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L’Onu vuole le donne sottomesse

burqa

Arriva l’ulteriore conferma dell’assurdità del divieto di vietare il burkini: l’Onu si schiera a favore del Consiglio di Stato francese, contrario all’ordinanza di alcuni sindaci che imponeva di non indossare un simbolo di sottomissione della donna sulle proprie spiagge.

E se è contraria l’Onu, possiamo a maggior ragione essere a favore noi, vista la politica fallimentare che l’Organizzazione ha portato avanti in 70 anni di attività.

Un’ennesima ingerenza inutile e dannosa che vede un ente, che ha tra gli scopi principali quello di promuovere il rispetto per i diritti umani, spendersi per la difesa dell’assoggettamento delle donne alle neo tradizioni medievali.

È il nuovo iceberg contro cui le titaniche lotte per l’emancipazione femminile si schiantano frantumandosi sotto l’egida di un insidioso potere occulto mondiale: quello dell’industria della misericordia, in altre parole il “jet set umanitario”, come lo definì il giornalista americano Mark Steyn.

Insieme alle sue 17 agenzie specializzate (tra cui Unicef, Fao, Oms), l’ONU, nata per volere di Franklin e Eleanore Roosevelt con le migliori intenzioni, al pari del progetto della Unione Europea è cresciuta male, un albero distorto dagli interessi inter e intranazionali al servizio di influenti élite socioeconomiche. Ma soprattutto è un carrozzone al traino degli Stati membri i cui contributi servono a finanziare stipendi che corrispondono al doppio di quelli erogati mediamente per analoghe mansioni (oltretutto esentasse per i funzionari), in un sistema di nepotismo e conseguente corruzione che vede coinvolti anche dittatori e politici dispotici in una ragnatela di interessi personali in stridente contrasto con gli scopi dell’organizzazione.

Una fiera dell’arricchimento alle spalle del mondo, il Terzo in primis, con sedi, palazzi, esubero di personale, mezzi di trasporto e privilegi da capogiro, niente di dissimile da certe Ong e Onlus e compagnia bella e benefattrice, ove “l’assenza di profitto” si traduce spesso in benefit personali.

Per carità, tappeti rossi alle missioni caritatevoli e umanitarie, e il sentimento che prevale infine è quello: anche se arriva poco, almeno un poco arriva, sebbene il caso dell’Onu vada oltre ogni immaginazione.

Gli Hutu trucidano i Tutsi e chi s’è visto s’è visto, l’Onu di certo non si è visto. I sudanesi del Darfur e i bosniaci di Srebrenica vengono allegramente sterminati mentre i Caschi blu attendono ordini mai arrivati dal Palazzo di vetro, roba da mandarlo in frantumi.

Le violazioni dei confini nazionali, poi, priorità tra le più significative dell’ente, hanno visto il suo intervento solo in due casi: in Corea nel 1950 e in Kuwait nel 1991. Molto più comodo mandare avanti gli Stati Uniti, gli unici a non tirarsi indietro e che si tirano dietro le critiche del mondo. Senza peraltro considerare le innumerevoli inchieste sulle violenze e gli abusi sessuali perpetrati dalle forze dell’Onu durante le missioni di pace, pentole scoperchiate da alcune Ong e da Amnesty International, che scavano nei misfatti dei militi degli Stati di mezzo mondo, e che a fronte di risultati risibili (se si pensa che la voce maggiore delle spese dell’Onu è quella della sicurezza nel mondo e che fatica a scendere in guerra in difesa dei diritti umani) si accolla pure l’onta più tipica dei misfatti di guerra: crimini in cui le donne e le bambine sono le prime vittime, tanto che in Africa esiste persino il termine “peacekeepers babies”, i figli illegittimi dei soldati in missione di pace.

Altro paradosso: a capo del Consiglio dei diritti dell’uomo (e dovrebbe essere anche delle donne) abbiamo nientemeno che un saudita, Faisal bin Assad Trad, una barzelletta se si considera la libertà di cui godono le donne in Arabia Saudita, e pure gli uomini dato che le torture e le esecuzioni sono in costante aumento, tanto che l’anno scorso è stato indetto un bando di concorso per l’assunzione di nuovi boia, insufficienti a star dietro al ritmo crescente della “giustizia” locale.

L’Onu vanta anche un ente per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile, attualmente presieduto dalla sudafricana Phumzile Mlambo-Ngcuka, che risulta assopita sulla faccenda della sottomissione femminile a burka, burkini e simili, a meno che non venga ascoltata proprio perché donna.

Le donne sono prima di tutto bambine, e l’Unicef che fa? Finanzia i progetti per la difesa dei diritti del bambino anziché sostenere iniziative che mirano alla sua sopravvivenza, emergenza alquanto prioritaria.

Se l’Onu aveva un’occasione per tacere, era proprio sulla querelle del burkini, punta dell’iceberg di una più vasta questione e specchietto per le allodole di un falso problema: la salvaguardia di un diritto della donna. Il “diritto” presuppone la possibilità di scelta, far passare le imposizioni per “tradizioni” è l’ipocrita ciliegina sulla torta dei diritti umani che si spartiscono i funzionari dell’Onu, gettando le briciole alle “culture” terzomondiste da rispettare. E da spremere.

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di on 31 agosto 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a L’Onu vuole le donne sottomesse

  1. Luca Rispondi

    31 agosto 2016 at 09:26

    Forse donne sottomesse e senza coraggio non meritano essere difese.Stiano nel loro voler essere serve e presentarsi alla Belfagor.Ma lo facciano dalle loro parti.L’Europa è’ un luogo di imbelli inutili e pericolosi che parlano e fanno grazie ad una libertà che l’America ci ha donato.Dovremo per liberarci di queste illiberta’ e schiavismi pensare ancora a loro senza Obama per ovvio.

    • Maria Paola Rispondi

      1 settembre 2016 at 14:05

      Mi sa di si. Noi donne occidentali ci lamentiamo che acora ci sono diseguaglianze, ma io non mi vedo così trattata male rispetto a loro mi sento più avanti. Penso che la nostra libertà ce la siamo guadagnata. Abbiamo guadagnato il diritto di voto, di studiare quello che ci pare e piace, gestire la vita sessuale come ci pare e piace(pur essendo sempre oneste con gli altri).
      Loro no. E ci sarà un perché. Anche se stento a credere a questa notizia. Bah, mi pare un pò strana. Forse non lo vieta per la libertà di culto. Che è un diritto da non trascurare. Quindi tornando al discorso se non decidono di cambiare loro, l’ onu non può farci niente.

  2. cerberus Rispondi

    31 agosto 2016 at 14:42

    L’Onu è una immonda dea con tante braccia e mani con le quali divora chi dovrebbe assistere. Un buco nero costoso e viziato che organizza meeting nei migliori hotel del mondo con la scusa di “aiutare” i popoli e intanto fa la bella vita. (La vicenda di Capalbio mi si insinua nella mente mentre scrivo.) Ipocriti italioti son passati da quella immonda organizzazione facendo poi strada nella politica nostrana,ma pensa un po’…
    Che grandi menti onorabili e intonse abbiamo in italia che si esaltano parlando di quel buco nero che è derivato dai grandi propositi originari. Mi imbarazzo per loro ascoltandoli parlare dalle loro alte cariche.Vergognosi soggetti senza pudore.

    • Milton Rispondi

      31 agosto 2016 at 15:50

      Sottoscrivo parola per parola.

  3. Padano Rispondi

    6 settembre 2016 at 11:06

    L’Occidente vuole gli uomini sottomessi.

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