione del fatto che la Brexit non è un episodio che si possa liquidare via con uno slogan, come si è fatto troppo spesso sui social network (ma anche sui media nazionali) in questi tre mesi.

Condividi questo articolo!

[wpca_cookie_allow_code level="4"]
[/wpca_cookie_allow_code]
di on 24 settembre 2016. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a La Brexit (e l’Europa) tre mesi dopo

  1. Luca Rispondi

    24 settembre 2016 at 10:48

    Non viviamo fi politica siamo sopraffatti dalla Germania e dai burocrati che misurano le banane.La Germania continua ad arricchirsi con un Marco sottovalutato e noi compriamo le loro auto con una lira sopravvaluta enormente.Siamo tutti immensamente più poveri e fra un attimo ci commissarieranno.Si salveranno solo coloro che da imprenditori,oggi il nostro paese in regime comunista non permette più essere imprenditori,avranno avuto la fortuna di andare in Svizzera,in Austria o in Romania.L’Europa così com’è cc i aha distrutti e ridotti poveri.

  2. adriano Rispondi

    24 settembre 2016 at 13:41

    L’importante è avere le idee chiare.Al Tea Party si sostiene tutto e il suo contrario così domani si potrà sempre dire di “averlo detto”.Continuo a non capire certe associazioni.Ieri chi reclamava la sovranità perduta era un pericoloso populista lepenista nazionalista,oggi vuole meno “libertà individuale”.Ma.La Brexit è stata la scelta giusta perché non si possono accettare decisioni prese da altri che contrastino con i propri interessi.Chi prevede disastri fa bene a farlo perché le probabilità sono del 50% e con queste percentuali si può correre il rischio di essere smentiti,come nelle previsioni del tempo.Qualsiasi forma di unione che vada al là delle reciproche convenienze è destinata non a fallire ma semplicemente a non nascere perchè comunque basata su imposizioni che prima o poi verranno respinte.La storia non si cancella con artifizi e fino a quando in Europa non si parlerà una sola lingua l’unico risultato delle forzature sarà quello di non capirsi e alla fine ognuno andrà per la sua strada.

    • alessandro Rispondi

      25 settembre 2016 at 02:43

      Le posizioni di Tea Party sono chiarissime. Semplicemente sono impopolari altro che populiste. Essere a favore della disarticolazione dell’UE e quindi favorevoli alla Brexit va motivato e ci sono motivi sbagliati per sostenere una tesi corretta. Questo e’ il caso dei sovranisti, monetaristi, inflazionisti cialtroni patriottardi che vedono l’UE che hanno idee economiche sbagliate e valori para fasciocomunisti che con le liberta’ individuali tendono a fare a botte e manganellate. Tea Party promuove un dibattito partendo da posizioni thatcheriane se cosi si puo’ dire. Cioe’ si sostiene che non sia lo stato a garantire il libero mercato e che liberta’ di commerciare, senza dazi, e di circolare non presuppone alcuna unione politica, ne alcuna armonizzazione fiscale ne alcun parlamento o commissione europea. Il mercato unico, cioè l’idea di poter far muovere persone e mezzi senza barriere, che questa UE NON ha davvero realizzato, e’ cosa buona. L’idea di realizzarlo attraverso la creazione di un super stato, gli stati uniti di Europa, e’ invece una supercazzola ottocentesca vetero marxista.E’ evidente che si tratta di un tema che ha delle complessita’ e dunque per favorire un dibattito libero si attinge all’esperienza di persone con idee diverse. Oggi Tea Party e’ l’unico think tank in Italia che sostiene questa posizione. Il mondo liberale e’ per lo piu’ favorevole all’UE politica, il populismo politico all’uscita dal mercato unico con ritorno alle “svalutazioni competitive” e ai dazi. Non nel mezzo ma al di sopra di queste posizioni si pone Tea Party, con l’unica posizione seria, coerente per chi della liberta’ non fa solo una bandiera per scacciar le mosche ma un criterio di lettura della realta’ oggettiva.

  3. lombardi-cerri Rispondi

    25 settembre 2016 at 07:16

    Poichè questi economisti hanno una così scarsa probabilità di azzeccarla e, nella vita, non hanno mai combinato niente di reale, non sarebbero il caso che si dessero alla coltivazione delle patate ,chè almeno quelle si pesano o si contano?

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *