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The Donald in versione Reagan, good news

È dura, bisogna ammetterlo, ma se si prova a seguire la campagna presidenziale americana come tale, dunque nelle notizie e non negli strilli dei giornali italici sui nazisti dell’Illinois o sui toupé biondi di un candidato, ci s’imbatte in frammenti notevoli di politica. Come, ad esempio, l’annuncio da parte di Donald Trump (il candidato del Gop perché stravotato alle primarie del Gop, non il candidato di quattro estremisti, giova ribadirlo) del suo programma economico. Introdotto come “la più grande rivoluzione fiscale dai tempi di Reagan“. Già la chiave narrativa suona benissimo, ad orecchie libere di uomini liberi, indipendentemente dal contenuto. Già il fatto che si torni a rivendicare esplicitamente la Reaganomics, ovvero la più grande operazione di liberazione delle energie del libero mercato della storia occidentale recente, dopo otto anni di equivoci europeizzanti e socialisteggianti alimentati da quell’incidente della storia americana che è stato l’obamismo, è manna. La Reaganomics è l’America che non piace ai Vittorio Zucconi, ai Beppe Severgnini, a tutti gli inviati dei giornaloni nostrani che non sono mai usciti dall’Upper East Side di Manhattan, dunque indubitalmente l’America migliore.

Ma anche scendendo nei dettagli delle misure e delle aliquote, il versante in cui Trump è stato spesso accusato di essere debole, si scoprono puri distillati di politica liberista e conservatrice, prima ancora che repubblicana, ed è una buona notizia anzitutto per chi, come noi nel nostro piccolo intraprendente, era perplesso dai residui a volte eccessivi di Old Right, di destra paleoconservatrice e prereaganiana, nell’agenda e nella retorica di The Donald. Invece: tassazione sulle imprese massimo al 15%, in ogni caso, sostanzialmente flat tax, a fronte di un massimo odierno del 35% (poco o nulla rispetto al 68% italico, decisamente troppo per l’America operosa e individualista che si è ribellata prima che fosse troppo tardi, votando Trump). Le attuali sette aliquote sul reddito personale verrebbero abbassate e ridotte a tre, rispettivamente del 12, 25 e nel peggiore dei casi del 33 per cento. Ancora: costo degli asili e delle cure per i bambini interamente deducibili. Eliminazione totale della tassa di successione, sì, questo è reaganismo puro, oltre che una rivoluzione dirompente, se si pensa che oggi la tassa è addirittura al 40% per i patrimoni individuali sopra i 5,45 milioni di dollari. Basta con le strategie che “penalizzano l’economia”, come gli accordi ideologicamente orientati sul clima e i limiti alle trivellazioni offshore, autentico freno masochista all’industria e ancor più all’autonomia energetica americana. Basta eccessi burocratici impedienti per le aziende, riduzione dei burocrati impegnati in “regulation distruttive” e loro sostituzione con “esperti in creazioni crescita e lavoro”, e forse non c’è cosa più reaganiana di una deregulation seria e sistematica.

Sintesi dell’agenda economica by Trump: “Il passo record delle nuove regolamentazioni, gli aumenti delle tasse, le restrizioni sulla produzione interna di energia e intese commerciali svantaggiose sono una zavorra sull’economia, un’ancora che ci trascina a fondo”. E la Clinton non dà alcuna garanzia innovativa su alcuno di questi temi, visto che anzi in campagna elettorale sta facendo di tutto per apparire più di sinistra di quanto suggerirebbe la sua storia, per schiacciarsi ancora di più su Obama e perfino su Bernie Sanders, un parasocialista come in ruoli chiave della politica Usa non se ne vedeva dagli anni Settanta. È un suo fianco scoperto, e Trump ci entra con tutta la carica, anche evocativa, del richiamo a Reagan e di politiche molto più consone alla storia del Gop rispetto alle bizzarrie del toupé. Forse non è un caso, che l’erede designato della dinastia Bush, quel George P, figlio di Jeb, che oggi è responsabile della gestione delle terre e delle risorse minerarie del Texas, se ne sia uscito con un clamoroso “dal team Bush è una pillola amara da digerire, ma sapete una cosa, è possibile rimettersi in piedi e sostenere chi ha vinto, per fermare Hillary Clinton”. Difficile, o meglio impossibile, che si tratti di una personale sparata non concordata con i grandi vecchi del clan. Un Trump più reaganiano e persino più bushiano? Ecco, questa sì che è una notizia, e buona, che vale la corsa per la Casa Bianca.

