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Manifesto contro la “pussy generation”

"È uno tosto", che si oppone "alla generazione di fighette che ha paura di dire le cose vere e ci sommerge di politicamente corretto". E fu così che Clint, il più grande autore vivente, il repubblicano libertario ed eterodosso che ha passato la vita a celebrare la splendida diversità americana, si schierò con Trump...

usaE fu così che il più grande autore vivente (perché questo è Clint Eastwood, molto più di uno straordinario sceneggiatore-regista-attore-compositore, l’unico creatore di epopea contemporanea) disse Trump. È assai divertente, perché un suo battito di ciglia contiene molto più dell’America, e del mondo, di cento virgolettati banalotti degli habitué di quei party hollywoodiani da cui lui si tiene spontaneamente alla larga, da Leonardo Di Caprio che tra un festino imbottito di modelle e un altro (trumpiano malgré lui, come molti) organizza una serata di finanziamento per Hillary Clinton a Meryl Streep, splendida compagna ne I ponti di Madison County, ridotta a recitare il proprio bozzetto di star benpensante e benvotante alla convention democratica.

Invece lui, dosando monosillabi saggi e disincantati nella conversazione con Esquire, rovescia addosso all’interlocutore la meraviglia studiata. Sto con Trump “perché è uno tosto, no?”, e sembra di sentire un altro grande repubblicano eterodosso e libertario, Rudy Giuliani, quando ci ricorda che, oltre i toupé e l’arte persino troppo frequentata dell’insulto, The Donald promette di “rifare grande l’America” e di “sconfiggere i barbari dell’Isis“, ed è tantissimo, specie dopo otto maledetti anni obamiani. E infatti il vulnus originario di Hillary, per il vecchio Clint, è “l’aver dichiarato che intende seguire le orme di Obama“. È troppo, per la terra dei liberi e la patria dei coraggiosi, chiunque si collochi visceralmente nella splendida anomalia americana, come il Walt Kowalski di Gran Torino, i protagonisti battuti ma non arresi di Million Dollar Baby, perfino quell’icona tutta reaganiana e a lungo sottovalutata che è l’ispettore Callaghan, vuole anzitutto chiudere l’insana parentesi aperta da questo avvocaticchio iperliberal, ripartire dalle ragioni basiche della propria comunità, smettere di europeizzarsi finché si è in tempo. Soprattutto, presidiare il nocciolo della diversità Usa, “il diritto al perseguimento della felicità“, in tutte le sue possibili e contrastanti versioni, contro tutte le sue possibili contrazioni dogmatiche, a partire dalla vera eredità di Obama, quella del “pussy” pensiero. Dice proprio così, l’ottantaseienne Eastwood, e Donald Trump dovrebbe arruolarlo come spin doctor seduta stante: ” Oggi siamo nel pieno della generazione kiss-ass, la generazione pussy, le timorose fighette: questo non si può dire, questo non si può fare, tutto è proibito. Altrimenti piovono accuse di razzismo“. È il trattamento che subiscono tutti i non allineati, sono il manganello dell’ovvio e la dittatura dei buoni sentimenti, è ormai palesemente il nuovo volto del fascismo, e Clint se ne intende, visto che ha passato una vita a combatterlo e a celebrare il suo esatto opposto, il libertarismo estremo dei padri fondatori e del Secondo Emendamento, il popolo armato, di pistole e di idee, perché l’autorità ha qualcosa di malsano e livellante in sé, perché “il governo non è la soluzione ai nostri problemi, il governo è il problema”, come disse il più grande governante del Paese, Ronald Reagan. Il Vecchio Continente si sta perdendo, a furia di inginocchiarsi a questo totalitarismo light che è il politicamente corretto: ormai chiama “depressi” i guerrieri della jihad che sgozzano in nome di Allah, “risorse” le ondate incontrollate di immigrati che danneggiano insieme chi ospita e chi è ospitato, “multiculturalismo” la rinuncia very pussy alla propria differenza specifica, le libertà individuali e la disponibilità a difenderle mano armata. Clint, l’artista che ha celebrato i “cani da pastore” come Chris Kyle, gli american sniper che sanno che contro i lupi ci vogliono più zanne e più cattiveria, non vuole che anche l’America finisca così, col diritto al perseguimento della felicità impiccato sull’altare laico e fondamentalista del buonismo globale. E allora, istintivamente, con gli occhi sulla Dichiarazione d’Indipendenza più che sulle cronache politiche, meglio Trump. “È uno che dice quello che gli passa in testa, e spesso non si tratta di concetti così buoni. Capisco da dove arrivano, ma non sono sempre d’accordo con lui”. Non importa, anzi è un valore, nel mondo individualista e plurale di Clint, prima ancora che i “concetti”, conta “da dove essi arrivano“. Arrivano dall’America autentica, lavoratrice, diffidente se non ostile all’ampliamento perenne del potere federale che è ormai la vera cifra distintiva della politica Dem (su questo davvero Hillary e Obama pari sono), potrebbero arrivare dallo sceriffo granitico di Un mondo perfetto come dal detective crepuscolare di Debito di sangue, fino ancora e sempre al Clint-Kowalski di Gran Torino, autobiografia definitiva di una nazione industriosa, combattente e sì, anche orgogliosamente Wasp, che non vuol scomparire perché infastidisce la neolingua e a la neopolitica ipercorrette.

Si fotta il politicamente corretto, sta dicendo Clint, e se il lavoro tocca a Trump, perché la suddetta America si è recata come non mai alle primarie Gop, Trump sia. Almeno lui, e il leone repubblicano lo ribadisce ostentatamente, “è uno tosto” che non c’entra nulla, anzi s’oppone, alla “generazione di fighette che ha paura di dire le cose vere e ci sommerge di politicamente corretto”. Le cose vere sono che bisogna rispondere alla guerra commerciale con guerra commerciale (Cina), alla guerra militare con guerra militare (islamismo), allo sbandamento liberal con l’unica ferma garanzia di libertà, il “law and order” di nixoniana, e ovviamente eastwoodiana, memoria. Guardacaso, è il programma di Trump.

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di on 7 agosto 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

15 commenti a Manifesto contro la “pussy generation”

  1. Luca Rispondi

    5 agosto 2016 at 09:33

    Si ha ragione Clint se una speranza che l’America torni ad essere quella che ha difeso le libertà nel mondo pur con qualche contraddizione economica e’ in questo irregolare Trump.Sembra incredibile a noi occidentali colti ed arricchiti dover sperare in Trump per il nostro futuro.Che non si sia anche noi le fighette di cui parla Clint?

  2. Padano Rispondi

    5 agosto 2016 at 09:33

    Eastwood, giunto alla senilità, si identifica nella sua figura giovanile, Callaghan.

    • cerberus Rispondi

      5 agosto 2016 at 12:24

      Sì, meglio un ingrigito Clint, forse nostalgico dei tempi passati che gli scemocratici attuali,ipocriti e traditori.

    • Never A Dhimmi Rispondi

      6 agosto 2016 at 14:40

      Lei è proprio l’archetipo del provinciale pi®la che l’America non la conosce né può capirla, obnubilato com’è dall’antiamericanismo catto-fascio-comunista.

      • Padano Rispondi

        7 agosto 2016 at 16:49

        Non sono né cattolica, né fascista, né comunista, né antiamericano (solo Anti italiano).

  3. Epulo Rispondi

    5 agosto 2016 at 09:41

    il Corrierone ci ha già pensato a stroncare l’intervista del vecchio Clint. Della serie “bravomaormairincoglionitoreazionario”.

    • Never A Dhimmi Rispondi

      6 agosto 2016 at 14:42

      Si aspetta altro da uno dei quotidiani del PD?
      Son finiti da decenni gli articoli del Corriere che mostravano una certa conoscenza degli USA…

  4. Nordio Rispondi

    5 agosto 2016 at 10:10

    Grande uomo Clint Eastwood !! E aggiungerei Grande Rudolph Giuliani che in questi giorni ce la sta mettendo tutta. Ma dove sono questi uomini in Europa ?? La pussy generation li ha ghettizzati, li ha schiacciati, li ha estinti. C’è da sperare fortemente in Trump perchè l’America torni ad essere grande (per se stessa e per noi).

  5. Arcroyal Rispondi

    5 agosto 2016 at 11:02

    «Gli Stati Uniti non avrebbero dovuto destabilizzare l’Iraq».

    «Saddam Hussein era davvero un cattivo ragazzo, ma sapete una cosa? Lui uccideva i terroristi, lui faceva questo così bene».

    «Il mondo sarebbe molto migliore se dittatori come Saddam Hussein e il libico Muammar Gheddafi fossero ancora al potere».

    «Bisogna dare credito a Kim Jong Un».

    «Putin è un grande leader ed è un grande onore essere elogiati da uno come lui».

    «La NATO è obsoleta e ci costa una fortuna».