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di on 9 agosto 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a The Donald in versione Reagan, good news

  1. Francesco_P Rispondi

    10 agosto 2016 at 03:40

    Per chi volesse leggere la trascrizione del discorso di Trump, fornisco il link: http://thehill.com/blogs/pundits-blog/campaign/290777-transcript-of-donald-trumps-economic-policy-speech-to-detroit
    – – – – – – – –
    Personalmente, nutro molti dubbi sulla politica estera i Trump e sul suo linguaggio “divisivo” che rischia di alienare importanti fette dell’elettorato, ma ne ho molti meno sulla politica economica e fiscale e sulla volontà di ridurre il peso di una normativa – spesso lasciata all’iniziativa delle singole Agenzie – che cresce continuamente.
    L’eccesso normativo sta già penalizzando le imprese Americane. Infatti, uno dei dati che maggiormente saltano all’occhio leggendo le statistiche è che il saldo occupazionale fra nuove imprese e imprese “morte” continua ad essere drammaticamente inferiore al periodo pre-crisi, impedendo la piena ripresa dell’occupazione e limitando la crescita economica. E’ un fenomeno che, ahimè, conosciamo bene in Europa.
    Comunque, anche se non si condividono completamente la politica estera e la demagogia di Trump, il problema è quello di evitare l’elezione della Clinton, un vero incubo per tutto il Mondo e per l’America.

  2. geometra 67 Rispondi

    10 agosto 2016 at 09:05

    Riuscirà il Padre Eterno a mandarci un “Trump” italiano?Speriamo di sì,ma l’impresa è talmente impegnativa che dovrà lasciar perdere tutto il resto e concentarsi solo su questo!

  3. Arcroyal Rispondi

    10 agosto 2016 at 10:29

    Continuo a rimanere perplesso di fronte alla linea seguita dall’Intraprendente rispetto al candidato Donaldo. Si ignorano sistematicamente le cretinate e gli aspetti inquietanti della sua personalità e delle sue idee, mentre si estrapolano dal contesto le proposte che sono più nelle corde della redazione.

    Anche Salvini ha proposto riduzioni significative delle tasse, ma qui, giustamente, si è sottolineato che non è mai stato ben spiegato cosa si andrebbe a tagliare per ridurre il carico fiscale. A Donaldo invece si fanno passare più o meno le stesse cose senza chiedergli il come intenda realizzarle. Anche se, a ben guardare, si è capito benissimo cosa vorrebbe tagliare l’Apprendista stregone, e cioè i fondi destinati alla NATO e ai vari trattati internazionali che impegnano l’America nella difesa del mondo libero.

    Nel 1980 – è vero – Reagan promise in campagna elettorale un piano di riduzione delle tasse simile a quello proposto da Donaldo, ma gli affiancò l’impegno ad una lotta senza quartiere all’imperialismo sovietico. Il più significativo atto in politica estera dei primi anni della presidenza Reagan fu lo schieramento in Europa dei missili Pershing e Cruise che segnarono una svolta nella Guerra fredda e aprirono la strada alla vittoria sul totalitarismo comunista. Donaldo avrebbe speso tutti quei miliardi di dollari per difendere noi europei? C’è qualcuno all’Intraprendente che ci crede davvero?

    Quanto a George W.Bush, il più coraggioso presidente che gli USA abbiano avuto dopo Ronald Reagan, Donaldo fin dall’ottobre del 2008 ha periodicamente ripetuto che

    cit. “Bush ha mentito. Lui ci ha portato in guerra con le bugie […] Bush andrebbe sottoposto ad impeachment”.

    Sallusti si può pure sentire ristorato dal fatto che un nipote, unico nella vasta famiglia Bush, si sia schierato con l’Apprendista stregone, ma lascia basiti che quando un Gino Strada o un Giulietto Chiesa in Italia dicono cose simili, l’Intraprendente giustissimamente li manda a cagare. Se lo dice Trump, semplicemente si finge che non le abbia dette.

    Aspetto con ansia il momento in cui finirà la serie di articoli che non avrebbero nessun problema ad essere pubblicati a Mosca, ad Ankara o a Damasco e che suscitano applausi a scena aperta tra i gheddafiani e i cosacchi de noantri che impazzano nelle pagine dei commenti e da qualche tempo pure tra gli articoli pubblicati ( vedasi il triste caso di Madama Maglie ).

    • femine Rispondi

      10 agosto 2016 at 12:00

      Ho così tanti anni da ricordare che cosa dicevano e scrivevano sul conto di Reagan fin da quando si profilava la sua candidatura; il disastro cosmico veniva preconizzato; il futuro universale sarebbe sprofondato nella voragine indicibile ad opera del poco cervello e competenza del “macaco pistolero al potere”; tutta l’intelligenza illuminata, compresa quella cinematografara, ha sparato palle infuocate e invitato i votanti USA a non dare il voto ad un siffatto rozzo e incapace individuo; gli americani, giudicati spesso “scemi di guerra”, invece lo votarono e lo rivotarono. Ebbero ragione, dunque; tanto che nei giorni nostri leggo e sento sperticate lodi anche esagerate sulla presidenza Reagan.
      Per inciso: onore e merito a MGM che ha il coraggio di esprimersi sempre controcorrente e che per lei è un triste caso.
      Buona giornata a lei, a Madama Maglie e, perché no, anche a Donaldo!

      • Arcroyal Rispondi

        10 agosto 2016 at 17:16

        Madama Maglie è una delle ultime discendenti del nobile casato Craxi, il grande statista che, non pago di considerare Yasser Arafat un novello Mazzini e di aver liberato il capo di una banda di terroristi palestinesi responsabile del dirottamento di una nave da crociera e del lancio fuoribordo di un ebreo paralitico, nell’aprile del 1986 da presidente del consiglio di un paese membro della NATO e da più di 40 anni alleato degli Stati Uniti corse a telefonare alla caserma di Bab el Azizia per avvisare Gheddafi che il Presidente Reagan e il Primo Ministro Thatcher avevano inviato uno squadrone di bombardieri per farlo fuori dopo l’ennesimo sanguinoso atto di terrorismo internazionale sponsorizzato dal regime libico. Ancora una volta il colonnello fu salvato dai responsabili politici di questo paese immaginario popolato da sempre da una squallida genia di traditori e di vigliacchi.

        Se quella notte Gheddafi fosse morto ci saremmo per esempio risparmiati la guerra libico-ciadiana del 1987, le centinaia di morti di Lockerbie e degli aerei civili francesi abbattuti, nonchè le decine di migliaia di vittime delle selvagge repressioni che Gheddafi attuò negli anni successivi per puntellare il suo trono.

        La Maglie coerentemente con le sue nobili ascendenze craxiane ancora nell’ultimo articolo pubblicato qua sopra definiva “sciagurata” l’eliminazione di Gheddafi nel 2011 ed esprimeva un accorato rimpianto per i meravigliosi tempi della Jamahiriya libica. Naturalmente la Maria Giovanna non hai mai trascorso manco un minuto tra le grinfie del mostro, non ha mai avuto un figlio o una figlia rapiti dalle squadracce del colonello e violentati nei sotterranei di uno dei suoi palazzi, non gliene frega una cippa che quel regime abbia provocato una fila infinita di lutti e di disgrazie anche tra i suoi connazionali. Semplicemente da brava madamazza, mentre magari sbocconcella un pasticcino nel salotto di casa, piange un assassino che non ha avuto modo di sperimentare sulla sua pellaccia.