    Questo è solo un piccolo campionario delle dichiarazioni pazzesche che the Donald ha rilasciato negli ultimi mesi. Con Trump si torna all’America First Committee, ai Charles Lindbergh e ai Walt Disney che negli anni trenta del secolo scorso propugnarono il disinteresse degli Stati Uniti per la sorte delle democrazie occidentali favorendo così l’ascesa del Terzo Reich, perchè appunto anche Hitler era tanto un cattivo ragazzo, ma teneva a bada comunisti e sovversivi vari.

    E’difficile trovare un candidato che in politica estera sia più lontanto dalla linea che l’Intraprendente porta avanti dalla sua nascita. Penso che neppure Bernie Sanders sia arrivato a tanto: certo non ha chiesto l’aiuto dello zar russo e dell’ex KGB per mettere in difficoltà l’avversaria.

    Direttore Sallusti, non pensa che se ottiene tanti consensi da personcine ammodo come la Maglie e gli altri nostalgici della Jamahiriya gheddafiana bisognerebbe cominciare a porsi qualche domanda e magari mettere qualche freno all’entusiasmo? Va bene, anche l’ottantaseiennne Eastwood lo appoggia, e condivido l’affetto per l’ispettore Callaghan. Ma quando legge un omofobo antisemita putiniano filoarabo come quello sfigato di Sergio Andreani fare pure lui il tifo per l’Apprendista stregone, non le viene il dubbio di stare sbagliando qualcosa?

    • Salvatore messina Rispondi

      8 agosto 2016 at 21:29

      Concordo perfettamente con te e gradirei sapere se sei presente su Facebook per chiederti l’amicizia

  6. Ernesto Rispondi

    5 agosto 2016 at 12:34

    Trump non verrà mai eletto presidente. Proprio in queste ore, stanno scattando i meccanismi automatici che nelle pieghe della costituzione americana garantiscono che non venga mai eletto un “pazzo bello” grazie al suo appeal.
    Trump sarà ripudiato dal GOP, che nominerà un candidato a perdere d’emergenza. Se questo, nella peggiore è meno probabile delle ipotesi, portasse comunque all’elezione di Trump, i Grandi Elettori verranno meno al mandato e si asterranno.
    Il complesso formalismo di mandati multipli che contraddistingue la più grande elezione a democrazia diretta del mondo si mostra per quello che è: un impianto per nulla formale, ma assai sostanziale, per tenere lontani dalla Stanza Ovale i Trump che la storia dovesse produrre.

  7. cerberus Rispondi

    5 agosto 2016 at 12:44

    Un articolo della grande Magli, su questa testata, parlava tempo fa della femminilizzazione dell Uomo’occidentale.
    Pochi giorni fa leggevo della generazione H.Boss,finti maschi depilati,
    troppo profumati,vestiti assurdamente e impauriti dalla figura femminile.Omosessuali inadatti a combattere per l’occidente ,senza attributi, sono giunti a posti di potere e i risultati sono evidenti.
    Non dico di tornare alla clava e alla pugna, ma un po’di sano coraggio per salvare questo occidente gestito da eunuchi senza dignità sarebbe auspicabile,così come sarebbe meglio disarticolare il potere progressista,assurdamente chiuso nel suo mondo ideale fatto di cazzate pro gay,pro canne,fiori nei cannoni e via discorrendo.
    Onore a Eastwood che dice la verità e disprezzo per gli infami traditori della nostra civiltà, piena di difetti e di ideologie corrotte ma che ci permette di vivere ancora in libertà. (Forse.)

  8. aurelio Rispondi

    5 agosto 2016 at 13:10

    Forse Trump non è il massimo ma troviamo di molto meglio in giro?Forse non sarà eletto ma solo lo spauracchio mette in agitazione i tanti illiberali o finti liberalcomunisti.Gli ipocriti hanno qualche preoccupazione certo ed è bene.

  9. Anna Maria Rispondi

    6 agosto 2016 at 11:11

    Trump, come tutti i di professione, dice le cose come stanno, è un irruento, non bada ai mezzi termini e, quel che più conta, non è il bugiardo politically correct.
    Con Obama, gli Usa hanno raggiunto il minimo storico e ora con la sua degna seguace, la tal marxista Hillary Clinton, malgrado i danni arrecati al suo Paese e al Pianeta, stanno seminando menzogne su menzogne che raccontano senza alcuna dignità pur di convincere quella massa di allocchi che dovranno votare a novembre.

  10. adriano Rispondi

    6 agosto 2016 at 18:03

    La scelta è fra Trump e Clinton.Clinton non la voto.Da noi la scelta sarà fra Renzi e 5 stelle.Renzi non lo voto.Astenersi significa non votare per conservare.Per chi vuole cercare di cambiare la scelta è quindi obbligata.Ci sono rischi?Può darsi ma continuando così siamo destinati all’estinzione.

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