        Sì, davvero, come tutti i nostalgici di Saddam e di Gheddafi, come tutti gli estimatori nostrani degli Assad e dei Putin, Madama Maglie è proprio una personcina triste.

        Quanto poi al presunto anticonformismo della stessa, faccio presente che siamo l’unico paese occidentale dove la nostalgia per Gheddafi impazza 24 ore su 24 su qualsiasi mezzo di comunicazione. Capitasse per sbaglio che a 5 anni dalla caduta del mostro di Sirte qualcuno di questi pezzenti che rimpiangono il Colonnello abbia fatto mezza ricerchina su tutte le porcherie che sono saltate fuori sui 42 anni di regno del beduino.

  4. Luca Rispondi

    10 agosto 2016 at 11:37

    Certo il meglio ha sempre da venire e vive nella speranza di ognuno di noi ,ma chiunque sul piano pratico operi nella libertà possibile delle sue capacità e del suo saper creare ricchezza sa bene che la sinistra non può se non devastare esistenze rapportandosi ad un parametro di uguaglianza impossibile da realizzare oltreche pericolosissimo se mai si pensasse davvero e non fosse solo un proclama della falsissima sinistra.Dopo Obama Trump diventa un dio che fa paura agli stabilizzati di uno statalismo che li paga profumatamente che siano rappresentanti di giornali o produttori di notizie in genere a supporto di sinistre strane ed improbabili ma che vincono sulle idee di uguaglianza e del tutti poveri uguale ma pagati dallo stato.Trump va votato magari turandosi tutti i buchi ma va votato.

  5. adriano Rispondi

    10 agosto 2016 at 13:47

    Sembra che nei sondaggi Clinton sia in vantaggio di dieci punti Se sarà così anche nel voto reale significa che l’America di oggi non è quella di Reagan ed in questo caso a preoccupare non sarebbero capacità di Trump.

  6. Paolo Rispondi

    10 agosto 2016 at 20:54

    Acroroal sarebbe meglio fare una analisi contestualizzando gli scenari .
    Non possiamo paragonare la guerra scatenata da Reagan all imperialismo sovietico con un Donald che quasi ammira e condivide lo stile dello Zar Putin.
    Lì avevamo una superpotenza unita ( le repubbliche socialiste erano tutte ben orientate a mosca) con una strategia espansionistica e imperialistica supportata da un apparato militare di prim ordine
    Grazie a Reagan tutto questo non c e piú e anche gli stessi russi hanno capito in che situazione di merda si trovavano allora in cosa il comunismo li aveva ridotti.

    Oggi la russia è un paese in crisi nera con grossi problemi interni sociali economici. I suoi territori ex federati gli si stanno rivoltando contro vedasi la Georgia cecenia ukraina e prima ancora lettonia lituania ed estonia.

    Oggi la russia non ha più la tecnologia che aveva prima. È rimasta al palo anche se sta cercando di ridurre il Gap

    Ora la Russia non è e non può essere un pericolo per l america tanto meno per l europa vedasi anche il fatto che almeno sulla lotta al terrorismo si va d accordo. L europa potrebbe tranquillamente fronteggiare la potenza russa senza un supporto pesante degli USA come invece era necessario 30 anni fa

    Come Donald ripete in ogni suo speech è la Cina che sta devastando il mondo con la sua potenza economica e di stampo imerialista drogando i mercati con le sue politiche economiche assolutamente aggressive e ciniche sia internamente che su scala mondiale.

    • Arcroyal Rispondi

      11 agosto 2016 at 10:50

      Forse mi sono spiegato male, ma non era mia intenzione paragonare l’Urss alla Russia putiniana. Volevo solo mettere in evidenza le differenze sostanziali tra il programma di Reagan nel 1980 e quello di Trump 2016. Se dal punto di vista economico e delle politiche interne hanno diversi punti in comune, sulla politica internazionale sono quanto di più diverso si possa immaginare. Reagan propose una politica estera che si gettava alle spalle i fantasmi della guerra in Vietnam e lanciava una sfida globale all’Urss ed ai suoi alleati. Trump invece fa propaganda utilizzando i peggiori luoghi comuni della sinistra pacifista ( guerra in Iraq = bugie = disastro ) abbinandola ad un progetto strategico che fondamentalmente si riduce al ‘tiriamo su il ponte levatoio, chiudiamoci dentro la fortezza e lasciamo che il resto del mondo si arrangi’. Anzi, peggio: Donaldo nella sua infinita insipienza dopo essersi chiuso nel suo castello circondato da larghi fossati d’acqua vorrebbe accordarsi con alcune delle peggiori canaglie che stanno fuori dalle mura per far fuori i tagliagole islamisti, come se dal punto di vista militare quello fosse il pericolo più grave che minaccia l’America e l’Occidente.

      Quanto poi alle tue considerazioni sullo stato attuale della Russia ( alcune tipo “la Russia non ha più la tecnologia che aveva prima” sono completamente fuori dalla realtà… ) la Germania nel 1935 era messa peggio della Russia odierna. Aveva poche materie prime e scarsissime risorse energetiche quando invece la Russia putiniana detiene addirittura un quasi monopolio nelle forniture di gas all’Europa occidentale. La Germania nazista nel 1935 aveva un esercito più piccolo e peggio armato dell’attuale esercito russo. L’economia tedesca non si era affatto ripresa dalla drammatica crisi del ’29. La Germania del 1935 era poi al suo interno molto più divisa della Russia neozarista se solo si pensa alle vocazioni golpiste delle SA e all’opposizione degli alti ufficiali di stirpe prussiana. Poi arrivarono quelli che ragionano come te, e cioè che sottovalutarono il pericolo e credettero che si potessero blandire personaggi come Hitler o Putin con trattative diplomatiche e accordi al ribasso. E 5 anni dopo, all’inizio dell’estate del 1940, il cancelliere del Terzo Reich dominava incontrastato su quasi tutta l’Europa. Nella costruzione dell’impero hitleriano fu pure decisiva una politica estera spregiudicata, basata su patti di acciaio con quello che sulla carta era il suo peggiore nemico ideologico ( Stalin ), ma che in realtà condivideva in tutto e per tutto la natura tirannica e assassina del regime. Le sinistre analogie con l’attuale disinvolta politica estera del Cremlino finalizzata a creare un asse tra Mosca, Ankara e Teheran allargato a qualunque stato autoritario condivida l’ostilità alle democrazie occidentali, sono evidenti a tutti tranne che a Trump e ai trumpisti.

      Ora come nel 1939 per un candidato alla presidenza degli Stati Uniti conta anche rispondere alla domanda se vale la pena ‘morire per Danzica’. La risposta, Donaldo, l’ha già data: lui non rischierà nulla per difendere Varsavia, Vilnius, Riga o Kiev. Francamente uno così non lo vorrei nemmeno come amministratore del mio condominio.

      • Paolo Rispondi

        11 agosto 2016 at 21:59

        Non capisco quando fai il paragone tra la germania del 35 e la russia attuale . Mi sembra chiaro che la russia di oggi sia più avanzata della germania del 35 . Non bolevo arrivare a tanto! O forse non ti sei spiegato bene?

        Comunque vatti a vdere come i tedeschi erano armati e equipaggiati e vettovagliati rispetto ai russi duranti l assedio di stalingrado. I russi facevano a botte per rubare le vettovaglie che avevano i tedeschi. E se avessero avuto un miglior armamento avrebbero vinto ad occhi chiusi invece per avere la meglio su 500.000 tedeschi loto, i russi, ne hanno lasciati sul terreno 1.000.000.

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